di Tommaso Guerini*
Il Riformista, 5 maggio 2024
È sotto gli occhi di tutti gli operatori del diritto penale che l’ambito applicativo del reato di associazione per delinquere si è esteso in maniera irragionevole, finendo per lambire settori dell’economia lecita che non dovrebbero riguardarlo. Se il penalista contemporaneo non fosse ormai mitridatizzato nei confronti di quell’insidioso veleno che va sotto il nome di interpretazione estensiva, la cui somministrazione in dosi massicce produce spasmi violenti sulle fattispecie incriminatrici alle quali viene somministrato, tanto da deformarne irrimediabilmente il volto, verrebbe da chiedersi com’è stato possibile che un reato che nasce con il nome di “associazione di malfattori” e al quale il Codice Rocco aveva affidato un ruolo ben definito nell’ambito della tutela dell’ordine pubblico sia diventato una vedette del diritto penale dell’economia e dell’impresa.
di Vincenzo Maiello*
Il Riformista, 5 maggio 2024
Nel cantiere, compulsivo e sempre aperto, della prevenzione praeter delictum, capita che anche istituti introdotti per “favorire” le imprese finiscano per creare effetti nefasti. È il caso del controllo giudiziario dell’impresa “occasionalmente” contaminata da rapporti con la criminalità organizzata, introdotto nel 2017 all’art. 34 bis del Codice Antimafia, sulla scia delle preziose considerazioni svolte dalla Commissione Fiandaca, con lo scopo di rendere più proporzionata e flessibile la reazione dell’ordinamento innanzi a forme di agevolazione sfumate, quando non addirittura legate a condotte maturate nel clima di assoggettamento indotto dall’intimidazione associativa.
di Lorenzo Zilletti*
Il Riformista, 5 maggio 2024
Ci parla di “irresistibili fortune dell’art. 416 c.p., nella giustizia in action”, Gaetano Insolera, che a quel reato ha dedicato tanta parte delle sue ricerche di professore di diritto penale; nonché innumerevoli e appassionate difese nelle aule giudiziarie, in veste di avvocato. “Fortune” - riprende - “dovute alla natura davvero esangue dei caratteri che lo definiscono. E che si espandono dal sistema repressivo a quello preventivo, processuale e penitenziario. Il vero problema risiede nell’intenzionale svalutazione di tre parole contemplate nel testo della norma: la punibilità “per ciò solo”, che dovrebbe essere la chiave di lettura per tracciare il confine tra l’autonomo delitto associativo e il semplice concorso di persone nei cd. reati scopo.
di Fabrizio Siracusano*
Il Riformista, 5 maggio 2024
Gli inquirenti non incorrono nei limiti imposti dalla più stringente legalità processuale ordinaria godendo così di tempi più dilatati per svolgere le indagini. Il processo, nato per verificare fatti isolati, si deve misurare con la struttura del reato che trascende l’individuo per collocarlo nella dimensione associativa. Questa dimensione si ritiene debba invocare più stringenti presidi di accertamento per dotare gli organi giudiziari di strumenti più evoluti per verificare comportamenti che proprio la struttura organizzata che li sorregge rende, al contempo, più preoccupanti e di più ardua decifrazione.
di Gino Mazzoli
Il Domani, 5 maggio 2024
L’assoluzione di Claudio Foti in Cassazione ha mostrato che questa vicenda è stato un disastro giudiziario. Che però offre degli spunti di riflessione sul ruolo delle istituzioni e sull’alleanza tra servizi sociali e famiglie. L’assoluzione di Claudio Foti in Cassazione comincia a mostrare il caso Bibbiano per quello che realmente è: una sorta di Waterloo giudiziaria. Oltre all’assoluzione nel secondo e terzo grado di giudizio dell’imputato maggiormente preso di mira mediaticamente, che aveva scelto il rito abbreviato, c’è un dibattimento ordinario con gli altri imputati che procede a Reggio Emilia (nell’indifferenza di tutti, visto che il processo è già stato “celebrato” mediaticamente cinque anni fa) dove in un anno di interrogatori Procura non sembra stia percorrendo precisamente una marcia trionfale. Bibbiano è un epicentro multistrato dove si sono incrociati diversi livelli di problemi, tutti estremamente rilevanti, oscurati da un sensazionalismo mediatico che li ha coperti e mescolati. Uscendo da questo labirinto è possibile trarre alcune lezioni molto utili per la politica.
di Raffaella Di Rosa
tg.la7.it, 5 maggio 2024
Francesco Maisto: “Tutte le volte che andavo stavano appiccicati al muro, segnale di malessere. Io ho fatto segnalazione alla procura dopo la segnalazione di un consigliere comunicale sollecitato da genitori di ragazzi che avevano subito violenze in carcere”. È il 18 novembre 2022, sette agenti della polizia penitenziaria del carcere minorile Beccaria chiudono il detenuto minorenne Said (il nome è di fantasia) nella stanza senza telecamere del capoposto e lo aggrediscono brutalmente: “mi è uscita la spalla e gli dicevo per favore toglietemi queste manette che mi sta uscendo la spalla. E mi era già uscita”.
di Mourad Balti Touati
ilpost.it, 5 maggio 2024
Si è parlato molto degli agenti accusati di violenze, e poco dei ragazzini che le hanno subite, molti dei quali sono in attesa di processo. Le indagini sugli abusi e i maltrattamenti nel carcere minorile Beccaria di Milano hanno generato una forte impressione nell’opinione pubblica. Negli ultimi anni si è saputo con una certa frequenza di storie simili sugli istituti di detenzioni per adulti, e la questione è tornata periodicamente al centro del dibattito, ma è invece molto più raro che violenze e pestaggi riguardino ragazzini, o almeno lo era stato finora. Le indagini sul Beccaria per il momento hanno portato all’arresto di 13 agenti di polizia penitenziaria accusati delle violenze, e alla sospensione di altri 8. Le discussioni si sono molto concentrate sul loro ruolo, e sul loro rapporto con i ragazzi detenuti.
di Maurizio Di Biagio
Il Messaggero, 5 maggio 2024
La situazione all’interno del carcere di Castrogno si fa sempre più drammatica: sott’organico (solo 140 agenti contro i 218 previste) con 400 detenuti presenti invece di 200, mettono a rischio i servizi e la sicurezza. L’ultimo allarme giunge dal segretario regionale Sappe, Giuseppe Ninu: “I nostri istituti penitenziari sono navi alla deriva e, in alcuni casi, l’assenza di direttori o comandanti ha fatto implodere l’organizzazione, con il rischio della sicurezza non solo interna. S’impone un’azione efficace e profonda perché il pianeta carcere possa orbitare in ossequio al dettato costituzionale, disponendo soprattutto di un numero adeguato di poliziotti penitenziari, di operatori e professionisti del settore, in strutture moderne ed efficienti, in grado di ridurre il sovraffollamento dei detenuti, in particolare di coloro che, affetti da varie e gravi patologie, non siano costretti ad espiare la pena detentiva da reclusi, ma siano ricoverati in sedi preposte, non certamente le Rems (residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza), un altro grande fallimento”.
La Stampa, 5 maggio 2024
Il tesoriere di Radicali Italiani Filippo Blengino ha visitato questa mattina (4 maggio), con una delegazione di Radicali Cuneo, il carcere di Cuneo. “Come in gran parte dei nostri istituti penitenziari - dichiara in una nota Blengino - la situazione è fuori controllo. Come Radicali Italiani denunciamo da anni la totale assenza di programmazione, le condizioni inumane a cui sono sottoposti i detenuti, la drammatica carenza di personale. Anche il carcere di Cuneo si configura come una polveriera, con un disagio psichico allarmante e fuori controllo, continue aggressioni al personale sanitario, denunce da parte dei detenuti sulle enormi difficoltà ad accedere ai servizi e sulle risposte in tempi ragionevoli.
di Claudia Milani Vicenzi
Giornale di Vicenza, 5 maggio 2024
Un quarantenne ha raccontato la sua storia: “Il sistema non funziona: non riabilita e toglie la dignità”. Paure, emozioni, ansie e anche speranze. È uscito dal carcere da poco più di 24 ore, vuole raccontare la sua storia, far capire cosa si prova ad essere rinchiusi, spiegare cosa c’è che non va nel sistema penitenziario italiano. N.L., 40 anni, (alla redazione ha detto nome e cognome, ma abbiamo scelto di non pubblicarli per tutelare le sue figlie ancora minorenni) è un fiume in piena e la sua voce a volte s’incrina per la commozione: alcune ferite non si sono ancora rimarginate.
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