di Niccolò Nisivoccia
Il Manifesto, 27 dicembre 2024
Dopo le polemiche per il calendario della Penitenziaria il ministro ci tiene a diffondere un’idea di punizioni inflessibili e di severità. Tutto questo mentre in celle invivibili si tocca il numero record di suicidi. Sessantaduemila persone detenute a fronte di una capienza regolamentare di cinquantunomila; un tasso di crescita della popolazione carceraria in continuo aumento, così come il tasso di affollamento medio; in diminuzione invece, in rapporto alle presenze, il personale di polizia penitenziaria; celle prive di spazio vitale; ottantanove suicidi, il numero più alto di sempre. Sono alcuni dei dati contenuti nel Report di fine anno sulle carceri pubblicato in questi giorni da Antigone, e sono dati perfettamente allineati alla concezione del diritto e della giustizia che attraversa i nostri tempi: un diritto fondato sulla forza e sul controllo, una giustizia inflessibile e votata alle punizioni più severe.
di Valentina Errante
Il Messaggero, 27 dicembre 2024
L’annus horribilis per le carceri italiane e la richiesta di clemenza da parte di Papa Francesco. A fronte delle cifre diffuse dall’associazione Antigone, che raccontano come quelli trascorsi siano stati i mesi più difficili per i detenuti, nel giorno dell’apertura della Porta Santa a Rebibbia si riapre il dibattito politico. Il report è all’esame di via Arenula. Dall’inizio del 2024, secondo Ristretti Orizzonti, in Italia si sono tolte la vita 88 persone detenute. Mai si era registrato un numero così alto, che ha superato addirittura il tragico primato del 2022 che, con 84 casi, era stato fino ad ora l’anno con più suicidi in carcere di sempre. Oltre ai suicidi, evidenzia il rapporto, il 2024 è stato in generale l’anno con il maggior numero di decessi. Se ne contano 243 da inizio gennaio. Il Papa, alla presenza del ministro della Giustizia Carlo Nordio, ha chiesto anche provvedimenti che sono l’anima di tutti i Giubilei: “Forme di amnistia o di condono della pena” per i carcerati e la remissione dei debiti per i Paesi in via di sviluppo. Un impegno che trapela dalle parole del vicepremier Antonio Tajani.
di Adriana Logroscino
Corriere della Sera, 27 dicembre 2024
Serracchiani (Pd): Tajani faccia seguire alle parole i fatti. Magi: “Il governo inventa nuovi reati e aggrava la situazione. Serve amnistia”. I radicali: urgente un ampio dibattito in parlamento. L’appello del Papa, la richiesta di un “atto di clemenza” contenuto nella bolla di indizione del Giubileo e le parole rivolte ai detenuti di Rebibbia sollecitano la politica a schierarsi - e a polemizzare - sulle condizioni nelle carceri e sulle misure da introdurre per porvi rimedio. In prima fila alla messa, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, con il quale Francesco si intrattiene anche per un breve colloquio. “Ma non abbiamo parlato di un atto di clemenza per il Giubileo”, riferisce dopo lo stesso papa ai cronisti.
di Giovanni Innamorat
ansa.it, 27 dicembre 2024
L’apertura della porta santa del Giubileo nel carcere romano di Rebibbia da parte di Papa Francesco ha riacceso il dibattito politico sul problema delle carceri. Tra i primi a commentare l’evento è stato il vicepremier e leader di Fi, Antonio Tajani, che ha invitato ad affrontare il tema, proponendo anche alcune soluzioni. Un intervento che ha favorito l’apertura al dialogo da parte del Pd e una indiretta chiusura da parte dell’eurodeputato della Lega Roberto Vannacci.
umbriajournal.com, 27 dicembre 2024
L’Associazione Luca Coscioni ha formalmente richiesto alle 102 Aziende Sanitarie Locali (Asl) di fornire le relazioni relative alle ispezioni sanitarie effettuate nelle 189 carceri italiane. Questa richiesta segue le difficoltà riscontrate dalle Asl nell’adempiere al loro ruolo di monitoraggio delle condizioni di salute dei detenuti, previste dalla legge. La denuncia è diventata ancora più urgente dopo che i dati sul sovraffollamento delle carceri italiane hanno raggiunto numeri allarmanti. Al 9 dicembre 2024, le carceri italiane ospitano 62.283 detenuti, a fronte di una capienza di 51.165 posti. Tuttavia, 4.478 posti non sono disponibili, portando il tasso di affollamento a un 133,4%. Questo tasso, che durante l’estate era sceso sotto il 130%, evidenzia una situazione di grande difficoltà.
di Vincenzo Donvito Maxia
aduc.it, 27 dicembre 2024
Anche oggi si è consumato il rito (ormai diventato mito) delle carceri buone, che dovrebbero rieducare i coscritti e indirizzarli ad una vita di civile convivenza. C’è il solito papa… non ce ne voglia, ma la sua eucaristica solitudine va di pari passo coi ministri in passerella: oggi a Rebibbia/Roma, con lui c’è quello della Giustizia e un ex-ministro oggi presidente Cnel, e poi quell’altro e quell’altro ancora. Poi ci sono i soliti (bontà loro) radicali ex-pannelliani, che non contano nulla ma accumulano segnalazioni e denunce che, quando qualcuno di potere prende in considerazione (tipo i leader del partito di governo Forza Italia), anche lì è la solita passerella. Infine ci sono alcuni rappresentanti delle istituzioni di secondo livello (consiglieri regionali e comunali e qualche sindaco) che, in ordine sparso, dopo le denunce, bene che vada riescono a far arrivare in carcere qualche ventilatore per l’estate. Ah, e poi, quando capita ci sono alcuni, anche esponenti dello stesso governo e dello stesso ministero di chi oggi è col papa a Rebibbia/Roma, che auspicano le peggiori torture per chi finisce dietro le sbarre.
di Patrizio Gonnella*
Il Manifesto, 27 dicembre 2024
Era il 2014 quando Papa Francesco, in un discorso sulle carceri rivolto all’associazione degli avvocati penalisti, rompeva con la tradizione cristiana e cambiava il lessico rispetto alla dottrina della Chiesa. In quel discorso non erano presenti parole come correzione morale, redenzione, pietà, perdono ma c’erano parola ben più pregnanti come populismo penale, capri espiatori, razzismo, disumanità. Un discorso politico più che religioso, sociologico più che teologico. Il Papa ruppe allora con la tradizione che affidava alla pena carceraria il compito di essere la medicina capace di costruire una società sana. Sono trascorsi dieci anni da allora e Papa Francesco torna ad accendere le luci sulle carceri in occasione del Giubileo appena iniziato. La sua decisione di aprire la porta del carcere romano di Rebibbia ha un forte sapore simbolico in un’epoca contrassegnata da ondate repressive, chiusure, machismo, violenze, morti e suicidi a ripetizione.
di Massimo Donini
L’Unità, 27 dicembre 2024
Se si crede che infliggere pene sia giustizia, anziché necessità sociale nei limiti dell’utilità collettiva e del senso di umanità, ci si può innamorare di questi riti. Ma senza una forma di riparazione nessuna pena ha mai restituito un bene che sia stato leso. Proporre un movimento contro ogni innamoramento punitivo è nello spirito del tempo? Parrebbe di no, perché come osservatori registriamo costanti flussi di opinione orientati al punire. Il modo di sentire, di reagire e di vivere i conflitti sociali e le delusioni subìte dai comportamenti illeciti o criminosi riguarda la famiglia, la scuola, l’ambiente di lavoro, i rapporti fra le persone, la società civile e politica, lo Stato e il diritto nazionale e internazionale. Riguarda tutti e tutto. Ridefinire la percezione e la reazione a misfatti e delitti ha valore educativo, filosofico, politico, giuridico.
Separiamo le toghe incapaci da quelle capaci: è questa la vera riforma che può cambiare la giustizia
di Alberto Cisterna
Il Dubbio, 27 dicembre 2024
“Memorie dal sottosuolo” sarebbe da titolare la storia della magistratura italiana degli ultimi due decenni. Senza la cupa visione di Fëdor Dostoevskij sulla fragilità umana, ma comunque nella consapevolezza che la stragrande maggioranza delle toghe italiane si trova a vivere le conseguenze di una “spedizione punitiva” che la politica ha intrapreso, e che intende portare a termine, pur non avendo colpe particolari da scontare o peccati originali da emendare. Un sottosuolo fatto di cunicoli stretti e polverosi, di strettoie impraticabili e senza luce. Con migliaia di fascicoli da gestire, personale esiguo su cui contare, sistemi informatici obsoleti e precari da adoperare, con un’avvocatura in bilico tra rassegnazione e rivolta che assiste sfiduciata a un declino che inevitabilmente la coinvolge e la risucchia.
di Paola Rossi
Il Sole 24 Ore, 27 dicembre 2024
L’obbligo che. se violato fa scattare il reato, discende non solo dall’esito positivo degli esami fatti con apparecchi portatili, ma anche se il comportamento del guidatore denota l’assunzione di sostanze psicotrope. Il conducente che fermato dalla Polizia si rifiuta di recarsi in ospedale per accertare se si sia posto alla guida dopo l’assunzione di sostanze psicotrope, commette il reato previsto dall’articolo 187 del Codice della strada. E non può invocare come scriminante del proprio rifiuto la circostanza che gli agenti su strada non avessero la dotazione di apparecchi portatili per la rilevazione sul posto dell’avvenuto consumo di droghe. Non è, infatti, vera la tesi sostenuta dalla difesa secondo cui l’accompagnamento presso strutture dove operino gli ausiliari sanitari della polizia per il prelievo di campioni biologici, sarebbe giustificato solo a seguito dell’esito positivo dell’esame condotto con le apparecchiature mobili al momento dello stop stradale.
- Torino. “Emergenza sovraffollamento e carenze strutturali”
- Teramo. Il carcere scoppia. I desideri dei detenuti: “Voglio vedere i miei familiari”
- “La guerra ai poveri di Meloni che rovina l’Italia”
- Migranti. La “beffa”: tornano i giudici esclusi dal Governo
- Francia. Che cosa sono le “piccole carceri” del ministro della Giustizia










