di Benedetta Tobagi
La Repubblica, 3 maggio 2024
L’autrice pubblica un saggio-fact checking che smonta i luoghi comuni sulla stagione più buia dell’Italia repubblicana. Ne pubblichiamo qui un estratto che elenca alcune verità certe su quegli anni. Conosceremo mai tutta la verità sulle stragi? E i mandanti? Non sapremo mai chi è stato! Quando si parla di stragi, frasi del genere sono all’ordine del giorno, le ho ascoltate mille volte, agli incontri, alle presentazioni, ai dibattiti, alla radio, quando si dà la parola al pubblico. Sono tutt’uno col sentimento diffuso che “le stragi sono tutte un mistero”, germogliano dallo stesso terreno, ovvero un dato oggettivo molto grave, su cui ho già insistito nell’introduzione: le stragi, al termine di lunghe e ingarbugliatissime vicende giudiziarie, sono rimaste del tutto o in larga parte impunite. La mancata identificazione di molti degli esecutori e della quasi totalità dei mandanti ha generato amari giochi di parole, fioriti in particolare attorno alla strage del 12 dicembre, da “chi è Stato?” a “nessuno è Stato”, come nel titolo del volume autobiografico di Fortunato Zinni, un bancario e sindacalista sopravvissuto alla bomba, che ha speso anni nelle aule di tribunale in qualità di parte civile.
di Dorella Cianci
Avvenire, 3 maggio 2024
Lo psicologo Mauro Grimoldi: inutile stupirsi di fronte ai crimini dei teenager. Meglio valutare caso per caso e rivedere i percorsi educativi allo scopo di rendere possibile un recupero coerente. Il male è un concetto filosofico estremamente complesso da analizzare e definire. Che cosa notiamo, però, quando questo termine viene accostato a tematiche psico-pedagogiche? Com’è possibile che lo si ritrovi in argomenti e fatti collegati al mondo dell’adolescenza? A questa domanda prova a rispondere un utilissimo saggio, scritto da Mauro Grimoldi, psicologo giuridico e consulente per il Tribunale di Milano, dal titolo “Dieci lezioni sul male. I crimini degli adolescenti”, uscito, in questi giorni, per l’editore Cortina.
di Errico Novi
Il Dubbio, 3 maggio 2024
Sicurezza sul lavoro. Obiettivo che chiama in causa diversi campi d’intervento, ma certamente anche l’ambito legale. È per questo che lo scorso 24 aprile a via Arenula si è insediata e riunita per la prima volta una commissione ministeriale che avrà il compito di proporre misure in materia di “prevenzione e sicurezza sui luoghi di lavoro”. La logica del progetto che il dicastero di Carlo Nordio intende portare in Consiglio dei ministri è in una più strutturata griglia di incentivi, con la possibilità di una minore esposizione a sanzioni penali per quelle imprese e in generale per quei datori di lavoro che assolveranno determinati “adempimenti premianti”.
di Massimiliano Peggio
La Stampa, 3 maggio 2024
In tutto il Piemonte sono poco più di 900 i minori migranti accolti dalla rete solidale regionale e Asti è la provincia più solidale e accogliente in rapporto ai residenti. “Maestra, mamma, fratello”. L’accoglienza per i ragazzi minorenni arrivati dal mare, dalle coste dell’Africa, inizia con parole semplici. Ziyed, egiziano, le ha scritte in stampatello su un foglio a quadretti. Le legge e le ripete producendo un suono aspirato. “Sto imparando la lingua”. Sorride mostrando il ciondolo portafortuna che ha al collo. Sogna di diventare un cuoco. “Ho avuto paura là, in mezzo al mare, tra le onde, su una barca instabile. Ora sento di poter fare qualcosa di buono nella mia vita” dice. L’ultimo arrivato ha 16 anni, dal Gambia. Parla solo inglese. Ha viaggiato per undici giorni su una barca con 250 persone, attraverso la rotta atlantica, sfidando l’oceano. “Sono arrivato in Spagna - racconta - Da lì ho raggiunto l’Italia. Ho dormito alcuni giorni in stazione prima di arrivare qui”.
di Philip Di Salvo
Il Domani, 3 maggio 2024
Nella distrazione ed evidentemente per la felicità di molti, siamo arrivati a un passo dal vedere il “caso Assange” giungere alla conclusione che quattordici anni fa sembrava inimmaginabile. Parte delle principali battaglie di oltre un decennio fa sui diritti digitali e la rete libera sono state perse, ora rischiamo di perdere quella che aveva inaugurato anche le altre. Ricordo perfettamente la prima volta in cui ho sentito parlare di Julian Assange. Era la primavera di quattordici anni fa, sedevo tra i banchi di una lezione di giornalismo all’università mentre sullo schermo leggevo della pubblicazione di “Collateral Murder”, un video che mostrava un bombardamento nella periferia di Baghdad immortalato direttamente dalle telecamere dell’elicottero Apache che lo stava perpetuando.
di Viviana Mazza
Corriere della Sera, 3 maggio 2024
Dopo le occupazioni degli studenti filo-palestinesi, l’intervento delle forze di polizia: scontri e arresti in numerosi campus, dal City College di New York, alla Fordham University, dall’Università della California a Los Angeles alla Columbia. Nuove tensioni anche in Francia. “Il vandalismo, l’occupazione di proprietà privata, rompere le finestre, chiudere i campus, costringere a cancellare lezioni e lauree non è protesta pacifica... gli americani hanno il diritto di protestare ma non di causare il caos. Le persone hanno il diritto di ottenere un’istruzione, di camminare nel campus liberamente senza paura di essere attaccati”. Il presidente Joe Biden ha parlato ieri in tv, mentre le proteste per Gaza e gli arresti per contenerle si diffondono in metà degli Stati americani. Biden ha condannato l’antisemitismo come pure l’islamofobia. Ha detto che non ritiene opportuno l’intervento della Guardia Nazionale. Ha aggiunto che le proteste non hanno cambiato la sua visione della situazione a Israele e nei territori palestinesi.
di Carlo Panella
linkiesta.it, 3 maggio 2024
C’è una falla nella diplomazia americana: nessuno, in primis il presidente, ha la minima proposta o idea sul che fare di Yaha Sinwar e dei suoi feroci quattromila miliziani di Hamas armati di tutto punto barricati nei tunnel di Rafah. È massiccio e unanime il consenso internazionale che stringe Israele per impedire che dia il via all’assedio dell’ultima ridotta dei macellai del pogrom del 7 ottobre. La tela intessuta da Joe Biden e dall’ottimo Anthony Blinken è stata completata con l’accordo di tre giorni fa a Ryad che impegna Mohammed Bin Salman a un rapido riconoscimento di Israele da parte dell’Arabia Saudita. Riconoscimento che modificherà l’aspetto dell’intero Medio Oriente.
di Massimiliano Di Pace
Il Dubbio, 3 maggio 2024
Il parere è stato dato da alcune fonti del National Security Council israeliano sentire dal quotidiano Haaretz. Pare che soffi un brutto vento dall’Aia per il Primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, dove, secondo notizie di stampa, la International Criminal Court (Icc) starebbe valutando un’incriminazione per il contestato leader israeliano, come anticipato in queste pagine il 29 aprile. In effetti, entrando nel sito della Icc, si scopre che tra le 12 investigazioni in corso (a cui se ne aggiungono altre 3 preliminari), ve ne è una che riguarda la Palestina (ossia Gaza e la West Bank, ovvero la Cisgiordania, che include Gerusalemme est), ufficializzata il 3 marzo 2021, per fatti accaduti fin dal 13 giugno 2014.
di Nello Del Gatto
La Stampa, 3 maggio 2024
Hamas si è indebolita, i clan locali hanno messo le mani sulla distribuzione di cibo e medicine. Il 60% viene rivenduto sul mercato nero a prezzi esorbitanti e la fame dilaga nella Striscia. Sono sempre più discordanti tra esercito israeliano e Nazioni Unite i numeri sugli aiuti trasportati a Gaza e distribuiti nella Striscia, e sullo sfondo, i camion bloccati all’esterno della Striscia e quelli che invece all’interno vengono rubati per alimentare il mercato nero. Da più parti si fa pressione su Israele affinché aumenti l’afflusso di aiuti alla popolazione civile di Gaza che vive in condizioni molto disperate. Soprattutto al nord della Striscia, dove sono cominciate ad arrivare migliaia di persone che hanno lasciato i campi profughi del sud e del centro, manca tutto.
di Raffaella Chiodo Karpinsky
Avvenire, 3 maggio 2024
Il politico russo condannato a 8 anni per aver parlato di Bucha continua a far sentire la sua voce cercando di parlare ai suoi concittadini. “Quando parlo con persone che giustificano l’invasione dell’Ucraina, di solito sento gli stessi argomenti. La Nato è ai confini, i russi erano oppressi nel Donbass, Putin non aveva scelta. La propaganda ha piantato queste tesi nel cervello come chiodi, ed è abbastanza difficile tirarle fuori. Ma a volte gli argomenti opposti aiutano. Prova a farlo con i tuoi amici. Immaginiamo cosa non sarebbe successo se Putin non avesse dato l’ordine di attaccare il 24 febbraio”. A parlare così è Ilya Yashin il politico russo rimasto nel Paese continuando a opporsi al regime di Putin e all’invasione dell’Ucraina. A giugno del 2022 l’arresto e a dicembre dello stesso anno la condanna a 8 anni e mezzo di carcere per avere denunciato il massacro di Bucha sui suoi account social. Yashin da giovanissimo collaborava con il leader dell’opposizione Boris Nemtsov (ucciso nel 2015).
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