di Giansandro Merli
Il Manifesto, 5 aprile 2024
“Ci hanno sparato a un metro di distanza, mentre tiravamo la gente fuori dall’acqua”, racconta Denny Castiglione. Il capomissione di Mediterranea era a bordo di uno dei due rhib, i gommoni di salvataggio, partiti dalla nave Mare Jonio per assistere i migranti rimasti con il motore in avaria. Durante l’operazione, mentre venivano distribuiti i giubbotti salvagente, è arrivata a tutta velocità una motovedetta di Tripoli. Ha aperto il fuoco puntando le armi verso l’alto e facendo scoppiare il panico tra i migranti. Sia quelli che si trovavano sul mezzo che aveva chiesto aiuto, sia quelli a bordo della motovedetta, catturati dalla sedicente “guardia costiera libica” in un precedente intervento. Contro di loro i militari avrebbero anche usato una frusta, non è chiaro se nel tentativo di contenerli o per spingerli a tuffarsi.
di Don Mattia Ferrari
La Stampa, 5 aprile 2024
L’escalation di guerre e violenza nel mondo è in atto anche nel nostro mare, il Mediterraneo, ai danni delle persone migranti che lo attraversano in cerca di vita e fraternità, e contro le persone che si fanno loro prossime. Ieri pomeriggio, mentre la Mare Jonio, la nave di Mediterranea Saving Humans, stava effettuando un’operazione di soccorso, è sopraggiunta a tutta velocità una motovedetta della cosiddetta Guardia costiera libica, apparato che viene finanziato e allestito dall’Italia. La motovedetta libica ha minacciato l’equipaggio di Mediterranea, perché interrompesse il soccorso e ha iniziato a sparare colpi d’arma da fuoco contro il gommone (rhib) dei soccorritori. In conseguenza di ciò, molte persone migranti sono finite in acqua. Mediterranea è riuscita a recuperarne alcune, altre le hanno prese i miliziani libici. Questo fatto è gravissimo ed è solo l’ultimo atto della violenza che viene perpetrata nel nostro mare.
di Alessandro Trocino
Corriere della Sera, 4 aprile 2024
Incidono le politiche penali e l’uso delle misure alternative. Il picco di questi giorni, il fenomeno suicidi e i rimedi possibili. L’avvocata Rossi: esterrefatta dal silenzio del governo. Ci sono troppi detenuti, si dice sempre. Sovraffollamento. La prima spiegazione che si dà, quella più istintiva, di pancia, è che siano aumentati i criminali. Che la delinquenza sia fuori controllo. Ma non è così. La criminalità è in continua diminuzione. Nel 1991 gli omicidi sono stati 1.916, nel 2022 sono stati 314. A cambiare sono i reati - vengono introdotte sempre nuove fattispecie - e le pene, che aumentano sempre di più. È l’effetto della cosiddetta panpenalizzazione, la tendenza cioè a far rientrare ogni marginalità e fragilità sociale in un’ottica punitiva. Quello che cambia, insomma, sono le politiche penali. L’uso o meno di misure alternative al carcere e la criminalizzazione di ogni comportamento deviante. Per essere più chiari, può essere utile tracciare una breve storia ragionata del sovraffollamento carcerario, negli ultimi decenni. segue nella newsletter del Corriere
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 aprile 2024
Sovraffollamento, solitudine, carenza di personale, condizioni disumane: già 28 detenuti suicidi e 3 agenti penitenziari dall’inizio dell’anno, ma prosegue l’inerzia del governo. L’orrore delle celle carcerarie si aggrava, e con esso il conteggio macabro dei suicidi. Da quando è iniziato il nuovo anno, sono già 28 i detenuti che si sono tolti la vita, con l’ultimo tragico episodio avvenuto nella notte di martedì presso la Casa Circondariale di Cagliari. Parliamo di un giovane trentaduenne arrivato a Uta dalla libertà solo il 30 marzo e si è impiccato nella sua cella rendendo vano il pur immediato intervento della Polizia penitenziaria e dei sanitari. Al drammatico elenco dei suicidi vanno aggiunti anche i tre agenti della polizia penitenziaria.
di Simone Marcer
Avvenire, 4 aprile 2024
Raddoppiato lo stanziamento annuale di bilancio per potenziare i servizi trattamentali e psicologici negli istituti. Da inizio anno situazione fuori controllo con 29 persone che si sono tolte la vita. Cinque milioni di euro: è quanto il ministero della Giustizia assegnerà quest’anno all’amministrazione penitenziaria per “prevenire e contrastare il drammatico fenomeno dei suicidi in carcere”. A renderlo noto il ministro Carlo Nordio, che ha annunciato di aver firmato decreto in cui “è più che raddoppiato lo stanziamento annuale di bilancio destinato alle finalità di prevenzione del fenomeno”. Finanziamento che servirà a potenziare i servizi trattamentali e psicologici negli istituti, attraverso il coinvolgimento di esperti specializzati e di professionisti esterni all’amministrazione.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 4 aprile 2024
Una delegazione del Comitato per la prevenzione della tortura e delle pene e trattamenti inumani o degradanti (Cpt) del Consiglio d’Europa si trova in Italia per valutare il trattamento e le condizioni di detenzione dei detenuti nelle carceri italiane e delle persone private della libertà. La visita rientra nell’ambito delle valutazioni periodiche svolte dal Cpt nei paesi membri del Consiglio d’Europa, ma stavolta assume particolare importanza per due motivi. Il primo è legato alla situazione di emergenza vissuta dal sistema carcerario italiano, il secondo al caso di Ilaria Salis, detenuta e sotto processo in Ungheria con l’accusa di aver aggredito due militanti neonazisti.
di Francesco Bechis
Il Messaggero, 4 aprile 2024
Il governo punta a intese con gli Stati africani. Far scontare la pena nei Paesi di origine agli stranieri detenuti in Italia. Stringere accordi bilaterali con gli Stati africani per ridurre il sovraffollamento drammatico delle carceri italiane. È un piano ambizioso e assai impervio quello a cui lavora dietro le quinte il governo. Passa per un asse fra Palazzo Chigi, Farnesina e ministero della Giustizia e punta a risolvere, almeno in parte, una vera emergenza umanitaria del nostro Paese.
di Alessandro Barbano
Il Riformista, 4 aprile 2024
La sindrome del “vorrei ma non oso” ha colpito ancora a un passo dal traguardo. Quando una moderata stretta sulle intercettazioni stava per essere approvata in commissione giustizia al Senato, il governo ha chiesto un rinvio, come aveva già fatto per il disegno di legge costituzionale sulla separazione delle carriere. È la prova anzitutto di quanto forti siano le pressioni che una parte della magistratura esercita dall’esterno e dall’interno dei palazzi, avendo occupato una gran parte degli uffici legislativi e dei gabinetti che contano. Ma è anche la prova di quanto sia fragile la cultura dello Stato di diritto in una maggioranza che pure si dichiara garantista, ma che mastica il garantismo non diversamente dalla numismatica babilonese.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 4 aprile 2024
Slitta in commissione giustizia del Senato il voto sul disegno di legge che pone limiti agli ascolti, riguardava limiti temporali e all’uso del Troyan, e il divieto di captazione per il colloquio tra difensore e indagato. Ennesimo stop ieri in Commissione giustizia a Palazzo Madama sul ddl recante “Modifiche alla disciplina delle intercettazioni tra l’indagato e il proprio difensore, nonché in materia di proroga delle operazioni”. Il governo, tramite il vice ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, ha chiesto infatti più tempo per la riformulazione dell’emendamento della relatrice, la senatrice della Lega Erika Stefani, che stabiliva una durata complessiva delle intercettazioni non superiore a quarantacinque giorni, salvo che nei procedimenti in materia di criminalità organizzata oppure quando l’assoluta indispensabilità delle operazioni, per una durata superiore, sia giustificata dall’emergere di elementi specifici e concreti, che devono essere oggetto di espressa motivazione.
di Alessandro Barbano
Il Riformista, 4 aprile 2024
Il teatrino del procuratore che attacca il governo. “Io non condivido la grandissima maggioranza delle cose che ha detto Berlusconi, però Berlusconi una volta ha detto una cosa giusta, che ai magistrati bisognerebbe fare i test psicoattitudinali”: Nicola Gratteri, procuratore di Napoli, cinque anni fa non aveva dubbi. Quello dei magistrati - raccontava a Massimo Giannini, che lo intervistava da Radio Capital - “è un lavoro molto logorante: ogni cinque anni in modo anonimo ci dovrebbero sottoporre ai test”.
- Quella tentazione della Corte Costituzionale di “scrivere” le leggi
- In Aula torna la “vis grata puellae”. Ma la Cassazione boccia la sentenza
- Milano. “Vivo insieme a 14 ex detenuti. Con Jovanotti ho aperto un centro sociale”
- Venezia. Samuele Vianello (Radicali) e le realtà carcerarie veneziane, sforzi e criticità
- Mantova. Raccolta firme per una “Giornata Nazionale della Giustizia Riparativa”










