di Giuseppe Legato
La Stampa, 18 maggio 2024
Il ministro della giustizia al carcere di Biella: “Dalla magistratura mi aspetto una saggia valutazione razionale”. “Andiamo avanti, è questione di giorni”. Così ha detto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine della visita al laboratorio Zegna all’interno del carcere di Biella, ai giornalisti che gli domandavano della riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere. E alla domanda se il provvedimento sarà portato in Cdm il prossimo 29 maggio il ministro si è limitato a dire “verosimilmente sì”.
di Claudio Cerasa
Il Foglio, 18 maggio 2024
La riforma in lavorazione nel governo non è solo una giusta: è anche di sinistra. Tre lezioni da grandi maestri per mostrare l’ipocrisia delle dichiarazioni del campo largo. La lagna è già partita e il capo di imputazione sarà grosso modo questo: la separazione delle carriere è una riforma pericolosa, se non vergognosa, che contribuirà a trasformare il pubblico ministero in un surrogato della polizia giudiziaria, che non avrà alcun effetto sulla terzietà del giudice e che non avrà altro effetto se non quello di gettare sulla magistratura una montagna di letame, di delegittimazione, di sfiducia. La lagna è già partita, il capo di imputazione è già chiaro, l’accusa di fondo è già evidente - volete attaccare la magistratura perché siete fascisti - ma c’è un problema importante nella narrazione che farà della imminente riforma sulla separazione delle carriere il mondo progressista. E il problema è questo: la temutissima riforma delle carriere non è una riforma di destra. Lo si potrebbe affermare ricordando che è il buon senso che suggerisce che separare le carriere sia un tema trasversale, perché solo chi finge di non capire cos’è la giustizia italiana può fingere di non comprendere che il problema non è se il pubblico ministero continua a fare quello che spesso fa oggi, muoversi cioè come un surrogato della polizia giudiziaria, ma è far di tutto affinché vi sia un giudice più indipendente, più imparziale e più terzo rispetto a come lo è oggi. Ma se il buon senso non basta, qualche esperienza del passato può aiutarci a capire perché una sinistra che regala alla destra anche la separazione delle carriere è una sinistra che vuole fare di tutto per andare contro la propria storia.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 18 maggio 2024
“Ordinamento giudiziario. Il Pm è distinto dai giudici”. Sono passati poco meno di 50 anni da quando Licio Gelli scrisse uno dei suoi capisaldi del Piano di rinascita, il manifesto della P2. Ecco, ora ci siamo quasi. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha spiegato che è arrivato il tempo della separazione delle carriere, ultimo passaggio di un proposta confusa (una proposta oggi, una smentita domani) per la realizzazione di un piano preciso di una nuova idea di giustizia. Che, al di là dei proclami (più veloce, più efficiente, intransigente), a detta degli addetti ai lavori si sta dimostrando una giustizia di classe. Debolissima con i forti e forte con i deboli.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 18 maggio 2024
Gli esperti: il magistrato è titolare degli stessi diritti degli altri cittadini. Ma un uso attento degli strumenti digitali è fondamentale per salvaguardare l’autorevolezza. L’imparzialità per il magistrato è un “prerequisito” irrinunciabile. E, come sottolineato più volte dal capo dello Stato, oltre ad essere imparziale la toga deve però anche apparire tale. L’imparzialità, infatti, è il valore cardine cui tende anche la garanzia di autonomia e indipendenza che risulta centrale per la legittimazione dell’attività giurisdizionale. Su come conciliare dunque l’imprescindibile imparzialità con l’utilizzo dei social network da parte di pm e giudici, il Consiglio superiore della magistratura ha organizzato questa settimana un seminario a Palazzo Bachelet a cui hanno partecipato magistrati, accademici, giuristi e giornalisti. “Viviamo ormai da tempo nell’era della comunicazione mediata dal computer”, ha affermato il vice presidente Fabio Pinelli, ricordando che “la magistratura deve adeguarsi a questa cultura digitale che si sovrappone e si integra ai linguaggi già esistenti diventando essa stessa un linguaggio”. Per il presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Bartoli, “anche nell’uso dei social l’alternativa è tra la ricerca dell’autorevolezza o la ricerca del consenso: la prima è l’unica che può essere imboccata da un magistrato e un giornalista, in quanto per entrambi non è possibile ammettere una distinzione tra profilo professionale e personale”.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Dubbio, 18 maggio 2024
Metti l’Intelligenza Artificiale al servizio dei Tribunali e addestra una rete neurale a riconoscere se la voce dell’indagato è la stessa voce fra quelle intercettate durante le indagini. Poi applica un modello scientifico che compara le caratteristiche delle due voci, lo stesso metodo biometrico utilizzato per comparare le tracce di Dna presenti sulla scena di un crimine: e avrai Intrepido, un sistema di nuova generazione sviluppato presso il Centro di ricerca interdisciplinare sul linguaggio (Cril), dell’Università del Salento (Dipartimento di Studi Umanistici), diretto dal professor Mirko Grimaldi.
di Rosaria Manconi*
L’Unione Sarda, 18 maggio 2024
Nella giornata dell’orgoglio femminile da poco celebrata e progetti per abbattere le discriminazioni ancora dure a morire nessuna/o ha rivolto il pensiero a quelle donne che, come novelle Medea, incarnazione di un femminile distruttivo, irriducibile alla cultura del focolare, dell’accudimento e della maternità, hanno tolto la vita ai loro figli.
di Francesca Spasiano
Il Dubbio, 18 maggio 2024
36 anni fa se ne andava il conduttore di Portobello, vittima di un clamoroso “crimine giudiziario”. La compagna Francesca Scopelliti: “L’ho ricordato insieme ai detenuti di Opera”. Enzo Tortora è tantissime cose. Un simbolo che riassume i mali della nostra giustizia. Una costellazione di date che ne scandisce la storia e che periodicamente ci solleva dall’oblio per guardare negli occhi il “crimine giudiziario” che il conduttore aveva subito.
casertace.net, 18 maggio 2024
La comunità di Alvignano è rimasta scioccata dalla notizia della morte di Teodorico Musco. L’uomo si trovava in carcere a Napoli e doveva scontare una condanna a nove anni di reclusione. Quando i compagni di cella si sono resi conto di quello che era successo, la situazione era oramai irrecuperabile. Negli anni Musco era stato coinvolto in alcune vicende giudiziarie. Un furto nei cassetti dello spogliatoio dei medici dell’ospedale Loreto Mare di Napoli, caso successo nel settembre scorso. Ma anche nel 2009 aveva subito un arresto per una tentata rapina in villa. Musco fu anche accusato di maltrattamenti in famiglia ed estorsione.
di Michele Varì
primocanale.it, 18 maggio 2024
La responsabile del penitenziario di Marassi sognava di fare il magistrato, ma ora ama il lavoro con i reclusi: “Vederli uscire e non tornare è la cosa più bella”. Teatro, panetterie, assistenza ai disabili in spiaggia: così i reclusi possono riinserirsi. “Il problema principale è il numero di detenuti particolarmente alto visto che abbiamo più di 700 detenuti, troppi e di tante etnie diverse che devono convivere”, attacca così Tullia Ardito, da due anni direttrice del carcere di Marassi, una donna che sognava di fare il magistrato o l’avvocato e per puro caso, facendo un concorso, si è ritrovata a fare il direttore del penitenziario più importante della Liguria, “un lavoro che svolgo da trent’anni e ora amo”.
di Giulia Merlo
Il Domani, 18 maggio 2024
L’isola ospita una casa di detenzione di media sicurezza: tutti lavorano per far funzionare il microcosmo. I detenuti vivono fuori dalle celle: “Preferisco vedere mia madre due volte l’anno, ma qui all’aperto”. La Camera penale di Padova ha organizzato qui il convegno “I luoghi e gli spazi di detenzione”. “Chieda a mia madre se preferisce vedermi qui due volte l’anno, oppure tutte le settimane in un carcere chiuso. Per me era un’angoscia tutte le volte che entrava”.
- Biella. Nordio: “Con la sartoria, seconda chance di vita per i detenuti”
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