di Mario Riccio*
Il Dubbio, 23 maggio 2026
Nel dibattito pubblico, si torna a parlare di una (ipotetica) legge sul fine vita. Questo perché il prossimo 3 giugno si dovrebbe - il condizionale è d’obbligo - discutere un testo della attuale maggioranza. O forse no e si potrebbe ripartire da una vecchia proposta, modificata, della passata legislatura. Ora, va subito chiarito che in entrambi i casi non si discuterà di una reale legge sul fine vita, come talora si fa credere sui media. Ovvero di una legge organica che riconosca la morte medicalmente assistita. Come ormai avvenuto in molti paesi occidentali, ultima la cattolicissima Spagna. Qui si tratterebbe semplicemente di una sorta di modesta legge quadro che meglio regoli tempi e modalità attuative sulla base di quanto indicato dalla Corte costituzionale nelle varie sentenze di merito, dalla 242/19 (cosiddetta DJFabo/Cappato) alle successive.
di Gianfranco Schiavone
L’Unità, 23 maggio 2026
Difesa dei confini, prevenzione di reati, esternalizzazione dell’esame delle domande di protezione e dei centri per il rimpatrio, e non una parola sul divieto di respingimento: la dichiarazione di Chisinau segna il punto più basso del Consiglio d’Europa. Il 15 maggio 2026 si è tenuta a Chisinau, in Moldavia, la 135esima sessione del Consiglio d’Europa, un’organizzazione internazionale estranea all’UE, fondata nel 1949 con sede a Strasburgo la cui prima finalità è la promozione dei diritti umani, della democrazia e dello stato di diritto; comprende 46 Stati membri, inclusi tutti gli Stati membri dell’Unione Europea.
di Mario Chiavario
Avvenire, 23 maggio 2026
Il procedimento dell’Aja contro Al Hishri dimostra che resta possibile perseguire crimini contro l’umanità garantendo insieme ascolto alle vittime e diritto di difesa. “Coloro che commettono crimini di guerra, genocidi o altri crimini contro l’umanità non rimarranno più fuori della portata della giustizia… Sta finalmente arrivando il momento in cui l’umanità non sarà più testimone impotente delle peggiori atrocità, perché quelli che tenteranno di commettere tali crimini sapranno che la giustizia li attende”. Era l’11 aprile 2002 e così si esprimeva Kofi Annan, allora Segretario generale dell’Onu, commentando la notizia del raggiungimento del numero minimo di ratifiche del Trattato stipulato quattro anni prima a Roma e contenente lo Statuto istitutivo della Corte penale internazionale, grazie a che quest’ultima poteva finalmente prendere corpo.
di Elena Molinari
Avvenire, 23 maggio 2026
Tony Carruthers, 57 anni, è l’uomo condannato. Dopo un’ora di tentativi, le autorità hanno deciso di fermarsi e dare al detenuto una proroga di un anno. Doveva essere ucciso giovedì sera nel carcere di massima sicurezza di Riverbend, a Nashville. Ma dopo oltre un’ora di dolorosi tentativi per trovare una vena adatta all’iniezione letale, l’esecuzione di Tony Carruthers, 57 anni, è stata sospesa. Poco dopo, il governatore repubblicano del Tennessee Bill Lee ha concesso al detenuto una proroga di un anno. Carruthers era stato condannato per il rapimento e l’omicidio di tre persone a Memphis nel 1994.
Stefano Mauro
Il Manifesto, 23 maggio 2026
Lo smantellamento della protesta nel campo di Gdeim Izik Secondo il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura Rabat nel Sahara Occidentale pratica “un modello costante di arresti arbitrari, isolamento, atti di tortura durante gli interrogatori e il successivo utilizzo di confessioni ottenute sotto coercizione nei procedimenti giudiziari”. Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura (Cat) ha nuovamente constatato che il Marocco viola “i diritti dei detenuti saharawi legati alla protesta del campo di Gdeim Izik nel Sahara occidentale”, affermando che i dieci casi esaminati indicano “un modello costante di arresti arbitrari, isolamento, atti di tortura durante gli interrogatori e il successivo utilizzo di confessioni ottenute sotto coercizione nei procedimenti giudiziari”.
di Errico Novi
Il Dubbio, 22 maggio 2026
L’intenzione è buona. Ottima: offrire un alloggio a chi potrebbe ottenere i domiciliari ma non sa dove scontarli. L’attuazione è complicata. Molto. E i tempi non saranno brevissimi. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio presenta il progetto sulla detenzione differenziata in strutture esterne insieme con i due “autori materiali”, il sottosegretario Andrea Ostellari e il capo dipartimento Giustizia minorile Antonio Sangermano. Il quale ha competenza sul tema giacché il nome esteso del suo ambito è “minorile e di comunità”, e comunitarie appunto saranno le residenze in cui via Arenula confida di trasferire, entro l’anno, fra i 2.500 e i 3.000 reclusi. Si tratta di persone che abbiano ancora almeno 8 mesi di pena residua: tale sarà il periodo ordinario di permanenza previsto in questi alloggi. C’è un bando per gli enti disponibili a collaborare: il termine per le prime manifestazioni d’interesse scade il 30 maggio.
di Giulia Merlo
Il Domani, 22 maggio 2026
Il ministero ha presentato il regolamento che consentirà ai detenuti non pericolosi ma senza un domicilio di scontare in strutture di comunità gli ultimi otto mesi di detenzione. Lo strumento, subordinato al sì del magistrato di sorveglianza, dovrebbe entrare in funzione a settembre. Per ora, però, hanno presentato manifestazione di interesse solo sette strutture. “Un mondo nuovo di detenzione non carcerocentrica, ma nemmeno indulgenziale in modo acritico”, così il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato il progetto di nuove strutture residenziali per i detenuti che rientra nel sistema delle misure alternative.
di Angela Stella
L’Unità, 22 maggio 2026
Il ministro schiera tutte le alte gerarchie di via Arenula per presentare le Strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento dei detenuti. Ma dietro l’altisonante etichetta, niente che dia respiro alle prigioni prima dell’estate. L’estate sta arrivando, le celle cominciano a bollire, il sovraffollamento è arrivato al 139 per cento, i suicidi a 24 dall’inizio dell’anno ma le promesse del Governo per rendere più vivibili le nostre carceri resteranno disattese. Nessun provvedimento darà respiro alle prigioni entro i mesi più infernali. Ieri al ministero della giustizia c’è stata una conferenza stampa in pompa magna con il ministro Nordio, il vice ministro Sisto, i sottosegretari Balboni e Ostellari, il capo di gabinetto Mura, il Capo del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità, Antonio Sangermano, e altri dirigenti per presentare il “Regolamento recante le disposizioni in materia di strutture residenziali per l’accoglienza e il reinserimento sociale dei detenuti”.
di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 22 maggio 2026
Dovevano essere 5mila le persone a passare ai domiciliari nel corso dei difficili mesi estivi. Ma alla fine la platea è stata ridotta in partenza. Saranno esclusi i tossicodipendenti, chi ha ricevuto un provvedimento di espulsione, le persone con problemi psichiatrici, quelle che hanno restrizioni particolari o hanno avuto sanzioni. E le strutture di accoglienza ancora non ci sono. L’estate è alle porte. Lo è anche il caldo infernale che si respira nelle carceri quando arriva quella che fuori dai muri di cinta delle prigioni viene definita “la bella stagione”. Ma le promesse del governo, quelle di rendere il carcere un po’ più vivibile all’arrivo del caldo torrido, saranno disattese. Ancora una volta. Era stata annunciata una misura straordinaria che avrebbe “dato un gran contributo per abbattere il sovraffollamento”: fonti del ministero parlavano di 5mila detenuti fuori dal carcere entro l’estate. Sarebbero stati, era l’indiscrezione, accolti in case famiglia e strutture simili, con una “sorveglianza minima” da parte della Polizia penitenziaria.
di Paolo Doni
laprovinciaunicatv.it, 22 maggio 2026
In 11 istituti penitenziari italiani, sui 102 ispezionati nel corso del 2025 dall’associazione Antigone, erano presenti celle prive di riscaldamento, in 47 celle senza acqua calda, in 53 celle senza doccia. In 23 istituti il wc si trovava nello stesso ambiente in cui si cucina… Sempre nel medesimo rapporto si legge che tra i detenuti italiani sono registrate 9,4 diagnosi psichiatriche gravi ogni 100, il 21,1% assume farmaci stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi, il 46,5% ricorre a sedativi o ipnotici. Solo il 3,8% delle persone detenute è impiegato alle dipendenze di un datore di lavoro esterno. Esistono carceri dove ormai la popolazione detenuta sfiora le 600 unità e dove la tossicodipendenza riguarda oltre 200 soggetti e nei quali ci sono un solo operatore del Sert con un appoggio part-time, sei educatori e quattro psicologi. E una volta fuori? Comunità terapeutiche piene, una psichiatria territoriale che non regge il passo e un’offerta abitativa largamente insufficiente a una domanda di bassa soglia. Condizioni ideali per il meccanismo della cosiddetta “porta girevole”: chi esce, ha buona probabilità di tornare in strada e di lì a poco di rientrare in carcere. Quasi il 46% dei detenuti è già stato in carcere fino a 4 volte.
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