di Cardinale Matteo M. Zuppi
Il Dubbio, 24 dicembre 2024
Pubblichiamo di seguito un estratto dalla prefazione del Cardinale Matteo M. Zuppi al libro “I volti della povertà in carcere” di Matteo Pernaselci e Rossana Ruggiero. Desidero ringraziare di cuore i tanti che hanno contribuito a questo viaggio nel pianeta carcere. Non si tratta di un altro pianeta, ma dell’altra faccia del nostro, quella che non vogliamo vedere, che speriamo resti buia, ma che rappresenta quello che siamo; dobbiamo conoscerla e illuminarla con l’attenzione e l’amore, perché solo così siamo in grado di comprendere il resto. È un libro che ha coinvolto tanti, perché il metodo è lavorare insieme.
di Massimo Zanchin*
vocididentro.it, 24 dicembre 2024
È successo una sera nel bagnetto della mia cella, un ripostiglio cieco adibito in tal senso, mentre mi preparavo per andare a dormire. Ho prolungato lo sguardo allo specchio riflettendo su tutti i miei anni di detenzione e sull’imprecisato numero di anni che ancora dovrò vivere in questa situazione e in queste condizioni. Ad un certo punto, mentre mi fissavo preso da questo pensiero, mi sono posto una domanda: fino a che punto una persona, nella penosa e difficile condizione in cui vive, può definirsi ancora un essere umano? Qual è il limite? Inizialmente avevo l’impressione che fosse una di quelle domande destinate a rimanere nel vuoto; invece, una risposta istintivamente me la sono data: l’umano arriva fino a dove arriva l’amore dell’uomo, che non ha limiti se non quelli che noi diamo in quanto uomini.
di Michela Di Biase*
L’Unità, 24 dicembre 2024
Mentre scrivo sono 17 i piccoli reclusi da innocenti nei nidi delle carceri e delle Icam, luoghi che ne pregiudicano la socialità, lo sviluppo, la salute fisica e psichica. La prima volta che ho incontrato la sguardo di un bambino in carcere è stato durante una visita a Rebibbia. Nel carcere femminile c’è una sezione nido dedicata ad accogliere le detenute madri con i loro bambini, uno spazio ricavato per loro, all’interno dell’istituto penitenziario, che affaccia su un quadrato di verde all’esterno delimitato da alte mura perimetrali. Quello che lo distingue dai comuni luoghi detentivi sono i colori tenui e qualche immagine di cartoni animati dipinti sulle pareti. Per il resto nulla di quel luogo parla di infanzia, semmai ogni cosa ne è la negazione: le porte chiuse a chiave, l’esiguità degli spazi, le sbarre alle finestre, la solitudine.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 dicembre 2024
Il sottosegretario alla Giustizia smentisce le frizioni ipotizzate per la testimonianza nel processo a suo carico. “Nessun clima teso, nessun problema con Giovanni Russo”: così al Dubbio il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove smentisce le ricostruzioni che ipotizzano forti frizioni tra lui e l’ormai ex capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria che si è dimesso venerdì scorso. Secondo alcune fonti, Russo sarebbe stato “dimissionato” dal potente sottosegretario di Fratelli d’Italia. La ragione principale risiederebbe nel fatto che proprio Russo sia andato a testimoniare nel processo a carico di Delmastro per rivelazione di segreto d’ufficio, nell’ambito della vicenda Cospito.
di Nello Trocchia
Il Domani, 24 dicembre 2024
L’addio di Giovanni Russo dal Dap e i rapporti complicati con il sottosegretario, che ha impiegato due anni per occupare i gangli decisivi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. I “graditi” avanzano ai vertici del dipartimento di gran carriera, alcuni sindacati pendono dalle sue labbra, anche in carcere tra i comandanti c’è la corsa a chiedergli udienza perché lui dalla tolda di comando ascolta e decide. Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, ha impiegato due anni per occupare i gangli decisivi del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e prendersi definitivamente il carcere, fieramente rivendicato come il suo regno, in nome del padre.
di Luigi Manconi
La Repubblica, 24 dicembre 2024
Rivolgendosi alla classe politica Papa Francesco chiede che “si assumano iniziative di speranza, forme di amnistia o di condono delle pene”. Così l’indulgenza religiosa incontra la norma giuridica, laica e civile che ritroviamo nella nostra Costituzione. Chi ascolterà e farà sue queste parole? Il Giubileo è il luogo e il tempo dove si incontrano - sin dalla Bolla pontificia che lo indice - due parole preziose e ormai rare: indulgenza e clemenza. In particolare, c’è oggi una parola al mondo più maltrattata e mortificata, irrisa e umiliata di “clemenza”?
di Valentina Stella
Il Dubbio, 24 dicembre 2024
Per il viceministro Sisto “deciderà il referendum”. Michelotti (FdI): “Si tratta di una riforma sacrosanta”. “Quella sulla separazione delle carriere è la riforma delle riforme” ha ribadito ieri il vice ministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto per cui “vogliamo che l’arbitro non sia della stessa città di una delle due squadre”. Quindi un giudice terzo ed imparziale. Ma che succede se, secondo statistiche ufficiali in primo grado la percentuale di assoluzioni è del 50 per cento, e se proprio due processi, per alcuni definiti “politici”, come quello contro Matteo Renzi e Matteo Salvini, si concludono con un nulla di fatto? E chi si aspettava un depotenziamento della battaglia rimarrà assai deluso. A poche ore dalla sentenza Open Arms, qualcuno si era infatti convinto di una soluzione dialogante. E invece dalla maggioranza tornano a rivendicare la necessità della riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario.
di Mitja Gialuz
Il Domani, 24 dicembre 2024
I due proscioglimenti di Renzi e Salvini smentiscono i luoghi comuni che giustificherebbero la separazione. Ma l’esecutivo vuole andare avanti anche se la proposta avanzata da Carlo Nordio prevede di separare non le carriere, ma le magistrature. Con un effetto potenzialmente devastante. “Non luogo a procedere per Renzi, assoluzione per Salvini; quindi bisogna accelerare la separazione delle carriere”. Questo il mantra che risuona da alcuni giorni nel dibattito politico, rilanciato dalla presidente Giorgia Meloni subito dopo il verdetto di Palermo.
di Paolo Frosina
Il Fatto Quotidiano, 24 dicembre 2024
In 18 anni i passaggi sono stati in media 45 l’anno: lo 0,53% delle toghe. Otto giudici su 6.665, lo 0,12%, diventati pm. Ventisei pm su 2.186, l’1,19%, diventati giudici. Tanti sono i magistrati che nel 2023 hanno “traslocato” dalla funzione giudicante a quella requirente o viceversa: in totale 34 toghe su 8.851, lo 0,38%. Il dato è riportato in una tabella (riprodotta qui a fianco) allegata alle due bozze alternative - una di maggioranza e una di minoranza - del parere che il Consiglio superiore della magistratura dovrà esprimere sul ddl costituzionale sulla separazione delle carriere, in discussione in prima lettura nell’Aula della Camera. Una riforma definita “epocale” dai suoi firmatari, la premier Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio, nonostante riguardi un fenomeno ormai risibile: i limiti rigidissimi imposti dalla politica a partire dal 2006, infatti, hanno reso il cambio di funzione una scelta piuttosto scomoda, che quasi nessun magistrato prende più in considerazione. E i numeri lo dimostrano, tanto che lo 0,38% di passaggi dell’anno scorso è addirittura il dato più alto dell’ultimo quinquennio: nel 2020 e nel 2022 erano stati 25, lo 0,28%; 31 nel 2021, lo 0,34%; 24 nel 2019, lo 0,27%. In media si tratta di meno di 28 “salti di barricata” l’anno, appena lo 0,31%.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 24 dicembre 2024
L’addio all’Anm del presidente diventa una difesa corporativa dei colleghi “dimenticando” le decine e decine di vittime degli errori giudiziari. Non una parola di autocritica (qualche errore l’avrà pur fatto), ma rivendicazione a palate delle parole magiche con cui si difende la categoria, che sono sempre Autonomia e Indipendenza e mai, per dimenticanza, Imparzialità, valore costituzionale di rango come le precedenti. Certo, evocare Enzo Tortora e la proposta parlamentare di istituire una giornata all’anno in cui, nel nome del giornalista morto di malagiustizia, si ricordino le migliaia di suoi fratelli e sorelle che hanno vissuto gli stessi drammi, molti con la vita distrutta fino al suicidio, per i quali nessuno ha assunto la propria responsabilità, va a toccare nervi scoperti.
- Il tema dell’errore giudiziario non diventi scontro populista
- Firenze. Detenuto trovato morto a Sollicciano, fece ricorso per le condizioni del carcere
- Parma. Carcere, visita del Garante: “750 detenuti, un numero mai visto”
- Trieste: Il Garante regionale in visita al carcere: “Rafforzare il servizio sanitario”
- Bergamo. Fra le detenute in cerca di riscatto: “Dopo due anni in cella, ho rivisto i miei tre figli”










