La Repubblica, 17 dicembre 2024
Giovedì 19 dicembre 2024 si terrà a Parma il prossimo appuntamento dedicato al teatro in carcere, un’iniziativa promossa dal Garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri. L’incontro, intitolato Teatro e cultura: le leve efficaci del trattamento penitenziario, avrà luogo presso il Teatro del Parco di Parma, dalle ore 9.30 alle 17.30. Un’iniziativa promossa dal garante regionale dei detenuti, Roberto Cavalieri: “Abbiamo voluto organizzare una giornata dedicata al teatro in carcere, uno strumento che negli anni si è dimostrato particolarmente efficace nel percorso che deve portare al reinserimento sociale del detenuto una volta conclusa la pena”. “L’aspetto della cultura all’interno degli istituti penitenziari, poi, diventa un modo per aprirsi all’esterno”, conclude.
di Mariateresa Mastromarino
Il Resto del Carlino, 17 dicembre 2024
L’ALTra Cucina organizza un pranzo di Natale per i detenuti, promuovendo speranza e riscatto con chef e volontari. Un pranzo di Natale oltre le sbarre. Per mostrare che fuori dal carcere una vita c’è e che le possibilità di riscatto sono tante. Tutto questo è L’ALTra Cucina... per un Pranzo d’Amore, l’iniziativa che giovedì avvolgerà la casa circondariale Rocco D’Amato. Promosso da Prison Fellowship Italia Onlus, Rinnovamento nello Spirito Santo e Fondazione Alleanza con il patrocinio del ministero della Giustizia, l’evento spegne undici candeline e abbraccia i detenuti e le detenute della Dozza, per una giornata all’insegna della comunità, annullando lo spirito di isolamento che spesso invade le celle carcerarie.
di Riccardo Maccioni
Avvenire, 17 dicembre 2024
La scelta nell’ambito della campagna di comunicazione #leparolevalgono. Una parola che esprime attenzione, gusto dell’incontro, stima. Che anche quando introduce un attacco verbale, non alza i toni del discorso, anzi sembra voler prendere le distanze da quanto sarà detto subito dopo. L’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto “rispetto” come parola del 2024. Una decisione che sembra un auspicio, che porta con sé il desiderio di costruire, di usare il dizionario non per demolire chi abbiamo di fronte ma per provare a capirne le ricchezze, le potenzialità. Perché se è vero che le parole possono essere pietre, è altrettanto giusto sottolineare come siano in grado di diventare il cemento necessario a edificare case solide e confortevoli, la colla capace di tenere insieme una relazione a rischio di rottura. “Il termine rispetto, continuazione del latino respectus - spiegano Valeria Della Valle e Giuseppe Patota, condirettori del Vocabolario Treccani - va oggi rivalutato e usato in tutte le sue sfumature, proprio perché la mancanza di rispetto è alla base della violenza esercitata quotidianamente nei confronti delle donne, delle minoranze, delle istituzioni, della natura e del mondo animale”.
di Simona Zecchi*
Il Fatto Quotidiano, 17 dicembre 2024
Il nuovo disegno di legge sulla sicurezza - se approvato anche alla Camera dopo il passaggio al Senato - è già un bel guazzabuglio. Anche su temi delicati e complessi come quelli che coinvolgono i nostri servizi segreti ai quali sembrano riservati ora più ampi poteri. Si legge infatti sul Dossier del Servizio Studi del Senato, che spiega il disegno di legge, qualcosa che fa accapponare la pelle e che soprattutto richiama i momenti più cupi attraversati da questo Paese tra gli anni 60 e 90 del 900 (dagli albori dei tentati golpe anni 60, alla strategia della tensione passando per il sequestro e l’omicidio Moro fino ad arrivare alle stragi di cosiddetta sola mafia del 92 e 93). Vicende che oggi sono ancora oggetto di approfondimenti giudiziari e di inchieste, oltre che storici e giornalistici.
di Beatrice Guarrera
L’Osservatore Romano, 17 dicembre 2024
“Presunti maltrattamenti fisici e uso eccessivo della forza da parte di agenti di polizia” nei confronti delle persone trattenute nei Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) italiani: sono alcune delle anomalie riscontrate dal Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (Cpt) del Consiglio d’Europa, nei confronti dei migranti irregolari in stato di detenzione amministrativa, una forma di privazione della libertà per coloro che, pur non avendo commesso reati, attendono di essere rimpatriati. A riferire di questi presunti abusi è un rapporto, diffuso nei giorni scorsi e realizzato dopo una visita nei Cpr di Milano, Gradisca d’Isonzo, Potenza e Roma tra il 2 e il 12 aprile, che rileva anche “la pratica diffusa della somministrazione di psicofarmaci non prescritti e diluiti in acqua, come documentato nel centro di Potenza”. Se sono diverse le inchieste giornalistiche che in passato hanno documentato l’uso massiccio di psicofarmaci nei Centri, con il presunto obiettivo di tranquillizzare i detenuti, è la prima volta, però, che la segnalazione arriva dal Consiglio d’Europa.
di Cesare Zapperi
Corriere della Sera, 17 dicembre 2024
Il presidente della Repubblica, intervenendo alla XVII edizione degli Stati generali della diplomazia, lancia una serie di allarmi. I “drammi migratori sono talvolta oggetto di gestioni strumentali da parte di alcuni Stati, per trasformarli in minaccia nei confronti dei vicini, in palese violazione di convenzioni internazionali liberamente sottoscritte”. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, intervenendo alla XVII edizione degli Stati generali della diplomazia in corso alla Farnesina.
di Mauro Bazzucchi
Il Dubbio, 17 dicembre 2024
L’intervento del Capo dello Stato agli Stati Generali della Diplomazia, alla Farnesina: “Drammi migratori oggetto di gestioni strumentali”. Il diritto d’asilo, l’autorevolezza delle Corti europee, la pericolosità del settarismo nazionalistico e religioso e del capitalismo monopolistico dell’era digitale. Di fronte alla platea degli Stati Generali della Diplomazia, in corso da oggi alla Farnesina, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha utilizzato i consueti toni pacati e istituzionali, ma con parole difficilmente equivocabili, se messe in relazione ai principali avvenimenti nazionali e internazionali degli ultimi mesi.
di Sara Gandolfi
Corriere della Sera, 17 dicembre 2024
Nel 2023 l’eutanasia volontaria ha rappresentato il 4,7% dei decessi nel Paese nordamericano. Non un capriccio, bensì una scelta ponderata: il profilo medio di queste 15.300 persone indica un’età superiore a 77 anni e condizioni mediche gravi, come un cancro allo stadio avanzato o una patologia degenerativa con forti impatti sulla qualità della vita. Un canadese su venti lascia la terra scegliendo la “dolce morte”, pur di non soffrire più. Nel 2023 l’eutanasia volontaria ha causato il 4,7% dei decessi nel Paese nordamericano. Non un capriccio, bensì una scelta ponderata: il profilo medio di queste 15.300 persone indica un’età superiore a 77 anni e condizioni mediche gravi, come un cancro allo stadio avanzato o una patologia degenerativa con forti impatti sulla qualità della vita. Il Canada è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver legalizzato la morte assistita. Dal 2016 gli adulti possono chiedere ad un medico di aiutarli a porre fine alla proprio vita, seguendo un iter ben definito: il paziente deve essere cosciente e avere una patologia grave e irreversibile. Da tre anni non è più necessario che sia allo stadio terminale, preludio alla morte naturale, ma deve dimostrare una sofferenza cronica e debilitante. Sospesa, per il momento, la proposta di ampliare la scelta anche a chi lamenta disturbi psichici gravi. Almeno due operatori sanitari indipendenti devono quindi autorizzare la procedura.
di Simona Musco
Il Dubbio, 17 dicembre 2024
Parla l’avvocata e attivista simbolo delle rivolte a Teheran dopo l’arresto di suo marito Reza Khandan, condannato per aver prodotto spille con la frase “Mi oppongo al velo obbligatorio”. In Iran, la lotta per i diritti delle donne è un cammino segnato da sfide costanti e sacrifici. Nasrin Sotoudeh, avvocata per i diritti umani e attivista, ha vissuto sulla sua pelle la repressione di un regime che continua a negare libertà fondamentali e che continua ad accanirsi contro la sua famiglia. Venerdì, infatti, suo marito, Reza Khandan, è stato arrestato per un caso che risale a sei anni fa, legato alla sua opposizione al velo obbligatorio. Un arresto che avviene in un momento di crescente tensione, con l’approvazione di una nuova legge sul velo che al momento è stata congelata. Ma ciò non basta: la battaglia per i diritti delle donne e di tutti i cittadini iraniani, spiega al Dubbio Sotoudeh, continuerà. “Il movimento Donna, Vita, Libertà non è finito ed io continuerò a combattere”.
di Patrizio Gonnella
treccani.it, 16 dicembre 2024
Il dover essere della pena e il suo essere non sono necessariamente sovrapposti. Il dover essere appartiene al campo teorico e normativo. L’essere ci riporta dentro le funzioni che sono devolute al carcere nella concretezza sociale e istituzionale. Il dover essere è delineato all’articolo 27 della Costituzione secondo cui le pene - e dunque anche la sanzione carceraria, di gran lunga la più comminata nei tribunali - non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. I costituenti, da un lato hanno individuato nella dignità umana il limite insuperabile da parte del potere punitivo, dall’altro hanno scolpito in forma chiara quale dovesse essere lo scopo della pena, ossia la rieducazione del condannato. Sarà successivamente compito della Corte Costituzionale, in una serie di sentenze che hanno attraversato decenni di giurisprudenza, quello di definire e circoscrivere lo scopo rieducativo, sottraendolo a ogni tentazione correzionalista morale o religiosa. Le decisioni della Corte hanno chiarito limiti e prospettive del dover essere della pena, che mai deve costituire una modalità di degradazione della persona a cosa, e sempre deve essere diretto a favorire processi di reintegrazione e recupero sociale della persona condannata.










