di Paola Pioppi
Il Giorno, 8 febbraio 2025
Una collettiva di arte contemporanea all’interno della Casa Circondariale Bassone di Como. È il progetto nato dalla collaborazione tra Como Arte Ets e la direzione della struttura penitenziaria, sfociato in “Corpo a corpo”, la mostra che sarà aperta al pubblico e visitabile su prenotazione fino a fine marzo. “L’obiettivo della Fondazione - spiega Paola Re di Como Arte - è stato innanzitutto il coinvolgimento dei detenuti con un ruolo attivo nell’iniziativa, sia da un punto di vista artistico, sia come accompagnatori dei futuri visitatori agli spazi detentivi”.
di Nicola Ciuffoletti
La Nazione, 8 febbraio 2025
La psicologa Francesca Mugnai spiega come funziona il progetto apuano: “Si crea uno stacco, un momento positivo che rompe la quotidianità. Gli educatori individuano le persone che possono trarre più beneficio”. “Un sentimento di gratitudine e leggerezza, perché durante le nostre attività con i cani da pet therapy si crea una speciale bolla all’interno della quale vigono regole diverse da quelle della quotidianità del carcere. Un momento prezioso anche per i detenuti, autentico”. Francesca Mugnai, psicologa, filosofa, specializzata in psicologia nella natura, è presidente di Antropozoa, realtà che da oltre 25 anni collabora a livello regionale e nazionale con strutture pubbliche e private, ospedali, case di riposo, centri di salute mentale, scuole e Università, con IAA, interventi assistiti con gli animali (la cosiddetta pet therapy) racconta il progetto nella casa circondariale massese: “E’ iniziato nel 2023; dopo una breve interruzione è ripartito in queste settimane e prevede una durata almeno iniziale di circa 8 mesi, fortemente voluto dalla direttrice del carcere Antonella Ventura con incontri di due ore ogni quindici giorni”.
di Michela Di Biase
huffingtonpost.it, 8 febbraio 2025
Le mani dell’una in quella dell’altra a testimoniare il loro incontro che è stato possibile grazie alla giustizia riparativa. Di come questa sia riuscita ad occuparsi dell’irreparabile ne siamo stati testimoni ieri durante il convegno “parole della giustizia”. Nella Sala del Refettorio della Camera dei Deputati Agnese Moro e Adriana Faranda hanno dialogato insieme al Prof Adolfo Ceretti. Di questo racconto di umanità ci parla il “Libro dell’incontro-Vittime e responsabili della lotta armata a confronto”. Qui la verità dei vissuti e delle emozioni ha cercato, per dirla con Claudia Mazzucato, le parole per raccontarsi, consegnando a noi, “secondi” tra i “terzi”, anche noi parte della comunità che è stata toccata dalle vicende di quegli anni, questo lavoro di incontro, di ricomposizione e riconoscimento reciproco. Un percorso che ci viene consegnato, perché nuovi ed ulteriori orizzonti possano aprirsi.
di Marina Lomunno
La Voce e il Tempo, 8 febbraio 2025
In tutte le carceri italiane ci sono sezioni femminili e maschili ma solo alcuni penitenziari - come quello di Venezia Giudecca - è esclusivamente femminile. Ma si tratta di detenute adulte. L’unico Istituto penitenziario per minorenni (Ipm) destinato solo alle ragazze è dal 2010 quello di Pontremoli, in provincia di Massa Carrara, una piccola struttura (17 posti) che ospita le giovani provenienti da tutte le regioni settentrionali tra cui il Piemonte che, prima della sua apertura, venivano ristrette al “Ferrante Aporti” di Torino. Alle ragazze di Pontremoli è dedicato un libro che Mario Abrate, per molti anni direttore dell’Ufficio di Servizio sociale per Minorenni di Torino, ha scritto per raccontare “la sua esperienza umana e professionale” di direttore dell’Ipm di Pontremoli per 5 anni, prima della pensione dopo 40 anni dedicati alla giustizia minorile.
di Luca Iacovone
vita.it, 8 febbraio 2025
La storia di G. racconta una catena del male che si ripete: prima vittima di bullismo, poi carnefice. Allontanato dalla scuola, ha cercato riscatto tra le persone sbagliate. Condannato per tortura, ha vissuto l’isolamento anche dietro le sbarre. Eppure, dice, io volevo solo un amico. Questa storia è stata pubblicata nel numero di dicembre di S-Catenati, il periodico scritto insieme ai detenuti della Casa circondariale di Matera. Un giornale che esiste solo su carta e arriva solo agli abbonati. S-Catenati è edito dall’associazione di volontariato penitenziario Disma. Ogni numero del periodico ospita un pezzo di fondo, sempre frutto di un incontro tra un volontario e un detenuto in una piccola stanza del carcere di Matera.
di Beatrice Andreose
Il Manifesto, 8 febbraio 2025
“Il muro di via Anelli. Frammenti di vita e di lotta per la casa”, il nuovo graphic novel di Giuseppe Zambon e Paolo De Marchi, BeccoGiallo editore, è un racconto per immagini che ne contiene molti altri, gremito di soggetti collettivi e individuali, pratiche, movimenti: in altre parole è un affresco generale su una lotta che coinvolge l’intera città solidale e riesce a fare il ‘miracolo’, come lo definì Moni Ovadia, ovvero ad assicurare a Padova, tra il 1998 e il 2006, la ricollocazione di centinaia di famiglie in alloggi dignitosi, distribuiti nel tessuto cittadino. Stranieri prima costretti, tra razzismo e speculazione, a vivere assiepati in condizioni miserabili nel cosiddetto ‘ghetto’ di via Anelli, andato alla fine smantellato. Il volume ricostruisce quella esperienza, che riempì i media nazionali ed europei, e restituisce alla memoria collettiva lotte dimenticate dai più, per discutere del presente. Gli autori, entrambi ex docenti ed attivisti di ADL Cobas, si inseriscono a pieno titolo nel filone della working class history.
di Umberto Rapetto
Il Manifesto, 8 febbraio 2025
Senza bisogno di azioni da parte della vittima, possono trasformare lo smartphone in un microfono, registrare, fotografare, leggere le mail ed entrare nel cloud. Eppure la ragione per cui gli spyware andrebbero regolamentari come armi è che possono costituire prove a carico, navigando e scaricando materiale, senza lasciare tracce. Poche righe di codice informatico possono essere più pericolose di un chilo di tritolo. Non è questione di consistenza, peso o dimensione dell’arma letale: se si vuol “uccidere” qualcuno non c’è alcun bisogno di strumenti di tradizionale cruenza. Può bastare un silenziosissimo e impercettibile software a demolire l’esistenza di un “nemico”. È il delitto perfetto, privo di qualunque “residuo” che possa costituire traccia. Parliamo di Rat, Remote access tools, ovvero dei programmi che permettono di acquisire il controllo di un dispositivo informatico operando da remoto, ossia senza aver alcun bisogno di avere fisicamente tra le mani l’oggetto da “rimaneggiare” e poi gestire.
di Stefano Montefiori
Corriere della Sera, 8 febbraio 2025
Un video del ministero dell’Interno mostra spinelli, piste di cocaina, la silhouette in fiamme di un cadavere sull’asfalto e lo slogan: “Ogni giorno, ci sono persone che pagano il prezzo della droga che comprate”. A partire da domani alla televisione francese e sui social media sarà diffuso un video del ministero dell’Interno che mostra spinelli, piste di cocaina, la silhouette in fiamme di un cadavere sull’asfalto e lo slogan: “Ogni giorno, ci sono persone che pagano il prezzo della droga che comprate”. Il ministro Bruno Retailleau lo ha presentato come “un elettrochoc” al quale sottoporre i cittadini nell’ambito di una più generale “campagna di colpevolizzazione dei consumatori di droga”. Basta lassismo e tolleranza verso “l’uso ricreativo”: “Fumare uno spinello significa avere sangue sulle mani”.
di Sofia Toscano
L’Unità, 8 febbraio 2025
Tra le migranti che attraversano il confine della Tunisia, da gennaio a marzo, è aumentata del 1650% rispetto al 2023 la richiesta a organizzazioni umanitarie di poter abortire dopo violenza sessuale. Gli stupri e le torture della Guardia nazionale tunisina sui migranti documentati per il periodo che va da maggio a ottobre dell’anno scorso in un rapporto dell’Organizzazione mondiale contro la tortura. Il titolo è “Le strade della tortura: il restringimento dello spazio civico e il suo impatto sulle persone in viaggio in Tunisia”. È uscito un mese fa, verifica e conferma quello che molte inchieste - quella che ha avuto più risonanza è stata quella della scorsa estate del quotidiano britannico - hanno denunciato più volte e con atroci dettagli.
di Marco Bresolin e Francesco Malfetano
La Stampa, 8 febbraio 2025
La Commissione al lavoro per blindare l’attività dei giudici. L’esecutivo si troverà davanti a un bivio: stare con gli Usa o Bruxelles. Giorgia Meloni, ora, rischia di trovarsi a un bivio vero: tra Bruxelles e Washington, tra Ursula von der Leyen e Donald Trump. Un bivio dal nome sconosciuto ai più ma che, al solo evocarlo, già è motivo di imbarazzo ai vertici del governo italiano. Si tratta dello “statuto di blocco”, lo scudo legale che l’Unione europea è pronta a estrarre per mettere la Corte penale internazionale (Cpi) al riparo dalle sanzioni della Casa Bianca. Un regolamento del 1996 che era stato attualizzato nel 2018 per proteggere le aziende Ue dalle sanzioni del primo Trump all’Iran e che ora potrebbe contrapporre Meloni a Ursula. Il rischio è quello di un’incrinatura nel rapporto che ha portato Raffaele Fitto sulla poltrona di vicepresidente esecutivo della Ue. Specie dopo che von der Leyen, ieri, ha attaccato duramente la scelta americana, invece benedetta dall’Italia.
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