di Mattia Feltri
La Stampa, 19 aprile 2024
La Commissione parlamentare indaga sul “degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori”. Nella maggioranza c’è la disastrosa convinzione che i problemi si risolvano prendendo i giovani a randellate. Da novembre la “Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza” sta conducendo un’indagine conoscitiva “sul degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori”. L’indagine si propone di esplorare la diffusione di alcol, droghe, aggressività, violenza, fragilità emotiva e piscologica, con focus su depressione, autolesionismo, disordine alimentare, suicidio, e poi la disabilità fisica e psichica, l’impatto di internet e delle nuove tecnologie. Sarà senz’altro una lodevole iniziativa, verranno convocati i ministri competenti, esperti di ogni ramo e disciplina, non mancherà l’illustre società civile, si produrranno numeri (spero) e si proporranno soluzioni, da cui sboccerà una voluminosa relazione finale, testo base per una risoluta azione di governo intenta a salvare il domani dei nostri ragazzi. Temo di no. Non so come stiano andando i lavori, non so chi sia stato audito, dunque nemmeno che sia stato detto, ma sospetto che l’indagine conoscitiva porterà a nulla di buono, o più semplicemente al nulla senza aggettivi. Parlo per pregiudizio, fondato però sul presupposto degli onorevoli parlamentari: il degrado materiale, morale e culturale nella condizione dei minori. E se io anche niente conoscessi di questo Paese, niente della sua classe politica, delle classi dirigenti in generale, mi sarebbe comunque sufficiente quella frase - il degrado materiale, morale e culturale dei minori - per diagnosticare un conclamato degrado materiale, morale e culturale in chi l’ha pensata, concepita, messa nero su bianco.
di Elio Palombi*
Il Riformista, 19 aprile 2024
La relazione annuale sull’attività del 2023 della Corte Costituzionale, svolta dal Presidente Augusto Barbera, in data 18 marzo 2024, alla presenza delle più alte cariche dello Stato, assume un’importanza rilevante particolarmente sul tema del fine vita, che viene affrontato, da esperto costituzionalista, con la piena consapevolezza delle complesse problematiche sottostanti. Purtroppo, di fronte alla pressante esigenza di rispondere normativamente all’avanzare di nuove istanze sul problema del fine vita, si assiste alla latitanza del potere legislativo, cui spetterebbe il compito di agire per risolvere un problema estremamente delicato, che attiene al rispetto della dignità della persona umana.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 19 aprile 2024
Ricorso al Tar contro l’istituzione dei comitati etici regionali e le linee guida per l’attuazione della sentenza della Consulta. A giugno la Corte costituzionale si pronuncerà sul requisito del “sostegno vitale”. Di adeguarsi alla sentenza “Cappato - Dj Fabo” con la quale la Corte costituzionale nel 2019 riconobbe il diritto di un malato terminale, in determinate condizioni, a porre fine alle proprie sofferenze con il suicidio medicalmente assistito, il governo Meloni proprio non ne vuole sapere. Così il 12 aprile scorso la presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero della Salute hanno impugnato davanti al Tar dell’Emilia-Romagna, tramite l’avvocatura di Stato, le delibere con le quali la Regione ha tentato di riempire il vuoto normativo lasciato dal pronunciamento della Consulta. In attesa di una legge regionale, la Giunta di Stefano Bonaccini infatti a febbraio, con due distinte delibere, ha istituito il Comitato regionale per l’etica della clinica (Corec), chiamato a dare un parere non vincolante sulle richieste dei pazienti, e ha dato “Istruzioni tecnico operative per la verifica dei requisiti previsti dalla sentenza della Corte Costituzionale 242/2019 e delle modalità per la sua applicazione”, inviando alle Asl le linee guida che stabiliscono iter e tempistiche dell’intervento medico pubblico sul fine vita: massimo 42 giorni dalla domanda del paziente alla eventuale esecuzione della procedura con il farmaco letale.
di Domenico Agasso
La Stampa, 19 aprile 2024
Le denunce dal servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia: sempre più discriminazioni, mancano investimenti e inclusione, gli immigrati pagano un alto prezzo. “Ormai il diritto di asilo è al tramonto. Le decisioni politiche acuiscono gli ostacoli burocratici”. Si registrano sempre più discriminazioni, mancano investimenti e inclusione, gli immigrati pagano un alto prezzo. “Ormai il diritto di asilo è al tramonto. Le decisioni politiche acuiscono gli ostacoli burocratici”. Sono le denunce del Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia, in occasione della presentazione del “Rapporto” annuale, da cui emerge che mai ci sono stati “così tanti migranti morti: oltre 3mila solo sulla rotta mediterranea”; nel mondo più di 8.500.
di Simona Musco
Il Dubbio, 19 aprile 2024
Vacilla l’ipotesi secondo cui nel 2016-2017 le navi avrebbero favorito un business libico sui migranti. A sette anni di distanza dall’indagine sulla quale i partiti di centrodestra contavano per provare il mai dimostrato legame tra Ong e trafficanti, arriva finalmente la decisione del gup sul caso Iuventa. Il Tribunale di Trapani, dopo due anni di udienza preliminare, deciderà oggi se accogliere la richiesta di non luogo a procedere della procura di Trapani contro i quattro membri dell’equipaggio della Iuventa e contro gli esponenti di Save the Children e Medici Senza Frontiere. Una richiesta che si accompagna a quella del dissequestro della nave - ferma da sette anni e, dunque, lontana dai migranti in pericolo - riconoscendo, di fatto, l’insussistenza delle prove, come da sempre urlato dalle difese.
di Paola Moscardino
Corriere del Mezzogiorno, 19 aprile 2024
Secondo il deputato del Pd, Claudio Stefanazzi, il problema è a monte: “Sono richiedenti asilo, molti di loro non dovrebbero stare qui - dice Invece la struttura è pensata come un carcere”. Reportage da Restinco, dove i minori immigrati dormono in sedici in una camerata. Sindacalisti e associazioni di volontari esclusi dalle visite, liti con la prefettura, condizioni di permanenza che chi si è recato all’interno come il parlamentare Claudio Stefanazzi - reputa infernali. Suona l’allarme per le condizioni in cui vivono i minori immigrati nel centro per i rimpatri di Restinco, alle porte di Brindisi. “Sono richiedenti asilo, dovrebbero stare altrove. E dormono in 16 in una camerata”.
di Roberto Gramola
La Voce e il Tempo, 19 aprile 2024
Gli ultimi dati del Consiglio europeo mostrano un totale di 5.610 detenuti di età inferiore ai 18 anni. Il modello di giustizia minorile italiano è sempre stato fonte di ispirazione in Europa. Anche se il VII Rapporto dell’Associazione Antigone (che si occupa della tutela dei diritti delle persone detenute), pubblicato un mese fa, denuncia che il cosiddetto “Decreto Caivano”, approvato nel settembre scorso dal governo introducendo nuove misure per contrastare la criminalità minorile, ha fatto lievitare in modo preoccupante le presenze dei minorenni negli istituti minorili della Penisola.
di Luigi Manconi e Marica Fantauzzi
La Repubblica, 19 aprile 2024
Sul Guardian in questi giorni è stata pubblicata la storia di Glodi Wabelua, con il titolo: “Da piccolo spacciatore a trafficante di esseri umani. La legge sulla schiavitù moderna sta dando la caccia alle persone sbagliate?” Il pezzo, firmato dallo scrittore Francisco Garcia, parte da un fatto di cronaca che a prima vista non ha nulla di straordinario: nel 2014 cinque adolescenti di Londra vengono arrestati dalla polizia per aver spacciato qualche grammo di droga di tipo A (secondo la classificazione della legge britannica vi rientrano sostanze come la cocaina).
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 19 aprile 2024
La via d’uscita dal carcere di Budapest per Ilaria Salis è un seggio al Parlamento europeo. Lo spazio per provarci lo darà l’Alleanza Verdi e Sinistra, che ieri nel tardo pomeriggio. “in accordo con Roberto Salis”, suo padre, ha ufficializzato la candidatura dell’antifascista italiana arrestata in Ungheria nel febbraio del 2023. Con ogni probabilità Salis sarà capolista nella circoscrizione Nord Ovest. “L’idea è che intorno alla candidatura di Ilaria Salis si possa generare una grande e generosa battaglia affinché l’Unione Europea difenda i principi dello stato di diritto e riaffermi l’inviolabilità dei diritti umani fondamentali su tutto il suo territorio e in ognuno degli stati membri - dicono i leader di Avs Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli -. Il nostro è un gesto che può servire a denunciare metodi incivili di detenzione, soprattutto verso chi è ancora in attesa di un giudizio”. Le immagini della ragazza portata in ceppi e in catene in aula di tribunale, lo scorso gennaio, avevano sconvolto tutta l’Europa: così è nato “il caso Salis”, la storia di un’italiana prigioniera in condizioni terribili in un paese che non considera lo stato di diritto una sua priorità.
di Gianni Alati
Il Dubbio, 19 aprile 2024
Oltre 56mila persone poste in detenzione dopo la sconfitta territoriale del gruppo armato Stato islamico stanno subendo sistematiche violazioni dei diritti umani e muoiono in grandi numeri a causa delle condizioni inumane di detenzione nel nordest della Siria. È quanto ha denunciato Amnesty International in un nuovo rapporto, intitolato “Conseguenze. Ingiustizia, torture e morti in detenzione nel nordest della Siria”, in cui illustra come le autorità della regione autonoma siano responsabili della massiccia violazione dei diritti umani di oltre 56.000 persone da loro trattenute: 11.500 uomini, 14.500 donne e 30.000 minorenni detenuti in almeno 27 centri di detenzione e nei due campi di Al- Hol e Roj.
- Ma quale indulto, i fatti smentiscono le suggestioni giustizialiste di Ardita
- Ostellari: “Ma noi diciamo: i cittadini chiedono anche più sicurezza”
- È costato 28 milioni (nel 2023) risarcire gli innocenti in cella
- Ingiusta detenzione, in 30 anni quasi un miliardo in risarcimenti
- In nome del diritto penale liberale e del giusto processo










