isnews.it, 26 febbraio 2024
Al secondo posto Aymane, che riscopre persone, momenti e situazioni che hanno dato un’impronta alla sua vita. Appuntamento il 29 febbraio. Dopo la proclamazione dei vincitori avvenuta lo scorso dicembre, “Scrittodicuore” torna all’interno del carcere di Campobasso per ritrovare i protagonisti di questa settima edizione. A ricevere il premio sarà Aymane, ospite nella Casa circondariale del capoluogo, autore della lettera seconda classificata alla settima edizione del Concorso nazionale di scrittura rivolto ai detenuti degli Istituti carcerari di tutto il territorio nazionale, promosso e organizzato dal Comune di Campobasso e dall’Unione Lettori Italiani, con la direzione artistica di Brunella Santoli, la collaborazione della direzione della Casa Circondariale di Campobasso e il patrocinio della presidenza del Consiglio Regionale del Molise nell’ambito di ‘Ti racconto un libro’, laboratorio permanente sulla lettura e sulla narrazione 2023.
di Donatella Stasio
La Stampa, 26 febbraio 2024
Suicidio assistito, affettività in carcere, figli di coppie gay: Meloni si mostra inerte o negazionista. L’esecutivo è prigioniero della propria intolleranza verso le minoranze. E sui diritti il Parlamento latita. Suicidio assistito di malati irreversibili, affettività dei detenuti, figli di coppie omogenitoriali. La vita, la morte, l’amore. Qual è il filo rosso che attraversa queste tre diverse proiezioni dell’essere umano? In tutte e tre sono in gioco diritti fondamentali. La politica finora se n’è tenuta alla larga, incapace di trovare le parole giuste per riconoscerli e tutelarli, superando ideologismi e contrapposizioni frontali. Fino al negazionismo del governo Meloni. Che però deve fare i conti con la Corte costituzionale, con la forza e i limiti del suo potere, che a quei diritti ha dato corpo: una sentenza della Corte ha la stessa forza di una legge, quanto agli effetti generali che produce; e una volta riconosciuti, a quei diritti corrisponde un preciso obbligo dello Stato (nelle sue diverse articolazioni) di tutelarli in maniera effettiva, con lealtà, senza ostruzionismi o finti alibi, e possibilmente con un’ampiezza maggiore. La Corte non può infatti oltrepassare il confine che la separa dal Parlamento, ed è questo il limite del suo potere; ma nello spazio in cui viene esercitato, quel potere è in grado di cambiare, e ha cambiato mille volte, la vita, la morte e l’amore di tutti noi. Eppure, eccoci a doverlo ricordare e a pretendere l’attuazione dei nostri diritti di fronte a un governo tanto zelante nel ricorrere ai decreti legge sulla pelle degli ultimi e ai manganelli per zittire il dissenso delle minoranze quanto inerte nel rispettare le sentenze della Consulta sui diritti fondamentali, fino a negarne l’esistenza con una narrazione ideologicamente manipolativa.
di Alessandro Di Matteo
La Stampa, 26 febbraio 2024
Il presidente emerito della Consulta: “Il Colle vigila per assicurare il rispetto della Carta”. La Costituzione garantisce il diritto di manifestare, possono essere previsti divieti o restrizioni solo per “comprovati motivi di pubblica sicurezza o incolumità pubblica” e anche l’uso della forza in caso di violazioni della legge o delle indicazioni delle questure deve essere assolutamente “proporzionato”. Cesare Mirabelli, presidente emerito della Corte costituzionale, spiega che non basta una semplice deviazione dal percorso stabilito a giustificare il ricorso alle maniere forti, a meno che i manifestanti non intraprendano azioni chiaramente violente, perché il diritto a manifestare va garantito. E il capo dello Stato, aggiunge, è intervenuto proprio in quanto “primo garante della Costituzione”.
di Pippo Giordano*
Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2024
Avevamo il ministro Salvini che, per reprimere il dissenso, faceva togliere le lenzuola dai balconi con scritte a lui non gradite. Invero, oggi abbiamo il ministro Piantedosi, che permette l’uso dei manganelli verso gli studenti - alcuni minorenni - sol perché manifestano contro l’eccidio di Gaza; una sorta di repressione seriale, atteso che ormai l’uso del manganello è diventato consuetudine. Epperò registro il silenzio tombale sui fatti di Roma, quando centinaia di persone, allineati e coperti, manifestavano lapalissianamente col saluto fascista. I ragazzi di Pisa non stavano partecipando a un rave party, ma erano lì per esprimere la propria opinione.
di don Luigi Ciotti
La Stampa, 26 febbraio 2024
Sono andati alla deriva i principi stessi di libertà, dignità e giustizia. Oggi ignoriamo ancora se quelle persone si sarebbero potute salvare. Oggi sulla spiaggia di Cutro giace un altro relitto: sono le promesse naufragate dell’Europa dopo la tragedia di un anno fa. Sono i principi stessi di libertà, dignità e giustizia, divelti e abbandonati alla deriva, o condannati a incagliarsi nelle secche delle nostre coscienze assuefatte.
di Riccardo Noury*
Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2024
“Adesione a non religioni”, “diffusione dell’ateismo”, “relazioni sessuali illecite”, “stregoneria”, “apostasia”, “adozione di idee liberali”. Sono solo alcuni dei “reati” cui, da un anno a questa parte, dà la caccia l’Agenzia per la sicurezza interna, i servizi di sicurezza che rispondono al governo di unità nazionale della Libia, basato a Tripoli. Nel maggio 2023 l’Autorità generale per gli affari islamici, un organismo religioso ufficiale di ispirazione salafita, ha emesso un decreto per combattere le “deviazioni religiose, intellettuali e morali”. L’Agenzia per la sicurezza interna si è messa al lavoro. Il suo mandato ufficiale: “proteggere la virtù e purificare la società”.
di Antonella Napoli
L’Espresso, 26 febbraio 2024
Secondo molti testimoni l’ambasciatore italiano in Congo e la sua scorta sono caduti vittime di un agguato. Di cui si sapeva in anticipo. Ma i processi si devono fermare. “La perizia da cui emerge che l’uccisione di Luca e Vittorio non sia stata casuale, ma una vera e propria esecuzione, scopre l’acqua calda. Non c’è nulla di casuale in ciò che è accaduto. E il nodo da sciogliere è in ambasciata”. A confermare la tesi che l’agguato del 22 febbraio del 2021 nella provincia congolese del Kivu, costato la vita all’ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, Luca Attanasio, al carabiniere che gli faceva da scorta, Vittorio Iacovacci, e all’autista Mustapha Milambo del World Food Programme, l’agenzia delle Nazioni Unite che aveva organizzato la missione, è un missionario da poco rientrato in Italia dal Paese africano dove ha vissuto per anni. Una persona vicina ad Attanasio, che aveva intrecciato con il diplomatico un legame di rispetto e di amicizia. Il sacerdote, che chiede l’anonimato per tutelare se stesso ma soprattutto la comunità di padri e piccoli ospiti che ha lasciato in Congo, denuncia come “fuori e dentro la sede diplomatica italiana” si consumassero illeciti legati ai visti e alla gestione economica. “Faccende sporche che Luca ha voluto fermare, pagando con la vita”, è lo sfogo dell’anziano padre.
di Francesca Mannocchi
La Stampa, 26 febbraio 2024
La popolazione di Gaza muore per mancanza di cibo, gli appelli sono inascoltati. E l’Unrwa, accusata da Israele di collusioni con Hamas, ha sospeso le forniture. A Gaza si muore per mancanza di cibo. A Gaza, secondo le stime delle Nazioni Unite, una persona su quattro muore di fame, in alcune aree nove famiglie su dieci trascorrono un giorno e una notte senza cibo. Gli appelli per fare fronte a questa catastrofe umanitaria non sono di oggi né di ieri. Vanno avanti da mesi: a dicembre, un rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification prevedeva che entro la fine di questo mese l’intera popolazione della Striscia avrebbe dovuto affrontare livelli di crisi di insicurezza alimentare acuta, con almeno una famiglia su quattro alle prese con condizioni vicine alla carestia. È di fronte a questi numeri, che l’Unrwa, l’agenzia delle Nazioni Unite responsabile degli affari palestinesi, ha dichiarato di dover sospendere gli aiuti a nord di Gaza per il “crollo dell’ordine”, formula per indicare che la disperazione della gente che ha bisogno di cibo, sta rendendo insicuri i viaggi verso il nord della Striscia. Qui i fatti della cronaca recente: un mese fa le Nazioni Unite hanno lanciato l’allarme sulle “sacche di carestia a Gaza” con una concentrazione particolarmente acuta a nord, e in due mesi le cose sono andate peggiorando, come la disperazione di chi non mangia, non sa come sfamare i propri figli e per questo assalta i (pochi) camion di passaggio con gli aiuti.
di Elio Vito
huffingtonpost.it, 25 febbraio 2024
Ci sono due emergenze, vere, reali, tragiche oggi in Italia, due emergenze alle quali il governo e il Parlamento non danno risposta, non trovano soluzioni: i morti sul lavoro e i suicidi in carcere. Nello scorso anno i morti sul lavoro sono stati più di mille, 1.041, quasi tre al giorno e sono stati già 148 dall’inizio di quest’anno, in meno di due mesi. E l’anno scorso ci sono stati 69 suicidi in carcere, in media, praticamente, ogni settimana c’è stato più di un suicidio in un carcere e dall’inizio di quest’anno ce sono stati già 20, un suicidio ogni tre giorni. Poi ci sono i morti per “altre cause” in carcere, spesso per malattie e cause curabili fuori dal carcere, che sono stati 88 lo scorso anno e già 24 quest’anno.
di Claudio Vitale*
L’Unità, 25 febbraio 2024
Per 18 anni, fino al 27 luglio 2023, ho vissuto, anzi, sono sopravvissuto al 41 bis, luogo per eccellenza di tortura, sofferenza, odio, violenza, dolore. Ero sepolto vivo, sottoposto a un regime penitenziario nato in nome della logica aberrante dell’emergenza, frutto di una giustizia concepita da uno Stato che vede nella terribilità della sua azione la soluzione di ogni problema. Può uno Stato di diritto, come l’Italia ama definirsi, tollerare che la propria Costituzione sia calpestata da una legge che si pone in contrasto con l’articolo 27, quello della rieducazione, che vieta i trattamenti contrari al senso di umanità? Dell’articolo 13, che riguarda la tutela della libertà personale nella condizione di detenzione? Dell’articolo 15, che riguarda la violazione del principio di riservatezza, con riferimento al controllo sulla corrispondenza? Dell’articolo 3, che riguarda la differenza di trattamento rispetto alla detenzione ordinaria? Possono i cittadini italiani, che amano definirsi un popolo accogliente e che si scandalizzarono per quanto avveniva a Guantanamo, tollerare che nel proprio carcere vi sia un circuito differenziato dove tortura, sofferenza, odio, violenza, dolore si respirano insieme all’aria? Fino a quando l’Italia e i cittadini italiani tollereranno che le leggi che hanno stabilito quel patto di comune convivenza, permettano di torturare esseri umani?
- Marche. “Carcere, è allarme sovraffollamento”
- Venezia. Un detenuto denuncia: “Picchiato dagli agenti in cella: tre giorni in terapia intensiva”
- Ferrara. A processo 37 detenuti per la rivolta in carcere per il lockdown
- Pavia. Agenti penitenziari sotto accusa: “Botte in carcere, non archiviate”
- Parma. La Garante comunale dei detenuti: “Nel carcere una protesta pacifica e legittima”










