di Edoardo Iacolucci
Corriere della Sera, 10 marzo 2024
I manifestanti: “Abbiamo deciso di replicare la protesta del 2014 quando 13 detenuti si cucirono la bocca per denunciare le violazioni di diritti umani”. “Chiuso per gravi violazioni dei diritti umani”. “Chiuso per soprusi sulla libertà”. “Chiuso per condizioni degradanti”. Sono alcuni dei cartelli tenuti in mano sabato mattina dalle 11 sotto la pioggia all’esterno del Centro per il rimpatrio di Roma dai radicali, che, con le bocche simbolicamente coperte da un nastro bianco, si sono ritrovati in un sit-in. L’intento: fare luce sulle condizioni disumane nelle quali si trovano i trattenuti all’interno e chiedere al sindaco Gualtieri la chiusura immediata. “Abbiamo deciso di replicare la protesta del 2014 - commenta Federica Oneda - quando tredici detenuti si cucirono la bocca per denunciare le gravi violazioni di diritti umani e le condizioni degradanti in cui vengono trattenuti. Vogliamo anche dar voce all’appello che abbiamo mandato al sindaco Gualtieri, per la grave emergenza sanitaria e di sicurezza all’interno”.
di Marcella Pace
virtuquotidiane.it, 10 marzo 2024
Sono realizzati con pochi e semplici ingredienti biologici. Hanno la forma di un cuore, e il nome sembra quasi sarcastico, ma dietro porta con sé i momenti di “evasione” da una quotidianità costretta senza poter uscire, vissuti per realizzarli. Scappa-Telle non sono dei semplici biscotti, ma sono parte di un progetto articolato che è diventato un modello da seguire ed esportare. A farli sono i ragazzi detenuti nelle carceri minorili di Bari nell’ambito del progetto Made in Carcere, promosso dalla Onlus Officina Creativa che da oltre 17 anni incentiva il lavoro retribuito delle donne detenute nelle carceri italiane, e ora appunto anche dei minori.
lavitacattolica.it, 10 marzo 2024
“Più che celebrare i cento anni dalla nascita di Franco Basaglia, come Dipartimento di Salute mentale, abbiamo pensato che fosse più significativo raccontare fatti, buone pratiche e affrontare questioni aperte”. Spiega così Marco Bertoli, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell’Asufc (l’Azienda sanitaria universitaria Friuli centrale) la scelta di organizzare proprio lunedì 11 marzo - nel centenario del visionario psichiatra -, alle 17.30 in Sala Ajace, a Udine, l’incontro “Fine pillola mai” il cui titolo riprende l’inchiesta di “Altraeconomia” - firmata dal giornalista Luca Rondi - sull’abuso di psicofarmaci nelle carceri italiane, tra salute mentale e controllo della popolazione detenuta. Incontro che segue quello già tenutosi a San Daniele (incentrato su uno dei capisaldi del pensiero di Basaglia, la differenza fra Psichiatria e Salute mentale) e a cui ne seguiranno altri, in ognuna delle città in cui c’è un Centro di Salute mentale.
Il Resto del Carlino, 10 marzo 2024
Incontro emozionante tra studenti e l’ex camorrista diventato attore di successo, che ha trovato la libertà in carcere attraverso lo studio e il teatro. Un esempio di rinascita e di cambiamento positivo. Trovare la libertà in carcere, nel luogo più chiuso in assoluto, nello spazio in cui si rischia di perdersi. È la storia che hanno condiviso i ragazzi delle classi 4 CNA, 4CAA, 4 INA, 4 INB, 4DSA, 3 DSA, 4 TCA dell’istituto Montani che hanno incontrato Salvatore Striano, ex camorrista, oggi attore di successo. Un momento di grande emozione che fa seguito ad un progetto arrivato dalla scuola, per ragionare sul concetto di libertà connesso alla cultura, a partire dal libro scritto da Striano per raccontare la sua storia straordinaria.
atellanews.it, 10 marzo 2024
Ancora una volta giovedì l’arte teatrale è riuscita nel suo più grande miracolo. Aiutare nel percorso di rieducazione quanti stanno scontando un periodo di detenzione in un penitenziario. E come sempre protagonisti di questa importante percorso progettuale sono stati gli attori e volontari della compagnia de “I SudAtella”, capeggiata dall’instancabile Susy Ronga. Al termine di un laboratorio svolto con un gruppo di detenuti del carcere napoletano di Poggioreale, c’è stato l’allestimento di una vera e propria piece incentrata sull’importanza dei beni immateriali interamente interpretata dai detenuti.
Ristretti Orizzonti, 10 marzo 2024
di Livio Ferrari
Le carceri italiane, come quelle di ogni Paese, sono lastricate di odio e violenza, dentro un elenco infinito di vittime, ed è ormai dimostrato che le leggi da sole non sono sufficienti a tutelare le persone che hanno perso la libertà, in quanto il carcere è un luogo così chiuso che parlare di trasparenza, quella che invece dovrebbe esserci in quanto siti di esecuzione della giustizia, è impossibile ed impraticabile, i muri che lo determinano sono il primo e fondamentale elemento di lontananza dalla città libera e dalle garanzie di rispetto dei diritti.
di Vittorio Pelligra
Il Sole 24 Ore, 10 marzo 2024
Le riforme istituzionali, le leggi elettorali, le riforme di rango costituzionale devono essere condivise. E questo per evitare di generare distorsioni durature sulla sola base di differenze contingenti. Che cos’è la giustizia? “Non v’è altra domanda - scrive il giurista e filosofo Hans Kelsen - la quale sia stata discussa in modo tanto appassionato; non v’è altra domanda per la quale si siano versati tanto prezioso sangue e tante amare lacrime; non v’è altra domanda alla quale sia stata dedicata una riflessione tanto intensa (…) eppure, questa domanda resta ancora oggi, come in passato priva di risposta. Sembra essere una di quelle domande - continua Kelsen - per le quali v’è la rassegnata consapevolezza che l’uomo non potrà mai trovare una risposta definitiva, ma potrà soltanto cercare di formulare meglio la domanda” (“Che cos’è la giustizia? Lezioni americane”, 2015, Quodlibet).
di Giacomo Giossi
Il Domani, 10 marzo 2024
“Cento giorni che non torno” (Laterza) di Valentina Furlanetto è sia un’inchiesta su chi era Franco Basaglia e su cosa ha significato la sua azione e cosa ancora oggi significa per la cura del disagio mentale. Partendo dal punto di vista di uno psichiatra e neurologo, fu capace di offrire una piattaforma inclusiva dentro la quale rendere possibile una cosa immaginata. Là dove altri si limitarono alla teoria e a un approccio clinico, lui diede forma a una rivoluzione, l’unica che si ricordi in Italia, capace di mutare radicalmente l’ambito manicomiale. Il libro inchiesta di Valentina Furlanetto Nulla come i centenari sono l’occasione ideale per offrire a prezzo d’occasione santificazioni, glorificazioni e lavaggi di coscienza in cielo come in terra. I cento anni di Pier Paolo Pasolini seguiti dai cento anni di Italo Calvino hanno promosso mostre, dibattiti e nuove pubblicazioni, il tutto spesso all’interno di una confortevole misura che rendesse Pasolini quanto Calvino digeribili e rassicuranti. Si dice per il grande pubblico, ma il sospetto è che li si debba rendere disarmati soprattutto di fronte alla ristretta bolla di critici, commentatori e classe culturale che di quei nomi è l’erede e che spesso volente o nolente non ha l’altezza per status, forma fisica e conseguente qualità del gesto. Già perché fu proprio il conflitto, l’indole irrequieta, politica come letteraria, oltre ad un’innegabile qualità sostanziale, a fare di Calvino e Pasolini delle figure popolari e quindi capaci di influenzare il dibattito o quanto meno di fermarlo di volta in volta su posizioni critiche.
di Ludovica Jona
Il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2024
“Pazienti intrappolati nel gioco dell’oca della cronicità”. A cento anni dalla nascita di Franco Basaglia, si celebra l’uomo che rese l’Italia il primo - e finora unico - Paese al mondo a chiudere i manicomi, ma non c’è molto da festeggiare. I Centri di salute mentale (Csm) pubblici aperti h24 che il padre della legge 180 indicò come ingranaggio fondamentale di un’organizzazione alternativa agli ospedali psichiatrici, sono attivi in Friuli Venezia Giulia - dove la riforma psichiatrica iniziò già dagli anni Settanta - ma restano un sogno in quasi tutto il territorio nazionale. “Nella maggior parte delle regioni italiane sono presenti ambulatori psichiatrici aperti poche ore solo alcuni giorni alla settimana, oppure Csm non oltre le 12 ore per 5/6 giorni alla settimana”, dichiara Gisella Trincas, presidente di Unasam (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale). “Il processo di impoverimento e accorpamento dei Dipartimenti di Salute Mentale, che va avanti da oltre un decennio, favorisce le residenze private, pagate dalle Asl, dove vengono messe e - a volte - abbandonate le persone che soffrono di disturbi mentale”. Si tratta di circa 2mila residenze con 30mila posti letto: un mondo variegato che va “da piccole comunità, a grandi cliniche fino alle Rsa - perché anche lì vengono messi i pazienti psichiatrici di 40-50 anni, alcune volte anche più giovani, in mancanza di alternative”, spiega Trincas.
di Susanna Rugghia e Chiara Sgreccia
L’Espresso, 10 marzo 2024
Il ministero dell’Interno Matteo Piantedosi, braccio armato dell’esecutivo, mantiene l’ordine facendo uso della forza. E sacrificando le libertà individuali. I casi sono ormai numerosi. Esigere ordine e disciplina. Non è solo un imperativo fascista, ma, pare, anche quello della gestione della pubblica sicurezza nell’era di Matteo Piantedosi ministro dell’Interno. Un imperativo che, però, nella pratica si è trasformato nella tutela della sicurezza di alcuni a scapito della garanzia dei diritti di tutti.










