di Valerio Cuccaroni
Il Domani, 15 gennaio 2025
L’annuncio del capo della Polizia Vittorio Pisani: nelle superiori c’è un “bacino delle vocazioni”. E annuncia l’avvio di “percorsi formativi”. Per la segretaria della Flc Cgil l’obiettivo è sostituire il lavoro dei docenti sull’educazione civica con soggetti esterni. Continua la propaganda militarista e securitaria all’interno delle scuole. Vittorio Pisani, nominato capo della Polizia dal governo Meloni nel maggio 2023, ha annunciato l’assunzione di 20mila agenti entro il 2028, precisando che il reclutamento punterà sulle scuole, con l’organizzazione di “percorsi formativi”.
di Laura Onofri*
Il Fatto Quotidiano, 15 gennaio 2025
Nell’ultima manovra erano stati trovati 500mila euro, grazie a un emendamento di Riccardo Magi di +Europa, passato con il voto delle opposizioni, destinati all’educazione all’affettività e alla sessualità nelle scuole. Finalmente, abbiamo pensato, qualcosa si sta muovendo dopo le tante parole del ministero dell’Istruzione Valditara, spese anche nell’incontro con Gino Cecchettin per la firma del protocollo di intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la Fondazione Giulia Cecchettin, con l’obiettivo di avviare percorsi educativi nelle scuole per prevenire la violenza contro le donne. Ma la fobia di questa destra per il “gender” ha prevalso ancora una volta e così il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, durante il question time alla Camera, ha spiegato che quei 500mila euro stanziati dalla Legge di Bilancio per promuovere corsi di educazione sessuale e affettiva saranno utilizzati per formare gli insegnanti delle scuole medie e superiori sui temi della prevenzione dell’infertilità.
Il Giorno, 15 gennaio 2025
Il cooperante veneziano è detenuto dallo scorso 15 novembre. L’appello della famiglia al governo italiano: “Ha bisogno di farmaci”. Il Pd presenta un’interrogazione parlamentare. Articolo21 chiama in causa Cecilia Sala: “Pare esserci un doppio standard”. Il Pd insieme all’associazione Articolo 21 chiede di accendere i riflettori sul caso di Alberto Trentini, cittadino italiano, nato a Venezia, arrestato in Venezuela il 15 novembre scorso. Da quel giorno di lui non si è saputo più nulla. Giuseppe Provenzano e Gianni Cuperlo hanno presentato un’interrogazione parlamentare, insieme ai colleghi Fabio Porta, Enzo Amendola, Lia Quartapelle e Laura Boldrini, in cui si domanda al governo che iniziative stia prendendo per garantire al connazionale che i suoi “diritti processuali e di detenzione siano garantiti” e per sollecitare l’immediato rientro in Italia. Un appello è stato lanciato al governo italiano anche dalla famiglia tramite l’avvocata Alessandra Ballerini, affinché vengano “posti in essere tutti gli sforzi diplomatici possibili e necessari, aprendo un dialogo costruttivo con le istituzioni venezuelane, per riportare a casa Alberto e garantirne l’incolumità”.
di Elisabetta Zamparutti
L’Unità, 15 gennaio 2025
Curda, 40 anni, è stata condannata a morte per aver aiutato donne e bambini sfollati per colpa dello Stato islamico. Anche lei è rinchiusa a Evin. Il caso della nostra connazionale, che si è concluso positivamente, non può esimerci dal denunciare ciò che accade in Iran, dove l’anno scorso si sono contate 1000 esecuzioni. Il ricorso alla Corta Suprema è stato respinto. Pakhshan Azizi è condannata a morte in via definitiva dopo essere stata ritenuta colpevole di “ribellione”. La sua colpa? La donna curda di 40 anni avrebbe aiutato donne e bambini sfollati per colpa dello Stato Islamico e ospitati in campi nel nord-est della Siria e nella regione del Kurdistan iracheno. Dopo l’arresto, avvenuto nell’agosto del 2023, Pakhshan era stata sottoposta a torture e maltrattamenti durante gli interrogatori per indurla a “confessare” legami con gruppi di opposizione curdi, da lei ha ripetutamente negati.
La Stampa, 15 gennaio 2025
Il messaggio nel giorno del suo 53esimo compleanno. Amnesty: anche l’Italia agisca per liberarlo. Ahmadreza Djalali, il medico e docente con doppia cittadinanza svedese e iraniana, per anni presso l’Università del Piemonte Orientale di Novara, arrestato nel 2016 e condannato a morte per “spionaggio”, ha inviato quello che appare il suo più disperato appello dal carcere di Evin, in cui accusa il governo di Stoccolma di considerarlo un “cittadino di serie B” e di averlo dimenticato nel braccio della morte. “Sono passati otto anni e nove mesi da quando sono stato rinchiuso a Evin, 3.185 giorni senza nessuna pausa in una cella orribile”, ricorda lo stesso Djalali in un messaggio audio in inglese dal carcere, diffuso da Amnesty International Italia nel giorno del suo compleanno. “In questi anni terribili mi sono ammalato di diverse malattie, tra cui la bradicardia (una aritmia del cuore caratterizzata da una frequenza cardiaca bassa, ndr) che mette a rischio la mia vita”, riferisce Djalali.
coe.int, 15 gennaio 2025
In un nuovo rapporto, il Comitato per la prevenzione della tortura (CPT) del Consiglio d’Europa ha espresso una serie di preoccupazioni riguardanti il trattamento delle persone private della libertà da parte della polizia e il sovraffollamento delle carceri. Il rapporto fa seguito a una visita condotta dal CPT dal 19 al 28 marzo 2024, incentrata sulla polizia e sulla custodia cautelare in quattro cantoni francofoni della Svizzera: Ginevra, Friburgo, Vallese e Vaud. In relazione al trattamento delle persone private della libertà da parte della polizia, il CPT ha ascoltato ancora una volta accuse di maltrattamento fisico e uso eccessivo della forza, tra cui morsi da parte dei cani poliziotto, colpi di manganello, testate, pugni e calci, nonché violenti bloccaggi a terra.
di Ilaria Storti
conquistedellavoro.it, 14 gennaio 2025
Le condizioni delle carceri italiane sono indegne. Tuttavia, nonostante gli allarmi lanciati da anni da sindacati e associazioni e nonostante il forte richiamo lanciato dal Papa in occasione del Giubileo, la politica continua a rinviare una riforma del sistema. Un sistema al collasso. Sindacati e associazione che si occupano del settore, come Antigone, ricordano che da inizio anno sono già 11 le persone detenute che si sono tolte la vita in carcere. A queste si aggiunge un’ulteriore persona suicidatasi in stato di privazione della libertà in una Rems e un operatore penitenziario del carcere di Paola.
di Tazio Brusasco*
volerelaluna.it, 14 gennaio 2025
Il carcere è, per la “società libera” un’isola sconosciuta: per disinteresse, per mancanza di informazioni da parte dei media, perché è una “istituzione totale” per eccellenza, priva di contatti con l’esterno. E poi perché, per i più, i suoi ospiti - i detenuti e le detenute - non meritano alcuna attenzione e anzi, dopo il loro ingresso in carcere, si dovrebbe semplicemente “buttare la chiave”. Neanche l’ormai interminabile sequenza di suicidi e di atti di autolesionismo basta a rompere l’isolamento di una realtà che accoglie e rinchiude, ogni giorno, 62.000 persone, in gran parte senza diritti e senza speranza. Per contribuire a uno sguardo diverso e alla considerazione del carcere come un “pezzo” della società ospitiamo (e lo faremo periodicamente) le noterelle di un insegnante in un istituto penitenziario del Paese, non importa quale. Sono affreschi di vita quotidiana finalizzati a restituire dignità e umanità a una condizione che spesso non ce l’ha.
di Alessia Candito
La Repubblica, 14 gennaio 2025
Da Nord a Sud si contano sei casi accertati e due sospetti. A Modena sono due i detenuti che hanno deciso di farla finita nei primi giorni dell’anno. Inascoltato l’appello di Mattarella. Nelle carceri italiane ogni due giorni un detenuto si toglie la vita. E se si considerano anche le cosiddette “morti sospette” la percentuale cresce ulteriormente. A due settimane dall’inizio dell’anno, dietro le sbarre è già emergenza suicidi. Ufficialmente se ne contano sei in due settimane che diventano otto contando anche gli episodi su cui ancora si indaga, il doppio dei tre casi registrati nello stesso periodo del 2024, anni luce dal singolo caso di due anni fa.
di Anna Lisa Mandorino*
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Il progetto di Cittadinanzattiva. Sono 2.698 le donne presenti negli istituti penitenziari italiani al 31 dicembre 2024, pari al 4,36% della popolazione detenuta totale. Facendo riferimento alle carceri esclusivamente femminili (Trani, Pozzuoli, Roma Rebibbia, Venezia Giudecca), il numero più alto di donne detenute, 378, si trova nel carcere Stefanini di Rebibbia di Roma: qui il tasso di sovraffollamento è del 138%, superiore a quello generale, già molto elevato e pari al 120%, delle carceri italiane. E nell’istituto penitenziario di Rebibbia è partito il progetto “I Care” con il quale nell’ultimo anno siamo entrati, una volta al mese circa, per condurre, assieme agli operatori e alle operatrici penitenziarie, ai referenti della Asl Roma 2, all’associazione culturale Masc - e soprattutto con il coinvolgimento diretto delle donne detenute - percorsi di formazione sanitaria e di peer education nonché laboratori creativi sul tema della salute e della prevenzione oncologica femminile.
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