di Marcello Sorgi
La Stampa, 29 gennaio 2025
È un errore molto grave considerare la decisione del Procuratore di Roma Lo Voi di inviare comunicazioni giudiziarie a Meloni, Nordio, Piantedosi e Mantovano come una vendetta, o peggio, l’inizio di una guerra delle Procure con il governo per punirlo della riforma della separazione delle carriere. E non perché, se non proprio in questa iniziativa, ma nelle prossime, prevedibili, che fioriranno su tutto il territorio nazionale verso una classe politica non proprio irreprensibile, non si potrà cogliere qualcosa del genere: la reazione dei pubblici ministeri che si sentono sottomessi a una riforma destinata, nella loro percezione, a ridimensionarne l’autonomia, e affidata a un ministro-magistrato che si sta rivelando al di sotto delle aspettative necessarie per gestire un processo così complesso. Ma mettere al centro di un ennesimo capitolo dello scontro tra politica e magistratura il testo che ha appena cominciato il suo iter parlamentare, non gioverà certamente alla serenità del resto del percorso.
di Danilo Paolini
Avvenire, 29 gennaio 2025
Suscitano clamore ma non sono rarissime, giornate come quelle di ieri nella storia delle cosiddette seconda e terza Repubblica. Diciamo anzi che capitano con una certa regolarità, se non proprio in ogni legislatura. Giornate in cui non sembrano 33 gli anni che ci separano temporalmente da Tangentopoli. E in cui si capisce meglio il significato dell’obbligatorietà dell’azione penale che caratterizza il nostro ordinamento giudiziario: si presenta una denuncia in cui si attribuisce a qualcuno o a ignoti la commissione di uno o più presunti reati e, se non si tratta proprio di carta straccia destinata al cestino, la Procura della Repubblica aprirà un fascicolo d’indagine.
di Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera, 29 gennaio 2025
La scelta di annullare l’informativa di Piantedosi e Nordio in Parlamento è un’occasione persa per cercare di fare chiarezza. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e quello della Giustizia Carlo Nordio erano chiamati oggi in Parlamento per rispondere alle interrogazioni sul caso di Najeem Osama Almasri, il capo delle guardie libiche arrestato a Torino e riportato due giorni dopo con un volo di Stato a Tripoli. La scelta di annullare l’informativa è un’occasione persa. Perché poteva trasformarsi nel momento per fare finalmente chiarezza su quanto avvenuto tra il 19 gennaio, giorno della cattura, e il 21, giorno del rilascio. E così provare a svelenire un clima che l’avviso inviato alla presidente del Consiglio Meloni, al sottosegretario Mantovano e agli stessi Piantedosi e Nordio ha ulteriormente infiammato.
di Irene Famà
La Stampa, 29 gennaio 2025
Il ruolo del generale Almasri, il carteggio fra le procure e i tempi record del rimpatrio. Ecco tutti i punti oscuri della vicenda che oppone le toghe al governo italiano. Ci sono due versioni che confliggono nel caso del generale libico Almasri. Ed entrambe inseguono la propria verità. I giudici della Corte dell’Aja, dopo tredici anni di accertamenti, hanno deciso di arrestare l’alto militare per crimini di guerra e contro l’umanità. Omicidi, torture, riduzione in schiavitù. A Palazzo Chigi, invece, sostengono altro. Che il profilo di Almasri sia differente. Che il generale non sia a capo dei lager della Libia, ma gestisca le prigioni in cui finiscono i criminali comuni. Che sì, abbia dei legami con la Rada, gruppo paramilitare che opera nella regione ad Est di Tripoli a supporto del Governo di unità nazionale, ma che in realtà non abbia un ruolo cardine nel complesso quadro nord africano dove c’è un delicato intreccio di pressioni e fazioni che aspirano a mantenere il potere e a conservare legami con l’altra sponda del Mediterraneo. Certo è che il generale Almasri può contare su importanti contatti, risalenti nel tempo, con i nostri apparati di sicurezza. Costruiti dopo il crollo del regime di Gheddafi.
di Gabriele Fusar Poli
Corriere del Veneto, 29 gennaio 2025
Arriva da Piacenza, sarà in servizio dal 12 febbraio. “È un incarico che mi rende orgogliosa, non vedo l’ora di iniziare a lavorare in una realtà così importante a livello nazionale come il Due Palazzi”. Si limita a questo “flash” il commento di Maria Gabriella Lusi, che si appresta a diventare la nuova direttrice della casa di reclusione della città del Santo succedendo a Claudio Mazzeo, rimasto in carica per sette anni. Il cambio della guardia è fissato per il prossimo 12 febbraio: Maria Gabriella Lusi, originaria di Capua (Caserta), lascerà dopo oltre cinque anni la guida del carcere Le Novate di Piacenza - città che l’ha adottata nel 1997 - e sarà chiamata a proseguire l’ottimo operato di Vincenzo Mazzeo prendendo le redini di una casa di reclusione che almeno in quanto a numeri è vicina a quella emiliana, che conta 520 detenuti contro i 555 “padovani”. Il suo curriculum riporta importanti esperienze: dopo aver iniziato quale vicedirettrice del carcere di Parma, Maria Gabriella Lusi ha girato soprattutto il Nord Italia partendo da Bergamo e Milano Bollate e passando per Brescia e Voghera prima di prendere le redini dell’istituto penitenziario di Cremona, che ha poi lasciato per trasferirsi proprio a Piacenza. C’è inoltre una curiosità che la riguarda: suo nonno era Giovanni Caso, senatore della Democrazia Cristiana ritenuto uno dei padri Costituenti.
di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 29 gennaio 2025
Sarebbe dovuta rientrata alla direzione di Sollicciano nei prossimi giorni dopo un periodo di malattia, e invece Antonella Tuoni potrebbe essere trasferita alla direzione del carcere di Arezzo su decisione del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. E così il penitenziario fiorentino, considerato unanimemente uno dei peggiori d’Italia per le sue condizioni, e quindi per le condizioni di detenuti e lavoratori, resta senza una direzione stabile. Come raccontato dalla Nazione, la direzione provvisoria dell’istituto è stata tenuta finora da Giuseppe Renna, che però è anche il direttore delle carceri di Livorno e Gorgona, mentre la vicedirezione è stata affidata a Valentina Angioletti e Valeria Vitrani. È lo stesso Renna che non nasconde il problema: “Vengo a Sollicciano due volte a settimana, il problema è che devo dirigere anche gli istituti di Livorno e di Gorgona, la situazione è difficile, è ovvio che un carcere di primo livello come quello fiorentino necessita di una direzione stabile”. Adesso la direzione di Sollicciano, stando da quanto trapela, dovrebbe essere amministrata dal reggente Alessandro Monacelli, che è direttore del carcere di Arezzo.
di Stefano Fabbri
Corriere Fiorentino, 29 gennaio 2025
Un carcere non è mai un posto tranquillo. Ma quello di Sollicciano sembra essere senza pace. Non solo per la complessità di una popolazione carceraria di centinaia di persone in un istituto le cui criticità si trascinano da anni e la situazione gestionale fatica a trovare stabilità. Da tempo è in malattia la direttrice Antonella Tuoni, al centro di un duro confronto con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del ministero della Giustizia che le ha mosso contestazioni disciplinari e critiche alla sua gestione, durata tre anni sotto la pesante eredità di una situazione strutturale drammatica. Ora, secondo quanto riportato ieri da La Nazione, per lei c’è il mancato rinnovo dell’incarico che scadrà il 3 febbraio e ci sarebbe la direzione del carcere di Arezzo: circa 50 detenuti. Ma la novità di oggi sta nella nomina a “reggente” di Sollicciano di Alessandro Monacelli, attuale direttore dell’istituto aretino che però ancora deve completare il suo mandato. Monacelli, giovane ma già apprezzato dirigente, da oltre un mese era applicato al carcere fiorentino per tre giorni alla settimana, alleggerendo così il caleidoscopio di turnazione quasi giornaliera di direttori prestati alla guida di Sollicciano. Ora il suo mandato è stabile (relativamente) in attesa che le procedure consentano la nomina di un direttore titolare. Quantomeno chi busserà alla porta degli uffici di direzione di via Minervini sarà certo di trovare la stessa persona.
agensir.it, 29 gennaio 2025
Un luogo destinato ad accogliere i detenuti in permesso premio con le loro famiglie. Nasce ad Augusta, nel Siracusano, Casa Zaccheo. Un’iniziativa dell’Ufficio diocesano di Pastorale penitenziaria di Siracusa e della Caritas cittadina di Augusta che sarà presentata oggi, mercoledì 29 gennaio, presso la parrocchia Sacro Cuore di Gesù. La cerimonia sarà presieduta dall’arcivescovo di Siracusa, mons. Francesco Lomanto, e vedrà la partecipazione di don Helenio Schettini, referente della Caritas cittadina di Augusta, e don Andrea Zappulla, direttore dell’Ufficio di Pastorale penitenziaria, del sindaco di Augusta Giuseppe Di Mare, del direttore del carcere di Augusta, Angela Lantieri, del comandante della polizia penitenziaria della casa di reclusione di Augusta Dario Maugeri, e dei rappresentanti di polizia e carabinieri. La Casa Zaccheo sarà gestita dai volontari che accoglieranno i detenuti in permesso premio (solitamente dai tre agli otto giorni) per buona condotta o per il percorso rieducativo intrapreso.
primalecco.it, 29 gennaio 2025
Un dato positivo è costituito dal fatto che non si sono mai verificati episodi suicidari. La Commissione speciale Tutela dei diritti delle persone private della libertà personale di Regione Lombardia, presieduta dalla consigliera regionale Alessia Villa, ha effettuato oggi, martedì 28 gennaio 2025, un sopralluogo nella casa circondariale di Lecco. Attualmente il carcere ospita 78 detenuti. Un dato positivo è costituito dal fatto che non si sono mai verificati episodi suicidari. Presenti al sopralluogo anche i componenti della Commissione e il consigliere regionale lecchese Giacomo Zamperini.
di Laura Aldorisio
Corriere della Sera, 29 gennaio 2025
Lavori di sartoria nel carcere di Secondigliano con il progetto “Aprire una finestra sull’orizzonte”. L’omaggio a papa Francesco. Spazio anche a falegnameria, meccatronica, digitalizzazione. “Aprire una finestra sull’orizzonte”. È il lavoro di Giulia Russo, direttrice del Centro Penitenziario “Pasquale Mandato”, per tutti il carcere di Secondigliano. Una sfida per uno spazio invalicabile che occupa 40 ettari e ospita 1480 detenuti in 12 reparti. Dallo scorso maggio, poi, tra le stesse mura ci sono anche le detenute del carcere di Pozzuoli, evacuato per questioni di sicurezza. Imprevisti, problemi e responsabilità a non finire, ma la direttrice sa quale ritmo vuole dare al tempo del carcere, il battito di “occasioni perdute”. Da quando sette anni fa ha assunto la direzione, ha inaugurato quattro lavorazioni penitenziarie: falegnameria, meccatronica, digitalizzazione e sartoria.
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