di Vitalba Azzollini*
Il Domani, 12 gennaio 2024
Se l’abuso d’ufficio dovesse essere giudicato solo dal numero di condanne cui ha portato, si potrebbe dire che si tratta di un reato “evanescente”, come l’ha definito il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Nel 2021, su 5.418 procedimenti definiti dall’ufficio Gip/Gup (giudice per le indagini preliminari/giudice dell’udienza preliminare) ci sono state 4.613 archiviazioni, 9 sentenze di condanna e 35 patteggiamenti. All’esito del dibattimento, poi, su 513 procedimenti le condanne sono state 18. Ma per comprendere meglio il tema serve qualche considerazione ulteriore.
di Simona Musco
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Ddl Nordio, tratto di penna sui dati dei non indagati dal fascicolo processuale. Il M5S: “Vittime più esposte”. Stretta sulle intercettazioni in commissione Giustizia del Senato, con il sì alla cancellazione dal fascicolo processuale dei dati dei non indagati che risultino captati nelle intercettazioni predisposte dagli inquirenti. Il principio è contenuto in un emendamento presentato dal senatore di Forza Italia Pierantonio Zanettin al ddl Nordio che non vieta solo la pubblicazione dei dati dei non indagati, ma blocca la trascrizione degli ascolti di soggetti terzi da parte della polizia giudiziaria.
di Ennio Amodio*
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Non è certo sbagliato parlare di “sindrome napoleonica”. Dopo il lancio del premierato come nuova forma di governo, granitica per l’investitura popolare che scardina l’attuale impianto costituzionale dei rapporti tra Parlamento ed esecutivo, dal pensatoio del partito fraterno e tricolore spunta fuori un’altra invasione del terreno costituzionale che mira a rimodellare la fisionomia del nostro processo penale. Si vorrebbe inserire una norma là dove si riconoscono le garanzie dell’imputato, per collocare su quello stesso piano la tutela delle vittime del reato. Si annuncia dunque l’avvio di una stagione in cui la destra ambisce a rifondare il nostro ordinamento giuridico piuttosto che a riformarlo. Il proposito è quello di creare un nucleo di disposizioni a vocazione rigenerativa e a lunga gittata per dimostrare ora e ai posteri che la nostra Costituzione è un palazzo di prestigiosa architettura in cui abitano non solo i principi di una democrazia antifascista, ma anche nuovi fermenti culturali scoperti dalla ideologia della destra.
di Valentina Stella
Il Dubbio, 12 gennaio 2024
Depositata due giorni fa in commissione Giustizia alla Camera una proposta di legge di Forza Italia, a prima firma del deputato Tommaso Calderone, dal titolo “Modificazioni al Codice di procedura penale in materia di attuazione dei principi del giusto processo”. Secondo quanto riportato nella relazione introduttiva, nell’ambito dell’articolo 430 che, nel codice di rito, “regola la delicata fase che intercorre tra la fine delle indagini preliminari e l’inizio del processo penale, si può notare come le garanzie poste a tutela della persona rinviata a giudizio sono di fatto eluse da disposizioni che possono integrare una grave compressione del diritto di difesa” di chi è sottoposto a procedimento penale. Come è noto, prosegue la relazione, “il termine ultimo per la richiesta di accesso ai riti alternativi è costituito dall’udienza preliminare”. Ed è evidente che “l’assunzione di ulteriori prove da parte del pm, unitamente alla ridetta preclusione costituita dall’udienza preliminare, nella sostanza rischia di inficiare in radice il giudizio prognostico fatto dall’imputato alla chiusura delle indagini preliminari circa l’opportunità di fruire o meno del patteggiamento ovvero del giudizio abbreviato”.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 12 gennaio 2024
La pista è già stata esclusa dalla Cassazione. Rosa e il marito Olindo dal carcere: siamo innocenti. Testimoni. Nuovi e usati. Gente che dovrebbe venire in aula, a Brescia il 1° marzo, a scagionare Olindo Romano e Rosa Bazzi dall’accusa di essere gli assassini che la sera dell’11 dicembre 2006 uccisero a colpi di coltello e spranghe Raffaella Castagna, suo figlio Youssef, sua madre Paola e la sua vicina, Valeria Cherubini. Dopo la decisione di riaprire il processo, i loro avvocati ci credono molto. Fabio Schembri, fra loro da sempre il più attivo per provare l’innocenza dei due ergastolani, è certo che anche questo tassello delle “nuove testimonianze” - pur non essendo il più importante - servirà a comporre il puzzle dell’assoluzione e a guardare, dopo più di 17 anni, in direzione della faida: una guerra fra un gruppo di marocchini e i rivali tunisini, a cui apparteneva anche il marito di Raffaella, Azouz Marzouk. Motivo: droga.
di Giusi Fasano
Corriere della Sera, 12 gennaio 2024
L’ex comandante del Ris: “Il campionamento fu perfetto. L’assenza di tracce degli accusati sulla scena del crimine? Va detto che era molto compromessa dalle fiamme e dal materiale usato dai vigili del fuoco”. A dicembre del 2006 al comando del Ris c’era il generale Luciano Garofano. Lui e i suoi uomini passarono giornate intere a raccogliere reperti nella casa della strage di Erba, nell’appartamento di Olindo Romano e Rosa Bazzi e nel loro camper.
di Riccardo Bruno
Corriere della Sera, 12 gennaio 2024
Il giornalista: “La loro confessione fu estorta, sono caduti in trappola. Per l’accusa, quei due disgraziati hanno imbrattato di sangue tutto l’appartamento della strage. Ma nella loro abitazione non è stato trovato neppure un panno sporco”
di Fabio Anselmo e Ilaria Cucchi
Il Domani, 12 gennaio 2024
I familiari del ragazzo morto in provincia di Varese dopo un inseguimento dei carabinieri chiedono giustizia. Ma il gip ha archiviato. I fatti ricostruiti da Domani mettono in forte dubbio l’ipotesi del suicidio. La morte di Simone Mattarelli merita ed esige chiarezza. La vita di Simone lo richiede, la richiesta di verità della famiglia non può cadere nel vuoto. Sono le ore 2.06 della notte tra il 2 e 3 gennaio 2021 quando Simone ha alle calcagna i carabinieri perché non si è fermato all’alt: “Papà, l’ho fatta grossa, non mi sono fermato al posto di blocco, sono inseguito dai carabinieri, cerco di nascondermi lì da te. Li ho fatti troppo incazzare, se mi prendono quelli mi ammazzano”, dice al telefono al padre durante la sua corsa in auto.
di Stefano Vergine
Il Domani, 12 gennaio 2024
Il caso è stato archiviato dai magistrati di Busto Arsizio, ma la famiglia del giovane non crede alla tesi del suicidio. Sono molti gli elementi che non tornano nella morte del 28enne trovato impiccato tre anni fa dopo un inseguimento con i carabinieri. Simone Mattarelli si è suicidato a causa dell’assunzione di cocaina. Più precisamente, il giovane si è tolto la vita mentre era nell’ultima fase provocata dalla sostanza, quella che gli esperti chiamano “depressiva” e che la gente comune conosce come “down”. Questo ha stabilito la pm Susanna Molteni, della procura di Busto Arsizio, la cui tesi è stata accolta dal giudice per le indagini preliminari, Tiziana Landoni, il 20 gennaio del 2022. I familiari di Simone, assistiti dall’avvocata Roberta Minotti e dalla criminologa Roberta Bruzzone, sono però convinti che si sia trattato di omicidio. Per questo da tempo chiedono la riapertura del caso.
di Antonio Pio Guerra
Corriere Adriatico, 12 gennaio 2024
Sono 14 tentativi di suicidio ed oltre 170 atti autolesionistici: è il bollettino di guerra con cui il carcere di Montacuto ha chiuso il 2023. Numeri ai quali si aggiunge il suicidio di Matteo Concetti, il 25enne di Rieti che lo scorso 5 gennaio si è tolto la vita in una cella d’isolamento del carcere anconetano. Pochi giorni prima, il 21 dicembre, tra le mura di Montacuto c’è entrata per un’ispezione anche Giulia Torbidoni, presidente della sezione marchigiana dell’associazione Antigone. “Direi che i casi di autolesionismo sono triplicati, visto che siamo passati dai 46 del 2022 ai 177 del 2023” osserva Torbidoni.
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