di Monica Cristina Gallo*
riforma.it, 19 gennaio 2024
Per parlare della situazione delle carceri in Italia vorrei partire da un esempio vicino, dalla Casa Circondariale di Torino costruita a fine anni ‘70, inizialmente denominata “Casa Circondariale Vallette” dal nome del quartiere di appartenenza e poi rinominata “Lorusso e Cutugno” in memoria di due agenti della polizia vittime del terrorismo. La struttura (costruita negli anni 70-80) negli anni 90-2000 fu ampliata con la costruzione del padiglione E (l’edificio adibito alla comunità). Le condizioni strutturali incidono sulla quotidianità degli individui che vi sono rinchiusi o che ci lavorano. Gli spazi della detenzione appaiono spesso privi di quell’attenzione progettuale atta a consentire la semplice distanza fra gli individui, una distanza affinché ognuno possa avere a disposizione lo spazio vitale necessario per il proprio benessere. Il più delle volte le camere di pernottamento sono anguste, fatiscenti e ospitano due o tre persone estranee fra loro, talvolta appartenenti a culture, tradizioni e religioni diverse.
di Valentina Rigoldi
noizona2.it, 19 gennaio 2024
In occasione di BookCity Milano 2023, nell’ambito del programma BookCity Scuole e Sociale, la Casa della Carità e il liceo scientifico “Luigi Cremona” insieme al Gruppo Carcere “Mario Cuminetti” hanno promosso l’evento pubblico “Parole di libertà”, che ha concluso un percorso formativo sulla lettura ad alta voce, che nell’anno scolastico 2022-2023 ha coinvolto studentesse e studenti del liceo Cremona. Il progetto ha avuto una durata di 6 mesi e si è articolato in una prima fase di formazione, seguita da una serie di incontri all’interno di San Vittore cui hanno partecipato studenti e insegnanti, che hanno svolto azioni di promozione della lettura nelle biblioteche dei diversi reparti della Casa Circondariale.
di Daniela Zorat
giornaledibrescia.it, 19 gennaio 2024
La parola inclusione ha oggi anche una forma tangibile. Anzi tattile. È quella di un libro scritto in braille e con disegni in rilievo creati con materiali che anche le persone non vedenti riescono a capire sfiorandoli con le dita. Non solo. A realizzare questo volume sono stati i detenuti e le detenute del carcere di Verziano che, in forma volontaria, hanno partecipato al laboratorio “Arte terapia” promosso dalle associazioni “Bambini in Braille” e “Carcere e territorio”. Un tomo che ha anche partecipato alla settima edizione del concorso nazionale “Tocca a te” e che ha ottenuto la menzione speciale “Libro del cuore”. Una copia è conservata alla biblioteca di Bologna, un’altra andrà ad arricchire la biblioteca di Sarezzo (che ne ha fatto richiesta) e altre saranno composte.
di Giulia Crivelli
Il Sole 24 Ore, 19 gennaio 2024
Del marchio di borse e piccoli accessori La Milanesa si può dire che sia nativo sostenibile, più ancora che nativo digitale, pur essendo nato a rivoluzione digitale in atto. Fin dalla sua fondazione, nel 2019, il marchio ha scelto di produrre artigianalmente - e già questa può essere considerata una caratteristica di sostenibilità sociale - e di farlo grazie all’impegno di persone, per la stragrande maggioranza donne, che vivono in Rsa o case di cura per anziani.
arezzonotizie.it, 19 gennaio 2024
“Rieduchiamo Attraverso lo Sport” è il nome che hanno dato CSI e Casa circondariale alla serie di incontri sportivi e formativi che coinvolgeranno i detenuti e il personale dipendente del carcere. Il Centro Sportivo Italiano - Comitato di Arezzo grazie al progetto di Sport e Salute presentato insieme alla Casa Circondariale “San Benedetto” di Arezzo, si è aggiudicato il progetto per effettuare le attività fisiche all’interno delle carceri italiane. Ras, ovvero Rieduchiamo Attraverso lo Sport è il nome che hanno dato Csi e casa circondariale alla serie di incontri sportivi e formativi che coinvolgeranno i detenuti e il personale dipendente del carcere.
di Francesca Di Palma
ilcittadino.ge.it, 19 gennaio 2024
I detenuti in scena a maggio con “Sette minuti” e “La parola ai giurati”. Dal 2016 nel Carcere di Marassi c’è il Teatro dell’Arca, realizzato dall’Associazione Teatro Necessario in stretta collaborazione con la Direzione della Casa Circondariale; il teatro è l’unico in Europa appositamente ubicato nella cinta muraria del un carcere, al quale può accedere non solo la popolazione detenuta ma anche il pubblico dall’esterno. Per questo le regole di accesso sono molto stringenti, ma non impediscono di poter accedere per godere degli spettacoli e degli eventi che qui vengono programmati.
Il Mattino, 19 gennaio 2024
Un progetto creativo che diventa un’opportunità per parlare di sé. Il cortometraggio “Ofarja” sarà proiettato venerdì, 19 gennaio, all’interno della Casa circondariale di Secondigliano. Un pezzo di sé e del proprio vissuto, un’opportunità per ogni detenuto di trasferire la sua storia, dando libero sfogo all’estro e alla creatività, in un frammento di racconto, in un disegno in gesso su una lavagna in ardesia. Frammenti che insieme danno vita a “Ofarja”, il cortometraggio che alcuni tra i detenuti della casa circondariale “Pasquale Mandato” di Secondigliano hanno realizzato nell’ambito di un progetto in collaborazione con Art33, il Cultural Hub di Napoli Est affidatario del progetto “LievitAzione”, gestito dal Dipartimento per le politiche giovanili e il Servizio Civile Universale.
di Paolo Morando
Il Domani, 19 gennaio 2024
Il libro di Gianfranco Bettin e Maurizio Dianese (La tigre e i gelidi mostri, Feltrinelli) va alla ricerca di un senso complessivo in quella stagione sempre più lontana, con pezzi ancora mancanti di verità e processi tuttora aperti. È in questo pozzo nerissimo che gli autori si sono calati. Intanto il titolo, “La tigre e i gelidi mostri”: immaginifico, ma anche preciso nel circoscrivere il campo. La tigre richiama infatti lo Julius Evola di “Cavalcare la tigre”, summa del pensiero antimoderno del filosofo razzista (“un razzista così sporco che ripugna toccarlo con le dita”, lo definì Furio Jesi). Mentre i gelidi mostri sono quelli del Nietzsche di “Also sprach Zarathustra” (“si chiama Stato il più gelido di tutti i gelidi mostri”). È un titolo dunque letterario ed evocativo quello che Gianfranco Bettin e Maurizio Dianese hanno scelto per raccontare, ancora una volta, una storia mai abbastanza restituita alla memoria del paese.
di Mauro Magatti
Corriere della Sera, 19 gennaio 2024
L’intelligenza artificiale e i rischi per la democrazia. Bisogna iniziare a porsi delle domande, anche non ci sono ancora risposte. Sono passati 40 anni da quando Jürgen Habermas, il più autorevole filosofo tedesco, pubblicò l’opus magnum “La teoria dell’agire comunicativo”, dove sosteneva che il progetto moderno sarebbe rimasto zoppo se, dopo il formidabile sviluppo della razionalità strumentale (legata al calcolo e all’efficienza), non fosse cresciuto anche un secondo pilastro della razionalità comunicativa. Ovvero la capacità delle persone e dei gruppi di esprimere liberamente nella sfera pubblica il proprio punto di vista mediante argomenti e ragioni, alla ricerca di un’intesa. Habermas scriveva all’epoca in cui già la televisione stava cominciando a cambiare pelle, nella direzione della spettacolarizzazione e della dipendenza dall’audience. Internet non c’era ancora e tanto meno lo smartphone e i social.
di Zygmunt Bauman
La Stampa, 19 gennaio 2024
Perché nell’era postmoderna, la cultura e il gusto non sono più decisi dai pensatori. L’omogeneizzazione di cui gli intellettuali paventavano l’avvento, comunque, non si è verificata. Al contrario, il mercato della cultura sembra trarre profitto dalla diversità e dal rapido avvicendarsi delle mode. La scena culturale definita dalle forze del mercato evoca più un caleidoscopio di prodotti e modelli variegati e spesso reciprocamente esclusivi che non un’avvilente uniformità e standardizzazione. È proprio questa assenza di modelli privilegiati, non l’uniformità della “cultura media”, che si è rivelata la sfida più seria al ruolo tradizionale degli intellettuali e alla loro autorità un tempo indiscussa in materia di gusto e di scelte culturali.
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