di David Allegranti
La Nazione, 20 marzo 2025
Nelle fatiscenti e sovraffollate carceri italiane ci si continua a suicidare. A poche ore di distanza, due detenuti si sono tolti la vita nel carcere di Montorio, a Verona. Non ha più senso parlare di “emergenza”: i suicidi, in queste condizioni, sono purtroppo destinati a proseguire. Le cause di un suicidio possono essere molteplici e ogni suicidio fa storia a sé, è vero, ma se in una cittadina di 62.165 abitanti, tanti quanti sono i detenuti attualmente presenti (al 28 febbraio 2025) negli istituti penitenziari, ci fossero 90 suicidi l’anno (record stabilito nel 2024; ora siamo già a 20), probabilmente ci chiederemmo con insistenza, ogni giorno, cosa sta succedendo e perché. Magari un giorno uno studio scientifico ci spiegherà che il sovraffollamento non c’entra niente con la volontà di togliersi la vita, ma per ora possiamo chiederci se invece non sia proprio fra le cause che rendono la vita in prigione così insostenibile.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 20 marzo 2025
Con una sentenza destinata a fare giurisprudenza, la Corte di Cassazione ha stabilito che l’autocertificazione prodotta da un detenuto è sufficiente a dimostrare un rapporto di convivenza more uxorio, garantendo così il diritto ai colloqui con il partner. La decisione, emessa dalla Quinta Sezione Penale, annulla una precedente ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari (Gip) di Castrovillari che aveva negato a Carmine Alfano, in custodia cautelare, la possibilità di incontrare la compagna Maria Ruotolo. La motivazione? La semplice autocertificazione e un certificato di residenza sono prove adeguate, salvo il rischio di sanzioni penali in caso di dichiarazioni false.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 20 marzo 2025
Da tre mesi il dipartimento del ministero della Giustizia per l’amministrazione penitenziaria è senza un capo. Dietro la stasi si cela uno sgarbo istituzionale del ministero nei confronti del capo dello stato, non informato preventivamente della nomina proposta da Delmastro. Oggi alla Camera si terrà una seduta straordinaria sull’emergenza carceri (venti i suicidi fra i detenuti da inizio anno). L’aspetto più incredibile è che da tre mesi il Dap, cioè il dipartimento del ministero della Giustizia per l’amministrazione penitenziaria, è senza un capo, dopo le dimissioni di Giovanni Russo il 20 dicembre. Il ministero ha subito avviato la procedura per promuovere la vice, Lina Di Domenico, senza però interloquire prima con il presidente della Repubblica, che, in quanto capo delle Forze armate, è tenuto a firmare il decreto di nomina. Uno sgarbo istituzionale che ha generato l’imbarazzante stasi.
di Massimo Donini
L’Unità, 20 marzo 2025
Il reato già c’è in forma di un diritto uguale e non discriminatorio. Quello che vorrebbe introdurre il governo è un delitto populista e simbolico senza base criminologica adeguata, che differenzia ingiustamente tra i generi e aggrava senza necessità pene già elevatissime. Occorre spiegare perché il reato di femminicidio c’è già, nei contenuti adeguati ai dati criminologici nazionali, ed è scritto in forma di un diritto uguale e non discriminatorio, a differenza dell’ipotesi formulata nel recente ddl governativo, che appare espressione di un populismo penale di pura propaganda, che dissimula un antiumanesimo legislativo. È famosa la frase di Ortega y Gasset, per il quale nell’Università si riflette su idee che decenni più tardi sono oggetto di discussioni nelle pubbliche piazze.
Il Ddl femminicidio è un caso di analfabetismo penale. L’Anm tace: nessuno vuole inimicarsi le donne
di Lorenzo Zilletti
Il Dubbio, 20 marzo 2025
Dieci giorni. Per dieci giorni abbiamo sperato, inutilmente. Ad illuderci, il ricordo ancora vivo del recentissimo sciopero della magistratura a difesa della Costituzione. Invece, niente baluginar di coccarde tricolori; nessuno sventolìo di cartelli inneggianti alla “più bella del mondo”; nessuna foto di gruppo - dress code togato - sulle scalinate dei palagiustizia, postabile sui social più en vogue; nessun flash mob. Eppure, se c’è un’iniziativa legislativa del governo che liquida inappellabilmente il principio di uguaglianza (art. 3 Cost.) e quello di determinatezza della legge penale (art. 25 Cost.), è proprio il ddl partorito il 7 marzo scorso sul cosiddetto femminicidio. Svolta storica ed epocale, l’ha trionfalisticamente battezzata il team ministeriale delegato alla propaganda urbi et orbi.
di Marianna de’ Micheli
Il Riformista, 20 marzo 2025
Il disegno di legge sul femminicidio, approvato di recente dal Governo, presenta luci e ombre. Valeria Valente, esponente del Partito democratico ed ex presidente della Commissione Femminicidio del Senato, è fiduciosa: “Aiuterà ad avere consapevolezza, impedirà a tanti di negarne esistenza e specificità, agevolerà i giudici”. Ma al tempo stesso invita a discutere sull’ergastolo e lancia l’allarme: “Sta crescendo la violenza maschile in tutte le sue forme di fronte alla maggiore libertà conquistata dalle donne”.
di Giovanni Negri
Il Sole 24 Ore, 20 marzo 2025
Possibili deroghe solo se emergono elementi specifici e concreti. Sulle intercettazioni limite di durata a 45 giorni. Nella notte il voto della Camera sull’approvazione definitiva del disegno di legge che, per la prima volta, introduce un limite cronologico alle operazioni di ascolto. Al tetto di 45 giorni è possibile derogare quando l’assoluta indispensabilità delle operazioni per una durata superiore è giustificata dall’emergere di elementi specifici e concreti, elementi che devono essere oggetto di espressa motivazione. Un intervento che è solo l’ultimo in ordine di tempo di una sequenza che ha visto via via introdurre misure asseritamente a tutela della privacy, freni contro gli ascolti “a strascico”, obblighi di rendicontazione economica per i pm, rafforzamento delle motivazioni sull’uso dei trojan.
di Giovanna De Minico*
Il Sole 24 Ore, 20 marzo 2025
Sembrerebbe che il Governo abbia solo espresso la sua opinione sulla sentenza della Corte di Cassazione in tema di migranti illegittimamente trattenuti. Quindi, il Governo sarebbe come un privato cittadino che parla al bar sorseggiando un caffè con un suo amico; salvo il fatto che il dissenso rispetto l’operato della Corte non è manifestato all’amico del bar, ma opportunamente diffuso a tutti i cittadini. La differenza riguarda dunque il solo ambito soggettivo dei destinatari dell’opinione governativa; o un occhio più attento coglie una più significativa distanza? Un passo indietro ci può aiutare a districare la matassa. Nel 2015 il Consultative council of european judges aveva appunto consigliato quattro cose ai governi nazionali:
di Marilia Parente
cronachesalerno.it, 20 marzo 2025
Un detenuto del carcere di Fuorni, Renato Castagno, è deceduto dopo aver accusato un forte dolore al petto e essere stato trasportato in ospedale. A riferirlo è la sua legale Avvocato Bianca De Concilio, che ha espresso profondo rammarico per non essere riuscita a fare di più per lui. Castagno, 37 anni, era entrato in carcere per scontare una pena definitiva, ma aveva già sofferto di diversi ictus e di pressione alta. La sua avvocata aveva presentato un’istanza al Magistrato di Sorveglianza per verificare la compatibilità delle sue condizioni con la detenzione, ma il decesso ha reso vano ogni tentativo. “La giustizia, anche in questo caso, si è fatta beffare dalla morte”, ha commentato la legale, sottolineando il dolore della famiglia, in particolare della figlia piccola, che nel giorno della Festa del Papà ha perso per sempre il padre.
di Silvia Pollice
Il Messaggero, 20 marzo 2025
L’episodio è accaduto un mese dopo la rivolta nel carcere San Donato, scoppiata in seguito al gesto volontario del 24enne egiziano. A meno di ventiquattro ore dall’inizio dello sciopero degli avvocati penalisti proclamato dalla Camera penale di Pescara dal 18 al 20 marzo, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema del sovraffollamento del carcere San Donato di Pescara e sulle condizioni precarie di detenuti e personale penitenziario, un altro detenuto ha tentato di togliersi la vita soffocandosi con un panino servito alla mensa. L’uomo, un 28enne italiano, è stato soccorso tempestivamente dagli agenti della casa circondariale e trasportato all’ospedale cittadino, dove è stato sottoposto alle dovute cure mediche, ma le sue condizioni sono piuttosto gravi. Attualmente, infatti, il giovane è entrato in coma dopo un arresto cardiaco ed è in prognosi riservata.
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