di Barbara Roffi
tuttieuropaventitrenta.eu, 20 gennaio 2025
Sovraffollamento e “liberi sospesi”. Se negli ultimi tempi il sovraffollamento nelle carceri italiane ha raggiunto già il 133% della sua capacità a livello nazionale - con percentuali superiori al 200% in alcune carceri come a Milano, a Brescia, a Lucca e a Foggia - la situazione rischia ancora di peggiorare a causa dei più di centomila cosiddetti “liberi sospesi” cioè individui condannati, ad una pena inferiore a 4 anni, che aspettano la decisione di un magistrato di sorveglianza se mandarli in carcere o dargli una qualunque altra misura alternativa. “L’attesa per queste persone può durare anche diversi anni - ci dice Rita Bernardini, Presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino - con un impatto immaginabile sulla vita di queste persone, ma se per ipotesi anche solo il 40% di queste persone dovesse finire in carcere la situazione esploderebbe e rischierebbe di succedere un finimondo”.
di Rebecca De Fiore
sentichiparla.it, 20 gennaio 2025
“Patologie quali quelle legate alla dipendenza da sostanze stupefacenti, il disagio mentale, le malattie cardiovascolari e infettive sono molto più frequenti nella popolazione detenuta che non nella popolazione generale e la percentuale di suicidi in carcere risulta essere tra le 9 e le 20 volte maggiore coinvolgendo sia le persone detenute che il personale che opera nel carcere”. Scriveva così, a ottobre del 2022, sulle pagine di Forward, supplemento di Recenti Progressi in Medicina, Sandro Libianchi, Presidente del Coordinamento nazionale operatori per la salute nelle carceri italiane. Un problema, quello della salute in carcere, che invece che essere affrontato e risolto sembra aumentare.
di Cinzia Sopano
laquilablog.it, 20 gennaio 2025
In un mondo che spesso dimentica i margini, le Rems (Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza) si presentano come avamposti di un nuovo pensiero terapeutico, dove la cura psichiatrica tenta di liberarsi dai lacci delle vecchie concezioni. La sfida è immensa: trasformare l’istituzione da luogo di confino a spazio di cura, un cambiamento radicale che interroga le fondamenta stesse della nostra percezione della malattia mentale e della criminalità. Ne parliamo con il dott. Vittorio Sconci, psichiatra.
di Nello Trocchia
Il Domani, 20 gennaio 2025
Lo scudo per le forze dell’ordine voluto da Delmastro esiste già. La sospensione dal servizio di poliziotti indagati risponde a logiche discrezionali: non esiste un criterio univoco. Ancora al lavoro i registi del pestaggio di Santa Maria Capua Vetere e la dirigente accusata dai pm di tortura. Chi era al comando durante il pestaggio di stato avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020, è tornato in servizio. Intanto prosegue il processo a loro carico per decine di capi di imputazione a partire da quello più grave: tortura. E di tortura rispondono anche altri agenti, comandanti, ispettori, vice, che sono tornati in carcere a svolgere il proprio lavoro. Mentre il Governo propone uno scudo per gli agenti, in modo da evitare l’iscrizione automatica nel registro degli indagati di chi appartiene alle forze dell’ordine, nel sistema carcere questo “scudo” già c’è e si chiama Andrea Delmastro Delle Vedove.
di Sergio Locoratolo
La Repubblica, 20 gennaio 2025
Tra le grandi riforme che il Governo e la maggioranza di centrodestra stanno proponendo a ritmi serrati (con esiti incerti), questa settimana spiccano quella del gioco del burraco, promossa dal presidente del Senato La Russa, e quella, senz’altro di minor rilievo, della separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri. Di cui ci occupiamo, occorrendo per il burraco competenze tecnico - scientifiche che meritano un approccio di maggiore valore contenutistico. Dunque, la Camera approva in prima lettura il disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere di giudici e pm. Scopo della riforma: limitare il correntismo tra i magistrati, depotenziare la figura del pm, con l’intento di limitarne gli eccessi di potere, fare del pm una controparte vera e propria della difesa, a sostegno della struttura accusatoria del codice del processo penale.
di Federica Pozzi
Il Messaggero, 20 gennaio 2025
L’Associazione nazionale magistrati continua la sua battaglia contro la separazione delle carriere, la riforma tanto voluta dal centrodestra che ha avuto il primo via libera alla Camera lo scorso giovedì. Diversi gli atti di protesta annunciati che saranno messi in pratica a stretto giro. A iniziare dalle cerimonie per l’inaugurazione dell’anno giudiziario, durante le quali i magistrati usciranno dall’aula quando prenderà la parola il ministro Carlo Nordio o un suo delegato. Non solo: si riuniranno all’esterno, prima dell’inizio della cerimonia, per mostrare dei cartelli con una serie di frasi tratte da un testo significativo sul valore della Costituzione. Quale sarà questo testo verrà deciso nei prossimi giorni. I giudici hanno poi annunciato per il prossimo 27 febbraio anche una giornata di sciopero.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 20 gennaio 2025
I 5 astenuti contro la protesta al via dell’anno giudiziario. Cinque astensioni a fronte di ventotto voti a favore e nessuno contrario non sono il segno di divisioni o spaccature, anzi. La protesta varata dal comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati contro la riforma costituzionale che ha ricevuto il primo sì in Parlamento ribadisce che le toghe di ogni tendenza politica e culturale sono compatte nell’opporsi alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 gennaio 2025
L’Anm è nuda. Come un re. Come il re che ha governato, anzi sottomesso il sistema politico dal 1992 a oggi. Lo ha fatto per l’intero ventennio berlusconiano e poi nei lustri successivi. Con l’allure snobistica e sussiegosa dei custodi della morale. I pm cambiavano il destino di leader e governi, ma nel supremo distacco dei loro uffici giudiziari. Indicavano la retta via al popolo ma senza sporcarsi le mani. Ora no. Ora se le sporcano. Sono pronti a presidiare le cerimonie inaugurali dell’anno giudiziario, in programma venerdì e sabato prossimi, bardati di magliette anti-Nordio, come i militanti di un partito antagonista.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 20 gennaio 2025
Il corpo scelto dei Pubblici Ministeri ha sempre fatto il bello e il cattivo tempo nel processo. Questa è una verità inoppugnabile ed è anche il fondamento della lotta furibonda, condotta con le unghie e con i denti, che le toghe conducono da sempre nei confronti di qualunque riforma che liberi i giudici dal giogo del rappresentante dell’accusa. Sotto sotto c’è sempre la nostalgia per il sistema inquisitorio, quando tutto si faceva di nascosto e in gran segreto. Ma la riforma Vassalli del 1989 ha portato tutto nella luce appariscente dell’aula. È lì che si forma la prova, è lì che le due parti, accusa e difesa, dovrebbero lottare ad armi pari davanti a un giudice che, lo impone la Costituzione, deve essere terzo e imparziale.
Il Messaggero, 20 gennaio 2025
Il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia: “Delegittima le toghe stare in silenzio di fronte a una riforma che peggiorerà il servizio giustizia e indebolisce il quadro delle garanzie”. “Lanciamo un grido di allarme. Non c’è mai stata negli ultimi 50 anni, forse, una riforma che stravolge radicalmente la fisionomia della nostra Costituzione alterando quelli che sono i rapporti tra i poteri dello Stato e gettando le basi per un possibile condizionamento del potere giudiziario”. Lo ha detto Salvatore Casciaro, segretario generale dell’Anm, parlando ad Agorà in onda su Rai Tre, della separazione delle carriere. “Delegittima le toghe stare in silenzio di fronte a una riforma che peggiorerà il servizio giustizia e indebolisce il quadro delle garanzie”. Lo ha detto a Sky Tg24 il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia, ribattendo ai penalisti secondo cui lo sciopero contro la separazione delle carriere delegittima i magistrati. “Stiamo privando i magistrati del diritto di elettorato attivo e passivo. È come dire: non siete in grado di eleggere i vostri rappresentanti. Il sorteggio non è la panacea di tutti i mali e umilia la magistratura, unica tra le tante a vedersi privata di questo diritto”, ha aggiunto Santalucia.
- I magistrati: “Mai in 50 anni stravolta così la Costituzione”, l’allarme dell’Anm
- Perché separare le carriere dei pm è ipocrita, costoso e soprattutto inutile
- Celli (Md): “Il nostro sciopero serve ad aprire la discussione su una riforma sbagliata”
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- Sì al ricorso in Cassazione contro il diniego alla giustizia riparativa










