di Liana Milella
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Intervista al presidente della Anm: “La risposta alla cosiddetta paura della firma degli amministratori non può essere l’abolizione”. “Nella Costituzione non sono secondari i diritti dei privati cittadini rispetto alle possibili angherie dei pubblici poteri”, dice il presidente dell’Anm Giuseppe Santalucia. E a Repubblica spiega perché, in base a questo principio, l’abuso d’ufficio non è un reato da buttar via.
di Giuliano Foschini
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Il fronte degli amministratori locali. Il presidente dell’Anci Decaro: “Non vogliamo l’immunità” ma “le leggi devono permetterci di lavorare”. Dice il presidente dell’Anci, il dem Antonio Decaro, che i sindaci “non sono né per l’immunità né per l’impunità”. Nel dibattito sull’abuso d’ufficio hanno “sempre chiesto la definizione di un perimetro certo per le responsabilità dei primi cittadini nell’ambito delle loro funzioni: possiamo davvero pensare - domanda Decaro - che, come è accaduto, un sindaco che concede una sala comunale per un dibattito sul referendum e non per una festa danzante possa essere indagato per abuso di ufficio?”.
di Gian Domenico Caiazza
Il Riformista, 8 gennaio 2024
“Le critiche all’emendamento Costa mi paiono ingenerose ed ideologiche, e la direzione che l’emendamento indica è quella giusta. Con una metafora, è un termometro che segna la febbre, ma temo non sia in grado di curarla. Ciò detto, dobbiamo cercare di portare la riflessione su questo tema un po’ più avanti, se vogliamo uscire dal solito scontro sterile tra tifoserie”. Parla Vittorio Manes, professore ordinario di diritto penale all’Alma mater di Bologna, autore di un apprezzato saggio sul tema del rapporto tra media e giustizia (Giustizia mediatica - Gli effetti perversi sui diritti fondamentali e sul giusto processo, il Mulino 2022).
di Alessandro Barbano*
Il Foglio, 8 gennaio 2024
Delle intercettazioni travisate. Il caso di Marco Sorbara, caduto nella trappola di un’indagine apodittica quanto un teorema, spietata quanto un pregiudizio. Per smontarla gli ci vorranno quattro anni, tre processi e sette mesi di carcere.
di Alfio Sciacca
Corriere della Sera, 8 gennaio 2024
Il drammatico racconto della madre che era stata a colloquio alcune ore prima. “Era disperato, soffriva di una patologia psichiatrica e aveva bisogno di cure”. Ilaria Cucchi: “Nelle sue condizioni non doveva stare lì”. “Piangeva e urlava: “mamma non mi lasciare, se mi portano di nuovo laggiù io mi impicco”. Attorno c’erano gli agenti e hanno sentito tutti, ma non hanno fatto nulla. Lo hanno riportato in cella e lo hanno lasciato morire come un cane. Lo Stato me l’ha ammazzato”. Roberta Faraglia racconta così l’ultimo drammatico colloquio nel carcere Montacuto di Ancona con il figlio Matteo Concetti, 25 anni, detenuto per reati contro il patrimonio.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Il 24enne si è lasciato ucciso nel bagno della cella. Il j’accuse della madre: “Me l’hanno ammazzato, è colpa dello Stato, questa tragedia si poteva benissimo evitare se solo qualcuno ci avesse dato ascolto”. Venerdì mattina, nell’ultimo incontro con i genitori, lo aveva preannunciato: “Se mi portano di nuovo giù mi impicco. Laggiù ho paura”. Poche ore dopo, Matteo Concetti, 25 anni, fisico da body builder e testa gravata da anni da patologie psichiatriche, era senza vita impiccato nel bagno della sua cella di isolamento del carcere Montacuto di Ancona dove era stato portato in seguito ad una violenta aggressione, a colpi di sedia, ad un agente penitenziario.
di Alessandra Ziniti
La Repubblica, 8 gennaio 2024
Roberta Faraglia, mamma di Matteo Concetti, racconta l’ultimo incontro con il figlio poche ore prima che si togliesse la vita nel carcere di Ancona. “Fatemi uscire da qui, ho paura, mi fanno fare la fine di Stefano Cucchi”. “Mamma, mi devi portare fuori di qui. Non ce la faccio più. Devi chiamare Ilaria Cucchi, qua mi fanno fare la fine di Stefano”. Oggi che piange disperata sulla bara di suo figlio, Roberta Faraglia non si dà pace. “Se solo gli avessi dato ascolto quindici giorni fa, chissà, forse sarei riuscita a portarlo fuori da quell’inferno dove me l’hanno ucciso. Ilaria Cucchi l’ho chiamata, ma solo venerdì, poche ore prima che Matteo si uccidesse”.
di Antonio Pio Guerra
Il Messaggero, 8 gennaio 2024
Hanno sporto denuncia alla Procura della Repubblica per il reato di istigazione al suicidio i familiari di Matteo Concetti, il giovane reatino di 25 anni morto impiccato venerdì scorso nel carcere di Ancona. “Abbiamo denunciato questa ed altre cose, voglio sapere com’è morto mio figlio”, dice la mamma Roberta Faraglia, che ripercorre le ultime frenetiche ore vissute nell’apprensione per le condizioni di salute di Matteo, fino alla tragedia della sua morte. “Una morte annunciata - dice la mamma - perché nostro figlio ci aveva esposto palesemente le sue intenzioni, senza possibilità di incomprensione. Al colloquio in carcere della mattina di venerdì 5 gennaio c’eravamo io, mio marito e gli agenti di polizia penitenziaria. Se mi riportate in cella di isolamento mi impicco, sono state le ultime e decise parole di mio figlio”. Stando a quanto riferisce Roberta Faraglia, una guardia carceraria ha replicato all’appello del ragazzo con queste parole: “Ti denudo e non ti do i mezzi per farlo, ma devo riportarti in isolamento”.
di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 8 gennaio 2024
A dicembre, l’ispezione del senatore Antonio Nicita: “Dietro le sbarre situazione fatiscente, farò una nuova interrogazione”. A ottobre il provvedimento del gip per un decesso del 2021. Nel maggio scorso, erano morti due detenuti nel carcere di Augusta, facevano lo sciopero della fame da 60 e 41 giorni, e nessuno all’esterno della struttura penitenziaria ne sapeva nulla. La sera del 6 gennaio, è avvenuto un altro decesso: un 58enne originario di Palermo ha avuto un malore all’interno della settima sezione, dove si trovava detenuto, ha avuto appena il tempo di chiedere aiuto alla polizia penitenziaria, ma è deceduto poco dopo.
di Andrea Molteni
chiesadimilano.it, 8 gennaio 2024
Solo per restare nel territorio della Diocesi, com’è possibile stipare 422 persone dove ce ne starebbero solo 240 (Busto Arsizio) e 710 nello spazio previsto per 411 (Monza)? In geometria esiste un’equivalenza tra il volume di un solido (lo spazio che occupa) e la sua capacità (quanto può essere riempito). Per il carcere, in Italia, questa semplice legge non vale e la capienza pare non avere limite. Come è possibile d’altronde, se non sfidando le leggi della fisica, stipare 371 persone in un istituto che ha 185 posti (Brescia Canton Mombello), 690 persone in un carcere che di posti ne ha soltanto 364 (Foggia) o, per restare nel territorio della Diocesi ambrosiana, ficcare 422 persone dove ce ne starebbero solo 240 (Busto Arsizio) e ancora altre 710 nello spazio previsto per 411 (Monza)?
- Firenze. Mancano braccialetti elettronici causa aumento dell’applicazione agli stalker
- Napoli. Mendicante in carcere da 20 mesi per tentata estorsione
- Taranto. Carcere, situazione al collasso. Nominare subito un Garante comunale dei detenuti
- Palermo. I “pupi della legalità” entrano in carcere per un progetto del Centenario Rotary Italia
- Milano. “Benvenuti in galera”, il ristorante nel carcere di Bollate in un film-documentario










