di Sabrina Narezzi
La Prealpina, 9 luglio 2026
I detenuti battono contro le grate e chiedono diritti e condizioni più dignitose. È iniziata intorno alle 20.45 di ieri sera e s’è conclusa un’ora più tardi la protesta dei detenuti della casa circondariale dei Miogni. Dalle celle hanno iniziato a battere con forza vetri, persiane e oggetti metallici contro le grate, facendo risuonare il carcere per diversi minuti. Una manifestazione di disagio che, a distanza di oltre mezz’ora dall’inizio, era ancora in corso. Le voci dei detenuti si sono levate nitide all’esterno dell’istituto. “Abbiamo bisogno di aria”, “Vogliamo che siano rispettati i nostri diritti”, “Noi siamo esseri umani”, hanno gridato ripetutamente, accompagnando le parole con il rumore incessante dei colpi contro inferriate e serramenti.
genovaquotidiana.com, 9 luglio 2026
In commissione a Tursi la Consulta Carcere-Città fa il punto su formazione, inclusione sociale e lavoro. Cristina Lodi ed Emilio Robotti: “Serve una rete contro marginalità e recidiva”. La Consulta Carcere-Città torna al centro del confronto politico e amministrativo a Palazzo Tursi. Questo pomeriggio si è riunita la commissione consiliare congiunta Welfare, Sviluppo economico e Pari opportunità, dedicata all’organismo creato nel 2025 dall’Amministrazione comunale per rafforzare il rapporto tra sistema penitenziario e città, con l’obiettivo di accompagnare detenute e detenuti verso percorsi concreti di reinserimento sociale e lavorativo una volta scontata la pena.
di Gigliola Alfaro
toscanaoggi.it, 9 luglio 2026
Il racconto di don Enzo Pacini, direttore della Caritas e cappellano della Casa circondariale. Accoglienza, reinserimento sociale, giustizia riparativa, sensibilizzazione della cittadinanza. Sono tra le attività che la Caritas diocesana di Prato porta avanti con il sostegno dell’8×1000 alla Chiesa cattolica. “I progetti Caritas sul carcere sono attivi dal 2017 circa - ci racconta don Enzo Pacini, direttore della Caritas diocesana di Prato e cappellano della casa circondariale La Dogaia -, alcuni sono specificamente a favore di chi vive in carcere, per esempio abbiamo avuto la possibilità di avere dei fondi per i detenuti bisognosi e per sostenere anche un gruppo di volontari della San Vincenzo con cui collaboriamo che gestisce il guardaroba interno al carcere, con l’acquisto di biancheria per i detenuti che non hanno famiglia”. Tramite un’operatrice della Caritas in questi anni “abbiamo avuto alcuni inserimenti lavorativi e tirocini per ex detenuti”.
Corriere del Mezzogiorno, 9 luglio 2026
Circa 1.500 persone con problemi di dipendenze sono state aiutate in carcere a ritrovare spazi di socialità e ad alleviare la sofferenza della detenzione, negli ultimi 10 anni. Succede a Napoli nella casa circondariale “Giuseppe Salvia” di Poggioreale, grazie al progetto “IV Piano” realizzato da Gesco e dalla coop associata “Era”, con il Dipartimento Dipendenze della Asl Napoli 1 Centro, i cui risultati sono stati resi noti nei giorni scorsi durante un convegno interno al carcere con il procuratore generale presso la Corte d’Appello Aldo Policastro e la partecipazione, tra gli altri, dei responsabili dell’amministrazione penitenziaria del carcere e regionale, della Corte d’Appello di Napoli e del Tribunale di Sorveglianza.
forlitoday.it, 9 luglio 2026
L’Associazione “Con...Tatto”, attiva da circa 20 anni all’interno e all’esterno del carcere di Forlì, dalle sue origini fornisce sostegno alla genitorialità delle famiglie e dei minori delle persone detenute. L’associazione di volontariato “Con…Tatto” ha risposto all’appello della direttrice del carcere di Forlì Carmela De Lorenzo, per rifornire le sale colloqui dell’Istituto di alcuni condizionatori finalizzati ad alleviare i momenti settimanali di visita delle famiglie, spesso con bimbi piccoli, presso i propri congiunti detenuti. Infatti, nel periodo più rovente dell’anno, le sale erano diventate invivibili e ogni tipo di attività ne risentita negativamente. In questa situazione, alcune settimane fa i volontari di Contatto riuniti in assemblea hanno deciso di devolvere proprie risorse alla fornitura dei condizionatori, grazie ai contributi della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, gestiti in collaborazione con il Centro di Solidarietà.
di Giovanni Caudo*
Il Domani, 9 luglio 2026
Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato il più grande programma di investimenti pubblici della storia recente del Paese e la prima preoccupazione era capire se le amministrazioni sarebbero state in grado di trasformare quelle risorse in opere, servizi e risultati concreti. Il 30 giugno si è chiusa la stagione del Pnrr. Per anni ne abbiamo discusso con parole tecniche: risorse, scadenze, milestone, target, gare, cantieri, capacità di spesa. Era inevitabile. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza è stato il più grande programma di investimenti pubblici della storia recente del Paese e la prima preoccupazione era capire se le amministrazioni sarebbero state in grado di trasformare quelle risorse in opere, servizi e risultati concreti.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 9 luglio 2026
Il deputato Fabrizio Benzoni ha depositato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Giustizia sul trattenimento dei minori stranieri non accompagnati e l’ha resa pubblica in una conferenza stampa alla Camera. Il punto di partenza è la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso H.D. contro Italia, del 9 aprile 2026, che ha condannato il nostro Paese per come è stato trattenuto un ragazzo minorenne al Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, nel 2023. “Una recente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo ha evidenziato gravi criticità nella tutela dei minori stranieri non accompagnati condannando l’Italia per il trattenimento di un minore in un centro destinato ad adulti e per l’inefficacia della tutela giurisdizionale”, ha spiegato il vicecapogruppo di Azione alla Camera. “A partire da questa pronuncia ho presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e della Giustizia per chiedere al governo di evitare il ripetersi di simili violazioni e rafforzare le garanzie a tutela dei minori”.
di Michele Gambirasi
Il Manifesto, 9 luglio 2026
La Lega impone la procedura urgenza sulla sua proposta. Avs: “Inseguono Vannacci”. Il testo è stato presentato due anni fa. Ora dovrà andare in Aula entro un mese. No alla cittadinanza per chi commette reati contro la persona o il patrimonio, revoca in caso di omicidio o violenza sessuale. Tensione con Forza Italia che vuole smarcarsi. I deputati di Futuro Nazionale già gongolano e lo chiamano “effetto Vannacci”. Ieri mattina l’aula della Camera ha approvato la procedura d’urgenza per un disegno di legge della Lega per restringere i criteri di accesso alla cittadinanza italiana. Un testo presentato a ottobre 2024, depositato in commissione e di cui mai più si era parlato.
di Youssef Hassan Holgado e Marika Ikonomu
Il Domani, 9 luglio 2026
Il voto per velocizzare il ddl sulle restrizioni allo status di cittadino. Lo chiamano “effetto Vannacci”, la gara della destra a costruire cittadinanze a sfumature diverse, distinguendo chi ha più diritti e chi ne ha meno, e minando uno status, quello di cittadino, che non protegge più dall’abuso di potere, perché per alcuni può essere sospeso o revocato. In vista delle elezioni e del crescente consenso di Futuro nazionale, i partiti di governo rincorrono il generale. Per questo la Lega ha richiesto di accelerare l’approvazione del ddl a prima firma Giancarlo Iezzi, in discussione alla Camera, che vuole introdurre modifiche restrittive alla legge sulla cittadinanza, prevedendo casi in cui è possibile sospenderla o revocarla. “L’effetto Vannacci è sempre più presente e spinge i colleghi leghisti a destarsi dal torpore in cui erano caduti da anni”, ha detto in aula il deputato di Fn, Edoardo Ziello, sostenendo l’urgenza di “un decreto Remigrazione”, perché anche “il centrodestra che governa la nostra nazione” non ha “mai governato l’immigrazione”. Costruttori, petrolieri e colossi Usa: Vannacci ruba i lobbisti a Forza Italia e Lega La proposta Il disegno di legge vuole restringere il diritto di cittadinanza di ragazze e ragazzi nati e cresciuti in Italia da genitori di origine straniera, che a oggi possono fare domanda al compimento dei 18 anni dimostrando la residenza ininterrotta sul territorio. Per la Lega c’è un vuoto normativo poiché, si legge, non sono previste “cause ostative”, e l’urgenza è dettata dall’”aumento preoccupante del numero dei reati compiuti dai minorenni stranieri”. Nella lista dei nemici ora ci sono anche le nuove generazioni, identificate dalla destra come “maranza”. Ma dietro all’aumento della presenza dei ragazzi di origine straniera negli Istituti penali per i minorenni c’è, ha rilevato Antigone, il calo delle risorse per accogliere i minori non accompagnati. “Per loro si predispone un destino criminale buttandoli per strada”, scrive l’associazione nel rapporto di febbraio. “Questo è un provvedimento di profilazione razziale”, ha denunciato in aula la deputata del Pd, Ouidad Bakkali. “Un provvedimento - spiega a Domani - di punizione collettiva verso un’intera generazione, che conta 800mila ragazzi e ragazze nati in questo paese”. A fronte dello 0,52 per cento del totale dei minori stranieri residenti in Italia in carico al servizio sociale della giustizia. Il disegno di legge amplia poi il ventaglio dei reati che prevedono la revoca della cittadinanza, oltre a terrorismo o eversione, dei reati ostativi alla richiesta e le ipotesi di sospensione. “Per la Costituzione non si può essere privati della cittadinanza per motivi politici. Per una parte della popolazione il codice penale non basta mai. Se una persona di origini straniere commette un reato, non basta la pena prevista ma deve esserci una punizione in più”, dice Bakkali. A sentir parlare Vannacci e i suoi, la narrazione della maggioranza sulle persone con background migratorio e sull’Islam pare morbida. Eppure, il “sogno” di cui parla Futuro nazionale non nasce oggi, ma è stato sostenuto, e viene sostenuto tutt’ora, con un linguaggio più istituzionale, dai partiti di governo. Da Giorgia Meloni che nel 2018 vedeva “un problema di compatibilità tra la cultura islamica e i diritti e i valori della nostra civiltà”, e gridava all’”islamizzazione dell’Europa” o sosteneva l’esistenza di “un disegno di destrutturazione della nostra società” attraverso i flussi migratori. A Rossano Sasso (ex leghista oggi con Fn) che sosteneva “numerosi casi di sottomissione culturale all’Islam mascherati da inclusione”. Non preoccupiamoci di Vannacci in sé, ma del Vannacci che è in noi Pezzi di un solo puzzle La proposta di Iezzi è l’apice di una serie di iniziative avanzate in questa legislatura che mirano a colpire una parte della popolazione. Basti pensare alla proposta di legge costituzionale del leghista Andrea Barabotti che prevede di introdurre il requisito della cittadinanza italiana per nascita per l’assunzione di incarichi ai vertici dello Stato e delle Regioni. Una norma che punta a escludere parte delle seconde generazioni da ruoli apicali di governo. Troppo alta la paura di ritrovarsi al potere persone come Zohran Mamdani a New York o Sadiq Khan a Londra. Troppa la paura dell’islamizzazione dell’Europa, una narrazione portata avanti senza fondamento e alimentata dall’odio razziale. Così si prova a circoscrivere il campo di azione fino a limitare la libertà di culto. Una proposta della Lega, anche questa a firma di Iezzi, prevede il divieto di indossare indumenti “atti a celare il volto, come nel caso del burqa e del niqab” e introduce anche un nuovo reato quello di “costrizione all’occultamento del volto”. Il testo stabilisce una pena fino a due anni di reclusione, multe fino a 30mila euro ed è ostativo alla richiesta di cittadinanza. Una norma che ha l’intento di tutelare la “dignità della donna” ma che rischia di limitare la libertà di scelta di chi vuole indossarlo. O, ancora, la Lega ha proposto di istituire un Consiglio nazionale degli imam presso il Viminale e di regolamentare la loro formazione e attività. Il testo impone per gli imam il requisito della cittadinanza italiana, la residenza o domicilio in Italia da almeno quattro anni, la conoscenza B1 della lingua e una serie di controlli prefettizi. Dispone, inoltre, che il sermone del venerdì sia pronunciato in italiano - già accade in tante città - e che eventuali riunioni in moschea debbano essere comunicate al prefetto con dieci giorni di anticipo, pena una multa fino a 15mila euro. A leggere il testo, però, emerge un approccio islamofobo. Come quando viene definito “assai parziale” il tratto che rende l’Islam una “confessione religiosa”. O la moschea come un pericolo perché non si limiterebbe “a essere un luogo destinato al culto per la preghiera” ma rivestirebbe “anche il ruolo di scuola religiosa e principale punto di aggregazione e condivisione della comunità islamica”. Non tanto diverso rispetto a migliaia di parrocchie in tutta Italia che sono luogo di aggregazione. Alla Camera è stato poi approvato il ddl del meloniano Tommaso Foti. Ora in esame al Senato, il testo vieta l’utilizzo dei locali del Terzo settore per lo svolgimento di attività di culto. Di fatto significherebbe chiudere centinaia di moschee sul nostro territorio. In Italia ottenere i permessi per costruire edifici destinati a moschee è molto complicato, per questo motivo numerose comunità islamiche adibiscono sedi di associazioni culturali alla preghiera. L’assenza di un’intesa tra le comunità islamiche e lo Stato italiano è il pretesto utilizzato per adottare misure restrittive e islamofobe. Moschee, imam, velo integrale, finanziamenti e cittadinanza vengono trattati come temi di sicurezza e ordine pubblico. Una linea dura che discrimina, identifica nemici e disgrega il tessuto sociale per raccogliere consensi. Una manciata di camerati della remigrazione deposita le firme: “Vannacci faccia approvare la nostra proposta di legge”
Il Manifesto, 9 luglio 2026
Il Viminale dovrà effettuare “una ricognizione nei Cpr”. Entro sei mesi il Viminale dovrà effettuare “una puntuale ricognizione della situazione esistente nei Cpr”. Lo ha stabilito ieri il Consiglio di stato, che ha accolto il ricorso presentato dall’Asgi per ottenere un giudizio di ottemperanza. L’associazione infatti aveva già vinto un ricorso a ottobre dello scorso anno, nato dopo aver impugnato nel 2024 il capitolato d’appalto del ministero dell’Interno per la gestione e il funzionamento dei Cpr. Il ricorso venne respinto in primo grado, per poi essere parzialmente accolto in appello. In particolare vennero ritenute fondate due parti: una relativa a un’incongruenza tra lo schema di capitolato e i criteri stabiliti dalla direttiva ministeriale del 2022 in materia. La sentenza stabiliva che il decreto dovesse essere preceduto da un’istruttoria. Questa però, secondo i giudici di Palazzo Spada, non è avvenuta. “Non risultano acquisiti elementi conoscitivi concernenti l’effettiva situazione esistente all’interno dei Cpr, né risultano svolti accertamenti”, hanno scritto ieri giudici amministrativi. Il Viminale dovrà svolgerla nei prossimi sei mesi in collaborazione con il ministero della Salute il Garante dei detenuti. Questa dovrà avvenire “con particolare riferimento ai profili dell’assistenza sanitaria e psicologica, alla formazione del personale impiegato, nonché all’analisi degli episodi critici verificatisi con maggiore frequenza nel corso dell’ultimo quinquennio”.
- La febbre delle armi
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