di Simona Musco
Il Dubbio, 29 novembre 2024
Al Senato l’evento “Non affogate il diritto d’asilo”, con le storie dei sopravvissuti. Remon Karam ha 25 anni, viene dall’Egitto. Qualche giorno fa ha conseguito la sua seconda laurea, con una tesi dal titolo “L’immigrazione: tra persecuzione e realtà”. In giacca e cravatta, un’uniforme che non gli appartiene e che - lo fa notare gli sta stretta, racconta nella sala “Caduti di Nassirya” del Senato la sua storia. Quella di un 14enne salito su una barca, dopo l’uccisione del cugino, colpevole, come lui, di essere cristiano, sperando di fuggire da una terra che oggi è considerata sicura, ma che sicura non è.
di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 29 novembre 2024
È affermazione ricorrente che la Corte di giustizia europea sia “più un legislatore che un giudice nei suoi poteri riconosciuti di giurisprudenza-fonte” (così, ad esempio, Massimo Donini, “Le sentenze Taricco come giurisdizione di lotta. Tra disapplicazioni “punitive” della prescrizione e stupefacenti amnesie tributarie”, in Diritto penale contemporaneo, 3 aprile 2018, p. 9). Che di fatto questo avvenga corrisponde ad un’indiscutibile verità; tutt’altro discorso è se, per quanto riguarda il nostro ordinamento, sia accettabile che la Corte di giustizia da organo giurisdizionale si converta in un giudice-legislatore. Rispondo di no senza esitare, perché i precetti della Costituzione italiana - a nessuno dei quali vi è ragione di rinunciare - reggono sul fondamentale principio della separazione tra le funzioni di giudice e di legislatore.
di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 29 novembre 2024
La norma del ddl Sicurezza che vieta qualunque uso delle infiorescenze della canapa coltivata dovrebbe essere notificata alla Commissione Ue e agli altri stati membri, poiché ostacolerebbe la libera circolazione del prodotto in Ue. Il Governo non l’ha fatto. Il rischio è una nuova procedura di infrazione. Il governo italiano ha una relazione complicata con il diritto europeo. Lo ha attestato con la legge che vieta la carne coltivata, inapplicabile per mancato rispettato da parte dell’esecutivo della procedura di notifica all’Unione europea. E in tema di immigrazione ha mostrato di non aver chiaro che le sentenze della Corte di giustizia dell’Ue hanno valore vincolante. Ora l’esecutivo rischia un terzo incidente “europeo”, riguardo alla norma del disegno di legge Sicurezza in tema di infiorescenze della canapa coltivata.
di Pasquale Pugliese*
Il Fatto Quotidiano, 29 novembre 2024
“L’idea di una guerra legale o, addirittura, giusta si basa sulla possibilità di controllare gli strumenti di distruzione, ma poiché l’incontrollabilità è parte di quella stessa capacità di distruzione non c’è guerra che non finisca per commettere un crimine contro l’umanità come la distruzione della vita civile”, scriveva la filosofa Judith Butler nel libro Regimi di guerra, del 2009 ma recentemente pubblicato in Italia da Castelvecchi. La guerra dunque è criminogena in quanto tale o, per dirla con le parole di Butler, “le guerre diventano forme permissibili di criminalità, ma non possono mai essere considerate non-criminali”. Il crimine della guerra sta subendo, nel tempo oscuro che attraversiamo, un salto di qualità negativa che - se non interrotto con un estremo sussulto di consapevolezza e responsabilità - porterà presto l’umanità ad un punto catastrofico di non ritorno, non solo a Gaza. Rispetto al quale i governi in carica delle cosiddette “democrazie liberali”, anziché moderare e frenare il processo distruttivo, costruendone le alternative nonviolente per risolvere i conflitti, pigiano sull’acceleratore dell’escalation. Che porta alla catastrofe etica, oltre che umanitaria.
di Domenico Quirico
La Stampa, 29 novembre 2024
L’annunciata vittoria non c’è, non basta più mandare armi, ora si scende in campo. A fare da apripista al conflitto mondiale è stato Macron con l’idea di inviare truppe francesi. Per i compilatori in pantofole delle arti della guerra, categoria in allarmante dilatazione numerica in Occidente da due anni e mezzo a questa parte, è il momento cautamente annunciato, previsto, diciamolo pure atteso: si marcia, scendiamo in campo, dunque arruolatevi. Ci vuole qualcosa in più per mettere i russi gambe all’aria e far loro ripassare i vecchi violati confini. La sbandierata strategia logoratrice che ci doveva dare la vittoria senza combattere funziona: ma purtroppo al contrario. La mette a frutto il subdolo Putin. Le sanzioni includono infatti elaborate disposizioni per privare la Russia di tutto ciò di cui poteva a fare a meno.
di Liliana Segre
Corriere della Sera, 29 novembre 2024
A Gaza non ne ricorrono i caratteri tipici, mentre sono evidenti crimini di guerra e contro l’umanità, commessi sia da Hamas e dalla Jihad, sia dall’esercito israeliano. Le parole, a volte, diventano clave. Negli ultimi mesi ho fatto appelli per il cessate il fuoco, ho condannato le violenze, ho espresso la più profonda partecipazione al dramma delle vittime innocenti palestinesi e israeliane, ho invocato un rispetto sacrale verso i bambini di ogni nazionalità, di ogni credo, di ogni religione, ho manifestato ripulsa verso lo spirito di vendetta. Eppure, o ti adegui e ti unisci alla campagna che tende ad imporre l’uso del termine “genocidio” per descrivere l’operato di Israele nella guerra in corso nella Striscia di Gaza, o finisci subito nel mirino come “agente sionista”. Le cose in realtà sono più complesse e colpisce che alcuni tra i più infervorati nell’uso contundente della parola malata si trovino in ambienti solitamente dediti alla cura, talora maniacale, del politicamente corretto, del linguaggio sorvegliato che si fa carico di tutte le suscettibilità fin nelle nicchie più minute.
di Domenico Arena*
Avvenire, 28 novembre 2024
Il carcere non può essere il luogo “in cui si perde ogni speranza”. Le parole pronunciate dal Presidente della Repubblica suonano come un monito estremo, per il sistema dell’esecuzione penale nel nostro Paese; e obbligano tutti a compiere uno sforzo di analisi complessiva - e per certi versi, impietosa - della sua gestione, in frangenti in cui la speranza pare invece affievolirsi e il dibattito pubblico sul tema rischia di scivolare su un piano inclinato, verso polarizzazioni emotive, prima ancora che ideologiche, tra pulsioni “cattiviste”, tese all’enfatizzazione della dimensione affittiva delle pene; e tentativi di valorizzazione della finalità rieducativa e del reinserimento sociale, spesso percepite come propositi “buonisti” da parte di anime belle idealiste e lontane dalla realtà delle cose.
di Ilaria Dioguardi
vita.it, 28 novembre 2024
Solo il 7% dei detenuti con problematiche legate all’uso di sostanze ha accesso ad un percorso alternativo alla detenzione, in comunità. Caterina Pozzi, presidente Cnca: “La nostra rete accoglie 400 persone. È pronta ad accogliere, da subito, altri 220 detenuti. Non è più tollerabile che tensioni e problemi sociali vengano affrontati creando nuovi reati, aumentando le pene e limitando il ricorso alle misure alternative”.
di Martina Ferlisi
altreconomia.it, 28 novembre 2024
Nonostante la situazione di emergenza in cui versano le carceri italiane dovuta a un tasso di sovraffollamento medio del 120%, solo il 7% dei detenuti con problematiche legate all’uso di sostanze è inserito in comunità terapeutiche. Eppure, le alternative all’ingresso negli istituti penitenziari esistono, denuncia il Cnca, che richiama l’attenzione sulla creazione da parte del governo di comunità private “chiuse”. Nonostante lo stato di cronica emergenza in cui versano le carceri italiane, dovuto soprattutto a un tasso di sovraffollamento medio del 120%, l’applicazione della misura alternativa alla detenzione per persone alcol/tossicodipendenti è in calo rispetto agli anni scorsi.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 28 novembre 2024
Il racconto dall’Istituto penale per minorenni (donne e uomini) Casal del Marmo di Roma. I mutamenti in atto e i contrasti con un mondo che non sa dare risposte adeguate. E un futuro possibile. Julia ha 19 anni appena compiuti, gli ultimi due compleanni li ha passati qui, a Casal del Marmo, l’Istituto penale per minorenni che si sviluppa su quattro palazzine nel mezzo della campagna di Roma nord. E della sua “bella Palermo” ha un ricordo dolce-amaro perché si è sentita “tradita” dalla sua gente: “Prima ero la studentessa brillante, la brava ragazza, l’attivista che aiutava gli altri. Poi dopo il fatto sono diventata un mostro. Dalla scuola all’ospedale, dove mi curavano per gli attacchi di panico, nessuno ha mantenuto le promesse di aiutarmi”. Occhiali da intellettuale sopra i grandi occhi neri e parlantina forbita consolidata negli anni di militanza in un paio di gruppi politici giovanili, passando per Amnesty International e il Wwf.
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