di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 10 dicembre 2023
Coprogettazione anche con le aziende per le iniziative di sostegno ai lavoratori. Sistema classico fallito, ora si cambi”. Da competitor a partner, una rivoluzione tra pubblico e privato, profit e non profit. Con l’articolo 55 nel Codice del Terzo settore c’è uno schema operativo per passare dalla teoria alla pratica. Presa d’atto numero uno: “Veniamo da sedici anni di crisi ripetute e i modelli di intervento non hanno funzionato, il Paese si è impoverito e le disuguaglianze sono aumentate”. Presa d’atto numero due: “Il welfare nel suo modello tradizionale non funziona più”. Conclusione, cosa bisogna fare allora? Semplice: una rivoluzione. Culturale, radicale, profonda: e cioè costruire il nuovo welfare “insieme”. Tra pubblico e privato, non profit e profit, istituzioni e semplici gruppi di cittadini. Perché questo significano le parole “coprogrammazione” e “coprogettazione”. Già da molto tempo dette e ripetute in mille convegni. Ma ancora molto, troppo raramente tradotte in pratica. Non che sia una cosa facile, per carità: “Certo, non è un automatismo. Serve un cambio totale di mentalità”.
di Davide Madeddu
Il Sole 24 Ore, 10 dicembre 2023
Due le proposte alle istituzioni, incentrate sul destinare parte dei fondi per la preparazione del Giubileo al sostegno delle famiglie in povertà assoluta: creare un fondo di sostegno alle locazioni, visto che quello per il contributo agli affitti e per la morosità incolpevole non è stato più finanziato; sfruttare l’enorme patrimonio immobiliare non occupato concordando con i proprietari immobiliari affitti calmierati (e sostenuti da un apposito fondo) a chi ne ha diritto.
di Andrea Galli
Corriere della Sera, 10 dicembre 2023
Emergenza nuovi poveri. Crescono gli italiani che vivono per strada: dopo la pandemia sono rimasti senza casa e lavoro. Qui intorno, da piazza San Babila a via Hoepli, sembrano litigare tutti quanti, si vede gente bisticciare nella hall d’un hotel di lusso, altri che si urlano in faccia al tavolo del ristorante, e perfino guardando in su non serve indugiare sulle ampie finestre degli assai luminosi appartamenti per scorgere, nella mimica di quelli che ci abitano, momenti di non pacifica conversazione. Sarà una serata storta, e comunque, problemi loro restano. O forse no. Passa un gruppo di ragazze, una sibila “tossica fai pena” a una donna che dorme per terra, sul pavimento, sotto i portici, dentro una casa costituita da una grande scatola di cartone dispiegata a formare quattro basse mura.
di Loredana Lipperini
L’Espresso, 10 dicembre 2023
Impedire che nelle aule si parli ai bambini e alle bambine dei loro sentimenti e dei loro corpi equivale a soffocarli nei nostri ingiustificati timori. A perderli. E quindi a perdere l’anima e il futuro della comunità. Ricordiamo che figli e figlie non sono “nostri”. Sabato scorso, mentre si affollavano le piazze del 25 novembre, Pro Vita & Famiglia attaccava manifesti per le vie di Roma: vi si vede un bambino senza testa, con grembiulino arcobaleno, piede destro in un anfibio, piede sinistro in una scarpa (rossa) con tacco a spillo. Testo: “Basta confondere l’identità sessuale dei bambini nelle scuole”. Bisogna riconoscere a Pro Vita l’efficienza, perché il bambino con scarpe “gender” arriva a poche ore dalla richiesta comune di introdurre educazione sentimentale, affettiva, sessuale nelle scuole: ma la reazione degli oltranzisti non sorprende affatto.
di Erio Castellucci*
L’Unità, 10 dicembre 2023
Ho usato alcune somme dalla “carità del Vescovo” per aiutare il soccorso in mare. È nei bilanci. Questo attacco mediatico vuol condizionare la libertà della Chiesa. Le notizie diffuse negli ultimi giorni dalla stampa nazionale, con ampio rilancio sui social e sulla stampa locale, riguardanti donazioni che le Diocesi italiane erogano alla ONG “Mediterranea Saving Humans”, toccano anche l’Arcidiocesi di Modena-Nonantola e alcune mie scelte. Contro ogni garanzia costituzionale, è stata diffusa parte della mia corrispondenza privata con Luca Casarini, totalmente estranea alle indagini in corso su “Mediterranea”. Senza entrare negli ambiti di competenza della Magistratura, nella quale ripongo la massima fi ducia, mi sembra opportuno diffondere questa Nota per offrire alcune informazioni relative alla sola Arcidiocesi di Modena- Nonantola. A partire dall’autunno 2020 ho deciso di aiutare “Mediterranea” elargendo periodicamente delle somme attinte alla “carità del Vescovo”, alimentata da diversi contributi (tra i quali una percentuale dell’otto per mille affi data al Vescovo per interventi assistenziali), offerte liberali ed eredità o lasciti ricevuti in diverse occasioni e per diversi motivi, destinati a progetti da me scelti o concordati con i donanti, secondo le loro intenzioni. La Chiesa, nella fedeltà al Vangelo, è sempre prossima, specialmente là dove la vita e la dignità umana sono minacciate: aiuta i bambini non ancora nati e le loro famiglie, opera per l’educazione, soccorre chi si trova in situazioni di povertà in Italia e nel mondo; difende chi è perseguitato a causa della fede in Gesù e assiste i fragili e i malati. Sono situazioni che richiedono quelle che il Catechismo chiama “opere di misericordia corporali e spirituali”, dedotte dal Vangelo, là dove Gesù considera fatto a se stesso il soccorso prestato agli affamati, assetati, poveri, malati, stranieri, carcerati (cf. Mt 25,31-46).
ansa.it, 10 dicembre 2023
Almeno 1,93 milioni di persone, pari al 78% della popolazione di Gaza, sono già sfollati interni: lo rende noto l'Onu nel suo ultimo aggiornamento pubblicato dal “Guardian”. “Se Israele è al di sopra del diritto internazionale, bisognerebbe imporre sanzioni”. Si è espresso così al Forum di Doha il premier palestinese Mohammad Shtayyeh, secondo le dichiarazioni riportate da al-Jazeera. “A Israele non dovrebbe essere consentito di continuare a violare il diritto umanitario internazionale e il diritto internazionale - ha aggiunto. Vogliamo fermare le atrocità e il genocidio in atto oggi. La nostra principale preoccupazione non è il futuro, ma il presente”. Secondo la tv satellitare, durante l'intervento di Shtayyeh alcune persone hanno abbandonato la sala dei lavori.
di Luca Miele
Avvenire, 10 dicembre 2023
Bloccati a Teheran i genitori di Mahsa che all’Europarlamento dovevano ritirare il “Sakharov”. La Nobel Narges Mohammadi è in sciopero della fame, a Oslo il suo diploma verrà posato su una sedia vuota. Per Kiana e Ali quella sedia vuota è qualcosa di più di un mero effetto scenografico. È una ferita profondamente, intimamente conficcata nelle loro vite di diciassettenni. Quell’assenza - la stessa che domenica 10 dicembre risuonerà potente a Oslo durante la cerimonia per l’assegnazione del premio Nobel per la Pace alla loro madre, l’attivista iraniana per i diritti umani Narges Mohammadi - è scavata da sempre nei loro giorni, li accompagna da anni, li tallona come un fantasma, come un incubo.
di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 9 dicembre 2023
In Italia siamo arrivati di nuovo a 60.000 detenuti su 47.000 posti, con 18.000 agenti di custodia mancanti. Lo Stato sembra non garantire più l’incolumità di chi detiene. Che screanzato, questo detenuto egiziano agli arresti da due giorni per furto. Che maleducazione impiccarsi al V raggio di San Vittore (715 posti, media annuale di 896 presenze, al momento più 1.110 ristretti di cui 450 con dipendenze certificate), mandando così a casa già a metà del secondo atto del “Don Carlo” di Verdi la “società civile” che celebrava il rito del risotto e panettone con i detenuti dopo aver visto assieme sul maxischermo la “Prima” della Scala.
di Sergio D’Elia*
L’Unità, 9 dicembre 2023
Nelson Mandela è venuto a mancare dieci anni fa. Ma nessuno può veramente dire che ci ha lasciati o che ha lasciato un vuoto. Tanti sono quelli che della sua mancanza hanno fatto in questi anni una presenza, tanto è quello che in nome suo e del suo vissuto è diventato stato di vita e di diritto.
di Giuliano Guida Bardi
tpi.it, 9 dicembre 2023
“In Italia un’ingiusta detenzione ogni 8 ore”. Irene Testa, storica tesoriera del Partito Radicale Transnazionale e Transpartito, lotta da sempre nelle carceri, come i radicali, come ha insegnato Marco Pannella. Oggi è Garante per i detenuti della Regione Sardegna.
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