agensir.it, 12 dicembre 2024
Il Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap), Giovanni Russo, parteciperà al seminario “Nuovi approcci per la complessità detentiva - L’Italia protagonista del sistema penitenziario europeo: la sinergia tra normativa, formazione e professioni”, in programma oggi, giovedì 12 dicembre, alle 12.30, nell’Aula 1 della sede della Lumsa Human Academy - Fondazione Luigia Tincani, in via G. G. Belli 86 a Roma.
sardegnareporter.it, 12 dicembre 2024
Prosegue il progetto “Liberi dentro per crescere fuori” e celebra i 10 anni della carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti. A 10 anni dalla firma della Carta dei diritti dei figli dei genitori detenuti lunedì 16 dicembre a Uta musica e giochi per la Festa di Natale in carcere. Con il progetto Liberi dentro per crescere fuori, e grazie all’adesione della Casa circondariale al progetto La partita con mamma e papà ideata da Bambinisenzasbarre, le famiglie si ritroveranno per trascorrere qualche ora di svago. L’obiettivo è di garantire ai figli dei detenuti il diritto alla relazione con i propri genitori in un ambiente più umano e inclusivo.
di Frank Cimini
L’Unità, 12 dicembre 2024
Il libro a cura dell’associazione “Yairaiha” racconta gli effetti fisici e psicologici devastanti del carcere duro: “una tortura silenziosa”. Pagina nera del nostro diritto penale. Luna Casarotti, l’autrice, scrive di tortura di Stato e spiega: “Il regime del 41bis caratterizzato da severe misure di isolamento si traduce in un costante preoccupante esempio di abuso di potere all’interno del sistema penitenziario, disumanizzando i detenuti e riducendoli a meri strumenti da controllare. Questa modalità di detenzione concepita per raccogliere informazioni e mantenere il predominio sui prigionieri considerati pericolosi, infligge una tortura silenziosa con effetti devastanti sia sul piano psicologico che fisico”.
di Massimo Calvi
Avvenire, 12 dicembre 2024
Le parole più ricorrenti nei pensieri che tante persone in queste ore stanno esprimendo nel ricordare Riccardo Bonacina, giornalista, morto all’età di 70 anni questo mercoledì 11 dicembre 2024, sono due: passione e impegno. Chiunque lo abbia conosciuto, anche per poco, anche da lontano, può facilmente ritrovarsi in questi termini, che curiosamente paiono l’eco di un tempo diverso, appartenere a un contesto che nell’estremo saluto può persino delineare un’eredità. Bonacina è stato tante cose, il suo curriculum di giornalista dice che all’inizio degli anni Novanta del secolo scorso è stato tra i protagonisti del primo telegiornale delle reti Fininvest, “Studio Aperto”, poi ideatore della testata giornalistica su Rai2 “Il coraggio di vivere”, soprattutto fondatore di un periodico che ha fatto la storia del giornalismo sociale in Italia: “Vita”. Poi, certo, molto altro: trasmissioni radiofoniche, progetti editoriali, eventi, elaborazione culturale, impegno civile e sociale, dunque politico.
di Elisabetta Soglio
Corriere della Sera, 12 dicembre 2024
Riccardo Bonacina è morto a 70 anni, a poche settimane dalla Festa per il trentesimo anniversario di “Vita”: la sua creatura editoriale nata per “raccontare il mondo in modo non disperante né pettegolo, ma generativo”. Con la sua voce gentile, ma qui affaticata, Riccardo Bonacina aveva registrato il messaggio destinato alla Festa per i 30 anni di Vita, la sua creatura editoriale venuta al mondo proprio nell’autunno del 1994.
di Antonello Ciervo
Il Domani, 12 dicembre 2024
Due pesi e due misure: immunità e privilegi per gli amici, criminalizzazione e carcere per gli altri. L’idea di società della destra al governo è tutta qui, in questa riproposizione della logica amico/nemico che crea le condizioni per i fenomeni politici più morbosi e che rischia di mettere in pericolo la nostra democrazia. La svolta autoritaria che sta investendo il nostro Paese assomiglia a un puzzle che, giorno dopo giorno, si va componendo un pezzo alla volta: mentre il dibattito pubblico si concentra sui tasselli più pericolosi - il premierato, l’autonomia differenziata, la separazione delle carriere - in questi giorni al Senato si approva un disegno di legge che, senza modificare la Costituzione, rischia di trasformare la nostra democrazia in uno Stato di polizia.
di Martina Ucci
L’Unità, 12 dicembre 2024
Nella giornata mondiale dei Diritti umani la presentazione del report sui Centri per il rimpatrio: “Un sistema di violenza istituzionale”. Si è tenuto ieri mattina a Roma il Tavolo asilo e immigrazione (Tai), in occasione della giornata mondiale dei Diritti umani. Durante l’incontro, coordinato da Filippo Miraglia, vicepresidente di Arci, è stato presentato il rapporto “Cpr d’Italia: porre fine all’aberrazione”, frutto di un monitoraggio condotto tra aprile e agosto 2024 su otto centri di permanenza per il rimpatrio attivi in Italia: Bari, Gradisca d’Isonzo, Nuoro-Macomer, Milano, Palazzo San Gervasio, Pian del Lago, Brindisi-Restinco e Roma.
di Angela Nocioni
L’Unità, 12 dicembre 2024
Ci sono volute 17 udienze all’Italia che ha lasciato per ore un pescatore da solo sulla riva di Steccato di Cutro a tirar fuori con le mani i corpi, perché nessuno c’era nemmeno a terra all’alba, per stabilire che la colpa è di tre naufraghi. Tre sopravvissuti alla strage di Cutro condannati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Uno a 16 anni, uno a 11 anni e un mese e un altro a 11 anni. Per la strage di Cutro l’Italia non condanna chi ha lasciato senza soccorso un caicco stracolmo fotografato dall’aereo di Frontex molte ore prima e di cui gli ufficiali italiani di stanza quella notte nella Sala Comando Frontex a Varsavia tutto sapevano e tutto riferivano “in costante contatto con Roma” (fonte: relazione di Frontex, agenzia di polizia europea) ma tre dei migranti a bordo.
di Francesco Petrelli*
Il Riformista, 11 dicembre 2024
Non sappiamo più con quali parole denunciare quel dramma che dovrebbe investire la coscienza civile di tutti i vertici politici, amministrativi e giurisdizionali dello Stato. Il superamento di quel numero spaventoso di 84 suicidi che aveva tragicamente segnato l’anno 2022 (superato con l’ultimo suicidio di un ventunenne consumatosi nel carcere di Marassi, dove a fronte di una capienza di 335 detenuti ce ne sono ammassati 696), sta a dimostrare nei fatti l’inarrestabile catastrofe delle strutture carcerarie e al tempo stesso a rimarcare l’indecente silenzio di chi, potendo e dovendo intervenire, rivendica invece di aver pianificato un grande progetto edilizio e di avere incrementato investimenti di uomini e mezzi.
di Luigi Patronaggio*
La Repubblica, 11 dicembre 2024
Mantenere l’equilibrio fra esigenze di sicurezza e rispetto dei diritti non sempre è facile e spesso viene travolto da indicazioni politiche. A margine della presentazione del calendario della Polizia penitenziaria 2025, dove sono ben visibili ed esaltate immagini di agenti in armi, con bella vista di scudi, fucili e manganelli, mi trovo a riflettere su un concetto che deve essere ben presente nella vita di uno Stato autenticamente democratico: le forze dell’ordine non sono né buone né cattive sono semplicemente e solamente necessarie. Così come purtroppo è necessario l’uso della forza da parte dei militari e della polizia, ogni qual volta occorre fronteggiare persone che infrangono con violenza la legge e mettono in pericolo il convivere civile.










