di Stefano Allievi
Corriere del Veneto, 31 marzo 2025
Il Governo è intervenuto regolamentando, in senso restrittivo, l’acquisizione della cittadinanza da parte dei discendenti di emigranti italiani. Era un provvedimento atteso da tempo. La normativa precedente consentiva di ottenere la cittadinanza, senza nemmeno essere mai stati in Italia, a chiunque potesse vantare un antenato emigrato dopo il 1861, anno di proclamazione dell’unità d’Italia: con il risultato di intasare ambasciate e consolati, e ancor più i comuni d’origine di questi lontani ascendenti, di complesse pratiche burocratiche, il cui scopo era essenzialmente ottenere un passaporto che consentisse di entrare negli Stati Uniti o in altri paesi senza visto, e in qualche caso di farsi curare in Italia a spese del sistema sanitario nazionale.
telefriuli.it, 31 marzo 2025
Ci sono volute alcune ore per riportare alla calma il Cpr di Gradisca d’Isonzo, dopo l’ennesima rivolta, andata in scena nella serata di ieri. Tutto è cominciato alle 20.30, quando alcuni ospiti hanno appiccato il fuoco nella ‘zona blu’ dando alle fiamme i materassi. La protesta è continuata con il lancio di oggetti contundenti e di feci contro i finanzieri in servizio, uno dei quali è stato ferito leggermente a una mano mentre cercava di disarmare uno dei rivoltosi. I più violenti, inoltre, hanno cercato di colpire i militari alla testa e al volto. Sul posto sono giunti i vigili del fuoco, che hanno avuto ragione degli incendi.
di Stefano Zamagni
Avvenire, 31 marzo 2025
Mentre l’Amministrazione Trump sta provando smantellare anche l’US Institute of Peace, organizzazione indipendente senza scopo di lucro finanziata dal Congresso Usa che si impegna a promuovere i valori degli Stati Uniti nella risoluzione dei conflitti, mi tornano in mente queste parole di Norberto Bobbio (da Il problema della guerra e le vie della pace): “Qualche volta è accaduto che un granello di sabbia, sollevato dal vento, abbia fermato una macchina”. È davvero così, come la storia conferma.
di Manuela Tulli
ansa.it, 31 marzo 2025
Le sbarre, le porte che si chiudono dietro ad ogni corridoio, la scatoletta in tasca a volontari e visitatori dove basta premere un pulsante per fare intervenire la polizia penitenziaria. Il carcere di Lublino, in Polonia, come tutti gli istituti di detenzione, ha misure altissime di sicurezza. Tra persone condannate con sentenza definitiva e altre in attesa di giudizio, la vita è scandita dalle rigide regole necessarie per garantire l’ordine in una comunità carceraria. Ma dentro le mura bianche di questo carcere c’è anche uno spiraglio di speranza: i corsi universitari offerti dalla Kul, l’università cattolica di Lublino, la stessa dove insegnò per anni il giovane professore Karol Wojtyla, del quale il 2 aprile ricorrerà il ventesimo anniversario della morte. L’ateneo è ora intitolato proprio a San Giovanni Paolo II.
di Stefano De Angelis
Il Messaggero, 31 marzo 2025
Il Comune di Fiuggi e la Provincia di Frosinone si mobilitano per sensibilizzare il governo nel tentativo di poter giungere alla liberazione di Maurizio Cocco, l’ingegnere della città termale detenuto in Africa, in Costa d’Avorio, da quasi tre anni, dal giugno 2022. Ieri sera la facciata del Municipio di piazza Trento e Trieste è stata illuminata di luce calda lungo il perimetro e di verde in segno di solidarietà verso l’ingegnere e la sua famiglia, che da molto tempo trepida sperando di riaverlo presto a casa. Il sindaco di Fiuggi, Alioska Baccarini, oltre a “sollecitare” il ministero degli Esteri a tenere alta l’attenzione sulla vicenda, ha annunciato una serie di iniziative del Comune, in collaborazione con l’ente di piazza Gramsci, con l’obiettivo di raccogliere fondi per “raggiungere la somma di 150mila euro che il Tribunale della Costa d’Avorio pretende sotto forma di cauzione per la scarcerazione del nostro concittadino” ha spiegato.
di Samuele Ciambriello*
Il Mattino, 30 marzo 2025
Vedendo una parte della corda con la quale il giovane trentenne Harar si è impiccato, nel reparto Livorno del carcere di Poggioreale ho rivisto un copione, un canovaccio di una routine perversa fatta di numeri, pregiudizi ed indifferenza verso il mondo penitenziario, Da decenni i numeri dei suicidi, del sovraffollamento, delle pessime condizioni igieniche sanitarie, dei detenuti chiusi per 20 ore al giorno nelle celle, delle poche misure alternative al carcere, dell’eccessivo uso del carcere preventivo ci inducono a pensare che è difficile parlare di un “carcere nella Costituzione”, perché semplicemente non esiste nella realtà. Non esiste, oggi, un carcere che incarni i principi costituzionali. Il carcere della Costituzione è un luogo ideale, secondo alcuni una mera utopia irrealizzabile, sicuramente un obiettivo ancora lontano ma, almeno io credo, essenziale per affrontare seriamente e realisticamente questo problema. Forse allora, tutti, dobbiamo avere il coraggio di parlare di un carcere fuori dalla Costituzione.
di Stefano Caredda
sermig.org, 30 marzo 2025
Nell’anno del Giubileo, con papa Francesco che dopo quella della basilica di San Pietro va nel carcere romano di Rebibbia per aprire proprio lì una Porta Santa, il tema delle condizioni di vita dei detenuti non può certo passare inosservato. Un messaggio di speranza e misericordia, quello dell’Anno Santo, che da sempre - e anche in questo 2025 - risuona dentro le carceri in modo particolarmente forte. Ogni nazione ha al riguardo le proprie particolarità, e quelle dell’Italia - purtroppo - non sono affatto positive. Il nostro Paese attraversa da decenni una fase particolarmente critica, che porta con sé la consapevolezza che trattamenti inumani e degradanti siano diventati ormai molto diffusi.
di Donatella Mega
ilsussidiario.net, 30 marzo 2025
Il carcere sembra e a volte è un mondo a parte. Ma chi ci vive ha le stesse esigenze e domande di chi è fuori. Mi è capitato di recente di essere invitata a una festa di compleanno, in galera. La cosa non desterebbe alcun interesse, non fa notizia, se non a una cerchia ristretta di qualche amico, quando va bene. Perché dunque parlarne? Sì, è una festa in carcere e allora? Allora c’è che non è immediata, non è automatica, non è scontata come lo può essere fuori. Intendo l’equazione compleanno=festa. E poi che c’è da festeggiare? Un altro anno in galera? Il carcere “costringe” a dare le ragioni di ogni cosa, anche di una banale festa di compleanno. E c’è chi questo lavoro non può o non vuole farlo, darsi cioè le ragioni e, esattamente come chi sta fuori, lentamente si lascia morire. Se non addirittura la fa finita e, soffocato nel gorgo della solitudine e della disperazione, compie l’estremo atto perché il dolore è irrespirabile, oltre che inspiegabile.
Il buco nero dei beni confiscati, l’Agenzia nazionale non paga chi li gestisce: ha i conti pignorati
di Giulia Merlo
Il Domani, 30 marzo 2025
La relazione della Corte dei conti ipotizza di istituire una task force per saldare i debiti arretrati. Una amministratrice deve avere quasi 150mila euro da cinque anni: “Ho licenziato i dipendenti”. La gestione dei beni confiscati alla mafia è un compito difficile, perché prosegue anche dopo la fine dei procedimenti penali e avviene in territori difficili dal punto di vista del contesto ambientale. Per questo, nel 2010, è stata istituita l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) - ente con personalità giuridica di diritto pubblico e vigilato dal ministero dell’Interno - che gestisce, in collaborazione con l’autorità giudiziaria, i beni sequestrati e poi confiscati in via definitiva con l’obiettivo di restituirli alla comunità.
di Angiola Petronio
Corriere di Verona, 30 marzo 2025
Il ricordo Moussa viene ricordato nel presidio a lui dedicato davanti alla stazione di Porta Nuova, dove è morto. “Verità e giustizia per Moussa Diarra”. È quanto chiede la petizione nazionale lanciata sul caso del 26enne maliano ucciso lo scorso 20 ottobre in stazione a Porta Nuova. Tra i firmatari Ilaria Cucchi, Mimmo Lucano e Luca Casarini. Richiamo l’Arena di Pace, quella con Papa Francesco dello scorso maggio. “A quell’Arena di Pace il tema che Verona ha celebrato, dal sindaco in giù, era “quando verità e giustizia si baceranno”. Allora invece di fare i grandi eventi così e basta, quella cosa lì bisogna tradurla nel concreto di tutti i giorni. E così, per me, Moussa diventa la traduzione di quell’Arena di Pace: per lui, come per ogni essere umano, verità e giustizia si devono incontrare, si devono baciare. Quindi noi vogliamo verità e giustizia”. Le parole sono quelle di Luca Casarini, ex portavoce delle Tute Bianche, tra i fondatori e capomissione della ong Mediterranea Saving Humans. C’è anche la sua tra le prime firme della petizione lanciata ieri sulla piattaforma Change che chiede “politiche di cura e non di repressione - Verità e Giustizia per Moussa Diarra”, il 26enne maliano ucciso da uno dei tre colpi di pistola sparati da un agente della polfer davanti alla stazione di Porta Nuova la mattina del 20 ottobre scorso dopo che - in forte stato confusionale da alcune ore senza che nessuno avesse chiamato un’ambulanza - aveva distrutto alcune vetrine.
- Calabria. Ripartire dal carcere si può, serve impegno e dialogo costruttivo
- Venezia. La Caritas aprirà uno spazio per sette uomini tra carcere e vita libera
- Genova. “Ponte tra carcere e società, un Centro d’ascolto per detenuti e famiglie
- Milano. “La Costituzione è amica e compagna di strada anche in cella”
- Roma. Il convegno “Sovraffollamento nelle carceri”, una ferita aperta della nostra società










