di Giuseppe Fin
ildolomiti.it, 2 febbraio 2024
Al carcere di Trento è allarme sovraffollamento e manca personale. All’interno di alcune celle sarebbero stati tolti, dall’antibagno, alcuni piani di acciaio ancorato al pavimento ad uso cucinino per recuperare spazio. “Semplicemente, un’operazione indecente”, ha affermato in capogruppo Pd in Consiglio provinciale, Andrea de Bertolini. La prossima settimana in Consiglio provinciale ci sarà la nomina del nuovo Garante dei detenuti.
di Pietro Mecarozzi
La Nazione, 2 febbraio 2024
Cimici, infiltrazioni, celle inabitabili: le condizioni del penitenziario sono al centro delle polemiche. La direttrice Tuoni: “La struttura è a un punto di non ritorno, non possiamo più andare avanti così”. Quadri colorati, arte che ritrae (scolpiti) momenti di gioia, e legno dalle sfumature calde che ricorre nella mobilia. L’ufficio di Antonella Tuoni, direttore del carcere di Sollicciano, è una bolla estranea all’ammasso di cemento e ferro che ci si trova di fronte una volta arrivati a metà di via Girolamo Minervini. Tutt’intorno le bellezze di Firenze hanno lasciato spazio ad architettura di periferia, che sembra cresciuta a immagine e somiglianza dell’istituto penitenziario. Sollicciano è luogo di confine, per due città (Scandicci e Firenze), ma anche per chi ci è recluso.
di Andrea Cittadini
giornaledibrescia.it, 2 febbraio 2024
Sedici di Verziano e due di Canton Mombello, meno del 4% della popolazione carceraria bresciana. La presidente del tribunale di Sorveglianza: “Ci vuole un cambio culturale”. Oggi è un lusso per pochi. Diciotto per l’esattezza. Sono infatti 16 i detenuti di Verziano e due di Canton Mombello che oggi possono usufruire del lavoro esterno, su una popolazione carceraria di quasi 500 persone. Parliamo di una percentuale troppo bassa, che non arriva al 4%. “L’articolo 21 è uno dei primi passaggi verso il reintegro in società. È una misura che va incentivata” commenta la presidente del tribunale di Sorveglianza di Brescia Monica Cali. Che ammette: “Ci vuole un cambio culturale sull’esecuzione penale in Italia”.
redattoresociale.it, 2 febbraio 2024
Recuperare i giovani detenuti grazie a un percorso di socializzazione in grado di offrire concrete opportunità occupazionali. È l’obiettivo del progetto “Nisida in Rete”, l’iniziativa socio-formativa realizzata nell’istituto penitenziario minorile dall’associazione “Salvatore Nigrelli”, in collaborazione con l’azienda Pama. Un gruppo di ragazzi ristretti ha così potuto partecipare a un corso di specializzazione per tecnici delle telecomunicazioni, tra le figure attualmente più ricercate sul mercato del lavoro. L’iniziativa è stata presentata all’interno dell’Istituto penale minorile di Nisida, con la cerimonia di consegna dei diplomi ai partecipanti e il saluto del direttore Gianluca Guida. Oltre ai rappresentanti dell’associazione, hanno portato la loro testimonianza Samuele Ciambriello (garante dei detenuti della Campania), il magistrato Catello Maresca, l’ingegnere Apostolos Paipais (ex presidente della VIII Municipalità) e Valentina Esposito di Pama Srl, la società che ha gratuitamente offerto i corsi. A moderare gli interventi, il giornalista Gianni Molinari.
gnewsonline.it, 2 febbraio 2024
Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, e la presidente Rai, Marinella Soldi, hanno presentato nella Casa circondariale di Civitavecchia l’iniziativa “Scuola esercizio di libertà”. Il progetto, che ha preso spunto da una frase rivolta ai giovani dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: “La scuola costituisce un esercizio di libertà”, é nato nell’ambito del progetto quadro “La Cultura rompe le sbarre” di Rai per la sostenibilità-ESG, e prevede la donazione della Rai all’Amministrazione penitenziaria di 400 pc sui quali è stato caricato un apposito software che consente di ‘navigare offlinè nel sito ‘RaiScuola’. Oltre 1.800 ore le video-lezioni previste, suddivise per materia e livello scolastico, e destinate ai 20mila studenti detenuti di ogni livello, presenti nei 190 istituti penitenziari del Paese.
di Claudia Radente
Il Sole 24 Ore, 2 febbraio 2024
Quando si entra nel corridoio che nel carcere di Opera ti porta alla sala teatro, si sente freddo. Un freddo non solo fisico, perché è fine gennaio e riscaldare ambienti così grandi è sempre complesso. Ma è anche un freddo di stranezza, timore e circospezione. Si superano i controlli per entrare nel luogo che ha visto passare Totò Riina e Bernardo Provenzano. Si vedono le sbarre e si cammina silenziosamente scortati dalle guardie. L’aria si fa meno fredda e meno pesante quando si legge il nome del corridoio: galleria delle opportunità.
di Giovanni Bianconi
Corriere della Sera, 2 febbraio 2024
La maestra italiana detenuta a Budapest: “Ho firmato una lettera in ungherese e ho paura”. Ieri mattina Ilaria Salis ha chiamato dal carcere l’ambasciata italiana a Budapest. Doveva parlare di una questione personale che non ha nulla a che vedere con le condizioni di detenzione né con il processo a suo carico, e dopo aver dialogato con il funzionario che ha già incontrato molte volte nel penitenziario dov’è rinchiusa da quasi un anno, s’è fatta passare l’ambasciatore Manuel Jacoangeli. L’ha ringraziato per la vicinanza e il supporto ricevuti e manifestati, e si sono dati appuntamento a mercoledì prossimo, quando il capo della missione diplomatica tornerà a farle visita dopo il colloquio del 24 gennaio. Poco dopo in ambasciata è arrivata una lettera, in cui Ilaria spiega di aver risposto ad alcune domande di funzionari ungheresi sulla sua situazione carceraria. Lei ha confermato le precedenti denunce, ma poi ha sottoscritto un verbale in ungherese: “Qui dobbiamo eseguire gli ordini, e ho dovuto firmare pur non avendo capito che cosa c’era scritto”.
di Gianluca Mercuri
Corriere della Sera, 2 febbraio 2024
Nel 2005 dopo il rapimento di Giuliana Sgrena, ci fu un’intensa collaborazione tra il più stretto collaboratore di Berlusconi e il quotidiano di sinistra più fieramente contrario alla guerra in Iraq: una inaspettata sintonia per salvare la vita a un’italiana. Questa frase di Valentino Parlato è una lezione universalmente valida, ma nei giorni del caso Salis si fa ancora più pertinente. Successe che alcuni gentiluomini di destra e di sinistra - dei veri patrioti - trovarono un’inaspettata sintonia per salvare la vita di un’italiana. Vi individuarono un paio di interessi supremi e comuni, quello umanitario e quello nazionale, e lavorarono insieme per un mese fino a raggiungere il risultato. Fu un esito tragicamente parziale perché costò un’altra vita, ma la preminenza di quei due interessi fu sancita e salvaguardata. E, cosa non meno importante, sancita e salvaguardata fu la capacità di personalità di destra e di sinistra di perseguirli insieme. Meglio ancora: la necessità di quello sforzo comune, pena la caducità dell’idea stessa di Nazione come luogo morale che unisce anche gli avversi.
di Gianluca De Rosa
Il Foglio, 2 febbraio 2024
“Nessuno può punire come meglio vuole perché ci sono norme e standard europei che vanno rispettati, a Budapest come a Roma”, dice il sociologo e presidente di “A buon diritto”. “L’Italia non può dare lezioni, è vero, ma deve darle all’Ungheria e a sé stessa: io penso che si ‘possano dare lezioni’ nel nome della condivisione della carta europea dei diritti e della adesione ai principi dello stato di diritto, basta non essere ipocriti”. Luigi Manconi, già docente di sociologia dei fenomeni politici e presidente della onlus ‘A buon diritto’, non nega una cosa evidente, e cioè che “quanto è stato detto a proposito della detenzione in cella in Ungheria di Ilaria Salis lo si può dire anche a proposito di una parte dei detenuti italiani”. “Le condizioni in Italia - dice - penso siano migliori, anche perché qui l’opinione pubblica, le associazioni e i garanti esercitano un’attività di controllo. Ma se mi si chiede se in Italia si rispettano i diritti fondamentali della persona la risposta è no: nel corso del solo mese di gennaio, si sono tolte la vita 13 persone, con una frequenza di suicidi 20 volte superiore rispetto a quella registrata nella popolazione in generale, inoltre, al 40 per cento dei detenuti vengono somministrati psicofarmaci, in particolare quelli che hanno una funzione sedativa. E però - prosegue - questo non può impedire, in nome della comune appartenenza allo spazio giuridico europeo, di criticare e chiedere risposte a Budapest sulla vicenda di Salis”.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 2 febbraio 2024
Carcere di Porta Alba. Il miglioramento delle condizioni detentive effetto dell’eco mediatica sul caso. La madre: “Chiediamo i domiciliari e un giusto processo”. L’eco mediatica che il caso ha avuto ieri in Italia e di riflesso sui media rumeni ha prodotto un primo effetto positivo nell’incubo che Filippo Mosca sta vivendo nel carcere di Porta Alba a Costanza, città affacciata sul mar Nero. “È stato trasferito in una cella più piccola e sicura, da sei persone. Insieme all’amico arrestato con lui e ad altri italiani che si trovano nello stesso penitenziario. La cella ha bagno e doccia, in modo da separarli da altri detenuti violenti. Trascorreranno l’ora d’aria in un cortile diverso per motivi di sicurezza. Gli hanno anche consegnato dei materassi nuovi di zecca”, dice Ornella Matraxia, madre del ragazzo arrestato a maggio 2023, il giorno prima di rientrare in Italia al termine del festival Sunwaves. Il 29enne risiedeva a Caltanissetta e aveva lavorato a lungo come ristoratore in Spagna, prima di tornare in Sicilia nel 2021. In Romania era andato per partecipare al raduno musicale internazionale, sulle grandi spiagge a nord del centro urbano, insieme a diversi gruppi di amici e conoscenti.
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