di Laura Marzi
Il Manifesto, 16 febbraio 2024
Donne “cattive”. Cinquant’anni di vita italiana, di Liliana Madeo (Miraggi Edizioni, pp. 224, euro 20) è una raccolta di storie di donne che hanno infranto la legge, o diventando delle vere e proprie criminali oppure, nella maggior parte dei casi, contravvenendo alle norme sociali imposte. L’idea è particolarmente interessante considerato che ci compete più che il ruolo da carnefice quello delle vittime, anche per ragioni inoppugnabili: le donne continuano a essere uccise per il solo fatto di essere delle donne e, d’altra parte, delinquono molto poco. Solo il 4,2 per cento dei detenuti nelle carceri italiane appartiene al genere femminile (rapportoantigone.it), forse anche per questo dato incontrovertibile, tra le storie raccontate da Liliana Madeo solo tre sono ascrivibili a racconti di crimini.
di Paolo Ferrua*
Il Dubbio, 16 febbraio 2024
“Pubblico ministero. Un protagonista controverso della giustizia” è il titolo del bel libro di Edmondo Bruti Liberati, utilissima guida per chiunque intenda approfondire il tema. L’ordito del testo è articolato in quattro parti: la prima dedicata all’evoluzione della figura del pubblico ministero nei diversi ordinamenti da quello angloamericano a quelli del Europa continentale; la seconda al reclutamento e agli aspetti funzionali di una Procura con interessanti digressioni sullo strumento, definito “odioso” ma indispensabile, delle intercettazioni telefoniche; la terza al diverso ruolo svolto dal pubblico ministero nella tradizionale opposizione tra processo accusatorio e modello inquisitorio; la quarta ai discussi temi della obbligatorietà nell’esercizio dell’azione penale, dei criteri di priorità recentemente introdotti dalla riforma “Cartabia” e della separazione delle carriere.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 16 febbraio 2024
Votata a maggioranza una riforma che fa dell’eccezione una regola. Anche il gruppo S&D, salvo poche voci contrarie, è pronto ad approvarla in plenaria. E il governo italiano non si accorge della fregatura. Mercoledì scorso la Commissione LIBE (Libertà, Giustizia ed Affari Interni) del Parlamento Europeo ha votato a maggioranza - contrari gli eurodeputati italiani Pietro Bartolo e Laura Ferrara - i testi legislativi di riforma del sistema europeo di asilo frutto dell’accordo tra Commissione Europea, Parlamento e Consiglio. Alcuni di questi, in particolare il Regolamento sulle procedure comuni per l’esame delle domande di asilo, presentano aspetti di inaudita gravità. Si assiste al totale ribaltamento della logica giuridica in base alla quale le procedure ordinarie si applicano alla maggior parte delle situazioni, mentre deroghe e limiti possono essere previsti solo per casi particolari tassativamente circoscritti. Il testo prevede che gli Stati possano applicare le procedure speciali di frontiera sia a coloro che hanno presentato domanda di asilo a un valico di frontiera esterna, sia a coloro che lo hanno fatto senza indugio dopo essere stati fermati mentre effettuavano un attraversamento non autorizzato, sia a coloro che giungono nel territorio di uno Stato membro a seguito di un’operazione di salvataggio in mare. Ciò vale anche per famiglie, minori e minori non accompagnati. Si parla della quasi totalità dei richiedenti asilo in Europa. L’applicazione della procedura speciale comporta forme più o meno drastiche di restrizione della libertà: confinamento fino a 12 settimane, estendibili a 16.
di Antonio Bravetti e Francesco Olivo
La Stampa, 16 febbraio 2024
Il richiamo della premier in Consiglio: “Adesso andiamo tutti in Libia e Tunisia”. Monsignor Perego sull’accordo con l’Albania: “Soldi buttati in mare, uno spreco”. Il nuovo fronte, inatteso, lo aprono i vescovi. Proprio nei minuti in cui la premier rivendica in Consiglio dei ministri il “consistente calo degli sbarchi negli ultimi quattro mesi”, la Conferenza episcopale italiana prende una posizione durissima sui migranti: “L’Italia è incapace di accogliere” e l’accordo con l’Albania sono “soldi buttati in mare”. Da Palazzo Chigi trapelano “stupore” e “irritazione” per le parole che arrivano dai vescovi, appena due giorni dopo gli incontri per l’anniversario dei Patti Lateranensi. Antonio Tajani difende i “soldi ben spesi”, mentre FdI restituisce lo schiaffo: “La Cei chiarisca i finanziamenti alla Mare Jonio di Casarini”.
di Eleonora Camilli
La Stampa, 16 febbraio 2024
L’Oim: “Non c’è stato un crollo degli arrivi e non c’è nessun problema emergenziale”. Diminuiscono gradualmente gli arrivi dei migranti sulle coste italiane, ma raddoppiano i morti in mare. La rotta di chi cerca un futuro in Europa si sposta di nuovo dalla Tunisia alla Libia e si fa sempre più pericolosa. Dopo l’aumento dello scorso anno, che ha portato i numeri degli sbarchi a quota 157mila (il 67% in più rispetto all’anno precedente), da ottobre c’è stata una lieve inversione di tendenza. Che si conferma a inizio anno: fino a ieri sono 4.028 le persone approdate nel nostro Paese via mare. Nel 2023, nello stesso periodo, erano 7.587. In particolare, la diminuzione si nota sulle partenze dalla Tunisia, che l’anno scorso hanno registrato un flusso record (+220% sul 2022) diventando la principale rotta verso l’Italia.
di Matteo Marcelli
Avvenire, 16 febbraio 2024
Il presidente della Commissione episcopale per le migrazioni, monsignor Gian Carlo Perego, si scaglia contro l’accordo Italia-Albania sui migranti, ratificato dal Senato in via definitiva con 93 voti favorevoli e 61 contrari (nessun astenuto). Un’intesa che per l’arcivescovo di Ferrara-Comacchio dimostra ancora una volta “l’incapacità di costruire un sistema di accoglienza diffusa nel nostro Paese”. In una nota diffusa nel tardo pomeriggio, il presule ha ricordato che l’Italia è ancora “al 16° posto in Europa nell’accoglienza dei richiedenti asilo rispetto al numero degli abitanti”, parlando di 673 milioni di euro “veramente “buttati in mare” (le risorse destinate dal governo al progetto ndr.)”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 16 febbraio 2024
Dieci giorni dopo che il ragazzo si è impiccato nel Cpr di Ponte Galeria la notizia ha raggiunto i parenti a Conakry, capitale della Guinea. Il ragazzo aveva scritto le sue ultime volontà su un muro: “Riportatemi in Africa, mia madre sarà contenta”. La notizia a casa della famiglia, nella capitale Conakry, è arrivata l’altro ieri. Dieci giorni dopo che Ousmane Sylla si è tolto la vita nel Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) di Ponte Galeria, alle porte di Roma. Si è impiccato nell’area esterna della struttura detentiva. Aveva 21 anni, era nato in Guinea. “La madre non smette di piangere. Si sono riuniti in tanti per capire cos’è successo: le due sorelle, il fratello piccolo, le zie, i cugini. Tutti hanno un’unica preoccupazione: che il corpo torni a casa. Sono molto poveri e vivono una condizione di estrema precarietà”, dice al manifesto Elhadj Mohamed Diallo.
di Marika Ikonomu
Il Domani, 16 febbraio 2024
É arrivata in Calabria. In tre l’hanno accusata di essere la capitana. Ora è detenuta. E le hanno tolto il figlio piccolo con cui è arrivata in Italia. Marjan Jamali ha 29 anni, è partita dall’Iran con il figlio di 8, è arrivata in Turchia e si è imbarcata con un altro centinaio di persone a Marmaris. Dopo cinque giorni di navigazione, soccorsi dalla Guardia costiera italiana, sono sbarcati sulle coste calabresi. Alcuni articoli l’hanno descritta come la prima scafista donna, hanno parlato di “quote rosa tra i trafficanti” e via dicendo. È stato scritto anche che non era il suo primo viaggio, che gestiva la parte economica di un sistema illegale, intascando i soldi di chi voleva arrivare in Italia. Ma la storia non è esattamente così, come emerge da alcuni documenti inediti letti da Domani. Inoltre, la difesa punta molto su una ricevuta di pagamento del viaggio, il suo primo, da passeggera dalla Turchia all’Italia.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 16 febbraio 2024
Nota riservata del dicastero della Salute alle Regioni: potenziare la protezione dei preparati farmaceutici. Il rischio che si alimenti il mercato degli stupefacenti. Un frame video dei carabinieri del Nas che hanno sequestrato nei mesi scorsi sostanze stupefacenti tra cui il Fentanyl, il Ghb, la droga dello stupro e altri principi farmacologici acquistati sul “dark web”. Quanto succede negli Stati Uniti, quell’immane tragedia che solo nel 2022 ha causato 100mila decessi per overdose, è ancora ben lontano dal varcare l’oceano con le stesse proporzioni. Eppure, il segnale di una prima allerta c’è. È giocando d’anticipo, infatti, che l’Italia prova a prevenire la piaga del Fentanyl, il farmaco oppiaceo impiegato nella terapia del dolore che in America s’è trasformato - a causa di una circolazione fuori controllo - in droga di potenza letale.
di Viviana Daloiso
Avvenire, 16 febbraio 2024
Riccardo Gatti: se questo oppiaceo viene tagliato con altre sostanze, rischia di stravolgere spaccio e consumi. Il timore è che si moltiplichino i furti di fentanili e la loro diffusione. I documenti sono riservati, come riservato resta per ora il motivo per cui l’allerta sui furti di fentanili è aumentata in modo così drastico. “Quello che possiamo immaginare, ma non ho elementi oggettivi per dirlo visto che di questa circolare mi informa il vostro quotidiano, sono due cose: la prima, che furti di fentanili si siano verificati in grandi quantità negli ospedali; la seconda, e forse la più seria, che la circolazione di fentanili stia aumentando e che ospedali e aziende sanitarie locali debbano essere preparate, più preparate di prima, a curare persone che stanno male per aver assunto fentanili”. Riccardo Gatti, tra i massimi esperti di dipendenze nel Paese, medico, specialista in psichiatria e coordinatore del Tavolo regionale della Lombardia proprio sulle dipendenze, legge la circolare diffusa dal ministero della Salute con preoccupazione.










