di Valentina Stella
Il Dubbio, 23 gennaio 2024
La corrente di Mi rompe il fronte delle toghe e si rifiuta di firmare la mozione contro il Guardasigilli e il vicepresidente Pinelli. Da quando si è insediato il governo Meloni non è la prima volta che Magistratura Indipendente prova a rompere l’unità dell’Anm su temi cruciali, peraltro accusando le altre componenti dell’Anm di fare politica antigovernativa. È successo a ottobre sul caso Apostolico, si è ripetuto durante il Cdc di questo fine settimana su altri due temi.
di Paolo Comi
L’Unità, 23 gennaio 2024
Spaccatura nel consiglio direttivo dello scorso fine settimana: da un lato le toghe di sinistra e di centro, dall’altro quelle di destra. Volano gli stracci nell’Associazione nazionale magistrati. Il potente, ed unico, sindacato delle toghe si è spaccato lo scorso fine settimana sulla riforma della giustizia e sul ruolo istituzionale del Consiglio superiore della magistratura. Da un lato le correnti di sinistra e di centro, dall’altro quelle di destra. La riunione del Comitato direttivo centrale dell’Anm, la prima del 2024, era stata convocata per affrontare il tema della riforma della giustizia che il Guardasigilli aveva illustrato nella sua relazione alle Camere. All’ordine del giorno era stata poi inserita la discussione sulle parole pronunciate dal vice presidente del Csm Fabio Pinelli durante l’ultima conferenza stampa sull’attività svolta in questi mesi a Palazzo dei Marescialli.
di Giuseppe Di Federico*
L’Unità, 23 gennaio 2024
La conferenza stampa tenuta del Vice presidente del CSM Fabio Pinelli giovedì scorso ha ricevuto aspre critiche per due ragioni: per le sue affermazioni sull’operato dei precedenti Consigli che avevano svolto “improprie attività di natura politica” esercitando impropriamente un ruolo da terza camera legislativa; perché avrebbe, con ciò stesso, implicitamente accusato il Presidente della Repubblica di non aver esercitato i suoi doveri di sorveglianza sulle attività del CSM.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 23 gennaio 2024
Quella che si appresta ad essere approvata anche al Senato non è una legge bavaglio, ma una legge sbagliata. Anche se fallirà lo scopo di fermare le cronache, il legislatore va sfidato non ad aumentare i divieti ma a dare più informazione sugli arrestati. L’imminente approvazione anche al Senato di una nuova norma, che delegherà il governo a vietare sino all’udienza preliminare la pubblicazione in forma integrale o per estratto (lasciando possibile solo il contenuto) dei motivi degli arresti e dei sequestri illustrati dai gip nelle ordinanze cautelari, realizzerà una legge sbagliata nella teoria e persino controproducente nella pratica per i cittadini che millanta di voler tutelare, ma non sarà una “legge bavaglio”. Intanto perché è un’espressione da adoperare con pudore, in confronto sia ai bavagli e rischi a cui sono sottoposti giornalisti in Turchia o in Polonia, sia a pregresse proposte normative italiane (ad esempio il ddl Berlusconi-Alfano nel 2008) che di un arresto giungevano a vietare di riferire finanche il contenuto.
di Giacomo Salvini
Il Fatto Quotidiano, 23 gennaio 2024
Il governo vuole inasprire ulteriormente la norma Costa: vietato riportare le ordinanze anche solo “parzialmente”. Il governo Meloni sta studiando un emendamento per modificare in senso ancora più restrittivo la norma del deputato di Azione Enrico Costa che vieta la pubblicazione delle ordinanze di custodia cautelare: l’obiettivo è quello di rendere impossibile la pubblicazione integrale o “parziale” degli atti. È questa la possibile novità rispetto al testo approvato alla Camera prima di Natale e considerato un “bavaglio” da molti magistrati, giuristi e associazioni della stampa. Con questa modifica si tornerebbe esattamente alla legge in vigore prima del 2017, cioè quando non si poteva pubblicare niente dell’ordinanza di custodia cautelare: né integralmente né parzialmente.
di Dacia Maraini
Corriere della Sera, 23 gennaio 2024
Per contrastare la violenza sulle donne, la sola cosa possibile è agire sulla cultura, sulle abitudini identitarie, sulle disparità di genere, sulla misoginia linguistica. Si continua a discutere sul perché dei femminicidi e c’è ancora qualcuno che parla di malati di mente. Ma quando un fenomeno si ripete ogni giorno e in tutto il mondo non si possono attribuire i delitti a dei raptus ma dobbiamo constatare una intenzione generale di riconquista del potere. Si tratta, come ormai risulta chiaro, di una volontà di punizione, diffusa e condivisa, di cui gli esecutori spesso non sono consapevoli. Nel mondo patriarcale è montata una rabbia vendicativa e una voglia di riportare l’ordine nelle famiglie colpendo e punendo le donne che pretendono autonomia e libertà, riconoscimenti professionali e prestigio.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 23 gennaio 2024
La Cassazione, Prima Sezione Penale, ha emesso la sentenza n. 3228- 23 in risposta a un ricorso presentato da un detenuto sottoposto al regime del 41 bis. Tale ricorso riguardava un reclamo precedentemente respinto dal Tribunale di Sorveglianza di Sassari, il quale aveva esaminato la richiesta del recluso di poter avere colloqui visivi senza vetro divisorio con il figlio minorenne, pur essendo quest’ultimo di età superiore ai 12 anni, soglia in cui dovrebbe essere consentito il colloquio con l’obbligo di non avere alcun contatto fisico. L’uso del condizionale, come si vedrà, non è usato a caso. Per comprendere i fatti, è necessario ripercorrere quanto accaduto. Il Tribunale di Sorveglianza di Sassari aveva respinto la richiesta del detenuto, ritenendo mancasse una valida ragione per assimilare il figlio del condannato a un minore al di sotto dei dodici anni. La perizia condotta sul ragazzo non aveva rilevato alterazioni significative nello sviluppo psichico che giustificassero un trattamento simile a quello riservato agli infra dodicenni. In dettaglio, il ragazzo era stato descritto come sereno e stabile, ben inserito nel contesto scolastico e familiare, con una pratica sportiva regolare. Di conseguenza, il Tribunale aveva concluso che mancava un fondamento giuridico per consentire colloqui senza l’uso di vetro divisorio. Riguardo alla durata dei colloqui, il magistrato aveva confermato la correttezza della sua decisione (ovvero un’ora sola), sottolineando che al reclamante era concesso un periodo di tempo dedicato ai colloqui, con il diritto di determinare la durata di ciascun incontro con i congiunti.
inca.it, 23 gennaio 2024
Con la Sentenza n° 396 del 5 gennaio 2024, la Corte di cassazione ha affrontato nuovamente il tema del riconoscimento della NASpI ai lavoratori detenuti, rigettando il ricorso presentato dall’INPS contro la decisione della Corte d’Appello che a sua volta aveva confermato il diritto all’ indennità di disoccupazione in favore di un lavoratore detenuto, impiegato in una attività lavorativa intramuraria alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria.
di Eleonora Martini
Il Manifesto, 23 gennaio 2024
Il sottosegretario annuncia possibili accordi con i Paesi africani per il rimpatrio dei detenuti. Terzo suicidio in otto giorni nel carcere di Poggioreale. Dopo due detenuti che si sono tolti la vita in un solo giorno, il 15 gennaio, Andrea Napolitano di 33 anni e Mohmoud Ghoulam di 38 anni, ieri è stato rinvenuto il corpo di un uomo di 34 anni che sarebbe tornato in libertà tra un mese circa, impiccatosi nella sua cella.
casertanews.it, 23 gennaio 2024
L’intesa prevede la coltivazione di orti sociali a beneficio degli altri reclusi con uno sguardo al mercato. I detenuti e le detenute del carcere di Santa Maria Capua Vetere produrranno conserve e confetture. Firmato il protocollo di intesa che prevede l’organizzazione di orti e la realizzazione di impianti di trasformazione dei prodotti ortofrutticoli nel penitenziario casertano, in un’ottica di recupero e riscatto delle persone detenute.
- Roma. Open Fiber verso il bis del piano di reinserimento detenuti
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