di Redazione Buone Notizie
Corriere della Sera, 26 gennaio 2024
L’evento Jail Career Day a Siracusa per il progetto “Svolta all’Albergheria!” sostenuto da Fondazione Con il Sud e rivolto a persone in esecuzione di pena. “Sono una ragazza che ha avuto problemi con la legge, mi ritrovo a fare questa esperienza grazie alle cooperative coinvolte”. Così Valentina racconta la speranza di una vita nuova. Ripartire da capo, cominciando dal lavoro per reinserirsi nella società dopo un passato difficile. È quello che lei si augura: Valentina è una delle partecipanti al Jail Career Day a Siracusa, un evento realizzato nell’ambito del progetto “Svolta all’Albergheria!” con il sostegno di Fondazione Con il Sud per favorire l’inserimento lavorativo delle persone in esecuzione di pena. “Abbiamo fatto un piccolo tirocinio - dice Valentina - per immetterci nuovamente nel mondo del lavoro, per capire chi abbiamo davanti ma soprattutto mostrare chi siamo davvero. È stata un’esperienza importante perché oggi è molto difficile per noi persone in esecuzione di pena lavorare nelle aziende, far vedere quanto valiamo e rimetterci in gioco”.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 26 gennaio 2024
In occasione del 160esimo anniversario dalla morte della Marchesa Giulia di Barolo, venerdì 19 gennaio a Palazzo Barolo si è tenuto il primo appuntamento di un ciclo di sei incontri sulle tematiche delle carceri. Il primo incontro è stato dedicato al tema della “scuola in carcere”, con la presentazione del libro “E-mail a una professoressa. Come la scuola può battere le mafie”, scritto da Marina Lomunno, giornalista de La Voce e Il Tempo, e dal frate francescano Giuseppe Giunti. È intervenuto l’Arcivescovo Repole.
di Marina Lomunno
vocetempo.it, 26 gennaio 2024
Perché loro e non io?”; “Perché loro sono dentro e io fuori?”; “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi”; “Bisogna vedere, bisogna starci in carcere, per rendersene conto”. Quattro citazioni (Papa Francesco, la marchesa Giulia di Barolo, Gesù - Matteo 25,36, Pietro Calamandrei, giurista e parlamentare che nel 1948 visitando le galere della Penisola ne denunciò la situazione drammatica) hanno fatto da filo conduttore, venerdì scorso, all’incontro inaugurale del ciclo di sei incontri sul Sistema carcerario promossi, nel 160° della morte della Marchesa Giulia, dall’Opera Barolo, nel Palazzo di via delle Orfane a Torino, in collaborazione con “La Voce e Il Tempo”.
radionuova.com, 26 gennaio 2024
Al via “La casa in riva al mare” il nuovo progetto del Garante regionale Giancarlo Giulianelli che va a inserirsi nell’ambito di Musicultura, il festival della canzone popolare e d’autore. L’iniziativa offre ad un gruppo di detenuti dell’istituto penitenziario di Ancona l’opportunità di partecipare a laboratori musicali, curati dall’associazione Musicultura.
di Letizia Vanzini
Il Riformista, 26 gennaio 2024
L’iniziativa organizzata da Don David Maria Riboldi. Ragazzi cattivi. Due parole che, accoppiate, ci fanno rabbrividire a causa della mentalità collettiva tradizionale che ci ha cresciuti. La nostra tendenza - quella delle persone “brave” e “pulite” - è quella di scappare e cancellare questa immagine dalla nostra testa per non avere nessun rapporto con questo termine e con queste persone che non hanno nulla a che fare con noi. Ma pensiamoci seriamente. Esistono veramente ragazzi cattivi? Una provocazione che mi è letteralmente arrivata addosso qualche sera fa. Al posto di andare a bere il solito drink con gli amici al tavolo di un bar, mi ritrovo seduta per terra in una sala stracolma di gente nella Parrocchia di S. Anna a Busto Arsizio. Sono lì per un incontro intitolato “Non esistono ragazzi cattivi. Storie di cadute e risurrezione”.
di Barbara Stefanelli
Corriere della Sera, 26 gennaio 2024
La promessa degli esordi di internet (il riconoscimento reciproco) travolta dai meccanismi della polarizzazione. Consigli di lunga vita, una piccola lista. I primi sono sull’alimentazione, il movimento, i controlli medici. Il penultimo propone di “ridurre lo stress”. L’ultimo di “aumentare le relazioni sociali”. L’articolo rilancia fiducioso una ricerca sull’ aging, che non dovremmo tradurre con “invecchiamento”. È semplicemente “l’età”, e a quanto pare non stare soli ci salverà. Un utente, che legge la sintesi postata su Instagram, commenta: “Ma se devo aumentare le relazioni, non potrò mai ridurre lo stress!”. Saluta con l’emoji che si sbellica. E un po’ fa ridere, sì, ma l’intuizione è amara, disperante. Siamo sopraffatti dal livore che fluisce/rifluisce sui social network e spesso, come fosse un’attitudine nervosa ormai irriflessa, si fa strada fuori dalla bolla e allaga il mondo che un tempo definivamo “il mondo reale” e oggi pare ridotto a perimetro di giornate tutte digitali.
di Luca Monticelli
La Stampa, 26 gennaio 2024
La scrittrice: “I ragazzi che incontro nelle scuole si dicono antifascisti. Dopo il 7 ottobre, ho visto una colpevolizzazione collettiva degli ebrei”. Finché avrò la forza di parlare racconterò ai giovani la mia storia. Io vado avanti perché la memoria è fondamentale, vitale. Anche solo salvare la coscienza di dieci ragazzi significa che la mia esistenza non è stata inutile”. Edith Bruck, scrittrice, sopravvissuta ai lager nazisti, continua a portare nelle scuole la sua testimonianza per non dimenticare l’orrore della Shoah.
di Giansandro Merli
Il Manifesto, 26 gennaio 2024
La protesta contro i rimpatri e le condizioni di detenzione distrugge buona parte del centro di trattenimento per migranti. La struttura ha un’ambiguità giuridica: hotspot e detenzione. Il modello ha già fallito, ma il governo vuole esportarlo anche in Albania. La prefettura di Trapani sembrerebbe orientata a trasferire tutti i migranti presenti nel Cpr alla periferia della città siciliana. La struttura è stata resa in buona parte inagibile dalle fiamme di una rivolta esplosa lunedì dopo il rimpatrio di 29 cittadini tunisini.
di Luca Casarini
L’Unità, 26 gennaio 2024
Ciò che in queste ultime 48 ore è accaduto all’interno del Cpr di Trapani, ha illuminato per un attimo ciò che sono i centri di detenzione per il rimpatrio, costruiti con l’impostazione del carcere duro da deportati, tipo quelli che ormai pullulano lungo le frontiere europee. Grandi inferriate a barriera successiva, moduli più simili a celle che a ricoveri abitativi, niente mensa ma solo pasti forniti in vaschette di alluminio da catering, freddi ed insufficienti, una sola doccia calda, molto spesso guasta, per oltre cento persone, letti in cemento dove si appoggiano materassi lerci, quando ci sono. Milo, la frazione di Trapani dove l’hanno costruito, è un luogo fuori dal mondo, perché è in questo isolamento che possono attuarsi fino in fondo i propositi dei carcerieri, e cioè i governi che decidono in tutta l’Unione di combattere i profughi e i migranti attraverso i dispositivi di respingimento. La detenzione amministrativa, - perché l’unica colpa delle persone detenute è quella di avere chiesto asilo o di essere state definite non idonee ad ottenerlo - è dall’introduzione degli accordi di Schengen sulla libera circolazione interna in Europa uno di quelli principali.
di Narges Mohammadi
Corriere della Sera, 26 gennaio 2024
Questa è una lettera che l’attivista e premio Nobel per la pace, Narges Mohammadi, 51 anni, ha scritto dal carcere di Evin, a Teheran, per chiedere alle Nazioni Unite di inserire l’apartheid di genere nella lista dei crimini contro l’umanità “perché in tutto e per tutto simile all’apartheid razziale”. Fare uscire dalla prigione le sue parole non è mai semplice e comporta per l’attivista altre punizioni e mesi dietro le sbarre. Pubblichiamo per intero la sua lunga missiva mandata in esclusiva per l’Italia al Corriere della Sera.
- Stati Uniti. Primo condannato asfissiato con l’azoto, eseguita la pena di morte in Alabama
- Carceri italiane, il dramma del sovraffollamento e il tema telefoni
- Riformine e tante manette, ma sulla strage nelle carceri solo silenzio
- L’Italia è incapace di contrastare il sovraffollamento delle carceri
- Giustizia, frenata del governo alla vigilia dell’avvio dell’anno giudiziario










