di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 12 febbraio 2025
Da 23 anni tutti i ministri della Giustizia sono inadempienti rispetto all’adottare il decreto dirigenziale per l’adeguamento periodico degli onorari di “periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori”. Tutti a concionare di diritto di difesa, equo processo e garanzie fondamentali, di solito però quando servono a giustificare qualche nuova proposta di legge che favorisca determinate categorie di indagati nella politica, alta burocrazia e grande imprenditoria. In compenso da 23 anni tutti i ministri della Giustizia sono inadempienti rispetto all’adottare il decreto dirigenziale (pur previsto da una legge del 2002 di concerto con il ministero dell’Economia) per l’adeguamento periodico degli onorari di “periti, consulenti tecnici, interpreti e traduttori” nell’attività giudiziaria, risalenti in origine al 1980.
di Errico Novi
Il Dubbio, 12 febbraio 2025
L’ex capo della Dna: l’Esecutivo convinca in giudici europei a non tutelare chi s’è visto portare via i beni prima del processo. C’è poco da fare. La magistratura antimafia non si rassegna all’idea di dover ottenere prima una condanna, per poter vedere poi inflitta una pena. È un rifiuto ideologico comune a gran parte dei pubblici ministeri italiani che ricorrono alle misure di prevenzione previste dal Codice (“al secolo” il decreto legislativo 159 del 2011). Pm i quali pensano che la loro missione valga bene anche un’ingiustizia, inclusa la pena, per esempio la confisca di ogni bene, inflitta a un innocente. Non si rende conto, la magistratura antimafia, di porsi sullo stesso piano dell’agente dei Servizi che in un sottovalutato film italiano del 2007, “Notturno bus”, dopo aver fatto fuori l’ennesimo malcapitato che non c’entrava nulla, dice al collega: “Che dici, questo ce lo passano come vittima necessaria?”.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 12 febbraio 2025
Il Tribunale dei ministri avvia l’indagine per omissione d’atti d’ufficio. E acquisisce gli atti. L’opposizione: sfiducia. Il Tribunale dei ministri ha mosso i primi passi nell’indagine sulla scarcerazione del generale libico Najeem Osama Almasri, partendo dal ministero della Giustizia. Alla Direzione che si occupa degli affari internazionali le tre giudici che compongono il collegio hanno inviato un ordine di esibizione di atti chiedendo copia di tutto il carteggio relativo al detenuto arrestato dalla polizia - su mandato della Corte penale internazionale - all’alba di domenica 19 gennaio e liberato dalla Corte d’Appello di Roma la sera di martedì 21 gennaio. Con il silenzio-assenso del Guardasigilli Carlo Nordio, che nonostante le interlocuzioni interne al suo dicastero e le sollecitazioni della Procura generale ha ritenuto di non fare nulla per trattenere il detenuto ricercato dalla Cpi che lo accusa di crimini di guerra e contro l’umanità.
di Rocco Vazzana
Il Manifesto, 12 febbraio 2025
Il testo promosso da Pd, M5S, Avs e +Europa. Si sfila solo Calenda: “Iniziativa inutile”. Meloni chiede di abbassare i toni e Via Arenula conferma l’invio di una lettera alla Cpi. Tenere alta l’attenzione sul caso Elmasry per impedire al governo di uscire dall’imbarazzo internazionale con la Corte dell’Aja. Sembra questa l’unica ratio dietro l’iniziativa annunciata dalle opposizioni: una mozione di sfiducia nei confronti del ministro della Giustizia Carlo Nordio. Perché, in assenza di idee migliori, è sempre meglio fare qualcosa, pur se in modo velleitario, piuttosto che stare fermi. La trovata politica, almeno, riesce nell’intento di compattare tutte le opposizioni. Anzi, quasi tutte, perché Carlo Calenda sfila Azione dal campo vasto degli anti ministro: iniziativa “inutile e dannosa”, sentenzia senza appello l’ex titolare dello Sviluppo economico. Così, a chiedere in Parlamento un passo indietro al guardasigilli saranno “solo” Pd, M5S, Avs e +Europa.
di Francesco Barone-Adesi* e Stefano Zirulia**
L’Unità, 12 febbraio 2025
Lo Stato avrà l’obbligo di avviare indagini penali. I danni all’ambiente in grado di provocare conseguenze sanitarie gravi accertabili non potranno essere declassati con contravvenzioni ambientali. La sentenza sulla Terra dei fuochi: un punto di svolta per la giustizia ambientale? Nei giorni scorsi ha suscitato molto clamore la notizia della condanna dell’Italia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, per non avere protetto il diritto alla vita degli abitanti di novanta Comuni campani che compongono un’area nota come “Terra dei fuochi”. La sentenza riveste una portata storica fondamentale, trattandosi del primo accertamento sistematico, a livello giudiziario, di una pluridecennale situazione di grave compromissione ambientale e sanitaria causata dallo smaltimento illecito di rifiuti tra le province di Napoli e Caserta.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 12 febbraio 2025
La Procura di Palermo, guidata dal procuratore Maurizio De Lucia, ha sferrato un duro colpo al cuore di Cosa nostra, ancora una volta intenta a riorganizzarsi attraverso i lucrosi proventi del traffico di droga. Con un’ordinanza di custodia cautelare per 183 affiliati, tra cui alcuni già detenuti, emerge un quadro interessante: da un lato, l’utilizzo di sistemi criptati all’avanguardia; dall’altro, un’organizzazione indebolita rispetto all’epoca d’oro di Totò Riina, tanto da doversi appoggiare alla ‘ ndrangheta per riconquistare il controllo dei floridi traffici di droga. Quella di Palermo è una Procura che, sotto la nuova guida, torna a far parlare di sé per la lotta alla mafia. Un cambio di passo significativo, considerato che in passato l’attenzione sembrava concentrarsi su indagini contro presunte entità o su processi in cui si cercava goffamente di riscrivere la storia con una chiave “trattativista”, al punto da suscitare perplessità persino tra studiosi del calibro di Salvatore Lupo. Non da ultimo, va ricordato che lo stesso ufficio - grazie al lavoro coordinato dal procuratore Paolo Guido, noto per aver rifiutato nel 2012 di firmare l’avviso di conclusione delle indagini preliminari sul teorema, in seguito risultato fallimentare, della “trattativa Stato- mafia” - ha recentemente catturato il superlatitante Matteo Messina Denaro. Prima dell’odierna maxi- operazione, la Procura aveva già colpito i vecchi boss di Uditore e Passo di Rigano: Franco Bonura (appena uscito dal carcere dopo anni di 41 bis), il noto costruttore mafioso Agostino Sansone, così come Girolamo, Giovanni e Antonino Buscemi. Quest’ultimo, da non confondere con l’omonimo parente deceduto, noto per essere entrato in società con il colosso Ferruzzi- Gardini, garantendo a Totò Riina un potere egemonico per quanto riguarda la spartizione degli appalti pubblici.
agi.it, 12 febbraio 2025
“La Regione Emilia-Romagna esprime forte preoccupazione per le notizie di stampa secondo cui il ministero della Giustizia starebbe valutando il trasferimento di detenuti appena maggiorenni dagli istituti penali per minori alla Casa circondariale della Dozza di Bologna, e segnala lo stato di degrado e sovraffollamento della struttura, totalmente inidonea ad ospitare minori”. E’ quanto rende noto l’ente in un comunicato il quale specifica “una posizione di contrarietà” in una “richiesta urgente” di chiarimento formalizzate nella lettera inviata oggi al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, dall’assessora al Welfare Isabella Conti, che proprio nelle scorse settimane ha visitato l’istituto penitenziario di Modena e, assieme al presidente Michele de Pascale, quello bolognese ‘Rocco D’Amato’ (della Dozza, ndr), verificando - come ricorda nella missiva - “una struttura vetusta e degradata, una promiscuità degli spazi evidente anche a un occhio non esperto e un problema di sovraffollamento ormai insostenibile, con 853 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 507”. “Ho scritto al ministro Nordio- spiega Conti- per verificare la veridicità delle informazioni pubblicate sulla stampa, poiché una tale ipotesi sarebbe gravemente lesiva dei diritti dei detenuti, soprattutto dei più giovani. La Dozza è una struttura già oggi in grave emergenza, con un sovraffollamento drammatico e condizioni di detenzione che non possono garantire un percorso rieducativo adeguato. L’eventuale trasferimento di detenuti minorenni o appena maggiorenni in tale contesto non farebbe che aggravare ulteriormente le condizioni di detenzione, rendendole ancor meno compatibili con i principi di dignità e recupero sanciti dal nostro ordinamento. Dai nostri sopralluoghi- aggiunge l’assessora- abbiamo constatato infatti una situazione strutturale critica, con spazi promiscui e degradati: un ulteriore aggravamento della condizione carceraria non sarebbe degno di un Paese civile”. Da qui, la richiesta immediata di delucidazioni al ministero: “La Regione Emilia-Romagna- conclude l’assessora- è fermamente contraria a questa prospettiva, chiediamo al ministero di fornire urgentemente chiarimenti in merito”.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 12 febbraio 2025
Ok del gip ai domiciliari: non trova accoglienza. L’avvocato: così non viene curato. Ha una cancrena da gelo, gli deve essere amputato il piede destro per evitare che la necrosi dei tessuti si propaghi al resto della gamba. Ma non si riesce a trovare un luogo dove farlo stare ai domiciliari in attesa dell’intervento chirurgico e il provvedimento del gip di Venezia Benedetta Vitolo resta inattuato. È l’avvocato Daniele Marchiori a raccontare uno di quei cortocircuiti tra norme e realtà che rendono difficile le interazioni tra detenuti e mondo di fuori. Il cliente del quale riferisce la vicenda è un uomo di 41 anni e che ha bruciato tutti i ponti dietro di sé. Moglie, parenti, amici: nessuno è disposto ad accoglierlo.
di Monica Zicchiero
Corriere del Veneto, 12 febbraio 2025
I bambini delle detenute non escono mai dal carcere (a custodia attenuata Icam) perché non c’è nessuno che li accompagni all’asilo. Gli stranieri che scontano l’ultimo anno in esecuzione esterna non possono ottenere la residenza quindi non hanno carta d’identità né cure mediche. Il fine della pena getta in prostrazione chi non ha alloggio e prospettive di lavoro, ricorda la neo garante per i diritti delle persone private della libertà personale Rita Bressani. E c’è chi finisce alla mensa della Caritas, testimonia il direttore Franco Sensini. Con l’audizione della decina tra onlus e istituzioni che si occupano dei detenuti, la commissione Sociale presieduta da Paolo Tagliapietra ha acceso un faro sul lavoro che svolgono educatori, religiosi, professionisti e volontari e sono emersi cortocircuiti normativi e regolamentari.
di Letizia Barbera
Gazzetta del Sud, 12 febbraio 2025
La relazione della Garante Lucia Risicato al consiglio comunale. Il dramma dei suicidi, prima causa di morte in carcere, la condizione dei detenuti tossicodipendenti, le donne recluse, con poca istruzione, a volte apatiche e depresse, il sovraffollamento che non riguarda la casa circondariale di Gazzi. Sono tanti i temi toccati dalla relazione della garante dei detenuti Lucia Risicato presentata al consiglio comunale. La garante si sofferma sia sulla struttura che sulle condizioni di vita dei detenuti di Gazzi. Emergono questioni già messe in luce, prima fra tutte la carenza di personale penitenziario. Mancano una ventina di agenti di polizia penitenziaria, una carenza aggravata dalla recente sospensione di nove agenti a seguito degli sviluppi dell’indagine condotta dalla Dda di Messina sullo spaccio di droga in carcere e sull’ingresso di telefoni cellulari. Un discorso analogo vale per gli educatori: ce ne sono tre ma cosi come previsti in pianta organica, ma sono pochi rispetto alle esigenze specifiche del penitenziario. La garante evidenzia la buona collaborazione con la direttrice Angela Sciavicco, gli educatori, il garante per l’infanzia Giovanni Amante.
- Venezia. Carceri, quando restare dentro è un atto di libertà
- Venezia. Attività culturali e lavoro, il carcere come opportunità per la città
- Carinola (Ce). L’orto dentro il carcere: ecco la verdura del riscatto “a chilometro zero reale”
- Roma. Due giorni di confronto tra ciò che si enuncia e ciò che si fa nei penitenziari italiani
- Rovigo. Corso per volontari del carcere, al via dal 27 febbraio nella sede della Caritas diocesana










