di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 29 novembre 2024
L’uomo, gravemente malato, vive un dramma sanitario. Ma nonostante l’incompatibilità con il regime penitenziario rimane ristretto. L’avvocato denuncia: “Trattamento inumano e degradante”. All’interno del nostro, sempre più disastrato, sistema penitenziario italiano, emerge un caso che solleva nuovamente interrogativi sulla tutela della salute dei detenuti: Umberto Lorusso, 46 anni, condannato a trent’anni di reclusione per un omicidio commesso nell’ambito di una faida mafiosa in Puglia, si trova intrappolato in una realtà che si scontra con le sue gravi condizioni di salute.
di Marina Pagliaro
messinatoday.it, 29 novembre 2024
La docente di diritto penale Lucia Risicato a due mesi dall’incarico affidatole dal comune fa il punto. “A Gazzi non c’è sovraffollamento ma restano tante le urgenze su cui puntare l’attenzione”. Sovraffollamento delle carceri, ma anche mancanza di strutture parallele che accolgano i detenuti con poco residuo di pena, e ancora storie di solitudine e abbandono dei detenuti da parte delle famiglie, mancanza della strumentazione adeguata per il supporto sanitario, necessità di investimento su educazione e formazione. Sono tante le problematiche finite al centro del Coordinamento Nazionale per i Garanti dei detenuti dove di recente è stata anche nominata la garante dei diritti dei detenuti messinese Lucia Risicato.
di Fabrizio Bertè
La Repubblica, 29 novembre 2024
Ivan Lauria aveva 28 anni, sul corpo riscontrati ematomi e profonde ferite da taglio. “Non riesco a darmi pace. Voglio sapere come ha perso la vita mio figlio”. Il messinese Ivan Lauria è morto a 28 anni nel carcere di Catanzaro. Aveva diversi ematomi e varie e profonde ferite da taglio ma il referto parlava di “uso inveterato di sostanze stupefacenti e abuso di alcolici come conseguenza di un arresto cardiaco”. La madre del giovane non aveva notizie del figlio dallo scorso 2 novembre e non sapeva neanche che Ivan fosse stato trasferito nel carcere “Ugo Caridi” di Catanzaro: “Nessuno mi aveva avvisata - racconta Michela Lauria - Ivan era stato in carcere a Messina, a Giarre, a Palermo, a Trapani e a Rossano e dunque sempre più distante da me e mai in strutture adeguate alle sue patologie nonostante le richieste del mio avvocato Pietro Ruggeri.
di Francesco Tiziano
Gazzetta del Sud, 29 novembre 2024
In Tribunale la testimonianza-bis del funzionario della Mobile che ha diretto le indagini. Gli agenti della Polizia penitenziaria sapevano e temevano che alcune fasi del presunto pestaggio fossero state riprese dalle telecamere. Sospettavano, immaginavano ed anche inevitabilmente temevano, di essere stati ripresi dalle telecamere della video sorveglianza interna alle carceri “San Pietro” gli agenti della Penitenziaria ed il loro comandante accusati di aver picchiato con particolare violenza il detenuto napoletano, Alessio Peluso, un giovane dall’animo ribelle che aveva sfidato e fronteggiato ogni regola di convivenza tra detenuti e guardie.
di Marzio Di Mezza
ildenaro.it, 29 novembre 2024
Quando Foucault, negli anni 70, mise in crisi il concetto, comunemente accettato, del carcere come una forma rilevante di punizione, appoggiò e sostenne in un certo senso un rovesciamento del modo di intendere e qualificare il lavoro carcerario. Di lì a poco si affermò la nuova disciplina che svestì il lavoro del suo carattere sanzionatorio, facendolo divenire l’elemento cardine del trattamento rieducativo. Nonostante il tempo trascorso e i numerosi provvedimenti legislativi tesi a considerare il lavoro in carcere non più̀ come fattore di sofferenza ulteriore ai fini dell’espiazione della pena, bensì strumento finalizzato al reinserimento sociale del condannato, i numeri, quelli dei detenuti coinvolti in progetti rieducativi, suggeriscono che bisogna continuare a spingere e ad impegnarsi, istituzioni e soggetti privati, su questo fronte.
Il Dubbio, 29 novembre 2024
La raccolta organizzata da penalisti e associazioni per dare sollievo ai detenuti: si possono donare maglioni, giubbotti senza cappuccio, pantaloni da tuta, felpe, calze e boxer da uomo. Il carcere di San Vittore a Milano sta attraversando un’emergenza umanitaria legata al freddo invernale. Molte persone detenute, in particolare stranieri privi di legami familiari in Italia e cittadini italiani in condizioni di disagio sociale e psichico, stanno soffrendo le rigide temperature. Il problema principale è la carenza di vestiario, soprattutto per gli uomini. Servono con urgenza capi come maglioni, giubbotti senza cappuccio, pantaloni da tuta, felpe, calze e boxer. Inoltre, vi è necessità di scarpe sportive (dal numero 40 in su) e asciugamani grandi.
fnopi.it, 29 novembre 2024
Si è tenuta mercoledì 27 novembre 2024 una giornata di formazione, di confronto e di studio ospitata dalla casa di reclusione di Bollate, in provincia di Milano, e organizzata dall’OPI di Milano, Lodi e Monza e Brianza. Il convegno Salute e cura in carcere: le sfide dell’Assistenza Infermieristica ha affrontato due grandi temi come il rapporto con i pazienti e il rapporto con il mondo del carcere e tutte le sue componenti. La giornata è stata aperta da Pasqualino D’Aloia, presidente del OPI Milano, Lodi, Monza e Brianza, insieme ad Anastasia Capone, consigliera OPI e responsabile commissione carceri e salute mentale che segue per competenza territoriale la struttura di Bollate. D’Aloia ha sottolineato come gli infermieri - un migliaio in tutte le strutture penitenziarie italiane - si debbano muovere in una situazione di assenza totale di libertà, come siano anch’essi invisibili e come debbano quotidianamente affrontare maggiori difficoltà operative e organizzative.
novaradio.info, 29 novembre 2024
La seconda edizione di “Liberare il carcere”. Lo stato di salute del sistema penitenziario minorile, il crescente sovraffollamento degli Istituti minorili e il rischio di decadimento della funzione rieducativa e di reinserimento sociale del minore. Questi i temi al centro di “Futuro prossimo: nessun ragazzo in carcere”, titolo della seconda edizione di “Liberare il carcere” organizzato da ARCI nazionale in collaborazione con Arci Firenze e Novaradio.
nuovodialogo.com, 29 novembre 2024
Ridurre la distanza culturale tra il mondo della detenzione e la comunità esterna attraverso la narrazione come strumento di conoscenza e riflessione sociale: questo è l’obiettivo di Senza Filtro, un podcast realizzato da Radici Future Produzioni e dall’associazione Noi & Voi onlus, presentato martedì 26 al Mudit (Museo degli illustri tarantini) di Taranto. Il documentario racconta questo viaggio. All’incontro erano presenti Pietro Rossi, Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà, Leonardo Palmisano, presidente di Radici Future produzioni, don Francesco Mitidieri, presidente di Noi & Voi onlus.
di Fabio Luongo
Il Giorno, 29 novembre 2024
Dopo mesi di lezioni e di prove, ecco finalmente il concerto. Un’esibizione tra le mura del carcere da parte di un ensemble particolare, formato da detenuti e giovani suonatori, che renderanno ancor di più la musica strumento di libertà. È l’iniziativa che si terrà domani pomeriggio alla casa circondariale di Monza, primo risultato di un progetto portato avanti dal Corpo Musicale di Villasanta e che da diversi mesi vede impegnate alcune persone recluse in via Sanquirico.
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