di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Con la sentenza numero 8 del 2025, la Corte Costituzionale italiana ha chiarito che l’esclusione dell’accesso alla messa alla prova minorile per alcuni reati gravi, introdotta dal cosiddetto “Decreto Caivano”, non può essere applicata retroattivamente. La decisione della Consulta respinge l’interpretazione secondo cui la modifica normativa avesse natura meramente processuale, ribadendo invece il carattere sostanziale dell’istituto e la necessità di rispettare il principio di irretroattività delle norme penali sfavorevoli.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 5 febbraio 2025
Per la Cassazione è abnorme il diniego di anticipazione della prova se il Gip decide in base al peso del quadro indiziario invece di attenersi alla sola valutazione della sua ammissibilità. È abnorme il provvedimento con cui il Gip rigetti la richiesta di raccogliere anticipatamente la testimonianza del minore, con lo strumento dell’incidente probatorio, nell’ambito di un procedimento in materia di maltrattamenti in famiglia. Si tratta, infatti, di uno dei casi di incidente probatorio “obbligatorio” dove, a fronte di alcune ipotesi di reato, il Gip è tenuto ad accogliere la richiesta, che non può rigettare per l’assenza di elementi denotanti un sufficiente spessore indiziario a carico dell’indagato.
di Stefano Taglione
Il Tirreno, 5 febbraio 2025
Tragedia alle Sughere, dove alle 8 di mattina di martedì 4 febbraio è stato trovato morto nel letto della sua cella Manuel Morgon, un detenuto livornese di 41 anni. Un decesso, al momento, senza spiegazione: per questo, in carcere, sono intervenuti i poliziotti della scientifica e sul corpo verrà eseguita l’autopsia. Il giovane, l’estate scorsa, era stato condannato in primo grado a sette anni di reclusione per lesioni gravissime dopo che nel maggio di due anni fa aveva massacrato di botte sugli scali Novi Lena Massimo Galleni, 52 anni, titolare del “Sunset”, un locale sul pontile di Lido di Camaiore, da quel momento ridotto in stato vegetativo. Una vicenda, questa, che fece molto scalpore e per la quale a breve era prevista l’udienza in corte d’appello. Morgon, nato e cresciuto nella nostra città, era molto conosciuto e i suoi amici, dopo aver appreso la notizia, si sono radunati in lacrime fuori dal penitenziario.
di Armando Proietti
gaeta.it, 5 febbraio 2025
Antonio Nocera, detenuto presso il carcere di Poggioreale a Napoli, è deceduto in ospedale a causa delle conseguenze di un grave pestaggio subito all’interno del penitenziario lo scorso 23 dicembre. La morte dell’uomo solleva molte domande sul sistema carcerario e le condizioni di sicurezza. Questo triste fatto si inserisce in un contesto più ampio riguardante le violenze all’interno delle strutture penitenziarie italiane. Il 46enne Nocera fu arrestato nel luglio scorso per reati legati alla droga e all’evasione. Due giorni prima di Natale, si trovò coinvolto in una violenta rissa all’interno del carcere di Poggioreale. Le circostanze che hanno portato a questa violenza rimangono in gran parte sconosciute. Non ci sono ancora dettagli chiari riguardo chi fossero gli aggressori e quali fossero le motivazioni dietro l’attacco. Le conseguenze per Nocera furono gravi. I medici riscontrarono numerosi traumi sul suo corpo, comprese fratture multiple e ematomi estesi. Il detenuto cadde in coma per dieci giorni, ma nonostante una parziale ripresa, le sue condizioni di salute continuarono a deteriorarsi. Infine, Nocera è deceduto nel letto di un ospedale napoletano, segnando la fine di una lunga e dolorosa agonia.
di Valentina Lanzilli
Corriere di Bologna, 5 febbraio 2025
Mohamed Doubali, 27 anni, in cura per tossicodipendenza, è stato trovato senza vita in cella: si tratterebbe di decesso accidentale, dovuto ad abuso di farmaci. Il Sappe: “Serve un carcere che rispetti la dignità dei reclusi”. Il carcere di Sant’Anna conta un altro morto, il quarto in un mese. Si tratta di un 27enne marocchino trovato senza vita lunedì mattina dagli agenti della polizia penitenziaria nella sua cella. Mohamed Doubali, questo il suo nome, non si sarebbe suicidato. A dirlo il direttore del carcere di Sant’Anna Orazio Sorrentini, intervenuto a margine della presentazione di un progetto teatrale che da anni coinvolge i detenuti. “La situazione è preoccupante certo, ma delle quattro persone decedute nell’ultimo mese, solo due sono suicidi”, sottolinea il direttore del penitenziario. Sarebbe infatti accidentale la morte di Doubali, deceduto per abuso di farmaci, che circolano con facilità tra le celle dei detenuti, anche tra i tossicodipendenti.
di Stefano Marchetti
Il Resto del Carlino, 5 febbraio 2025
Il direttore: “C’è preoccupazione”. Quattro detenuti deceduti, di cui due suicidi accertati. 584 detenuti rispetto a una capienza regolamentare di 372. I numeri parlano da soli: la situazione al carcere di Sant’Anna è a livello altissimo di criticità, e le quattro morti in cella nell’arco di poche settimane (due detenuti suicidi e altri due morti per cause accidentali, forse attribuibili all’abuso di farmaci) l’hanno riportata tragicamente in primo piano. “Non si può andare avanti così: una condanna alla detenzione al Sant’Anna non può equivalere al rischio di una condanna a morte”, scrivono i parlamentari modenesi del Pd Enza Rando, Stefano Vaccari e Maria Cecilia Guerra che hanno rivolto un’interrogazione al Ministro della Giustizia. “Se le carceri sono spazi sovraffollati, fatiscenti, in cui gli individui sono abbandonati a se stessi, con i farmaci come unica via di fuga, come si può pensare che potranno essere reinseriti nel tessuto sociale?”.
di Angela Nicoletti
frosinonetoday.it, 5 febbraio 2025
La lunga battaglia per la verità da parte dei familiari di Mimmo D’Innocenzo ha consentito l’apertura di un processo in tribunale a Cassino. Un processo che servirà a fare piena luce sulla morte di Mimmo D’Innocenzo, il 31enne romano morto nel carcere di Cassino (Frosinone) il 27 aprile 2017. Un decesso avvenuto in circostanze mai chiarite e che ha portato la madre del giovane, Alessandra, ad una lunga battaglia per la verità. Perché la morte di Mimmo ha rischiato di cadere nell’oblio dopo una lunga serie di intoppi ieri, i Gup del tribunale di Cassino, ha rinviato a giudizio il compagno di cella del giovane. Ora sarà il processo, che partirà l’8 maggio, a stabilire cosa sia accaduto in quella cella della casa circondariale di via Sferracavalli.
di Mirko Labriola
Corriere del Mezzogiorno, 5 febbraio 2025
Al maxi-processo per i fatti di Santa Maria Capua Vetere il racconto dell’agente in qualità di teste. Nei giorni seguenti alla perquisizione straordinaria avvenuta il 6 aprile 2020 al carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), durante la quale circa 300 agenti penitenziari picchiarono altrettanti detenuti del reparto Nilo, i poliziotti che avevano preso parte all’operazione erano molto preoccupati per le immagini delle telecamere interne, che avevano appunto ripreso le violenze, tanto da chiedere all’agente addetto alla sala regia di manomettere il sistema di videosorveglianza relativamente al giorno 6: a raccontarlo durante l’udienza del maxi-processo in corso all’aula bunker del carcere sammaritano - 105 imputati tra agenti, funzionari del Dap e medici Asl - è il testimone Domenico Migliaccio, sovrintendente della Penitenziaria addetto all’epoca dei fatti alla sala regia del reparto Nilo e attualmente in servizio all’istituto napoletano di Poggioreale.
di Andreina Baccaro
Corriere di Bologna, 5 febbraio 2025
Una sezione specifica del carcere della Dozza in cui far convergere una settantina di detenuti “giovani adulti”, cioè maggiorenni sotto i 25 anni, per liberare gli istituti minorili sovraffollati. È una possibilità che scatena la levata di scudi dei sindacati della Penitenziaria. Dal Ministero della Giustizia filtra la conferma che effettivamente in via Arenula si sta vagliando la possibilità di accorpare una quota di detenuti giovani adulti, attualmente in Ipm, in una sezione di un penitenziario ordinario, ma garantendo “assoluta separazione” dai detenuti adulti.
Il Dubbio, 5 febbraio 2025
Desta forte preoccupazione la decisione del Dipartimento della giustizia minorile di collocare 60-70 giovani reclusi in una sezione dedicata all’interno della Casa Circondariale di Bologna. L’emergenza sovraffollamento negli istituti penali per i minorenni sta spingendo il Dipartimento della giustizia minorile a valutare soluzioni straordinarie, ma la proposta che circola in questi giorni sta sollevando forti dubbi e preoccupazioni tra i Garanti dei diritti delle persone private della libertà personale. Secondo fonti sindacali, il piano prevede il trasferimento di 60-70 giovani adulti detenuti in diversi istituti minorili verso una sezione dedicata all’interno della Casa Circondariale di Bologna. Pur rimanendo separati dalla popolazione detenuta adulta, questi giovani sarebbero comunque collocati in un ambiente diverso da quello previsto per la giustizia minorile, in un contesto che verrebbe considerato, a livello formale, un’appendice dell’Istituto Penale per i Minorenni di Bologna. L’iniziativa, definita temporanea, dovrebbe durare alcuni mesi, fino alla creazione di nuovi posti all’interno del circuito detentivo minorile, anche con l’apertura di nuove strutture dedicate.
- Milano. L’Arcivescovo Delpini: “Mi chiedo se il carcere abbia un senso”
- Catania. Con la Colletta Alimentare i detenuti tornano a sentirsi utili
- Modena. Dal violare le regole a farle rispettare, le persone detenute diventano arbitri
- Dove ci porta un potere fuori controllo
- Le “zone rosse” nelle città e la sicurezza al primo posto: perché è un gioco pericoloso










