La convinzione sbagliata e pericolosa di far rispettare la legge, anziché di limitarsi ad applicarla
di Iuri Maria Prado
Il Foglio, 1 dicembre 2023
Il magistrato non è né un carabiniere, né un vigile urbano. Spetta a loro, non al potere giudiziario, assicurare il rispetto delle leggi. Non sarà, forse, “il” problema dell’amministrazione della giustizia, visto che questo comparto della cosa pubblica ne ha tanti e tutti molto gravi: ma certamente è una questione molto rilevante, che in modo inavvertito ha contaminato in profondità il senso comune della giustizia e il rapporto tra la giurisdizione e la società, tra la magistratura e i cittadini. Si tratta dell’idea, energicamente propugnata dai ranghi più bassi a quelli più alti del potere giudiziario militante, secondo cui il magistrato avrebbe il compito di “far rispettare la legge”.
di Raffaele Marmo
Il Giorno, 1 dicembre 2023
Il presidente dell’Associazione dei magistrati: “Nessuna opposizione giudiziaria. Tra le istituzioni può esserci franca dialettica, nel pieno rispetto dei ruoli”.
Presidente Santalucia, il ministro Nordio e il vicepresidente del Csm, Pinelli, alla presenza del Capo dello Stato, hanno siglato una nuova tregua politica-magistratura?
di Francesco Petrelli
L’Unità, 1 dicembre 2023
L’epoca buia del terrorismo segnò l’avvento dello strapotere della magistratura, che dagli anni 70 entrò sempre più a gamba tesa (vedi Mani Pulite) sugli equilibri della nostra democrazia. Ha ricordato con nostalgia, il dott. Spataro, i tempi del terrorismo allorquando magistratura e politica, assieme, scrivevano le leggi. Si trattava allora di una terribile emergenza, di una pagina buia della nostra democrazia che secondo molti commentatori ed analisti, lasciò una traccia indelebile negli equilibri politici ed istituzionali del Paese, alterati proprio nel fondamentale rapporto fra quei due diversi poteri. Il sentir evocare quella drammatica stagione solo come un momento favorevole per la storia dei rapporti fra politica e magistratura lascia per questo piuttosto perplessi.
di Ermes Antonucci
Il Foglio, 1 dicembre 2023
I magistrati di Caltanissetta si sono recati all’Aisi per perquisire l’ufficio dove lavora una delle figlie dell’ex capo della squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, morto nel 2002 e sospettato di aver acquisito illecitamente l’agenda del magistrato. La procura bussa a casa dei servizi segreti. Nei giorni scorsi alcuni quotidiani hanno riportato le ultime novità sull’eterna ricerca dell’agenda rossa di Paolo Borsellino: la procura di Caltanissetta lo scorso settembre ha fatto perquisire le case dei famigliari di Arnaldo La Barbera, l’ex capo della squadra mobile di Palermo morto nel 2002.
Il Resto del Carlino, 1 dicembre 2023
“Su 3.500 detenuti nelle carceri dell’Emilia Romagna (di cui 2.600 con condanne definitive), circa 900 vengono occupati alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria nei cosiddetti lavori domestici: aiuto cuoco, pulizie, manutenzioni, gestione della spesa. Decisamente minoritaria invece, circa centocinquanta persone, la quota di chi opera all’interno della struttura ma alle dipendenze di aziende esterne in mansioni quali falegnameria, lavanderia, produzione di pasta fresca, sartoria, coltivazioni agricole, etc. Un ulteriore centinaio, infine, ha la possibilità di accedere al lavoro esterno”. Questa la fotografia della situazione lavoratori dei detenuti nelle carceri della regione tracciata da Roberto Cavalieri, garante regionale dei detenuti.
di Biagio Chiariello
fanpage.it, 1 dicembre 2023
“Mio figlio è una vittima dello Stato”. È lo sfogo di Antonella Zarri, madre di Alberto Scagni, massacrato di botte in carcere a Sanremo e da una settimana in coma farmacologico. Il killer della sorella Alice, condannato a 24 anni e 6 mesi, è stato picchiato talmente forte, a mani nude, con uno sgabello e con una sedia, da spezzargli le ossa del viso. È stato salvato dagli agenti di Polizia penitenziaria.
La Nazione, 1 dicembre 2023
Denso di significato il consiglio comunale straordinario che si è tenuto al carcere di via Pellegrini ieri mattina, in occasione della Festa della Toscana. Ai saluti di apertura del presidente del consiglio comunale di Massa, Agostino Incoronato, sono seguiti gli interventi del sindaco Francesco Persiani, il vescovo della diocesi di Massa Carrara Pontremoli, Mario Vaccari e Maria Cristina Bigi, già direttrice del carcere. Il consiglio ha avuto l’accompagnamento musicale degli studenti del liceo musicale cittadino del ‘Palma’ che hanno tenuto un concerto per l’occasione.
di Liborio La Mattina
giornalelavoce.it, 1 dicembre 2023
Tutto è cominciato con un laboratorio di lettura su “Fine pena ora”. “Della mia anima ne farò un’isola”. È il titolo di un progetto teatrale che nasce per caso, quasi d’incanto, da un laboratorio di lettura del libro Fine pena ora, di Elvio Fassone, edizione Sellerio. Il laboratorio, tenuto da Simonetta Valenti, con cadenza settimanale dallo scorso luglio, presso la sezione in cui sono detenuti i collaboratori di giustizia del carcere di Ivrea, che vivono in isolamento, si proponeva di avvicinarli alla lettura consapevole di un testo ed alla riflessione sui temi che via via emergevano. Un testo scelto anche per l’affinità della storia narrata con l’esperienza di chi vive in carcere. Ed è proprio da questa affinità che nasce l’idea di trasformare l’esperienza del laboratorio nella lettura scenica di alcuni capitoli del testo, integrandola con le riflessioni dei detenuti, in veste di attori/autori.
di Futura d’Aprile
Il Domani, 1 dicembre 2023
Nel nord dell’Iraq sono ancora presenti milioni di ordigni esplosivi, eredità delle guerre e dei conflitti interni degli ultimi decenni. Bonificare i terreni è pericoloso, ma necessario per permettere alla popolazione locale di tornare a vivere nelle proprie case e per evitare nuovi morti e mutilati. Per arrivare al campo di Mlay Golle, pochi chilometri a nord-est di Sulaymaniyah, bisogna percorrere una strada per buona parte sconnessa che si arrampica sulle colline intorno alla seconda città più grande del Kurdistan iracheno. Una volta lasciata la via principale non si incontrano che poche, sporadiche abitazioni, mentre in lontananza si scorge qualche piccolo villaggio o un branco di pecore intento a brucare l’erba verde-giallastra.
di Alberto Scerbo* e Orlando Sapia**
Il Dubbio, 30 novembre 2023
In nome della sicurezza sono aumentate le categorie dei “nemici” da punire. Negli ultimi decenni si è realizzato un’accentuazione delle istanze repressive all’insegna di una legislazione “emergenziale” senza fine. Si sono andate sviluppando le dinamiche tipiche del “populismo penale” che hanno prodotto un aumento delle fattispecie delittuose e degli edittali di pena, la creazione di tecniche legislative di normazione che comportano l’anticipazione della soglia punitiva e di circuiti di esecuzione penale differenziata.
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