di Giulia Merlo
Il Domani, 19 dicembre 2023
Il ministro della Difesa è intervenuto per spiegare la sua dichiarazione sulla “opposizione giudiziaria” e ha letto le parole pronunciate da alcuni magistrati nel corso del congresso di Area. Alla Camera ha letto alcune dichiarazioni prese dal congresso del gruppo associativo di Area, tra cui: “C’è una evidente insofferenza nei confronti della magistratura, nella sua funzione fisiologica antimaggioritaria” e “nella mediocrità di una politica impegnata ad assecondare gli istinti della folla, prigioniera delle sue pulsioni da social, dobbiamo assumerci la responsabilità” e “la magistratura deve essere consapevole della posta in gioco”. Per questo, Crosetto ha spiegato che le sue sono state “riflessioni e preoccupazioni riguardo alcune tendenze che vedo emergere nelle discussioni dei magistrati”.
di Tiziana Maiolo
Il Dubbio, 19 dicembre 2023
Su Toni Negri, deceduto novantenne nei giorni scorsi a Parigi, girava una storiella che sempre suscitava ilarità, negli ambienti di Potere Operaio degli anni settanta. Pare che un giorno il professore padovano già allora considerato un gigante per i suoi studi filosofici e la sua brillante e precoce carriera accademica, fosse particolarmente infuriato. E alla fine fosse sbottato, con queste parole: perché compagni, o noi ci decidiamo a fare un salto di qualità nella lotta politica di fabbrica, oppure finisce in un solo modo, che spariamo. Dopo un attimo di sconcerto, i compagni erano scoppiati in una grande risata. Solo lui, il Toni, pareva disorientato, prima di rendersi conto dell’equivoco su quella prima persona plurale del verbo sparire che coincideva con quella del verbo sparare. Sarebbe forse bastato, ai magistrati che lo hanno tenuto a lungo in carcere da innocente, conoscere quell’episodio, e soprattutto il benevolo scherno con cui coloro che lo conoscevano bene non avevano neanche per un attimo accolto l’ipotesi che Toni Negri avesse in mente il passaggio alla lotta armata, per cambiare il corso della storia. È pur vero che tutto poteva accadere, in quei tragici anni settanta. Ma Toni Negri fu sicuramente, oltre che un grande filosofo e un leader politico non da salotto, un teorico della sovversione sociale, a partire dalle fabbriche. In contrasto con le Brigate Rosse e la loro pratica della clandestinità. Era il mondo dell’estremismo di sinistra di quegli anni, che forse non era facile da capire e da interpretare per la maggior parte delle persone e anche dei magistrati, ma non per la sinistra e il suo principale partito, il Pci. Pure fu proprio il mondo dei comunisti ortodossi, con le sue propaggini giornalistiche, e anche qualche collateralismo di ambito giudiziario, a costruire la prima grande bufala politico- giudiziaria della storia italiana. Che venne prima del caso Tortora, di tangentopoli e di tutto quello che ne è seguito negli ultimi trent’anni. Prima di parlare di giustizialismo e di circo mediatico- giudiziario bisognerebbe studiare la storia del processo “7 aprile” del 1979. Che si intrecciò anche, proprio nella figura di Toni Negri, con il più significativo atto terroristico della storia italiana, il rapimento e l’omicidio del Presidente della Dc Aldo Moro.
di Riccardo Lo Verso
Il Foglio, 19 dicembre 2023
Un girotondo impazzito al quale hanno preso parte giudici, investigatori, pentiti, giornalisti e molti cavalieri della fuffa. Dodici dibattimenti, dodici sentenze, nessuna certezza. Ci sono saliti in tanti e molti altri lo faranno. Chissà chi ha avviato l’ingranaggio. Non c’è tempo di porsi domande. La grande giostra gira veloce. E la velocità confonde, risucchia la netta differenza fra i figli del dolore, che ne avrebbero volentieri fatto a meno, e chi sgomita per trovare posto e ingrassare l’amor proprio. Fra chi si impegna perché ci crede davvero e chi cerca solo uno strapuntino di notorietà. Fra magistrati e investigatori animati da spirito di servizio e carrieristi.
di Andrea Aversa
L’Unità, 19 dicembre 2023
Aveva 43 anni, un’ex compagna e una figlia. Ha perso la vita il 12 ottobre del 2022. Il caso è stato chiuso: per gli inquirenti è stato un suicidio. Ma un audio giunto alla sorella Marisa e al suo avvocato Armida Decina, segnerebbe una svolta per le indagini, intanto riaperte: la vittima potrebbe essere stata uccisa. L’autopsia chiarirebbe tutto ma l’autorità giudiziaria continua a negarla.
di Luigi Mastrodonato
Il Domani, 19 dicembre 2023
Il testimone. L’autopsia negata. E ora anche l’anomalia sui nomi degli agenti presenti in carcere il giorno della morte. “Stampante rotta”, la versione data ai familiari. Così come le telecamere. Ci sono sempre più ombre attorno alla morte nel carcere di Oristano di Stefano dal Corso, il detenuto romano trovato privo di vita in cella il 12 ottobre 2022. La storia da subito era stata derubricata a suicidio, poi lo scorso ottobre la Procura locale ha riaperto le indagini. Nuovi elementi emersi in queste settimane alludono a una morte violenta e parlano anche di un altro, misterioso, decesso.
di Andrea Ossino
La Repubblica, 19 dicembre 2023
Per Marisa Dal Corso ogni richiesta di esaminare il corpo che viene respinta “è una conferma che qualcosa non torna”. “Lo hanno seppellito con le scarpe di qualcun altro. Dove sono finite le sue?”. “Stefano è stato ammazzato sette volte. Ogni volta che rigettano la richiesta di autopsia mio fratello viene ucciso”. Marisa Dal Corso è una donna forte. Ma un nodo in gola le blocca le parole quando ripercorre la storia del fratello Stefano, il detenuto romano trovato morto nel carcere di Oristano il 12 ottobre del 2022. “Tutto fermo a quel giorno e non se ne esce fuori - dice la donna. Sette richieste di autopsia respinte parlano da sole. È una conferma che qualcosa non torna”.
di Massimiliano De Stefano
giornalelavoce.it, 19 dicembre 2023
Mi auguro replicabile almeno una volta l’anno. Tutti insieme appassionatamente, tutti da una parte della sala, a dimostrare che l’obbiettivo è comune, non ci sono sfumature su alcuni temi, non ci si può dividere tra minoranza e maggioranza. Parliamo del carcere di Ivrea, la prima volta che feci visita, fu in occasione del 25 novembre, giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dove incontrammo alcuni detenuti i quali realizzarono la panchina rossa. La seconda volta invitato sempre dall’assessora in occasione della “prima teatrale”, trasformata da una lettura, da una storia narrata di un libro, ad una grande performance teatrale, interpretata dai collaboratori di giustizia.
di Roberta Barbi
vaticannews.va, 19 dicembre 2023
L’arcivescovo di Modena poco prima delle Feste ha visitato i reclusi della casa circondariale di Sant’Anna che partecipano al progetto di lavoro come contoterzisti gestito da Coopattiva e finanziato in parte dalla diocesi di Modena-Nonantola. “Buongiorno eccellenza, sono Mario, ho 57 anni, vengo da Napoli e tra un anno e mezzo esco”. Così si sono presentati i detenuti della casa circondariale di Sant’Anna, a Modena, che qualche giorno fa hanno ricevuto la visita del loro arcivescovo, monsignor Erio Castellucci. Naturalmente sono nomi e città di fantasia, ma a colpire il presule è stato proprio questo presentarsi specificando il tempo che manca al loro fine pena, soprattutto in un periodo come l’Avvento che prepara al Natale. “Ci sono le piccole attese quotidiane e le grandi attese dei passaggi della vita - racconta l’arcivescovo a Vatican News - ma entrambe queste attese sono scritte nel cuore dell’uomo”.
canale3.tv, 19 dicembre 2023
Inaugurato l’anno accademico del Polo Universitario Penitenziario dell’Università e dell’Università per Stranieri di Siena. “La mia notte, come quella di Ovidio. E la mia rinascita tra Iliade e Odissea negli anni dell’isolamento diurno, mentre a migliaia di chilometri di distanza mia moglie vive e ha vissuto sempre lontana ma sempre vicina a me, come “La ragazza di Bube” mandando avanti la famiglia fino a far diventare adulti i miei nipoti. Quindi, lo dico con forza, se volete punire un detenuto, fatelo studiare: quando si entra in carcere ci sentiamo noi le vittime, quando si apre un libro cresce in noi un senso di colpa senza fine. È lì che comincia la nostra punizione: studiando, imparando, comprendendo”.
lacnews24.it, 19 dicembre 2023
L’obiettivo è diminuire sintomi depressivi legati alla detenzione. Il progetto è promosso dal ministero per lo Sport in collaborazione con Sport e salute. Si promuoverà l’educazione motoria, la socialità e la cooperazione. È iniziato a novembre del 2023 il progetto Sport di Tutti-Carceri, iniziativa promossa dal Ministro per lo Sport e i Giovani, in collaborazione con Sport e Salute, che promuove lo sport come strumento ed opportunità di rieducazione per i detenuti, attraverso il potenziamento dell’attività sportiva negli Istituti Penitenziari e Comunità per minorili.
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