di Maria Tatsos
asianews.it, 2 marzo 2025
“Il seme del fico sacro” di Mohammad Rasoulof in corsa nella cinquina per il miglior film straniero. Racconta la repressione delle libertà e lo scontro generazionale attraverso la storia di una famiglia durante le proteste per la morte di Mahsa Amini. Girato nella capitale iraniana eludendo la censura da un regista oggi costretto a vivere in esilio. Quando nel settembre 2022, in seguito alla morte della ventiduenne Mahsa Amini, è scoppiata la rivolta “Donna, vita, libertà” il regista iraniano Mohammad Rasoulof si trovava in prigione per aver firmato una petizione. Da dietro le sbarre, ha seguito l’estendersi delle proteste maturando l’idea di dedicare un film a quanto stava succedendo. È nato così il progetto del lungometraggio “Il seme del fico sacro”, vincitore del premio speciale della Giuria al Festival di Cannes e tra i cinque titoli in corsa per l’Oscar come miglior film straniero che verrà annunciato il 2 marzo a Los Angeles. Il cinema iraniano ha già vinto due volte questo riconoscimento con i film di Asghar Farhādi “Una separazione” (2012) e “Il cliente” (2017).
di Jonathan Bazzi*
Corriere della Sera, 2 marzo 2025
Evito di uscire di casa da mesi: ordino la spesa, faccio yoga online, uso lo smartphone 10 ore al giorno. Non posso dire di esserne scontento: per un verso, è esattamente quello che voglio. Solo che, quando parliamo di equilibro e salute mentale, forse non ci rendiamo conto dell’influenza che la solitudine autoimposta, desiderata, ha sulla nostra vulnerabilità. Da alcuni mesi evito di uscire di casa. Senza che lo decida davvero, le giornate iniziano, finiscono ed è successo di nuovo. Un tempo, persino durante la pandemia, odiavo anche solo l’idea di un giorno trascorso totalmente al chiuso: avevo bisogno di muovere il corpo, cambiare scenario.
di Serena Laezza
L’Espresso, 2 marzo 2025
Le case rifugio in Italia sono 450. Negli ultimi 5 anni il loro numero è quasi raddoppiato. Ricordo il mio primo giorno qui. Le tende svolazzavano, la vista era bellissima. Ho pensato “sembra proprio casa”. Olga (nome di fantasia) è alla fine del suo percorso a Casa Fiorinda, bene confiscato alla criminalità organizzata dove, dal 2011, sono accolte gratuitamente donne vittime di violenza maschile sole o con figli a Napoli. Sembra un appartamento come tanti. Invece si tratta della prima casa rifugio del capoluogo campano. Secondo l’ultimo rapporto Istat del 2022, in Italia le case rifugio sono 450, in crescita del 94 per cento in cinque anni, ma ancora insufficienti per gli standard della Convenzione di Istanbul. Solo 0,15 case ogni 10.000 donne, con forti disparità territoriali: il Nord offre il doppio dei posti rispetto al resto del Paese.
di Angela Gennaro
Il Domani, 2 marzo 2025
La storia di Oumar. Dopo sei mesi nel Centro sardo, venerdì mattina lo hanno messo su un cellulare della Polizia penitenziaria per portarlo a Cagliari e rimpatriarlo. Ma ha ingoiato delle batterie e un anello, finendo al pronto soccorso. La battaglia della compagna per farlo uscire da quel luogo di degrado e violenza e l’assenza di dati sugli eventi critici durante le operazioni di rimpatrio forzato. “Piuttosto che tornare in Senegal mi ammazzo”. Oumar (nome di fantasia) ha 35 anni, da sei è in Italia. Per nulla al mondo, spiegava alla compagna Gabriella, sarebbe tornato da dove veniva. Gli ultimi sei mesi li ha trascorsi nel centro per i rimpatri di Macomer, in Sardegna. Un report di ottobre parla di botte, sedativi, degrado e violenza nell’unico Centro per i rimpatri dell’isola. La scorsa settimana in pochi giorni due persone avrebbero cercato di uccidersi, portando a sette il numero di tentativi per il 2025.
di Enzo Risso*
Il Domani, 2 marzo 2025
La preoccupazione per la criminalità e la violenza è salita al primo posto dell’agenda dell’opinione pubblica globale, affiancando l’inflazione. Per gli italiani è al secondo posto, subito dopo il tema del lavoro. A livello globale la preoccupazione per la criminalità e la violenza è salita al primo posto dell’agenda dell’opinione pubblica, affiancando l’inflazione. Per gli italiani è al secondo posto, subito dopo il tema del lavoro. I paesi in cui il problema è al calor bianco il Cile (67 per cento) e il Perù (66). Seguiti a ruota un paese nordico, come la Svezia, in cui l’apprensione per la violenza è manifestata dal 65 per cento dell’opinione pubblica.
di Rita Querzè
Corriere della Sera, 2 marzo 2025
La policy aziendale sta sparendo nelle aziende Usa, da Ford a McDonald’s, fino a Amazon e Meta. Europa e Italia seguiranno? Non è detto, perché i conti giocano a favore: includere fa guadagnare. Negli Stati Uniti è partito il fuggi-fuggi delle aziende dalle politiche di diversità, equità e inclusione. In sintesi: dalla DEI. Contrordine compagni! Prima, tutti a sbandierare ai quattro venti le policy linguaggio inclusivo e equa presenza di donne, immigrati, disabili, comunità Lgbtq+. Ora basta: troppo faticoso, costoso, persino controproducente dopo la fatwa lanciata da Musk: “DEI must DIE”, la DEI deve morire diceva con un tweet del dicembre 2023 . La domanda sorge spontanea: che ne sarà della DEI a casa nostra? Su queste politiche gli Stati Uniti avevano fatto da apripista: saremo in grado di non accodarci all’inversione di rotta?
di Micol Flammini
Il Foglio, 2 marzo 2025
Mosca ha 180 campi di detenzione in tutta la Federazione, nella Repubblica di Mordovia si trova uno dei più duri. “L’ordine di torturare viene dall’alto”. L’Ucraina lavora per il ritorno dei soldati catturati, ha la mappa dei campi di detenzione sul territorio della Russia che invece per riavere indietro i suoi fa poco. Racconto degli scambi di prigionieri dal centro di Kyiv che li negozia da tre anni. “È stato inghiottito, da quattro mesi non so nulla di lui”, Vika regge una bandiera con il numero della brigata in cui combatteva suo marito, la brigata di fanteria motorizzata di Mariupol numero 56. Sotto la bandiera, ha il telefono che sblocca in continuazione, serve a mostrare il volto di Ilja che sorride indicando un cuore con i colori dell’Ucraina appuntato sul giubbotto antiproiettile. Ilja è stato inghiottito nel Donetsk, l’ultima volta il suo cellulare è stato rilevato nell’oblast di Luhansk.
di Anna Maselli
Corriere del Veneto, 2 marzo 2025
Cooperante veneziano arrestato in Venezuela: si parte mercoledì. Foto online e 77 mila firme. Un digiuno a staffetta per Alberto Trentini, il cooperante veneziano arrestato lo scorso 15 novembre in Venezuela con l’accusa di terrorismo e di cui non si hanno più notizie, se non che si troverebbe in carcere a Caracas in “buone condizioni di salute”. Più di cento giorni di logorante attesa per la famiglia, per mamma Armanda e papà Ezio, che dalla loro casa del Lido di Venezia attendono quanto meno una telefonata del loro unico figlio. E mentre prosegue a testa bassa la difficile trattativa con il Paese del presidente Nicolás Maduro, da mesi nel caos dopo le contestate elezioni del 28 luglio, gli amici di Trentini lanciano una nuova iniziativa: a partire da mercoledì, giorno delle Ceneri, e per tutto il mese di marzo sarà possibile digiunare a turno, per 24 ore.
di Lorenzo Lamperti
La Stampa, 2 marzo 2025
“È giunto il momento di stabilire una legge che definisca qualsiasi persona o gruppo che pianifica o cospira per creare un movimento estremista, causare caos e insicurezza nella società, provocare conflitti con altri Stati e tentare di rovesciare il governo legittimo, come terroristi”. Così ha parlato Hun Sen, il “leader eterno” della Cambogia, lo scorso 7 gennaio durante le celebrazioni per l’anniversario della “vittoria sul genocidio”. Tradotto: la caduta del regime di Pol Pot. Quello stesso 7 gennaio, a Bangkok, Lim Kimya è stato ucciso a colpi di pistola da un sicario a bordo di una motocicletta. La vittima era uno dei leader dell’opposizione e Mu Sochua, presidente dello Khmer Movement for Democracy e candidata al Nobel per la pace nel 2005, lo conosceva bene. “Era un collega e un amico che ha sempre lottato per la giustizia. Nelle settimane precedenti al suo assassinio, ha continuato a spingere per il cambiamento, denunciando il governo sui social media per l’assalto all’opposizione. Il regime lo vedeva come una minaccia”, dice a Specchio Mu Sochua, una delle principali figure dell’opposizione cambogiana ed esiliata da anni all’estero. “Anche dove vivo, negli Stati Uniti, mi preoccupo della mia sicurezza. Gli sforzi del regime per mettere a tacere i critici non hanno limiti”.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 1 marzo 2025
“La politica tace. La società civile e la magistratura non possono tollerare che i detenuti vivano in condizioni indegne e inumane”. Con queste parole nette, Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza nazionale dei garanti delle persone private della libertà e garante campano, lancia l’allarme su un sistema penitenziario italiano al collasso. Un grido che diventa appello pubblico, in vista della giornata di protesta nazionale indetta per lunedì 3 marzo, quando i garanti territoriali, magistrati, avvocati e realtà associative scenderanno in piazza per rompere il “silenzio assordante” su carceri sovraffollati e diritti calpestati.
- La disumanità alle fondamenta delle nostre galere
- Giustizia, magistrati freddi sulle “correzioni” alla riforma. Ma il Governo cerca una breccia
- I magistrati protestano impugnando la Costituzione, ma anche loro l’hanno resa carta straccia
- Separare le carriere non cambia la giustizia
- La riforma costituzionale della magistratura è realmente nell’interesse dei cittadini?










