di Mario Giro
Il Domani, 23 dicembre 2023
Dagli studi subalterni alla guerra tra vittimismi il passo è breve: anche la fluidità gender si adatta a tale lotta e ciò che doveva sfidare il populismo alla fine lo aiuta. La sinistra occidentale rischia di rimanere intrappolata dalla frattura razziale. Doveva essere la nuova forma ideologica della sinistra globale: l’arma per sconfiggere il sovranismo e i populismi vari della destra ma anche per reagire al moderatismo stinto dei centrosinistra blairiani o socialdemocratici. Alla fine invece l’ideologia woke o neo-antirazzista sta finendo per dar ragione ai suoi nemici, diventando un boomerang anche per chi la abbraccia. Dividere la società in gruppi razziali o di genere ha provocato un’anarchica e narcisistica guerra tra vittimismi, che possono essere presi à la carte come aggrada. Come dimostra la politica alla Wilders, si può essere queer e anti-immigrati, gender fluid e intolleranti allo stesso tempo.
di Giuliano Santoro
Il Manifesto, 23 dicembre 2023
Dopo settimane di mobilitazione le scuole romane manifestano in centro: volevano consegnare una lettera-documento con le loro richieste al governo. Volevano consegnare una “Lettera delle scuole occupate alle più alte cariche del nostro paese”, gli studenti dei collettivi di diverse scuole superiori romane che sono stati attaccati dalla polizia in assetto antisommossa tra il Pantheon e Montecitorio. In quella lettere, ci sono alcune delle rivendicazioni che hanno elaborato nel corso delle scorse settimane di occupazione e mobilitazione: educazione sessuale e all’affettività per una “scuola transfemminista”, uno sportello psicologico “finalizzato a tutelare la salute mentale di tutte le persone che attraversano la scuola” e “una sezione sperimentale che preveda l’abolizione del voto numerico a favore di una valutazione costruttiva”.
di Federica Rossi
Il Manifesto, 23 dicembre 2023
Al via la campagna “Capitani Coraggiosi”. La vicenda del giovane senegalese alla proiezione del film “Io capitano”. Cosa accade al protagonista di Io capitano, Seydou, una volta terminata la sua traversata dal Senegal verso le coste europee? “Tutto quello che succede dopo, da lì parte davvero il film” dice Alaji Diouf, 33 anni, anche lui originario del Senegal, dopo la proiezione organizzata dall’associazione Baobab Experience insieme al regista Matteo Garrone a Roma.
di Jonathan Piccinella
Il Riformista, 22 dicembre 2023
Dati, storie, fatti e leggi alla mano, l’Italia ha un problema che andrebbe risolto cercando di non identificare i detenuti come il problema, ma tutto il sistema nel suo insieme. Le carceri sono sempre più il luogo dove poniamo i nostri problemi: risolvere la struttura significa salvare i detenuti. Il fine (della pena e del carcere) dunque non è altro che d’impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini e di rimuovere gli altri dal farne uguali. Questo scriveva Cesare Beccaria tra il 1763 e il 1764 nel trattato sulla giustizia “Dei Delitti e delle pene”.
di Andrea Oleandri*
rossetorri.it, 22 dicembre 2023
Il 2023 si chiude con uno sguardo preoccupante sul carcere. La fine dell’anno è anche un momento per fare dei bilanci e, almeno quello sul carcere, è totalmente negativo. A fine novembre le persone detenute erano tornate ad essere oltre 60.000. Da prima dello scoppio della pandemia di Covid-19 non si registravano numero così alti. I posti disponibili, invece, sono sempre 48.000. A destare preoccupazione, però, non è solo l’aumento della popolazione reclusa, quanto le politiche penali che il governo sta portando avanti da quando si è insediato e che sono ben rappresentati da due degli ultimi atti: il decreto Caivano e il pacchetto sicurezza.
di Silvia Perdichizzi
L’Espresso, 22 dicembre 2023
L’associazione fondata da Flavia Filippi trova aziende disposte ad assumere chi sta in carcere o ne è uscito. Perché lavoro e formazione sono la via maestra per ridare un futuro. “Ho trovato lavoro a oltre 200 tra detenuti ed ex detenuti”. Quando pronuncia quel numero e ripercorre la strada compiuta, Flavia Filippi, giornalista del TgLa7, è ancora incredula. Grazie alla sua associazione, queste persone che rischiavano di restare “segnate” per sempre hanno un lavoro e possono credere in una seconda possibilità.
di Niccolò Carratelli
La Stampa, 22 dicembre 2023
Alla Camera arriva un altro stop per la riforma del ministro Nordio, l’esame slitta a gennaio. Parte la mobilitazione di categoria sul divieto di pubblicare le ordinanze di custodia cautelare. Mobilitazione, presidi, fino allo sciopero generale. I giornalisti preparano la battaglia contro l’emendamento “bavaglio”. La norma firmata dal deputato di Azione, Enrico Costa, approvata martedì sera dalla Camera, che introduce il divieto di pubblicare il testo (anche solo brevi stralci) delle ordinanze di custodia cautelare fino all’udienza preliminare. Una forma di “censura”, dicono dalla Federazione nazionale della stampa, che ieri ha riunito la Giunta esecutiva, un modo per “limitare il diritto dei cittadini a conoscere le notizie”.
di Alessandro Barbano
Il Dubbio, 22 dicembre 2023
Un’ordinanza di custodia cautelare è uno dei provvedimenti più gravi che un giudice può adottare. Per questo non può essere sottratto al controllo democratico. Il garantismo, quello autentico, è una passeggiata a piedi nudi su una fune sospesa nel vuoto e unta di sapone. Non è stare da una parte, ancorché la parte del più debole, ma è piuttosto un proibitivo esercizio di equilibrio tra diritti contrapposti. Il divieto di pubblicazione “integrale o per estratto” delle ordinanze cautelari fino al termine dell’udienza preliminare è, per restare in metafora, una maldestra scivolata sulla fune. Di cui la Camera si è resa protagonista. Perché un provvedimento che limita la libertà personale non può essere sottratto al controllo dell’opinione pubblica, al pari di tutti gli atti giudiziari che hanno una motivazione. La cui funzione non è solo quella di consentire alla parte soccombente di adire con l’impugnazione il giudice superiore. Ma è anche quella di garantire un controllo democratico sul processo.
di Mario Di Vito
Il Manifesto, 22 dicembre 2023
L’emendamento sulla presunzione d’innocenza tra allarmismi e propaganda. Tra le conseguenze più nefaste della lunga era berlusconiana c’è l’impossibilità di avere un dibattito sano, o quantomeno decente, sulla giustizia: ogni indagine viene vista come un agguato, ogni legge viene considerata come un tentativo di ingabbiare la magistratura. Il tutto genera problemi che coinvolgono il giornalismo, tra libertà di espressione, dovere di cronaca e rapporti talvolta sin troppo stretti tra certe redazioni e certi uffici giudiziari, con annesso abbondante traffico di carte più o meno segrete e divisione del mondo in due metà, da una parte i cosiddetti giustizialisti, dall’altra i sedicenti garantisti.
di Edmondo Bruti Liberati
La Stampa, 22 dicembre 2023
Contro la demagogia delle buone intenzioni, servirebbe la valutazione di impatto pratico. Poiché si tratta di una legge delega, c’è da sperare che il governo non vada fino in fondo. Bavaglio alla stampa? No, perché nessuna legge insensata può mettere il bavaglio alla libera stampa in un Paese democratico. Legge insensata sì, anzi, poiché si tratta di una legge-delega, vi è la speranza che il governo non eserciti la delega, girata la pagina della demagogia e delle buone intenzioni, cui una saggezza popolare da sempre attribuisce il ruolo di lastricare le vie dell’inferno. Per le proposte di leggi di spesa vi è la valutazione della copertura, altrimenti niente “bollinatura” della Ragioneria dello Stato. Per diversi progetti è prevista la VIA, Valutazione di impatto ambientale. Come rimedio alla demagogia delle buone intenzioni occorrerebbe introdurre la VIP, Valutazione di impatto pratico. L’onorevole Costa canta vittoria sull’altare della tutela della privacy e della presunzione di innocenza, sembra dopo aver vinto resistenze anche dal ministero della giustizia ove sono abituati a misurarsi con la VIP.
- Legge “bavaglio”: stop alla gogna per gli indagati. Ma la stampa italiana promette battaglia
- “Ma quale bavaglio, i giornali vogliono soltanto massacrare gli indagati”
- “Il bavaglio sulle ordinanze non c’entra nulla con la presunzione d’innocenza”
- Sud, il Medioevo delle mafie
- Furono uccisi dai nazisti, l’Avvocatura dello Stato si oppone ai primi risarcimenti alle famiglie










