di Marcello Pesarini
Ristretti Orizzonti, 11 gennaio 2024
Giorno della Befana, due del pomeriggio. Da un po’ di giorni si è instaurato un clima di nuvole che lacrimano e non lacrimano. Sono giorni in cui rimbalzano anche notizie sulle proteste nel carcere di Montacuto; le leggo regolarmente, da bravo volontario che è tornato ad occuparsi di carceri dopo anni nei quali qualcuno si è occupato di me, cioè mia moglie e la psicologa, perché nel volontariato e dintorni forse, invece dei tasti giusti, avevo pestato i piedi sbagliati. L’ho sempre detto che sono un attivista, ma con tanta volontà e senso della sofferenza ereditato da un’adolescenza dura che mi permette di sentire chi sta male, e preferirlo a chi sta bene. Una presunzione anche questa.
anconatoday.it, 11 gennaio 2024
La Procura attende di avere la documentazione da Montacuto su Matteo Concetti, 25 anni, trovato impiccato il 5 gennaio scorso. Altre risposte arriveranno dall’autopsia fissata per venerdì. Matteo Concetti poteva o no poteva stare in una cella d’isolamento con la patologia psichiatrica (era bipolare) che gli era stata diagnosticata anche da un perito del tribunale di Rieti? È il nodo da sciogliere sull’inchiesta che la Procura dorica ha aperto sul caso del 25enne fermano trovato impiccato in cella, lo scorso 5 gennaio, a Montacuto.
Corriere dell’Umbria, 11 gennaio 2024
Verrà effettuata oggi l’autopsia sul detenuto tunisino di 58 anni deceduto la scorsa settimana nel carcere di Capanne. Il referto parla di infarto intestinale ma la procura di Perugia vuol vederci chiaro e ha disposto l’esame autoptico in via prudenziale. Il fascicolo è in capo al pm Mara Pucci. L’obiettivo è verificare anche se siano state valutate correttamente eventuali avvisaglie dell’ischemia intestinale che ha portato al decesso del 58enne, che sarebbe dovuto uscire dal carcere tra due anni. Se cioè una patologia incipiente sia stata sottovalutata o non presa adeguatamente in considerazione all’interno della casa circondariale. Del caso è stato informato anche il garante per i detenuti, Giuseppe Caforio.
di Chiara Spagnolo
La Repubblica, 11 gennaio 2024
Condanne a pene comprese tra gli otto anni e i 10 mesi di reclusione sono state chieste dalla Procura di Bari nei confronti di nove agenti di polizia penitenziaria accusati del pestaggio di un detenuto 43enne con problemi psichici, il 27 aprile 2022 nel carcere del capoluogo. Condanne al pagamento di una multa da 60 euro sono state chieste invece per due infermieri, che hanno assistito al pestaggio ma non lo hanno denunciato. Cinque agenti rispondono dell’accusa di tortura, gli altri quattro, a vario titolo, di abuso d’ufficio, rifiuto di atti d’ufficio, violenza privata, falso ideologico.
di Stefania Totaro
Il Giorno, 11 gennaio 2024
In tribunale il racconto del detenuto che accusa quattro agenti: “Mi hanno buttato in cella svenuto”. “Di carceri ne ho girate una quindicina, da Poggio Reale fino a Bolzano, ma una paura così non l’ho mai avuta. Mi hanno bloccato almeno in quattro come Cristo in croce sulla barella, mi hanno colpito con pugni in pieno volto e sui fianchi e poi mi scaricato senza sensi e mezzo nudo in una cella vuota”. Umberto Manfredi, 52enne, collaboratore di giustizia nel processo ai Casalesi in Veneto, è stato sentito ieri al Tribunale di Monza come parte civile nel processo che vede 4 uomini e 1 donna della polizia penitenziaria accusati a vario titolo di lesioni aggravate, falso, calunnia, violenza privata, abuso d’ufficio e omessa denuncia per averlo picchiato nell’agosto 2019 mentre era detenuto nel carcere di Monza. Una vicenda denunciata alla Procura di Monza dal Garante per i diritti delle persone private della libertà e dall’associazione ‘Antigone’ per la tutela delle garanzie nel sistema penale e penitenziario, che ne aveva avuto notizia da un famigliare del detenuto e che a sua volta è parte civile al dibattimento. “Ero nella sezione protetti del carcere ma giravano dei fogli con articoli su di me, quindi ho chiesto di venire trasferito altrove - ha spiegato il pentito - invece mi hanno messo nel reparto osservazione, da solo, in una cella 3x2, faceva caldo. Mi dicevano che presto me ne sarei andato ma erano tutti in ferie e a fine luglio ero ancora lì. Allora ho iniziato a fare prima lo sciopero della fame e poi anche della sete e mi portavano avanti e indietro dall’infermeria in barella perché non riuscivo più neanche a camminare”.
di Rosella Formenti
Il Giorno, 11 gennaio 2024
Volontariato in carcere: “Stare accanto ai detenuti è un’esperienza di vita”. Alla regìa delle lezioni il cappellano del penitenziario di Busto don David Riboldi e l’associazione Valle di Ezechiele. Fra gli invitati anche don Burgio del Beccaria. Diventare volontari in carcere: domani alle 21 al teatro Sant’Anna sarà presentato il corso promosso dall’associazione “La Valle di Ezechiele” che prenderà il via il 20 gennaio. In programma domani l’incontro dal titolo “Non esistono ragazzi cattivi- Storie di cadute e di resurrezione”, con l’intervento di don Claudio Burgio cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano e i ragazzi della comunità Kairos fondata proprio da don Burgio, con l’obiettivo di offrire supporto e alloggio a minori in difficoltà segnalati dal Tribunale per i minorenni, dai servizi sociali e dalle forze dell’ordine. Una serata dunque importante nella quale il sacerdote porterà la propria testimonianza e quella dei ragazzi della comunità Kayròs, un racconto che darà voce alle personali storie di “cadute” e ripartenze di vita dopo il carcere.
di Vincenzo Vitale
Famiglia Cristiana, 11 gennaio 2024
Taralli al profumo di libertà: il reinserimento dei carcerati grazie alla masseria San Vittore di Andria. Il 7 dicembre, festa di sant’Ambrogio a Milano e giorno della “prima” del Teatro alla Scala, un detenuto di San Vittore ha “pensato bene” di farla finita impiccandosi. È stato il 61° di una triste serie. Uno dei tanti gridi d’allarme che dice lo stato delle nostre carceri, ormai “fuori controllo” come titolava un recente articolo, tra sovraffollamento, disordini, violenze, prevaricazioni e un degrado generalizzato. E un record di consumo di farmaci antipsicotici. Nonostante l’appello del ministro Nordio, proprio in quei giorni, a “favorire il più possibile le occasioni di lavoro in carcere”, sono solo il 35% i detenuti che lavorano; di questi, un misero 5% è occupato in un vero lavoro esterno, a fronte di un 87% impegnato in attività interne al carcere, poco spendibili una volta finito di scontare la pena. Se si considera che il 75% di chi è stato in carcere ci ritorna, e che la pena detentiva produce nelle persone perlopiù rancore e dimenticanza del motivo per cui si è in carcere, appare chiara la necessità di percorsi di riabilitazione e reinserimento diversi, che vadano oltre il carattere solo punitivo della pena.
di Davide Ferrara
Giornale di Sicilia, 11 gennaio 2024
L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “Spazio acrobazie”, sostenuto dalla Fondazione Sicilia e dalla Fondazione con il Sud. L’arte come strumento di educazione e lo sport come motore. I ragazzi del Malaspina, istituto penale per minorenni, hanno prodotto i palloni della squadra di calcio del Palermo. Un vero e proprio lavoro di squadra, nel quale i giovani detenuti sono stati guidati da Antonella Genuardi e Leonardo Ruta, un duo artistico molto conosciuto che gestisce uno studio di creatività.
di Mazzino Montinari
Il Manifesto, 11 gennaio 2024
Al cinema. Michele Rho racconta la scommessa del ristorante, nato nel carcere di Bollate, dove lavorano i detenuti. In Galera è il nome di un ristorante che si trova nella II Casa di Reclusione Milano Bollate. Ottimamente recensito sia su pagine di giornali internazionali sia su riviste specializzate, frequentato da una vasta clientela, questo eccentrico locale è un esperimento che non ha precedenti in tutto il mondo e che procede in direzione contraria all’immaginario collettivo che abbiamo degli istituti di detenzione e, soprattutto, rispetto a una realtà quotidiana che trasmette di continuo drammatiche notizie di suicidi, abusi, torture e di riscatti mancati, di persone che escono dalla cella per farvi immediatamente ritorno, come se fossero intrappolate in un circolo vizioso dell’esistenza. Una specie di portale che sorprendentemente collega un interno ermeticamente chiuso a un esterno privo di punti d’accesso. Una piccola utopia che fa dialogare il presente con il futuro e che si oppone a orrendi giustizialismi. Un’utopia contro il giustizialismo, un incontro fortuito di idee preziose
di Giovanna Trinchella
Il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2024
“C’erano tante situazioni, era un inferno là dentro, e solo chi si trovava a viverlo di persona lo può capire. Di episodi sgradevoli ce ne sono stati tantissimi, tanti. tanti, tanti. Contusioni, ematomi su tutto il corpo, si presumeva probabilmente anche una frattura, perché lui lamentava tanto dolore ad un arto superiore, ad un braccio, per non contare poi le manganellate sulla schiena, c’erano dei veri e proprio segni… rimasero”.
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