di Massimo Franco
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Gli scontri con la magistratura riflettono una relazione tra poteri dello Stato in bilico da anni e mai riequilibrata in modo condiviso. Più che le singole polemiche, colpisce lo sfondo conflittuale nel quale si inseriscono. È come se con l’inizio del 2025 lo scontro tra il governo e la magistratura, invece di ridursi, preparasse una sorta di resa dei conti finale. E questo nonostante oggi il Parlamento possa forse concordare l’elezione dei quattro giudici che mancano alla Corte costituzionale: un esito non scontato ma atteso da tempo. Si tratti di femminicidi, immigrazione, violenze di piazza, sicurezza o riforma della giustizia, ogni occasione diventa pretesto per misurare il rispettivo potere.
di Nicoletta Tempera
La Nazione, 14 gennaio 2025
Colosimo e Ferro (FdI): presto l’approvazione delle norme. Il ministro Piantedosi: esigenza condivisa da tutti. La violenza per la violenza. La rabbia dei giovanissimi che diventa strumento di devastazione nelle mani dei soliti professionisti del disordine. A Bologna come a Roma, Milano, Torino. Con il pretesto di chiedere giustizia per la morte di Ramy Elgaml. Danni, vandalismi e scontri con le forze dell’ordine, il cui comune denominatore è la presenza, al fianco di frange anarchiche e antagonisti, di tantissimi ragazzini di seconda generazione. Facce nuove della piazza, lontane dalla contestazione politica, intercettate da queste galassie un po’ per caso, un po’ per circostanza. Il tema, la morte del diciannovenne in un incidente in scooter, mentre era inseguito dai carabinieri, tocca le corde di molti giovanissimi soprattutto di origine straniera. Tuttavia, la memoria di Ramy è stata svilita, lasciando il posto al caos.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 14 gennaio 2025
La maggioranza cerca una soluzione per soddisfare le critiche del Colle e contemporaneamente portare a casa la legge-bandiera. Piantedosi: “In un modo o nell’altro, vogliamo al più presto tutele aggiuntive per le forze dell’ordine”. È la strategia degli annunci. “Il Ddl Sicurezza va approvato subito”, ripete da alcuni giorni come un grido di battaglia la Lega a cui ieri si sono accodati Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia in Senato, e la sottosegretaria al ministero dell’Interno Wanda Ferro di FdI. E in serata anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi intervistato da Rai Uno ha sostenuto la necessità di arrivare al più presto al varo del disegno di legge spiegando che “tutti condividono, al di là di quali saranno le strade che verranno prescelte, l’esigenza di arrivare al più presto ad una definizione di un quadro normativo che sicuramente porrà anche delle importanti tutele aggiuntive a quello che è il lavoro complicato delle forze dell’ordine”.
di Marco Cremonesi
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Allo studio del Governo. Romeo: votare subito, ma se si interviene allora regole più severe. Piantedosi: Salvini apprezza il mio lavoro. “Sono stati 273 - in aumento del 127,5% sull’anno precedente - gli operatori delle forze di polizia rimasti feriti nel corso delle oltre 12 mila manifestazioni che si sono tenute in Italia nel 2024”. Matteo Piantedosi interviene sul clima che si è creato dopo i recenti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, causati anche dalla morte del giovane Ramy Elgaml, a Milano: “Una tragedia rispetto alla quale dobbiamo essere tutti commossi e partecipi del dolore dei genitori che peraltro stanno dando testimonianza di grande equilibrio e non deve essere strumentalizzata”.
di Marco Franchi
Il Fatto Quotidiano, 14 gennaio 2025
L’ex magistrato Roberto Settembre: “Oltre a un affievolimento dello stato di diritto e del principio di responsabilità, mi preoccupa molto il venire meno dell’obbligatorietà dell’azione penale. Così si rischia di minare la fiducia tra cittadini e forze dell’ordine. Di costruire un rapporto basato sul timore”.
di Paolo Di Falco
Il Domani, 14 gennaio 2025
Tre vicende sconosciute di torture e violenze da parte delle forze di polizia. Storie di vittime e dei loro familiari, in alcuni casi senza ancora una verità definitiva. La storia di abusi, torture e violenze da parte di chi indossa una divisa è composta da moltissimi capitoli, purtroppo. In uno stato di diritto, in una democrazia compiuta, tali soprusi per mano delle forze dell’ordine su cittadini e cittadine inermi dovrebbero appartenere a un passato già archiviato da tempo. Eppure, continuano ad accadere. Il caso di Stefano Cucchi, ancora prima quello di Federico Aldrovandi e di tantissimi altri che hanno perso la vita per un fermo o un banale controllo impone una riflessione sulla strada da intraprendere perché non si ripetano mai più.
di Kaspar Hauser
Il Manifesto, 14 gennaio 2025
Nomine della Corte Costituzionale Oggi possibile fumata bianca su quattro giudici, ma Forza Italia tiene tutti in sospeso. Oggi attorno alle 16 il presidente della Camera Lorenzo Fontana dovrebbe annunciare i nomi dei quattro nuovi giudici costituzionali che mancano alla Consulta per colmare il plenum. A imporre l’uso del condizionale è la prudenza, visto che si tratta pur sempre di elezioni a scrutinio segreto. E soprattutto perché è il centrodestra, e meglio ancora Forza Italia, che sta sfogliando la margherita dei nomi. In ogni caso se dovesse giungere un’altra fumata nera, Fontana è pronto a convocazioni quotidiane del parlamento in seduta comune.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 14 gennaio 2025
I partiti non hanno ancora trovato l’accordo per l’elezione di quattro componenti mancanti della Corte costituzionale di nomina parlamentare. FdI propone Marini, il Pd Luciani, Forza Italia Sisto o Zanettin (ma Meloni non sarebbe d’accordo). I partiti non hanno ancora trovato l’accordo per l’elezione di quattro componenti mancanti della Corte costituzionale di nomina parlamentare, con il Parlamento in seduta comune convocato oggi alle ore 13. La trattativa potrebbe andare in porto a ridosso dello scrutinio ma esiste il rischio che, dopo dodici votazioni andate a vuoto per il mancato raggiungimento del quorum, anche quella prevista oggi veda alla fine una fumata nera, costringendo i partiti all’ennesimo rinvio e lasciando la Consulta con 11 componenti su 15, il minimo legale per poter deliberare. Sarebbe con questa striminzita composizione che la Corte costituzionale il 20 gennaio si ritroverebbe a decidere sull’ammissibilità del referendum abrogativo della riforma sull’autonomia differenziata. Neanche il vertice tenuto ieri pomeriggio dalla premier Meloni a Palazzo Chigi con i due leader alleati, Antonio Tajani e Matteo Salvini, per il momento sembra essere servito a sbrogliare la matassa.
di Luciano Violante
Corriere della Sera, 14 gennaio 2025
Sarebbe opportuno un ripensamento sulla riforma per evitare che in un possibile referendum i cittadini votino non pro o contro una legge ma pro o contro la magistratura. La cosiddetta separazione delle carriere non ha nulla a che vedere con l’amministrazione della giustizia. Si tratta di un tentativo di riequilibrio dei rapporti tra politica e magistratura, a vantaggio della politica, dopo circa mezzo secolo di primato della magistratura. L’esigenza è fondata; tuttavia non vanno sottovalutati i rischi della soluzione proposta. Separare dai giudici i circa 1.500 pubblici ministeri e costruire per loro un apposito CSM, distinto dal CSM dei giudici, significa creare una nuova corporazione giudiziaria del tutto autogestita. Una sorta di superpolizia, priva di controlli, separata dai giudici, autogovernata, dotata di formidabili poteri di ingerenza nella vita dei singoli, delle famiglie, delle imprese e della stessa politica, con rischi rilevanti per le libertà di tutti i cittadini. Si tratterebbe di una istituzione illiberale sconosciuta ai paesi civili.
di Augusto Minzolini
Il Giornale, 14 gennaio 2025
Una volta erano i partiti politici a mostrare una maggiore sensibilità verso un argomento delicato come la politicizzazione dei magistrati; ora, invece, sono gli elettori. Siamo al primo giro di boa per l’approvazione della riforma della giustizia che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pm: domani comincerà l’esame a Montecitorio che dovrebbe concludersi tra mercoledì e giovedì, poi ci sarà l’esame del Senato, le doppie letture e infine il referendum nel 2026 che vede già l’Associazione Nazionale Magistrati schierata contro. A conti fatti, insieme all’autonomia, è una delle riforme che l’esecutivo porterà a casa, visto che quella del premierato continua ad essere in bilico per i tempi e difficilmente arriverà in porto in questa legislatura.
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