di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
“Alea iacta est” si potrebbe dire con uno stilema abusato. Il 27 febbraio le toghe sciopereranno in difesa della Costituzione e contro il progetto di riforma all’esame del Parlamento. Qualche giorno dopo il presidente dell’Anm sarà ricevuto a palazzo Chigi per un incontro, non solo sollecitato da Cesare Parodi, ma tutto sommato reso anche necessario dal rinnovo dei vertici associativi dopo le recenti elezioni. In quali condizioni l’Anm giungerà al rendez-vous dipenderà da alcuni fattori al momento non facilmente identificabili. In uno scenario positivo, con una grande maggioranza di astensioni dal lavoro giudiziario e con una solidale partecipazione della pubblica opinione, c’è da immaginare che l’incontro partirà lo stesso con un sensibile, ma tuttavia non insuperabile disallineamento delle forze contrapposte. Una forte maggioranza di astensioni è, comunque, un segnale che la politica non può trascurare.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
Palazzo Chigi sarebbe pronto a mediare con la magistratura, ma il ministero della Giustizia non sarebbe disposto a modificare il ddl già approvato alla Camera. È tensione tra Palazzo Chigi e via Arenula in merito alla riforma costituzionale della separazione delle carriere. Dalla presidenza del Consiglio ci sarebbe l’intenzione di aprire a possibili modifiche, mentre il ministero della Giustizia non sarebbe pronto ad alcuna trattativa con l’Associazione nazionale magistrati. In fondo Nordio l’ha definita “la madre di tutte le riforme” e svuotarla in qualche sua parte sarebbe una sconfitta sia simbolica che politica.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
Ecco i dati riportati nella Relazione al Parlamento del ministero della Giustizia: nel 2024 risarcimenti per 26,9 milioni di euro. Nel 2024 lo Stato italiano ha pagato 26,9 milioni di euro in risarcimenti per ingiusta detenzione. Dal 2018 all’anno scorso il totale della spesa è stata di poco superiore ai 220 milioni di euro. Nel 2024 le domande accolte sono state 552, il totale dal 2018 arriva a 4920 persone che sono finite in carcere per sbaglio. Sono solo alcuni dei dati riportati nella Relazione al Parlamento del ministero della Giustizia su “Misure cautelari personali e riparazione per ingiusta detenzione” relativi all’anno 2024. I distretti di Corte di Appello più significativi quanto ad entità numerica di richieste di risarcimento sono, mediamente, quelli di Napoli, Reggio Calabria, Catanzaro e Roma. Dalla relazione mancano però i dati relativi alle riforme di riparazione per gli errori giudiziari, ossia quando una persona viene riconosciuta innocente in seguito ad un nuovo processo di “revisione”, celebratosi dopo una condanna definitiva.
di Paolo Comi
L’Unità, 19 febbraio 2025
Uno strumento “incivile”, lo definì il ministro prendendo l’impegno a regolamentarlo. È trascorso più di un anno e non è cambiato nulla. Le intercettazioni abusive nei confronti di Casarini e Cancellato si sarebbero potute evitare. La riforma del trojan si è persa nelle secche di via Arenula. Le recenti intercettazioni abusive effettuate nei confronti di Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, e Luca Casarini, attivista della ong Mediterranea saving humans, molto probabilmente si sarebbero potute evitare se il ministro della Giustizia Carlo Nordio avesse dato seguito al suo impegno di regolamentare - una volta per tutte - l’utilizzo dei trojan, i micidiali virus informatici che non lasciano scampo agli smartphone. Il trojan è uno strumento “incivile” disse il Guardasigilli, affermando l’urgenza di una stretta su questo strumento.
di Fabrizio Costarella e Cosimo Palumbo*
Il Dubbio, 19 febbraio 2025
La prevenzione è una distopia, un po’ come il mondo immaginato da Philip Dick in Minority Report. Un universo “so far away, so close”, per usare una suggestione di Marcello Fattore, rispetto a quello penale, nel quale a una sostanziale vicinanza delle sanzioni corrisponde una siderale distanza dei presupposti applicativi. Capita così, molto più spesso di quanto si pensi, che le persone assolte nel processo penale vengano tuttavia private di tutti i propri beni nel procedimento di prevenzione, molte volte iniziato, parallelamente al primo o dopo la sua conclusione con esito assolutorio. Ma capita anche che tutto ciò che orbita intorno al discorso sulla prevenzione, ne subisca la sinistra attrazione gravitazionale, fino a deformarsi e implodere nel deja vu di ripetitivi refrain e luoghi comuni.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 febbraio 2025
Nel 2024 le pendenze civili sono aumentate, facendo mancare all’Italia il target previsto dal Pnrr. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo potrebbe comportare la perdita delle risorse europee. Nordio e il caos al Ministero. L’Italia ha mancato il raggiungimento di uno degli obiettivi più importanti previsti dal Pnrr sulla giustizia per il 2024. Si tratta della riduzione dell’arretrato civile: anziché diminuire, come era avvenuto dal 2021 in poi, nel 2024 le pendenze civili presso i tribunali sono aumentate a sorpresa del 3,5 per cento, raggiungendo quota 2.817.759, circa centomila in più del 2023. Rispetto al 2019 le pendenze sono calate del 91,7 per cento, contro l’obiettivo richiesto dal Pnrr del 95 per cento entro il 31 dicembre 2024. Emerge dalla relazione presentata dal ministro Carlo Nordio all’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il mancato raggiungimento dell’obiettivo potrebbe comportare la perdita di finanziamenti destinati specificatamente al ministero della Giustizia, ma potrebbe anche influire sulle risorse assegnate allo stato italiano nel suo complesso.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 19 febbraio 2025
Bassano del Grappa in Veneto, Lucera in Puglia e Rossano in Calabria: il sottosegretario Delmastro spinge per la riapertura dei piccoli tribunali chiusi con la riforma Severino. Il “no” di magistrati e avvocati: “Inutile e dannoso”. Dopo il populismo penale (con la creazione di una marea di nuovi reati e l’innalzamento generalizzato delle pene) e quello costituzionale (con l’inserimento nella Costituzione di buoni propositi, come quelli su ambiente, sport, animali e persino le isole, privi però di attuazione pratica), eccoci arrivati al populismo della geografia giudiziaria. Il governo ha intenzione di riaprire i piccoli tribunali soppressi nel 2012 con la riforma Severino, in nome della “giustizia di prossimità”.
di Andrea Aversa
L’Unità, 19 febbraio 2025
Le dichiarazioni dell’avvocato Cimiotta dopo la sentenza che ha fatto discutere: “Attendiamo le motivazioni, pronti a impugnare la decisione del giudice”. “Ci lascia sbigottiti la pronuncia del Gup di Reggio Emilia in relazione alla derubricazione del reato di tortura in quello di abuso di autorità”, ha dichiarato l’avvocato Vito Cimiotta che sta rappresentando, costituendosi come parte civile, l’Associazione Yairaiha nell’ambito del processo sugli abusi avvenuti nel carcere di Reggio Emilia. Il procedimento si è svolto con rito abbreviato e oggi il Gup Guareschi ha condannato a pene che vanno dai 4 mesi ai due anni di reclusione i dieci agenti della polizia penitenziaria che nell’aprile 2023 si resero protagonisti del brutale pestaggio di un detenuto tunisino di 40 anni.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 19 febbraio 2025
Parla la cognata del carcerato vittima delle percosse: “Vorrei che il ministro Nordio intervenisse”. “Come familiare, ma soprattutto come cittadina sono delusa. La sentenza di ieri è stata una sconfitta per tutti, per noi familiari ma anche per lo Stato e vorrei che il ministro Nordio intervenisse”. È l’amaro commento della cognata del detenuto tunisino vittima di un pestaggio ad opera di agenti della polizia penitenziaria, il 3 aprile 2023 nel carcere di Reggio Emilia. Fatto per cui lunedì c’è stata la sentenza di primo grado, in abbreviato: la gup Silvia Guareschi ha riqualificato le accuse di tortura e lesioni in abuso di autorità contro detenuto e percosse aggravate, condannando i dieci imputati, ma a pene da quattro mesi a due anni, molto più basse di quelle chieste dalla Procura.
di Alessandra Codeluppi
Il Resto del Carlino, 19 febbraio 2025
Per il giudice non fu tortura, il legale Conti dopo la derubricazione: “Ci fu un eccesso nell’uso della forza, ma il detenuto era aggressivo”. Il Sappe: “Serve una riforma del codice penale su quel reato”. Gli agenti sono al momento sottoposti solo a una sospensione cautelare amministrativa dalla loro attività, che era stata decisa dall’articolazione ministeriale di competenza in base alla grave contestazione che era stata mossa e all’entità della pena prevista. Ma dopo la riformulazione fatta nella sentenza di primo grado dal giudice Silvia Guareschi, e le pene molto più contenuta di quelle chieste dal pubblico ministero Maria Rita Pantani, ora gli agenti potrebbero chiedere di rientrare in servizio.
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