di Andrea Ceredani
agensir.it, 20 novembre 2024
L’allarme è di quelli che si rincorrono periodicamente e si ripetono, drammaticamente, senza differenze. L’ultima segnalazione ufficiale è arrivata all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024, quando sono stati pubblicati i numeri del sovraffollamento nelle carceri. Preoccupante in molti istituti penitenziari toscani. Ne parliamo con don Paolo Ferrini, fresco di nomina a Delegato regionale toscano dei cappellani delle carceri e sacerdote della diocesi di Volterra.
redattoresociale.it, 20 novembre 2024
Ieri a Palermo incontro tra le persone all’interno del Co-Housing del progetto Ortis 2 e lo scrittore Giankarim De Caro. L’iniziativa, realizzata dall’associazione Un Nuovo Giorno è avvenuta nell’ambito del Festival dell’illustrazione e della lettura per l’infanzia “Illustramente”. Un laboratorio di lettura per favorire la riflessione su alcuni temi sociali e le potenzialità creative dei giovani adulti che hanno misure alternative alla pena e delle persone detenute che sono state accolte dentro il Co-Housing del progetto Ortis 2.0, realizzato dall’associazione Un Nuovo Giorno. Per l’occasione, ieri mattina, è intervenuto l’autore del romanzo “Fiori mai nati”, Giankarim De Caro. Lo scrittore, originario del quartiere Borgo Vecchio, racconta la storia della famiglia Calamone, gente “miserabile, arrogante, cattiva” con un romanzo in cui le vicende del protagonista Piero si legano a quelle dei suoi familiari. Sullo sfondo viene resa la Palermo buia e decadente degli anni ‘70, devastata prima dalle bombe americane e poi dall’abusivismo edilizio di stampo mafioso. È possibile scegliere di cambiare il proprio destino? De Caro non dà risposte, ma offre gli strumenti per confrontarsi sull’argomento.
di Alessandra De Luca
Avvenire, 20 novembre 2024
Con la regia di Gianfranco Pannone, il progetto di Armando Punzo per l’istituto di detenzione di Volterra diventa il documentario “Qui è altrove: buchi nella realtà”. Alla ricerca di un altro carcere possibile, di una nuova strada da percorrere, di una via di uscita dalla propria condizione negativa. A Volterra, nell’istituto di detenzione all’interno della Fortezza Medicea, da cui prende il nome la realtà che fa capo al regista Armando Punzo, Compagnia della Fortezza, si lavora con detenuti e allievi per mettere in scena la vita, non la morte.
di Gian Antonio Stella
Corriere della Sera, 20 novembre 2024
Nel 2022, ultimo dato disponibile, l’Istat certifica che il 92,7% degli italiani uccisi è ucciso da italiani e tra le donne italiane assassinate da italiani questa quota sale al 93,9%. “Tra il 2013 e il 2022 sono 201 le donne straniere conteggiate come vittime di femminicidio in Italia: di queste, oltre la metà (102) sono state uccise da uomini italiani”. Basterebbero queste righe, dal libro che sta scrivendo Emanuela Valente fondatrice del primo sito che ha preso nota di tutti i femminicidi (inquantodonna.it) per capire quanto sia velenosa l’insinuazione del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sull’aumento dei femminicidi causato “anche da forme di marginalità e di devianza in qualche modo discendenti da una immigrazione illegale”.
di Fabrizia Giuliani
La Stampa, 20 novembre 2024
Questo è un pezzo sul 25 novembre, sul peso delle parole e delle parole che vengono dalle istituzioni e dalla politica. È un pezzo sulla paura e sul coraggio, la responsabilità e l’assoluzione. Ma soprattutto è un pezzo sul cammino, sul movimento, progresso o avanzamento, scegliete dal mazzo. Trasformazione, mutamento, possibilità di. Perché al fondo, la battaglia contro la violenza si gioca tutta su questo crinale: si può cambiare qualcosa che per secoli ha avuto la stessa forma, lo stesso assetto, lo stesso ordine, lo stesso significato, gli stessi silenzi e gli stessi colpi? Un sistema, detta altrimenti, che ha sempre funzionato così? A questo ci riferiamo quando a gran voce invochiamo il “mutamento culturale”, a questo si riferisce, da un anno, Gino Cecchettin, il padre che ha cambiato la storia, ha girato il cappello come dice un detto latino-americano, segnando un punto di non ritorno nella tormentata storia italiana del contrasto alla violenza contro le donne.
di Maria Corbi
La Stampa, 20 novembre 2024
Il padre di Giulia: “Bisogna far capire che esiste un’alternativa a distruggere una vita. La propaganda non serve alla causa, maggioranza e opposizione lavorino insieme”. Deve essere stato complicato non pronunciare mai la parola “patriarcato” durante l’iniziativa “#Nessuna scusa” promossa da Mara Carfagna contro la Violenza di genere. Non lo fanno i ministri Piantedosi, Roccella e Nordio, non lo fanno gli altri oratori e nemmeno la moderatrice Maria Latella quando intervista Gino Cecchettin davanti alla platea di studenti della Luiss. Una parola “avvelenata” che però fuori dallo spalto Cecchettin pronuncia eccome, sempre con quel suo garbo così naturale e potente: “Per fare dei passi avanti dobbiamo comprendere tutti che alla base della violenza contro le donne c’è una cultura”.
di Gianfranco Pellegrino*
Il Domani, 20 novembre 2024
Per fuoriuscire dal patriarcato bisogna schiacciare tutta la genitorialità sulla maternità gestazionale? O forse la riflessione su forme di paternità non patriarcale, su come armonizzare i diritti delle gestanti e quelli genitoriali serve anche a quelle femministe che teorizzano l’importanza della differenza tra i sessi? Ora che la Gpa è stata dichiarata reato universale, c’è un imperativo per le femministe che avversano questa pratica: differenziarsi dalle donne di destra che pure sono contrarie e usano la loro contrarietà per difendere un modello patriarcale di famiglia e di donna.
di Maurizio Ferrera
Corriere della Sera, 20 novembre 2024
La sfida per la sinistra è quella di mantenere fermo il legame con i principi generali (diritti umani, giusto trattamento, integrazione dei regolari), e applicarli alla realtà dei fatti, tenendo in conto le paure dei cittadini. Cavalcata dai partiti della destra “patriota” (e dal trumpismo negli Usa), l’immigrazione resta uno dei temi politici più caldi in tutti i Paesi. Nei sondaggi, gli elettori hanno atteggiamenti ambivalenti. Se li si interroga sull’argomento, molti si dichiarano impauriti e percepiscono gli “stranieri” come una minaccia per l’ordine pubblico, i posti di lavoro, il welfare. Le cose cambiano se si chiede di indicare le principali preoccupazioni. Ai primi posti emergono le questioni economiche (reddito e potere d’acquisto) e sociali (sanità e pensioni). Nella scala di priorità dei cittadini, l’immigrazione scende al terzo o al quarto posto, in Italia si colloca addirittura dietro al cambiamento climatico e al debito pubblico.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 20 novembre 2024
A Malpensa, nel 2023, più di 200 stranieri sono stati rinchiusi in cella per giorni. Non potevano comunicare con l’esterno. Una cubana ha fatto ricorso, vincendolo. In Italia ci sono luoghi di detenzione amministrativa ancora più invisibili dei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). Come le zone di transito degli aeroporti, aree franche dove le persone straniere a cui è precluso l’ingresso nel territorio nazionale rimangono per giorni, private della libertà personale e costrette a sopravvivere in locali inadeguati e isolati dal mondo esterno. In assenza di un quadro normativo di riferimento.
di Errico Novi
Il Dubbio, 20 novembre 2024
I presidenti delle 26 Corti d’appello italiane hanno chiesto a Mattarella di fermare l’emendamento di FdI al decreto “Flussi” perché avrebbe reintrodotto il ricorso sulle richieste d’asilo. E invece l’emendamento lo cancella, quel ricorso. Capita, per carità, di non comprendere al volo il contenuto di una legge. Figuriamoci di un emendamento presentato in corsa. Ma a volte basta attendere. E invece no: i magistrati, l’Anm ma soprattutto i presidenti delle Corti d’appello (tutti e 26 i presidenti della Corti d’appello italiane!!!) non hanno aspettato. Hanno bombardato di critici l’emendamento della maggioranza sui migranti, al voto in queste ore alla Camera, senza nemmeno leggerlo. Si sono affidati a notizie di stampa. Eppure sono magistrati. Leggere gli atti è il loro mestiere. Conoscere le norme, e leggerle prima di interpretarle, è il presupposto, del loro mestiere. Niente: bordo di critiche. Ma non solo. Pure una lettera al presidente della Repubblica, addirittura con la richiesta per nulla velata di fermare le nuove norme. Un anatema contro il “disastro” che l’emendamento al Dl “Flussi”, a prima firma di Sara Kelany, deputata di Fratelli d’Italia, avrebbe provocato all’intero sistema giustizia. Un “disastro” così epocale che, nella nota diffusa ieri, i presidenti delle 26 Corti d’appello hanno chiesto a Sergio Mattarella di scongiurare il baratro. Ma il baratro non esisteva.
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