di Fulvio Fulvi
Avvenire, 21 febbraio 2025
Manifestazione nazionale il 3 marzo. A gennaio 15mila detenuti oltre i posti disponibili. Sovraffollamento, carenza di strutture e risorse adeguate, burocrazia. Sono i tre lacci che soffocano da anni il sistema penitenziario italiano, giunto ormai allo stremo. L’allarme arriva ancora dai Garanti territoriali delle persone private della libertà personale che in un documento congiunto parlano di “silenzio assordante della politica e della società civile” e hanno indetto per il 3 marzo prossimo una giornata di protesta nazionale. I Garanti chiedono al governo “l’approvazione urgente di misure deflattive del sovraffollamento per chi deve scontare meno di un anno di carcere, l’accesso alle misure alternative per quei 19mila detenuti che stanno scontando una pena o residuo di pena inferiore ai tre anni.
di Gianpaolo Catanzariti*
Il Dubbio, 21 febbraio 2025
Mentre leggiamo l’accusa rivoltaci dal Procuratore Ardita di esserci avventurati, attraverso un “ contorsionismo concettuale”, in un “ difficoltoso tentativo di difendere il regime delle celle aperte”, tralasciando, da parte nostra, la dovuta considerazione al moltiplicarsi di “tutte le espressioni di disagio e di sofferenza della popolazione detenuta”, a distanza di poche ore dal suicidio di un cittadino egiziano avvenuto nel carcere di Pescara e che ha provocato un moto di indignazione e protesta tra i suoi compagni di detenzione, giunge la ferale notizia dell’ennesimo detenuto che ha deciso di togliersi la vita nel silenzio di una cella. Il dramma delle morti in carcere, stavolta, si è consumato a Frosinone. Era un 52enne, come tanti suicidi, a pochi passi dalla espiazione della pena. E siamo già a 14 dall’inizio dell’anno.
di Federica Delogu e Marica Fantauzzi
L’Espresso, 21 febbraio 2025
A un anno dalla sentenza della Consulta accolto il ricorso di due detenuti a Terni e Parma. Pronta un’ondata di richieste da Rebibbia. Le resistenze del Dap: la mancanza di strutture addotta come alibi per non dare corso al riconoscimento. Ma ora i magistrati di sorveglianza cambiano passo e le carceri dovranno adeguarsi. Era la fine di gennaio 2024 quando la Corte Costituzionale ha riconosciuto il diritto all’intimità e alla sessualità delle persone detenute. Con una sentenza storica, la Corte ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 18 della legge sull’ordinamento penitenziario, nella parte in cui prevedeva il controllo visivo della polizia penitenziaria durante i colloqui familiari. Che cosa è successo nelle carceri da allora? Poco o nulla dopo un anno.
di Davide Varì
Il Dubbio, 21 febbraio 2025
L’Organismo Congressuale Forense esprime “profonda preoccupazione per il mancato adeguamento delle strutture penitenziarie italiane alla storica sentenza della Corte costituzionale numero 10/ 2024 sul diritto all’affettività dei detenuti, nonostante sia trascorso oltre un anno dalla sua pubblicazione”. Lo si legge in una nota diffusa ieri dall’Organismo congressuale forense, in cui si ricorda come la Cassazione, a propria volta, abbia “ribadito che il diritto all’affettività e alla coltivazione dei rapporti familiari costituisce un diritto fondamentale, non una mera aspettativa, e come tale deve essere tutelato in via giurisdizionale”. L’Ocf ha segnalato come “ad oggi, in nessun istituto penitenziario italiano sia stata data concreta attuazione al diritto riconosciuto dalla Consulta”.
di Della Cascino e Titti Vicenti
L’Espresso, 21 febbraio 2025
“Ogni sera alle otto Paolo mi salutava dalla finestra”. Anche Maria era in cella al Dozza di Bologna: non vedeva il marito, ma ne riconosceva la voce. Adesso Paolo e Maria sono nella loro casa vicino a Torino. Nel 2007 entrambi erano in carcere. “Stavo nell’edificio di fronte al suo. Ci siamo innamorati, scambiandoci le lettere”. Il giorno delle nozze al Comune, Maria indossò un pantalone in lino e una camicetta bianca. “Mi sentivo confusa, felice e sola. La sera eravamo di nuovo in cella lontani”. L’iter per ottenere l’autorizzazione ai colloqui a volte è farraginoso: il matrimonio, in questo caso, può diventare una tappa necessaria, “perché - spiega Maria - se non ci fossimo sposati, la direzione carceraria non ci avrebbe concesso la possibilità di incontrarci”.
seizethetime.it, 21 febbraio 2025
Abbiamo intervistato Elton Kalica su quelle che comunemente vengono chiamate le stanze dell’amore. In altre parole, una sentenza della Corte Costituzionale nel 2024 ha dichiarato illegittimo il divieto di concedere ai detenuti e ai loro partner dei colloqui intimi. Si tratta quindi di trovare le modalità per rendere possibile tale intimità nei colloqui, ma anche di capire se c’è reale volontà da parte dello stato italiano di garantire questo diritto. Elton Kalica: ricercatore in sociologia del diritto presso l’Università di Padova, collabora con Ristretti Orizzonti.
di Raffaella Calandra
Il Sole 24 Ore, 21 febbraio 2025
Residenze per l’esecuzione di misure di sicurezza: sono 32 in Italia, con oltre 600 persone fuori in attesa di essere internate. Riunioni tra tecnici dei Ministeri della Salute e Giustizia; tra i nodi le competenze per la vigilanza e i costi. “Mi dai la pallina antistress”? Cappuccio in testa, passo incerto. Jonathan (nome di fantasia, come quasi tutti) entra nella stanza del medico. Sbiascica di una “curva che vuole disegnare”. E riceve un cuore di gomma da stringere insieme ad un foglio su cui tratteggia una parabola e una sagoma. Nello stesso momento, Marco sta rasando i capelli ad Arturo; Andrea è davanti al televisore protetto da vetro infrangibile e grate (“dopo cinque apparecchi distrutti”, spiegano gli operatori); Ahmed e Jamal sono impegnati a pulire biliardino e cabina fumatori; Andrea cammina avanti e indietro, con le mani nei guanti e la musica negli auricolari.
agi.it, 21 febbraio 2025
Aiutare i giovani detenuti ed ex detenuti nel percorso di reinserimento nella società, attraverso delle opportunità di lavoro che allo stesso tempo contribuiscano alla crescita e allo sviluppo delle imprese artigianali e del “Made in Italy”. È l’obiettivo del protocollo d’intesa firmato questa mattina dalla Cna, la Confederazione nazionale degli artigiani imprenditori d’Italia, con la Comunità di Sant’Egidio, che metterà in contatto le migliaia di aziende aderenti in cerca di dipendenti con ragazzi al termine del percorso detentivo negli istituti di pena minorili e non (non è previsto un limite di età) del Paese. A siglare l’accordo, nella sede romana della Cna di piazza Armellini, sono stati il presidente della Confederazione, Dario Costantini e il segretario generale di Sant’Egidio-Acap, Cesare Giacomo Zucconi. Presenti anche il segretario generale della Comunità, Paolo Impagliazzo e il segretario generale della Cna, Otello Gregorini.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 febbraio 2025
Parodi (Anm): “Difendiamo la Costituzione”. Petrelli (Ucpi): “Il Csm non può essere un cartello elettorale”. A vedere le audizioni partite ieri in commissione Affari costituzionali del Senato sulla separazione delle carriere si capisce subito che il clima tra le parti in gioco non è dei più sereni. Se da un lato il neo presidente dell’Anm, Cesare Parodi, ha mostrato un volto e argomenti più dialoganti rispetto a quelli del suo predecessore, l’Unione delle Camere penali con il presidente Francesco Petrelli e il segretario Rinaldo Romanelli hanno rivolto una severissima reprimenda nei confronti dell’attuale assetto dell’ordinamento giudiziario.
di Giuseppe Legato
La Stampa, 21 febbraio 2025
Parla il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato sulla riforma della separazione delle carriere. “Il nostro movimento di pensiero non è opporsi alla riforma o voler difendere privilegi, ma difendere alcuni principi attuali della nostra costituzione che rappresentano l’essenza del nostro essere magistrati”. Lo ha detto, ieri pomeriggio, 20 febbraio, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Cesare Parodi in audizione davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato sulla riforma della separazione delle carriere. Un intervento che rimette al centro del dibattito i temi che porteranno la magistratura a scioperare il prossimo 27 febbraio contro le riforme messe in cantiere dal governo di centrodestra. Le sottolineature di Parodi arrivano dopo giorni in cui nella base della magistratura alcune frasi pronunciate dal neopresidente non sono piaciute.
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