palermotoday.it, 4 febbraio 2025
Nel penitenziario dei Pagliarelli il riscaldamento manca da quasi 20 anni, costringendo “i detenuti a fronteggiare le basse temperature con mezzi di fortuna, vestendosi a strati e utilizzando coperte insufficienti per garantire un adeguato riparo dal freddo”. Il vicepresidente dell’associazione in difesa dei diritti dei reclusi, Francesco Leone: “Nel penitenziario mancano riscaldamento e acqua calda, mentre l’Amministrazione penitenziaria vieta l’ingresso di vestiti in pile”. “I detenuti girano avvolti nelle coperte per il freddo”. È la situazione all’interno del carcere Pagliarelli descritta dall’avvocato Francesco Leone, vice presidente di Antigone Sicilia, l’associazione in difesa dei diritti dei detenuti che il 29 gennaio 2025 ha ispezionato l’istituto riscontrando gravi criticità. Prima di tutto, la mancanza del riscaldamento. Un problema che rischia di peggiorare a causa della circolare emessa dal provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria che il 19 novembre 2024 ha imposto nuove restrizioni all’ingresso nel penitenziario di generi di prima necessità. Tra cui, i vestiti in pile.
livesicilia.it, 4 febbraio 2025
“L’accesso alle cure specialistiche è fortemente limitato. Una detenuta malata di cancro attende da oltre quindici giorni che l’Asp prenda in carico la sua situazione, mentre i medici del carcere sollevano preoccupazioni sulla possibilità che la malattia possa progredire e divenire fatale”. Lo dicono il presidente dell’associazione Antigone di Palermo, Giorgio Bisagna, e il vicepresidente Francesco Leone. “Nonostante la presenza di un presidio medico interno, l’accesso alle cure specialistiche è fortemente limitato. Le visite e gli esami vengono prenotati attraverso il Cup (Centro unico di prenotazione) come per il resto della popolazione. Pertanto i detenuti devono essere trasportati dalla polizia penitenziaria nelle strutture sanitarie della provincia disponibili”, aggiungono. “La cronica carenza di personale addetto al trasporto rende però impossibile garantire la presenza simultanea di più detenuti nelle strutture mediche, con il risultato che ogni giorno vengono annullate e riprogrammate tra le 10 e le 15 visite. I tempi di attesa possono diventare lunghissimi, mettendo a rischio la salute dei detenuti”.
triesteallnews.it, 4 febbraio 2025
Inclusione sociale per le persone all’interno delle carceri. È questo l’impegno dell’Associazione no profit ‘Seconda Chance’ a cui si aggiunge il contributo di Illycaffè. Conclusi i primi corsi sul caffè tenuti dagli insegnanti dell’Università del Caffè di Illy presso la casa circondariale “Ernesto Mari” di Trieste (via del Coroneo, 26) - nell’ambito del percorso di formazione sulle tecniche base di panificazione e pasticceria - è infatti prevista per marzo una nuova attività didattica sulla caffetteria e pasticceria, nonché nel settore dell’ospitalità e della ristorazione, a prova dell’unione tra le competenze e l’impegno delle due realtà coinvolte.
di Walter Medolla
Corriere del Mezzogiorno, 4 febbraio 2025
Sono letteralmente quaranta braccia prestate all’agricoltura. E sono quelle dei venti detenuti del carcere di Carinola coinvolti nel progetto “Crea”, acronimo di “Coltivare responsabilità e alternative in agricoltura”. L’iniziativa promossa è dal Provveditorato regionale amministrazione penitenziaria per la Campania, in collaborazione con le cooperative sociali Terra Felix, La Strada, L’uomo il legno, oltre alle aziende agricole Naturiamo e Rusciano col supporto della Federazione provinciale di Coldiretti Caserta e finanziato da Cassa delle Ammende. Il progetto, avviato già da alcuni mesi nell’Istituto penitenziario in provincia di Caserta, prevede la coltivazione di oltre sette ettari in campo aperto dell’Istituto e la trasformazione dei prodotti nel laboratorio attivo presso la casa di reclusione di Carinola.
di Francesco Iuliano
lanuovacalabria.it, 4 febbraio 2025
Coinvolgere la popolazione carceraria in un percorso di crescita personale e di riabilitazione dei detenuti attraverso l’arte. È stato soprattutto questo l’obiettivo del progetto denominato “Teatro e Carcere” realizzato dalla direzione della Casa circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro con la collaborazione dell’attore e regista, nonché direttore artistico del Teatro Comunale di Catanzaro, Francesco Passafaro. Un programma che si è concluso nei giorni scorsi con lo spettacolo teatrale dal titolo “Partita a scacchi”, andato in scena nel teatro dell’Istituto carcerario della città capoluogo. Un’iniziativa - è stato detto - che ha permesso ai detenuti che hanno partecipato, di esplorare le proprie emozioni, di affrontare le proprie paure e di sviluppare nuove competenze.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 4 febbraio 2025
La Rete “A pieno regime” oggi a Bruxelles incontra parlamentari europei e organizzazioni sociali. E il 22 febbraio manifestazioni in tutt’Italia: a Napoli, Roma, Bologna, Milano. Dopo mesi di mobilitazioni, culminate nella grande manifestazione dello scorso 14 dicembre a Roma, la rete nazionale contro il Ddl sicurezza “A pieno regime” arriva a Bruxelles per denunciare la minaccia ai diritti in corso in Italia e confrontarsi con parlamentari europei ed esponenti della società civile e dei movimenti degli altri paesi dell’Unione europea.
di Valeria Torre
Il Riformista, 4 febbraio 2025
La parte generale del codice è ricca di norme definitorie relative a categorie dogmatiche, la cui costruzione tradizionalmente è riservata alla libertà dell’interprete, che induttivamente ricostruisce il significato di concetti generali e astratti. Gli ordinamenti stranieri, infatti, in un rispettoso equilibrio tra formate legislativo e quello dottrinale, non prevedono tali definizioni, riconoscendo come prerogativa della dottrina proprio quella di fornire un argine a protezione dell’individuo rispetto a eccessi punitivi. Idealmente la dogmatica si pone, quindi, quale limite garantista alle scelte di criminalizzazione, in una relazione dialettica con la politica criminale. La scelta del codice Rocco, invece, affievolisce il ruolo di controllo critico della scienza penale, imbavagliando l’interprete in un rigido schema normativo.
di Nicola Madia
Il Riformista, 4 febbraio 2025
La legge 25 novembre 2024, n. 177 contiene una serie di interventi sul codice della strada volti, in sostanza, ad inasprire i riflessi sanzionatori collegati alle violazioni in materia di circolazione di veicoli. In particolare, è stata irrigidita la disciplina punitiva relativa ai reati di guida in stato di ebbrezza alcolica e di alterazione derivante dall’uso di sostanze stupefacenti. Se il primo illecito è rimasto invariato, essendosi proceduto solo a innalzare le pene, ivi comprese quelle relative alla sospensione della patente di guida, dove il legislatore sembra avere operato un totale mutamento di politica criminale, è in ordine al fatto di chi si mette al volante dopo avere consumato sostanze stupefacenti. Mentre in passato tale contegno rilevava solo se il guidatore si trovava anche in stato di alterazione psicofisico, adesso sembrerebbe che la sanzione possa scattare a prescindere da tale accertamento.
di Giuseppe Di Palo
Il Riformista, 4 febbraio 2025
Non si può punire una condotta inoffensiva. L’automatismo creato tra assunzione e reato impedisce quella necessaria verifica del “minimum di offensività” che, secondo la giurisprudenza costituzionale, deve caratterizzare ogni fatto penalmente rilevante, anche nei reati di pericolo presunto. La recente riforma dell’articolo 187 del Codice della Strada è terreno fertile per questioni di spessore costituzionale. L’intervento legislativo, che ha eliminato la condizione di “alterazione” dagli elementi costitutivi della fattispecie - ora rubricata semplicemente come “guida dopo l’assunzione di sostanze” - si pone in aperto contrasto, tra gli altri, con il principio di offensività del reato. Tale principio, sintetizzato nel brocardo “nullum crimen sine iniuria”, trova il suo fondamento costituzionale negli articoli 13, 25 e 27 della Costituzione e afferma che il legislatore non può prescindere, nella configurazione dei reati, dal necessario collegamento con un’offesa - o la messa in pericolo - a un bene giuridico meritevole di tutela penale.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 4 febbraio 2025
La vicenda del comandante libico Almasri scarcerato in Italia e riportato a casa, a Tripoli, con un volo di Stato ha acceso molto gli animi ieri alla Camera dei deputati. Anche se all’ordine del giorno c’era il decreto cultura, le opposizioni sono tornate alla carica perché dal governo non è arrivata ancora nessuna notizia sull’informativa urgente ormai chiesta da giorni. Lo ha fatto per primo il leader del M5S Giuseppe Conte: “Chiedo a nome di tutto il gruppo un’informativa urgente di Giorgia Meloni che deve venire in Parlamento a spiegare agli italiani la versione vera sul caso Almasri.
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