di Marianna Romeo
tg.la7.it, 21 gennaio 2025
Il video del suo rilascio fa il giro del mondo. Tra i 90 detenuti liberati il 19 gennaio nel primo scambio tra Israele e Hamas figura anche Khalida Jarrar. Attivista per i diritti umani, accademica presso la prestigiosa Università di Birzeit a Ramallah e deputata del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP) nelle elezioni del 2006, Jarrar è una figura di spicco in Palestina. Hamas ha incluso il suo nome nella lista dei prigionieri da liberare, insieme a quelli di altri detenuti non appartenenti al movimento islamista. Il PFLP, infatti, rappresenta una delle fazioni più a sinistra e laiche della politica palestinese.
di Luca Miele
Avvenire, 21 gennaio 2025
Il fenomeno riguarda soprattutto le donne anziane. Che, in alcuni casi, reiterano i reati solo per prolungare il soggiorno dietro le sbarre. Bianche non sono solo le pareti. Ma anche i capelli delle persone che vi sono “ospitate”. La popolazione carceraria femminile in Giappone invecchia. E un drammatico paradosso la alimenta. Molte donne anziane preferiscono il carcere - dove in qualche modo vengono accudite - alla solitudine che le aspetterebbe fuori dalle prigioni. E per questo, a volte, reiterano i reati. Solo per prolungare il “soggiorno” dietro le sbarre. La Cnn è entrata nella prigione femminile di Tochigi, a nord di Tokyo. Un “viaggio” che coglie un cambiamento che attraversa e segna l’intera la società giapponese: l’invecchiamento, sempre più pronunciato, della sua popolazione. “Alcune persone fanno cose cattive di proposito, per farsi arrestare, in modo da poter finire di nuovo in prigione quando non hanno più soldi”, ha detto all’emittente Usa Yoko, una donna di 51 anni, finita in carcere per questioni di droga cinque volte negli ultimi 25 anni. “Ci sono persone che vengono qui perché fa freddo o perché hanno fame”, aggiunge una guardia carceraria. “Anche dopo essere state rilasciate e essere tornate alla vita normale, non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Ci sono anche persone che sono state abbandonate dalle loro famiglie dopo aver commesso ripetutamente crimini. Non hanno un posto dove andare”, racconta un altro agente.
di Ettore Di Bartolomeo
La Discussione, 20 gennaio 2025
Troppo carico di lavoro e responsabilità per gli agenti e gli operatori. Secondo i dati del Garante Nazionale delle persone private della libertà, per il 2024, gli agenti penitenziari hanno dovuto gestire 5.532 atti di aggressione, 12.544 casi di autolesionismo, 14.509 emergenze con ricovero ospedaliero, 1.436 proteste collettive, 12.706 proteste individuali, 2.035 tentativi di suicidio e 2.098 aggressioni fisiche nei loro confronti. Il bilancio più tragico del 2024 riguarda i decessi: 246 morti tra i detenuti, di cui 89 suicidi - il numero più alto mai registrato - e 7 suicidi tra gli stessi agenti della polizia penitenziaria.
di Barbara Roffi
tuttieuropaventitrenta.eu, 20 gennaio 2025
Sovraffollamento e “liberi sospesi”. Se negli ultimi tempi il sovraffollamento nelle carceri italiane ha raggiunto già il 133% della sua capacità a livello nazionale - con percentuali superiori al 200% in alcune carceri come a Milano, a Brescia, a Lucca e a Foggia - la situazione rischia ancora di peggiorare a causa dei più di centomila cosiddetti “liberi sospesi” cioè individui condannati, ad una pena inferiore a 4 anni, che aspettano la decisione di un magistrato di sorveglianza se mandarli in carcere o dargli una qualunque altra misura alternativa. “L’attesa per queste persone può durare anche diversi anni - ci dice Rita Bernardini, Presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino - con un impatto immaginabile sulla vita di queste persone, ma se per ipotesi anche solo il 40% di queste persone dovesse finire in carcere la situazione esploderebbe e rischierebbe di succedere un finimondo”.
di Rebecca De Fiore
sentichiparla.it, 20 gennaio 2025
“Patologie quali quelle legate alla dipendenza da sostanze stupefacenti, il disagio mentale, le malattie cardiovascolari e infettive sono molto più frequenti nella popolazione detenuta che non nella popolazione generale e la percentuale di suicidi in carcere risulta essere tra le 9 e le 20 volte maggiore coinvolgendo sia le persone detenute che il personale che opera nel carcere”. Scriveva così, a ottobre del 2022, sulle pagine di Forward, supplemento di Recenti Progressi in Medicina, Sandro Libianchi, Presidente del Coordinamento nazionale operatori per la salute nelle carceri italiane. Un problema, quello della salute in carcere, che invece che essere affrontato e risolto sembra aumentare.
di Cinzia Sopano
laquilablog.it, 20 gennaio 2025
In un mondo che spesso dimentica i margini, le Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) si presentano come avamposti di un nuovo pensiero terapeutico, dove la cura psichiatrica tenta di liberarsi dai lacci delle vecchie concezioni. La sfida è immensa: trasformare l’istituzione da luogo di confino a spazio di cura, un cambiamento radicale che interroga le fondamenta stesse della nostra percezione della malattia mentale e della criminalità. Ne parliamo con il dott. Vittorio Sconci, psichiatra.
di Nello Trocchia
Il Domani, 20 gennaio 2025
Lo scudo per le forze dell’ordine voluto da Delmastro esiste già. La sospensione dal servizio di poliziotti indagati risponde a logiche discrezionali: non esiste un criterio univoco. Ancora al lavoro i registi del pestaggio di Santa Maria Capua Vetere e la dirigente accusata dai pm di tortura. Chi era al comando durante il pestaggio di stato avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, è tornato in servizio. Intanto prosegue il processo a loro carico per decine di capi di imputazione a partire da quello più grave: tortura. E di tortura rispondono anche altri agenti, comandanti, ispettori, vice, che sono tornati in carcere a svolgere il proprio lavoro. Mentre il Governo propone uno scudo per gli agenti, in modo da evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati di chi appartiene alle forze dell’ordine, nel sistema carcere questo “scudo” già c’è e si chiama Andrea Delmastro Delle Vedove.
di Sergio Locoratolo
La Repubblica, 20 gennaio 2025
Tra le grandi riforme che il Governo e la maggioranza di centrodestra stanno proponendo a ritmi serrati (con esiti incerti), questa settimana spiccano quella del gioco del burraco, promossa dal presidente del Senato La Russa, e quella, senz’altro di minor rilievo, della separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. Di cui ci occupiamo, occorrendo per il burraco competenze tecnico - scientifiche che meritano un approccio di maggiore valore contenutistico. Dunque, la Camera approva in prima lettura il disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere di giudici e pm. Scopo della riforma: limitare il correntismo tra i magistrati, depotenziare la figura del pm, con l’intento di limitarne gli eccessi di potere, fare del pm una controparte vera e propria della difesa, a sostegno della struttura accusatoria del codice del processo penale.
di Federica Pozzi
Il Messaggero, 20 gennaio 2025
L’Associazione nazionale magistrati continua la sua battaglia contro la separazione delle carriere, la riforma tanto voluta dal centrodestra che ha avuto il primo via libera alla Camera lo scorso giovedì. Diversi gli atti di protesta annunciati che saranno messi in pratica a stretto giro. A iniziare dalle cerimonie per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, durante le quali i magistrati usciranno dall’aula quando prenderà la parola il ministro Carlo Nordio o un suo delegato. Non solo: si riuniranno all’esterno, prima dell’inizio della cerimonia, per mostrare dei cartelli con una serie di frasi tratte da un testo significativo sul valore della Costituzione. Quale sarà questo testo verrà deciso nei prossimi giorni. I giudici hanno poi annunciato per il prossimo 27 febbraio anche una giornata di sciopero.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 20 gennaio 2025
I 5 astenuti contro la protesta al via dell’anno giudiziario. Cinque astensioni a fronte di ventotto voti a favore e nessuno contrario non sono il segno di divisioni o spaccature, anzi. La protesta varata dal comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati contro la riforma costituzionale che ha ricevuto il primo sì in Parlamento ribadisce che le toghe di ogni tendenza politica e culturale sono compatte nell’opporsi alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
- L’Anm vuole giocarsi il tutto per tutto e far saltare la separazione delle carriere
- Quel “resistere, resistere, resistere” di Borrelli trasformò le toghe in partito
- I magistrati: “Mai in 50 anni stravolta così la Costituzione”, l’allarme dell’Anm
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- Perché separare le carriere dei pm è ipocrita, costoso e soprattutto inutile










