di Glauco Giostra*
Il Dubbio, 30 gennaio 2024
Era innocente. Beniamino Zuncheddu ha scontato più di 32 anni di dura detenzione perché ritenuto colpevole dell’uccisione di tre pastori e del ferimento di un quarto. All’epoca, il pastore superstite, dopo aver inizialmente negato la possibilità di individuare l’aggressore in quanto questi aveva il volto coperto da una calza, sollecitato più volte a riconoscere in Beniamino Zuncheddu l’omicida, sia mostrandogli una sua foto, sia precisando che aveva un movente e nessun alibi, se ne convinse (“io mi convinsi”) e puntò l’indice accusatore contro di lui in ogni grado del processo, che si concluse con la condanna all’ergastolo dell’imputato. Nell’odierno giudizio di revisione il testimone d’accusa, ritrattando la sua deposizione alla luce delle nuove emergenze, ha pronunciato una frase che dovrebbe far riflettere: “per tutto il processo ero convinto che a sparare fosse stato Zuncheddu (…). Se dovessi tornare indietro probabilmente farei lo stesso errore”.
di Mario Chiavario
Avvenire, 30 gennaio 2024
Qualche giorno fa le immagini di una sfilata di toghe rosse hanno evidenziato l’aspetto più spettacolare di un cerimoniale d’altri tempi: si trattava, come si sa, dell’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte di Cassazione, cui avrebbe fatto seguito, dopo beve tempo, quella nelle sedi delle 26 Corti d’appello. E ci si può domandare se, a prescindere dall’effetto scenico, non prevalga il rischio di ridurre tali eventi a “un rituale solenne nella forma, ma sostanzialmente ripetitivo e, quindi, inutile”, avente, come unica alternativa a sua volta negativa, il trasformarli in cahiers de doléances.
di Simona Musco
Il Dubbio, 30 gennaio 2024
Il corpo di Beniamino Zuncheddu è stato piegato più dalla speranza che dal torto subito. Una speranza che ha risvegliato in lui il pensiero, tenuto a bada per 33 anni, di poter vedere riconosciuta quell’innocenza che ha sempre urlato, ma che nessuno ha mai voluto ascoltare. Perché la sua non è una semplice storia di errore giudiziario: quello a suo danno assomiglia più a un complotto, una macchinazione che ha stritolato la vita di un uomo privandolo di tutto. Zuncheddu è entrato in carcere da giovane, a 27 anni, accusato per una strage, quella del Sinnai, che non ha mai compiuto. E ne è uscito da vecchio, come ha riassunto lui stesso. Una frase semplicissima e insieme devastante per chi crede nella giustizia. Come Mauro Trogu, l’avvocato che lo ha salvato da quel dramma. Che con l’ingiustizia subita da Zuncheddu aveva perso la fiducia in quel sistema che oggi, anche grazie a lui, può dirsi - in parte - riabilitato.
di Francesca Scopelliti*
Il Dubbio, 30 gennaio 2024
È la storia di un italiano, uno di noi: si chiama Beniamino Zuncheddu, nel 1991 ha 27 anni, è un bel giovanotto sardo, fisico asciutto, una curata chioma nera, un bel sorriso che mostra tutti i suoi denti, e nessuna ruga. Ma soprattutto ha mille aspettative per il suo futuro: una moglie, dei figli, un importante allevamento di pecore. Tutto può sognare e programmare tranne che di venire accusato di un triplice omicidio, essere condannato all’ergastolo e farsi 33 anni di galera: innocente! Nel momento del fattaccio, Beniamino è da un’amica, lontano dal luogo del delitto ma il tronfio protagonismo delle forze dell’ordine supportato da avvocati sciattoni e giudici superficiali lo condannano senza uno straccio di prova, valorizzando l’accusa di un teste e rinunciando alla verifica dell’alibi.
avellinotoday.it, 30 gennaio 2024
I Garanti delle persone private della libertà personale della Campania si sono riuniti per discutere dei problemi degli istituti di pena e dell’Area penale esterna, provincia per provincia. Ieri si è tenuto un incontro tra i Garanti delle persone private della libertà personale della Campania, presso l’Ufficio del Garante campano Samuele Ciambriello. Presenti il Garante di Napoli Tonino Palmese, la Garante di Benevento Patrizia Sannino, il Garante di Avellino Carlo Mele. L’obiettivo è mettere a fuoco l’emergenza carceri in Campania, anche alla luce degli ultimi suicidi, discutendo dei problemi degli Istituti di pena e dell’Area penale esterna, provincia per provincia. Dalla riunione è stato prodotto un documento in cui si riscontrano le principali criticità.
di Giulia Mietta
Corriere della Sera, 30 gennaio 2024
Vittima un 66enne, che era in attesa del giudizio di primo grado per tentato femminicidio. De Fazio (Uilpa): “Il sistema non regge più, serve subito un decreto”. Una “strage continua”, scrive il sindacato di polizia penitenziaria Uilpa dopo la notizia dell’ennesimo suicidio in carcere, il tredicesimo in Italia dall’inizio dell’anno. Questa volta a Imperia. Vittima un detenuto di 66 anni, che si è impiccato. “Un italiano, originario di Villalba, in Sicilia, ma che risiedeva in Liguria - spiega il segretario generale Uilpa Gennarino De Fazio - e che era in attesa del primo grado di giudizio per il tentato femminicidio della moglie”.
di Andrea Aversa
L’Unità, 30 gennaio 2024
L’avvocato Cimiotta: “Denuncia per mancata sorveglianza”. La vittima aveva 30 anni ed è stata trovata impiccata. Caso archiviato come suicidio. Non è stata disposta l’autopsia. Il giovane aveva problemi psicologici ed era recluso per reati minori. Dopo il tragico episodio i detenuti della sezione 5 corpo 3 del penitenziario veronese hanno inviato una lettera al Dap e al Tribunale di Sorveglianza: “Sadek lasciato solo”. In merito ai tanti casi di suicidi avvenuti a Montorio (3 soltanto durante lo scorso mese di dicembre), l’onorevole Flavio Tosi ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia Carlo
di Andrea Bucci
La Stampa, 30 gennaio 2024
E cala la mannaia della prescrizione. Tra le posizioni prescritte anche quella del medico che, secondo gli investigatori, prendeva il caffè mentre uno dei detenuti veniva riempito di pugni e calci. In carcere a Ivrea non ci fu tortura, ma solo lesioni. Il reato è stato derubricato, questa mattina, anche alla luce del pronunciamento della recente sentenza della Corte di Cassazione, dalla gip di Ivrea Marianna Tiseo che ha rinviato a giudizio oltre venti agenti di polizia penitenziaria per le presunte botte ai detenuti. Si tratta di episodi che risalgono al 2015 e 2016 e che sono stati avocati dalla procura Generale di Torino.
di Manuela Soressi
Il Sole 24 Ore, 30 gennaio 2024
Progetto per il lavoro dei detenuti della Casa Circondariale di Cuneo con la collaborazione di Joinfruit e di Open Baladin Cuneo. La prospettiva di una nuova vita passa anche dai colori e dai sapori di pomodori, zucchine, verdure a foglia, fragole, mirtilli e lamponi. Sono quelli che saranno coltivati nella serra appena inaugurata dalla Casa Circondariale di Cuneo e in 800 mq a campo aperto grazie al progetto “Liberi di Coltivare, coltivare una rinascita” promosso dall’OP Joinfruit e da Open Baladin Cuneo. Un’iniziativa nata per coinvolgere il territorio nell’azione rieducativa dei detenuti, attraverso la cooperazione tra le aziende e l’istituto penitenziario cuneese (che nell’ultimo anno ha accolto una novantina di detenuti in più a causa dell’apertura di un secondo padiglione destinato alla media sicurezza) con l’obiettivo di offrire a ogni persona la potenzialità rieducativa e inclusiva del lavoro.
comune.livorno.it, 30 gennaio 2024
Il primo febbraio la pubblicazione dell’avviso di manifestazione di interesse. Nell’avviso di manifestazione di interesse che Asa, soggetto attuatore degli interventi legati al Progetto Gorgona, pubblicherà il prossimo primo febbraio per l’individuazione di un operatore economico al quale affidare i lavori relativi all’ammodernamento dell’impianto di fitodepurazione saranno inserite premialità in caso di assunzione dei detenuti presenti sull’isola.
- Milano. Due incontri sul carcere promossi da Sbarre di Zucchero e Fondazione Casa della Carità
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