di Francesco Zizi
La Nuova Sardegna, 29 giugno 2026
Dietro il nome in codice “Argus” si nasconde il primo tassello del segretissimo piano Kairos, il disegno di riorganizzazione del circuito del 41bis che vede la Sardegna in primo piano. Nelle scorse ore il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha concluso con successo la prima operazione di trasferimento massiccio dei boss mafiosi. Tra il 27 e il 28 giugno sono stati trasferiti contemporaneamente 128 detenuti sottoposti al regime speciale del 41bis dagli istituti di Novara, Cuneo, Tolmezzo e Milano, verso la casa di reclusione di Vigevano, individuata con decreto ministeriale del 18 giugno come nuova articolazione del circuito speciale.
di Giulia Merlo
Il Domani, 29 giugno 2026
Ridotto del 31,5 per cento nel penale e del 40,6 nel civile il disposition time, del 90 l’arretrato civile. Risultati ottenuti senza calcolare le protezioni internazionali. I dubbi sul futuro senza fondi Ue. Sulla carta la scommessa è vinta e il ministero della Giustizia ha esultato per il raggiungimento degli obiettivi Pnrr in scadenza il 30 giugno 2026, certificato anche dal Country Report della Commissione europea del 3 giugno scorso. “Un punto di svolta rispetto al passato”, l’ha definito il ministro Carlo Nordio in audizione al Senato. E seppure gli obiettivi erano sfidanti e i freddi numeri confermano il traguardo raggiunto, dietro una narrazione rassicurante non tutto è come sembra.
ecodellojonio.it, 29 giugno 2026
Cataldo De Luca, 41 anni, di Cirò Marina, era stato trasferito nella casa circondariale rossanese dopo l’arresto nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Pugliese, avvenuta nel carcere di Catanzaro nel luglio 2024. Le cause del decesso sono ancora da accertare. È stato trovato senza vita nella sua cella del carcere di Rossano Cataldo De Luca, 41 anni, originario di Cirò Marina. L’uomo era detenuto da pochi giorni dopo essere stato arrestato nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonio Pugliese, avvenuta il 7 luglio 2024 nella casa circondariale “Ugo Caridi” di Catanzaro. Le cause del decesso, al momento, non sono ancora note e saranno gli accertamenti disposti dalle autorità competenti a chiarire cosa sia accaduto all’interno della cella. De Luca era stato raggiunto da misura cautelare quattro giorni fa, nell’ambito dell’operazione condotta dalla Squadra Mobile, che lo scorso 25 giugno aveva portato all’arresto di cinque persone complessivamente coinvolte
di Raffaella Tallarico
gnewsonline.it, 29 giugno 2026
Con un tavolo tondo, oppure seduti in cerchio. Sono gli accorgimenti che usano i mediatori di giustizia riparativa durante gli incontri. Che a parlare con loro sia la vittima, l’autore del reato o un loro familiare, il setting deve essere accogliente. “Non quello di un classico ufficio. Gli spigoli creano barriere alla circolarità di tutte le emozioni che emergono nello spazio di mediazione”, spiega a gNews l’avvocata Giorgia Venerandi, referente del Centro di giustizia riparativa Astrea di Roma. “In questo spazio - prosegue - viene portata la parte emotiva del conflitto che, di solito, non entra nel processo penale”.
di Livia Zancaner
Il Sole 24 Ore, 29 giugno 2026
“Per me è stato impossibile restare fuori. In ogni storia ho riconosciuto un frammento di me”. Così la giornalista Gabriella Simoni introduce “Non solo maranzine”, un libro che raccoglie undici storie di ragazze italiane e straniere cresciute tra violenza, abusi, droga, carceri minorili, comunità educative e famiglie fragili. Inviata di guerra da oltre 30 anni, Simoni, quando non è all’estero nelle zone di conflitto, racconta le periferie italiane spesso ignorate dal dibatto pubblico. Lo ha fatto nel podcast “Quei cattivi ragazzi” di Chora Media, dedicato ai ragazzi della comunità Kayros di don Claudio Burgio (che ha scritto la presentazione di “Non solo maranzine”) e lo fa ora, scegliendo di dare voce a quelle ragazze etichettate come “maranzine”.
di Maurizio Ferrera
Corriere della Sera, 29 giugno 2026
Ogni gruppo sociale ha bisogno di essere rassicurato ma ognuno in maniera differente. In un recente colloquio con Elly Schlein, Mario Draghi ha osservato che gli italiani hanno bisogno di essere “rassicurati”. La frase coglie un cambiamento. Per molti decenni la competizione politica si è giocata soprattutto sui temi della crescita economica, della redistribuzione del reddito o dell’identità. Oggi il terreno decisivo sembra essere un altro: la capacità di offrire protezione in un mondo percepito come sempre più incerto e minaccioso. I sondaggi registrano una diffusa inquietudine: il timore che le condizioni di vita possano peggiorare. Il dato più interessante di questa preoccupazione è la sua natura composita. Gli italiani percepiscono una molteplicità di fattori di rischio.
di Paolo Fallai
Corriere della Sera, 29 giugno 2026
Un’espressione che ha quasi due secoli per uno sfruttamento antico. Ma solo dal 2016 esiste una legge per contrastare l’intermediazione illegale e lo sfruttamento lavorativo. L’ultimo episodio è agghiacciante: quattro braccianti immigrati bruciati vivi un minivan in Calabria, perché avevano osato ribellarsi ai loro schiavisti. Ma la storia del caporalato è molto più antica e gronda sangue e indifferenza. Due secoli di sofferenza. L’espressione caporalato nasce storicamente in Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Il termine si è sviluppato per descrivere il sistema di reclutamento della manodopera nelle campagne e nei primi grandi cantieri edili. Il dizionario di Tullio De Mauro lo attesta come uso consueto nella lingua italiana dal 1830.
di Manuela Modica
Il Fatto Quotidiano, 29 giugno 2026
“Solo ragazzi con un sogno, non scafisti”. Condannati a 30 anni per la strage di Ferragosto del 2015, gli imputati hanno ottenuto l’ammissibilità alla revisione del processo. Ora sono in libertà provvisoria: la Corte d’appello di Messina deciderà a ottobre se riaprire definitivamente il caso. Abied, “uno dei più forti di tutta Bengasi”, battuto dalla squadra di Alaa. Si conoscono così, ancora adolescenti, prima della guerra in Libia che avrebbe messo fine al calcio e al futuro. Ed è da qui che nasce questa storia di promesse del calcio finite in carcere in Italia con l’accusa di essere gli scafisti della strage di Ferragosto del 2015, quando 49 persone morirono d’asfissia in una stiva. Allo sbarco, cinque ragazzi libici, tra cui i calciatori, due marocchini e un tunisino finiscono in carcere con pene fino a 30 anni. Un’accusa che potrebbe ora essere messa in discussione, dopo 11 anni di reclusione.
di Annaflavia Merluzzi
Il Domani, 29 giugno 2026
“Ci hanno circondato e hanno iniziato a picchiare tutti”. Al confine con la Bosnia, la violenza delle autorità croate continua a colpire chi prova a entrare in Ue per chiedere asilo, anche se i respingimenti collettivi per il diritto internazionale sono illegali. “Quando I.T. è arrivato da noi aveva l’arcata frontale della mascella completamente rotta. Aveva quindici anni”, racconta Virginia Orsili, operatrice dell’ong Ipsia. Il confine tra Bosnia e Croazia continua a lasciare segni indelebili sui corpi delle persone in movimento. La violenza delle autorità croate continua a colpire chi prova a entrare in Europa per chiedere asilo, e lo fa con particolare crudeltà nei confronti dei minori non accompagnati che attraversano la rotta balcanica.
di Flavia Amabile
La Stampa, 29 giugno 2026
L’attivista della Flotilla Domenico Centrone racconta il mese di sequestro: così hanno assaltato e distrutto le ambulanze. L’ipotesi di un’azione legale per violazione dei diritti umani. Sospettati di essere dei fiancheggiatori di Hamas, le ambulanze prese d’assalto, gli inganni, le continue violenze psicologiche da parte degli agenti della Libia orientale controllata dal generale Haftar. Domenico Centrone, uno dei due attivisti italiani della missione di terra della Global Sumud Flotilla costretti a rimanere per un mese in un centro di detenzione dei servizi segreti a Bengasi mentre portavano aiuti umanitari a Gaza, aggiunge alcuni dettagli ancora non noti sul trattamento subito. Un trattamento per il quale stanno valutando se procedere con un’azione legale per violazione del diritto internazionale e dei diritti umani. “Fermare un convoglio umanitario è ancora una volta una violazione del diritto internazionale” spiega. Ma il convoglio non è stato solo fermato, è accaduto qualcosa di molto più grave.
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