di Tommaso Ciriaco
La Repubblica, 22 agosto 2024
È prudente, risposta dopo risposta. Attento a preservare l’intesa con Giorgia Meloni e l’equilibrio instabile con gli alleati. Ma all’ennesima domanda sullo Ius scholae che FI vuole e la destra non sopporta, Antonio Tajani entra in un’altra dimensione: “Ma mica ho sentito Schlein per fare un inciucio. Né lavoro ad un accordo sottobanco con il Pd. È solo quello che pensiamo, da sempre. È quello di cui ha bisogno il nostro Paese. Ragazzi, l’Italia è cambiata! Abbiamo ricevuto in due anni 170mila ucraini. È la nostra storia, l’impero romano accoglieva, in Sicilia è pieno di cognomi di origine araba. Abbiamo comunità arbereshe: ma sono italiani, eh! Il mio stesso cognome è di origine araba. Negli Usa qualcuno pensa che non siano buoni americani gli italoamericani? Nancy Pelosi non è americana? Alain Delon aveva la nonna di Cassino. Sarà la mia educazione cristiana, ma per me non esistono differenze di colore o etnia. Un buon italiano è chi crede nell’Italia, la conosce, la difende. Quanti militari figli di stranieri ci sono nel nostro esercito? E poi gli atleti, le scuole in cui vanno i nostri figli. Il mondo cambia e continua a cambiare, svegliamoci”.
di Leandro Perrotta
La Sicilia, 22 agosto 2024
L’accusa: “Interprete di un terrorista”. L’uomo, in Italia dal 1997, ha tradotto le parole del “signore del crimine” turco Baris Boyun e per i magistrati era a conoscenza delle sue attività illecite. Da metà luglio circola un partecipato appello per la sua scarcerazione, “Free Heval Talip”. Da metà luglio un appello per la scarcerazione del 50enne Abutalip Burulday, noto come Heval Talip, ha raccolto adesioni in tutta Italia. Tra queste quelle di rappresentanti di associazioni antirazziste e che promuovono l’integrazione dei migranti e di personalità come l’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, da poco eletto al parlamento europeo. La storia del resto riguarda il coinvolgimento in una inchiesta sul terrorismo di un uomo che per vent’anni ha svolto attività in supporto dei richiedenti asilo.
di Giuseppe Bonaccorsi
Il Dubbio, 22 agosto 2024
Nel caso Boyun, presunto mafioso-terrorista accusato da Ankara, anche un interprete in Italia da trent’anni. Un delicato e contorto intrigo internazionale, con al centro un mediatore culturale e traduttore finito in carcere e un boss, entrambi di origine curda. Un caso che ha già sollecitato la raccolta di migliaia di firme in favore di Abutalip “Havel” Burulday, il mediatore immigrato in Italia dal 1997, quando arrivò in Calabria a bordo di uno dei tanti barconi della speranza. Le firme sono state sottoscritte in giro per la Penisola dalle associazioni antirazziste che promuovono l’integrazione dei migranti. In campo anche quella dell’ex sindaco di Riace Mimmo Lucano, oggi europarlamentare per i Verdi- Sinistra.
di Viola Giannoli
La Repubblica, 22 agosto 2024
Il fratello: “Siamo scioccati, l’Italia ci aiuti”. Il 31enne di Pescara detenuto da agosto scorso al Cairo. L’appello della famiglia: “Lui si dichiara innocente, riportatelo a casa”. Venticinque anni di carcere da scontare nelle prigioni egiziane, per traffico di stupefacenti. È una condanna pesantissima quella arrivata il 19 agosto scorso dal Cairo per Giacomo Passeri, un ragazzo italiano di 31 anni, originario della Sierra Leone, cresciuto a Pescara e residente da qualche anno a Londra dove faceva il pizzaiolo e l’intrattenitore. “Mi hanno incastrato, venticinque anni... è un ergastolo! Mi stanno prendendo la vita, sono rotto, a pezzi, aiutatemi o mi ammazzo qui dentro”, grida lui dalla prigione di Badr in cui è rinchiuso da un anno in qua, senza poter chiamare casa né avere colloqui con i suoi familiari.
di Nello Del Gatto
Il Sole 24 Ore, 22 agosto 2024
“Sde Teiman è solo la punta dell'iceberg della situazione dei detenuti palestinesi che, dal 7 ottobre, è solo peggiorata”. Ne è convinta Jenna Abuhasna, consulente legale di Addameer, una organizzazione non governativa che si occupa della tutela dei prigionieri palestinesi. Sde Teiman è l'ex base dell'esercito che ospita i detenuti arrestati a Gaza. Nove i militari arrestati per violenze e torture, fisiche e psicologiche, denunciate dai prigionieri nelle scorse settimane. Uno ha denunciato di essere stato violentato. Gli arresti nella Guantanamo israeliana hanno scatenato proteste degli estremisti di destra contro il governo. Accendendo, ancora una volta, un faro sulle terribili condizioni delle carceri israeliane per i palestinesi.
di Francesco Petrelli*
Il Foglio, 21 agosto 2024
Alla base dell’emergenza sociale che coinvolge il sistema penitenziario c’è una storia fatta di continue omissioni e silenzi. Di fronte a una simile, nefasta, mancanza di prospettive occorre un esame di coscienza da parte della politica. Capita di poter avere ragione e torto al tempo stesso. Quando la senatrice Bongiorno ammonisce ricordando che “se siamo al sovraffollamento” la responsabilità è dei governi precedenti, dice una cosa vera perché gravi sono state le omissioni della politica intera e gravissime le mancanze di coloro che oggi rappresentano l’opposizione. Ma tali responsabilità diffuse non elidono affatto l’obbligo che grava sul governo attuale di risolvere quella emergenza sociale e politica giunta al suo apice critico.
di Nello Trocchia
Il Dubbio, 21 agosto 2024
Alla guida del Dap c’è Giovanni Russo, un magistrato di lungo corso che finora non ha inciso sul sistema. Per i sindacati racconta una realtà che non esiste. Il direttore di un istituto spiega l’abbandono nel quale operano i dirigenti: “Non ci ha mai ascoltati, la distanza è ormai incolmabile”. “Un numero due passato presto all’irrilevanza”. La frase, pronunciata da un funzionario che conosce bene il carcere, descrive vita, opere e fallimenti di Giovanni Russo, magistrato e dal dicembre 2022 capo dell’amministrazione penitenziaria. Il Dap è il dipartimento del ministero della Giustizia che dovrebbe occuparsi dell’universo carcere. Il condizionale è d’obbligo, visto che il sistema è ormai collassato. Uno stallo che è dovuto anche al conflitto tra le anime che convivono nel palazzo di via Arenula e che hanno trovato, quasi due anni fa, una complicata mediazione puntando proprio su Russo.
di Giulia Merlo
Il Domani, 21 agosto 2024
Nominato dalla maggioranza senza audizioni, l’Ufficio del Garante non ha di fatto rilasciato dichiarazioni sull’emergenza carcere, ma solo report numerici. A sopperire sono intervenuti i Garanti territoriali. Che fine ha fatto il Garante nazionale delle persone private della libertà? Nella drammatica crisi del nostro sistema di detenzione, con un sovraffollamento medio del 130 per cento e un numero record di suicidi sia di detenuti che di poliziotti penitenziari, la voce del soggetto indipendente deputato a intervenire non si sente. Dall’Ufficio del Garante - composto dal presidente ed ex deputato di Fratelli d’Italia Felice d’Ettore, da Irma Conti e Mario Serio - non è arriva alcuna dichiarazione per chiedere un impegno maggiore del governo o interventi anche di tipo emergenziale per fare fronte a un agosto dalle temperature torride in strutture detentive ormai ben oltre i limiti della capienza.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 21 agosto 2024
Il presidente del sindacato delle toghe prova a rompere il muro insieme a Md e AreaDg. Ma al momento prevale la magistratura più “conservatrice”. Due giorni fa l’Associazione Nazionale Magistrati si è affrettata a diramare una breve nota per ribattere in merito alla querelle sollevata dal Giornale su un presunto complotto tra magistratura, stampa, politica contro la sorella della premier Giorgia Meloni. Un ritrovato protagonismo che arriva dopo un silenzio “ostinato” perché nessun comunicato in queste ultime settimane sulla questione carceraria?
di Luca Casarini
L’Unità, 21 agosto 2024
Un provvedimento immediato, utile a fare uscire una quota di esseri umani, e i 28 bambini per primi che sono un abominio, in modo da rispondere subito al grido di sofferenza e di morte che da anni giunge dal carcere, dovrebbe essere un atto “ovvio” per chiunque si dica umano. Si può discutere di tutto. Del sistema penale, della sua deriva dallo stato di diritto allo stato di polizia. Della giustizia, che è subordinata alla diseguaglianza materiale nella quale la legge non è uguale per tutti. Dall’altro canto i governanti potrebbero invece opporre l’idea che questo è il modo migliore possibile di gestire una dinamica sociale, per impedire la guerra civile e il disastro totale. Potrebbero dire, e lo dicono, che l’alternativa può essere anche peggio, sventolando le foto con gli impiccati di Teheran.
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