di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 14 gennaio 2024
La Procura di Ivrea ha disposto l’autopsia per accertare la causa del decesso. Si firmava “Vespino” e con questo suo pseudonimo scriveva tanto, ma proprio tanto. L’ultimo suo articolo, sulla rivista online “La Fenice” del carcere di Ivrea, risale al 9 gennaio. Tre giorni dopo “Vespino”, 47 anni, è morto. Quando la notizia è cominciata a circolare da una cella all’altra, alla velocità della luce, in molti han cominciato a piangere. A piangere di brutto. Per quello che lui rappresentava lì. E lì quel che sei stato fuori, quello che hai combinato nel mondo reale, proprio non conta. Lì Vespino faceva il caporedattore. Un leader che cercava di portare avanti, con una incredibile passione, il lavoro nel suo insieme, trascinando e spronando gli altri a scrivere sempre di più e sempre meglio.
di Pierfrancesco Curzi
Il Resto del Carlino, 14 gennaio 2024
Un centinaio di manifestanti si sono ritrovati in piazza Cavour dove c’è la sede regionale dell’ente “Giancarlo Giulianelli è incapace e insensibile, dichiarazioni allucinanti. In carcere ci sta chi non dovrebbe”. Lo striscione realizzato dai centri sociali delle Marche riportava lo slogan “Verità e giustizia per Matteo Concetti” durante il corteo che ha sfilato lungo corso Garibaldi. Un centinaio di manifestanti si sono ritrovati ieri pomeriggio in piazza Cavour per denunciare a modo loro la tragedia del 25enne che nei giorni scorsi si è tolto la vita all’interno del carcere di Montacuto. Una morte, quella del giovane anconetano che ha scosso le coscienze.
di Pietro Adami
rainews.it, 14 gennaio 2024
Il 42enne condannato per aver ucciso la sorella Alice è ricoverato da fine novembre dopo essere stato picchiato da due compagni di cella. Alberto Scagni sarà trasferito dall’ospedale di Imperia nel reparto detenuti del San Martino. Le sue condizioni sono migliorate nettamente, ma deve essere ancora tenuto sotto osservazione e proseguire il percorso di cura. A Genova deve però prima liberarsi una stanza singola, quindi passerà ancora qualche giorno. Il 42enne condannato per aver ucciso la sorella Alice il primo maggio 2022 è ricoverato dallo scorso 22 novembre, dopo essere stato picchiato e seviziato per ore da due compagni di cella nel carcere di Sanremo.
bolognatoday.it, 14 gennaio 2024
Le presenze si attestano stabilmente sopra il numero di 800, a fronte di una capienza regolamentare di 498. Sovraffollamento e “condizioni difficili”. Le rileva per il carcere di Bologna il garante dei detenuti Antonio Ianniello: “L’attuale contesto detentivo è assai in sofferenza: ormai da diversi mesi le presenze si attestano stabilmente sopra il numero di 800, a fronte di una capienza regolamentare di 498. La situazione è già apparsa in grande affanno durante la passata stagione estiva, essendosi dovuto procedere, per brevi periodi, alla temporanea sospensione degli ingressi in carcere, dirottati su altri istituti penitenziari regionali”.
di Camilla Ferro
L’Arena, 14 gennaio 2024
Il sottosegretario alla Giustizia a Montorio dopo i tre suicidi. Ostellari: “Verona ha imprese che possono investire e produrre qui”. “Sovraffollamento, non c’è emergenza rispettati i 3 metri”. “Qui abbiamo persone che si sono tolte la vita. Parlare di Playstation significa fare torto a loro e alla nostra intelligenza”. “Qui” è il carcere di Montorio. Ad uccidersi sono stati, tra novembre e dicembre scorsi, tre detenuti. A tentare di farlo, altri due nelle ultime settimane. “Il videogioco”, invece, sarebbe quello fatto arrivare a Filippo Turetta - reo confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin - che avrebbe scatenato le ire e i maldipancia degli altri detenuti corsi immediatamente a denunciare differenze di trattamento tra reclusi di serie A e B. Narrazione in realtà smentita dagli stessi carcerati che hanno anche scritto una lettera per dissociarsi pubblicamente dalla querelle fatta circolare da parenti e volontari male informati. O volutamente provocatori.
Corriere di Verona, 14 gennaio 2024
Domani alle 20.30 al Centro Tommasoli di via Perini a Borgo Venezia si terrà un incontro informativo sui servizi offerti da Rete Dafne in merito all’assistenza alle vittime di reato. Si parlerà dei supporti necessari ad affrontare un trauma, di giustizia riparativa, di prevenzione e diritto alle cure. Rete Dafne si è costituita a ottobre 2021 con la firma di un protocollo d’intesa tra Comune, Associazione scaligera assistenza vittime di reato, Tribunale, Procura, Ordine degli Avvocati e Camera Penale scaligeri, Uls 9, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata, Garante dei Diritti delle persone private della libertà personale di Verona, Fondazione Don Calabria e Associazione Rete Dafne Italia. Sul territorio conta già tre sedi: in Piazza Mura Gallieno, e a San Martino Buon Albergo e Cerea.
di Susanna Rugghia
L’Espresso, 14 gennaio 2024
Storie di donne e uomini testimoni di violenze e soprusi. È “Coraggio senza confini” di Ariel Dorfman, spettacolo interpretato da detenuti-attori nel penitenziario di Rebibbia. “Questo spettacolo ci ha dato modo, in una struttura totalizzante come il carcere, di parlare di diritti umani, giustizia e libertà perdute”. La voce di Fabio, detenuto della casa circondariale di Rebibbia, è ferma nonostante la commozione. È tra i nove attori che hanno preso parte allo spettacolo del 12 dicembre scorso messo in scena nel Teatro “Raffaele Cinotti” di Rebibbia, a Roma, e organizzato dalla Fondazione Kennedy. “È un testo affascinante e delicato, ci ha permesso di commuoverci e di elaborare diverse sensazioni. Parlare di privazione della libertà e di diritti in una struttura carceraria vuol dire tanto. Ho un sogno: che arrivi il giorno in cui una libertà giusta risplenda perché alto è il suo valore effettivo, umano e sociale”.
di Giuseppe Grassonelli*
L’Unità, 14 gennaio 2024
È necessario ridurre l’isolamento di noi detenuti e il senso di estraneità e repulsione della società, accorciare l’estraneità reciproca. Prendo le mosse da un articolo di Tullio Padovani, “Il carcere va abolito, ecco perché”, uscito su l’Unità il 5 luglio 2023 e che è anche riportato in prefazione all’ultima pubblicazione di Nessuno tocchi Caino, “Pena di morte e morte per pena”. “Il carcere è fatto per sputare all’esterno rifiuti, inutili, inidonei, incapaci di tutto”. Questa frase, in particolare, mi ha colpito nel ricco e articolato ragionamento di Tullio Padovani, volto a farci riflettere sull’importanza di rendere il carcere meno desocializzante, come unica via possibile di uscita da questi tempi cupi. Ho provato a riflettere su come si possa colmare il divario che ci isola dalla società, cosa significhi, come portare la società dentro il carcere e il carcere fuori. Alla luce anche di un anno appena trascorso che è stato molto importante per me.
di Marco Ventura
Corriere della Sera, 14 gennaio 2024
Frédéric Chauvaud, dal 1998 professore di Storia contemporanea all’università di Poitiers, già membro del comitato nazionale del Cnr francese, si è concentrato sullo studio della violenza, dei conflitti e della giustizia penale. Si è dedicato alla storia dell’odio, tema sul quale ha pubblicato Histoire de la haine. Une passion funeste 1830-1930 (Presses universitaires de Rennes, 2014). Frédéric Chauvaud ha dedicato una vita allo studio della violenza nella storia. Si è concentrato sulla Francia tra Otto e Novecento, ma le sue analisi travalicano il luogo e il tempo. Il suo libro sulla “passione funesta” che percorre la Francia tra 1830 e 1930 è, come indica il titolo, una vera “Storia dell’odio” (Histoire de la haine, 2014). “L’odio”, scrive il professore dell’università di Poitiers, “possiede una storia: le sue espressioni, le sue modalità, i suoi oggetti e i suoi effetti non sono né identici né immutabili”. In collegamento da casa, Chauvaud dialoga con “la Lettura” su come la storia possa farci comprendere l’odio.
di Andrea Valdambrini
Il Manifesto, 14 gennaio 2024
Non solo gli Stati. Tante realtà a sostegno del processo a L’Aja. Spagna, Belgio e Irlanda le voci più critiche verso Tel Aviv. Ma per ora non aderiscono. Più di mille organizzazioni, partiti, sindacati e movimenti in tutto il mondo che hanno espresso il loro sostegno al Sudafrica nella causa intentata contro Israele alla Corte Internazionale di Giustizia de l’Aja (Icj). Le organizzazioni si esprimono attraverso un appello congiunto ai Paesi che non appoggiano la richiesta di Pretoria per “dare forza alla denuncia formulata con forza e con buone argomentazioni”. È questo “il modo per assicurare che ogni azione di genocidio venga fermata e i responsabili possano essere assicurati alla giustizia”, si legge nel testo firmato da sigle americane come il MalcolmX Center, britanniche come la Human Righs Commission e il Critical Studies of Zionism, ma anche spagnole, belghe, francesi e tedesche.










