di Vincenzo R. Spagnolo
Avvenire, 21 luglio 2024
Cristina Ornano, presidente del Tribunale di sorveglianza a Cagliari, dà voce allo sconforto delle toghe dopo il provvedimento di Nordío: “Non riduce il sovraffollamento, rischia di aggravarlo. Sulla liberazione anticipata pendono 200mila procedimenti e noi siamo 230”. “Il personale amministrativo ha scoperture medie del 50%. Introdurre, nei calcoli sulla detenzione, il ‘fine pena virtuale’ può allungare i tempi. E lo scoramento dei reclusi potrebbe accrescere le tensioni che alimentano le violenze”.
di Nicoletta Benatelli
enordest.it, 21 luglio 2024
Originario di San Donà di Piave, 37 anni da poco compiuti, detenuto per vari reati connessi allo spaccio di stupefacenti, una settimana fa, è stato trovato impiccato con il lenzuolo nella sua cella della Casa Circondariale Santa Maria Maggiore di Venezia. A nulla sono valsi i soccorsi. Salgono così a 56 i morti suicidi in quello che appare come un bollettino di guerra, ma che è invece il tragico conteggio di persone nelle mani dello Stato e che lo Stato non riesce a tutelare. A questi bisogna poi aggiungere i sei appartenenti alla Polizia penitenziaria che si sono tolti la vita. Una mattanza irrefrenabile”. Così Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria, commenta l’ennesimo suicidio nelle carceri del Paese.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 21 luglio 2024
“Apri”, “Chiudi”. Giacomo (lo chiamiamo così per proteggere la sua identità) non ha neanche due anni e mezzo e, di fatto, non parla. Dice “si”, “no”, “mamma”, “pappa” e quasi niente altro. Ma quelle due parole che sente ripetere così spesso in quella che è diventata la sua tragica routine dietro le sbarre, quelle le ripete puntualmente ogni volta che entra ed esce dal carcere. A Rebibbia, nella sezione nido, Giacomo è recluso ormai da dieci mesi insieme alla sua mamma che - diciamolo subito - non è una delle borseggiatrici rom sempre incinte contro cui la Lega invoca misure di massimo rigore (e pazienza se ci vanno di mezzo i bambini), ma è una trentenne italiana che sta scontando una pena per reati minori. Come il suo compagno, padre del bimbo, anche lui recluso a Rebibbia. E così dietro le sbarre è finito anche Giacomo. Sì, sbarre, perché la stanza in cui il bambino sta con la mamma, pur avendo una portafinestra di vetro, ha pur sempre le sbarre. Alle quali il piccolo si attacca con il nasino schiacciato sul vetro aspettando ogni mattina l’arrivo di una delle volontarie dell’associazione “A Roma insieme-Leda Colombini” che hanno dato alla direzione di Rebibbia la disponibilità a portare Giacomo ad un nido esterno la mattina e a riportarlo in carcere il pomeriggio.
di Carlo Tecce
L’Espresso, 21 luglio 2024
La magistrata per un decennio alla direzione distrettuale antimafia di Napoli ed esponente dell’Associazione nazionale magistrati spiega cosa c’è di grave nella riforma della giustizia del ministro Nordio: “Si indebolisce anche il controllo di legalità”. Proponiamo la versione estesa dell’intervista alla dottoressa Ida Teresi, magistrata ed esponente dell’Anm, pubblicata nel numero in edicola il 12 luglio 2024.
di Riccardo Arena e Giuseppe Legato
La Stampa, 21 luglio 2024
Da Torino a Palermo sempre più spesso i rampolli dopo anni di omicidi e narcotraffico scelgono di pentirsi e collaborare. Lo stragista del Gargano: “Sogno un futuro per mio figlio”. Ci sono due narcos (oltre che affiliati di rango) che hanno spostato tonnellate di cocaina e hashish per i principali cartelli della ‘ndrangheta dai porti di Santos e Paranagua verso l’Italia, passando dagli scali commerciali di Rotterdam e Anversa. C’è un rampollo del clan Palermiti di Japigia finito nella maxi retata che a marzo ha scatenato un putiferio politico a Bari alla vigilia delle elezioni comunali ed europee, ma anche il killer della mafia etnea. Ci sono - ancora - l’ex capo stragista della Mafia Garganica e il figlio (e nipote) del grande boss di Limbadi, roccaforte della malavita calabrese in provincia di Vibo Valentia.
di Cristina Balbo
Il Giornale, 21 luglio 2024
Il Tribunale di Firenze ha condannato ad un risarcimento di circa 27mila euro i genitori di un ragazzo - all’epoca 16enne - che aveva violentato una compagna di classe in uno sgabuzzino della scuola. I giudici hanno, infatti, ritenuto responsabili i genitori del giovane, all’epoca dei fatti ancora minorenne, di non averlo educato bene. Il principio è quello della “culpa in educando”, articolo 2048 del codice civile sulle responsabilità genitoriali. I genitori, infatti, devono dare ai figli un bagaglio educativo che impedisca loro di avere comportamenti dannosi nei confronti di terzi, e correggere gli aspetti del carattere che portino a determinati atteggiamenti.
di Alessia Candito
La Repubblica, 21 luglio 2024
La protesta di quattro detenuti. Uno straniero si è cucito la bocca con il fil di ferro. Il Garante: “Quella sezione del carcere va chiusa”. Quattro detenuti in sciopero della fame, della sete o delle terapie di cui per settimane nessuno, neanche il Tribunale di sorveglianza, ha saputo nulla. Un’intera sezione dell’Ucciardone di Palermo con celle minuscole, di certo più piccole dei nove metri quadrati considerati soglia minima di vivibilità, con un bagno microscopico privo di porta e senza doccia. Sono costrette a viverci almeno due persone per stanza, in larga parte occupata da due brande a castello, e d’estate lì sotto si raggiungono temperature insopportabili.
Torino. Continua protesta in carcere: per il terzo giorno 250 detenuti non rientrano dall’ora d’aria
Corriere di Torino, 21 luglio 2024
Continua la protesta dei detenuti del carcere Lorusso e Cutugno di Torino, ormai tra agitazioni più lunghe e strutturate nel penitenziario torinese. Anche ieri sera, venerdì, secondo quanto raccontato in una nota dall’Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, circa 250 detenuti su 430 del Padiglione C, non sono voluti rientrare nelle rispettive sezioni restando nel cortile dei passeggi per alcune ore.
di Alessia Marani
Il Messaggero, 21 luglio 2024
Venerdì notte l’ultimo episodio di una serie di atti vandalici e proteste. La prognosi per Marco Casamatta, presunto killer di Cristiano Molè, massacrato di botte nella sua cella a Regina Coeli martedì scorso, resta riservata. Chi ha avuto modo di vederlo lo racconta così, senza troppi fronzoli: “L’hanno sbriciolato”. La testa fracassata, le braccia spezzate, poche ossa si sarebbero salvate. Chi lo ha picchiato lo ha fatto con ferocia inaudita. La stessa che lui avrebbe adoperato non solo quando si trattò - secondo l’accusa - di sparare a Molè affiancato a bordo del suo Suv al Corviale la sera del 15 gennaio scorso o di tentare di ammazzare come un cane Massimiliano Pacchiarotti, alias “er Porpetta”, a Casetta Mattei, ma anche nelle varie spedizioni legate al “recupero crediti” nel mondo della droga o nelle tante liti di cui sarebbe reso protagonista nel passato. Del resto quando le teste di cuoio dei carabinieri nella serata del primo luglio irruppero nel b&b del Casaletto dove si era asserragliato, aveva detto: “Se entrano faccio finta di arrendermi e poi sparo a tutti”. Niente remore e, non a caso, nelle sue disponibilità aveva un autentico arsenale.
di Ivan Innocenti*
Ristretti Orizzonti, 21 luglio 2024
Sono 170 le persone detenute nella Casa circondariale riminese. Il dato è di giovedì 18 luglio rilevato dal Garante Regionale Roberto Cavalieri. Sono 118 i posti regolamentari. C’è sovraffollamento del 145%. Il Ministero indica in 165 la capienza tollerabile (che possiamo interpretare come “tortura tollerabile”, si traduce in 3 metri quadri a detenuto per non incorrere nella sentenza Torreggiani, in tema di violazione dei diritti umani). Siamo oltre al tollerabile, la spia rossa si accende e si interviene per sfollare il carcere. Dove è finita questa spia rossa? Si è fulminata come l’umanità residua della nostra comunità?
- Torino. “Morire in carcere”, incontro a Palazzo Civico
- L’Aquila. Gli ex detenuti con Flavio Insinna nella pièce “Dalle sbarre alle stelle”
- La Spezia. La musica di strumenti realizzati dai detenuti con il legno delle barche dei migranti
- A contatto con i giovani detenuti, una “particolare” scuola di libertà
- Se la politica rinuncia alle sue responsabilità










