di Vincenzo Scalia
Il Manifesto, 25 febbraio 2026
Man mano che l’inchiesta sulla morte di Abderrahim Mansouri, il giovane ucciso a Rogoredo, nella periferia di Milano, lo scorso 20 gennaio da un poliziotto, si sviluppa, la realtà sembra duplicare la fantasia, più che superarla. La sensazione è quella di trovarsi all’interno di un romanzo di James Ellroy. È chiaro che un giudizio definito si potrà formulare soltanto dopo che la verità processuale sarà stata stabilita, ma la sensazione di leggere un noir ambientato nella Los Angeles degli anni Cinquanta è forte: poliziotti che manipolano le prove, rapporti di conoscenza che sussisterebbero tra la vittima e il reo, tracce di corruzione e addirittura ipotesi di estorsione. Ci troviamo invece nell’Italia del terzo anno del governo Meloni, che ha varato un decreto contenente lo “scudo penale” per le forze dell’ordine. Soprattutto, Abderrahim Mansouri è morto davvero. A soli 28 anni.
di Luca Bonzanni
Avvenire, 25 febbraio 2026
Viaggio nel “boschetto della droga” alla periferia di Milano, con Simone Feder, psicologo e da anni è impegnato per “salvare” i ragazzi dalla rete dello spaccio. “Il clima si è fatto ancora più complesso. Il problema grosso è che si parla di un fatto purtroppo accaduto a Rogoredo, ma non si parla di Rogoredo”. Simone Feder, psicologo ed educatore, coordinatore del Team Rogoredo che da anni opera in questi luoghi, rilegge i fatti recenti e tratteggia una differenza sottile ma fondamentale. “Oltre le vicende della cronaca, c’è la realtà di chi vive la sofferenza del bosco e della stazione, ma ancora non si guarda in faccia a livello umano a quel che succede lì - rileva Feder -. Ed è qualcosa che ci interroga tutti”. Perché c’è una riflessione che viene spesso ripetuta: “Non è vero che questi ragazzi sono “invisibili”, la loro situazione è sotto gli occhi di chiunque passi da qua: questi ragazzi sono dimenticati, è diverso”.
di Annalena Benini *
La Stampa, 25 febbraio 2026
La direttrice del Salone del libro nelle classi dove si studia la nostra lingua. Gli studenti quasi maggiorenni sono mille. Addis Abeba si trova a 2.300 metri di altezza, a volte 2.600, dipende da dove ti trovi, e se vuoi guardare la città dall’alto (certo che vogliamo), e qui sono tutti molto preoccupati che noi nuove arrivate possiamo sentirci male per l’altitudine. Stiamo benissimo, e anche se non fosse così non lo ammetteremmo mai. Siamo atterrate all’alba, Maria Giulia Brizio e io, per un progetto del Salone del libro di Torino a cui teniamo molto, si intitola Adotta uno scrittore, una scrittrice. Le scuole italiane, le carceri e anche gli ospedali adottano un libro e insieme al libro arriva l’autore, passa del tempo in classe, risponde a tutte le domande, costruisce in tre giorni una relazione con gli studenti, con i detenuti, con i pazienti ricoverati.
di Riccardo Noury*
Il Domani, 25 febbraio 2026
In nome della lotta al crimine, in El Salvador dal 2022 vige uno stato di emergenza rinnovato 42 volte. Lo stato di diritto è completamente demolito e chi prova a denunciare la sospensione dei diritti finisce a sua volta in carcere. Eppure per Ecr questo è un modello da presentare in Europarlamento. Oltre a Trump, il gruppo europarlamentare di cui fa parte Fratelli d’Italia, Ecr, ha un ulteriore modello di leadership autoritaria da esaltare: quella del presidente di El Salvador, Nayib Bukele. Questo martedì pomeriggio Ecr ha accolto in Europarlamento il vice Félix Ulloa. L’incontro, aperto da Carlo Fidanza e chiuso da Nicola Procaccini, rispettivamente capodelegazione di FdI e capogruppo di Ecr, entrambi esponenti meloniani, era intitolato “Il caso di El Salvador: dalla lotta alla criminalità alla crescita economica”, come a suggerire che il primo tema sia stato archiviato e che sia giunto il momento di celebrare il secondo. Certo, nell’evento un accenno lo si è fatto, alle “criticità affrontate in materia di lotta alla criminalità organizzata”. In effetti di criticità ce ne sono state molte. Ma hanno riguardato un aspetto - quello dei diritti umani - che per gli organizzatori è trascurabile.
di Alessia Candito
La Repubblica, 25 febbraio 2026
Il nuovo rapporto dell’associazione, il primo dopo l’approvazione della nuova norma, mostra come l’allarme, alla base di provvedimenti sempre più restrittivi, sia ingiustificato. Non un aumento della criminalità minorile, ma un aumento della percezione che se ne ha, anche grazie alla criminalizzazione di comportamenti in precedenza gestiti con un approccio diverso. Dalla presunta “emergenza baby gang” ai cosiddetti “maranza”, il nuovo rapporto Antigone sulla giustizia minorile, il primo dopo l’approvazione del decreto Caivano, smonta - numeri alla mano - molti dei luoghi comuni su cui si basa il discorso pubblico sui minori.
di Ornella Favero*
Corriere della Sera, 24 febbraio 2026
I 40 anni di storia della Cooperativa Giotto impongono a tutti noi, che da anni siamo impegnati per rendere le carceri luoghi meno disumani, una riflessione sul passato che ci dia stimoli nuovi e coraggio per affrontare un difficile futuro. “La vita in carcere deve essere il più vicino possibile agli aspetti positivi della vita nella società libera”: questa, che è la numero 5 delle regole penitenziarie europee, mi aveva sempre un po’ irritato perché sembrava far parte del libro dei sogni. Oggi invece a Padova abbiamo dimostrato che rovesciare i luoghi comuni è possibile.
di Adriano Sofri
Il Foglio, 24 febbraio 2026
Ristretti Orizzonti è da moltissimi anni l’associazione di volontari, operatori e detenuti del carcere, specialmente del padovano Due Palazzi e del femminile della Giudecca. Cura un frequentato sito online, pubblica un’indispensabile rassegna quotidiana di tutto ciò che esce su carcere e giustizia, una rivista bimestrale, e tiene il censimento dei suicidi, “Morire di carcere”. Ha perseguito da molti anni il proposito di mettere in rapporto chi sta in carcere con chi vive fuori, soprattutto facendo incontrare e discutere i detenuti con i giovani delle scuole, e collaborando con l’università. L’altro giorno la rassegna di Ristretti Orizzonti dava una notizia per sé ordinaria, come quella di un incontro romano con i responsabili del ministero, la cui premessa, discretamente e quasi incidentalmente accennata com’era, lasciava agghiacciati.
di Ludovica Villa*
casadellacarita.org, 24 febbraio 2026
Negli ultimi anni si è rafforzata l’attenzione al rapporto tra grave emarginazione adulta ed esperienza detentiva. Gli istituti penitenziari sono spesso descritti come “discariche sociali”, poiché accolgono in misura crescente persone con biografie segnate da precarietà economica, fragilità relazionale e bassi livelli di istruzione. Carcere e vita in strada non appaiono quindi come fenomeni separati, ma come possibili tappe di uno stesso percorso, caratterizzato dall’accumularsi di fratture biografiche nel tempo. La correlazione tra detenzione e homeless non è episodica. L’esperienza penitenziaria non interrompe necessariamente i processi di esclusione già in atto; al contrario, può accentuarli. La detenzione comporta spesso la perdita o l’indebolimento di legami familiari, lavorativi e abitativi, ossia delle risorse che garantiscono stabilità sociale. Quando tali reti sono già fragili prima dell’ingresso in carcere, l’uscita può tradursi in una caduta nella grave esclusione abitativa. Non si tratta di un automatismo, ma di un rischio che aumenta quando la detenzione si inserisce in traiettorie già segnate da precarietà e isolamento.
di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 24 febbraio 2026
Mercoledì scorso, nella sala Livatino del ministero della Giustizia, il viceministro Francesco Paolo Sisto ha aperto la conferenza stampa sulla giustizia riparativa con una frase che voleva essere una dichiarazione di orgoglio: “Una conferenza stampa si fa per annunciare quello che si ha intenzione di fare, noi la facciamo per dimostrare che abbiamo realizzato qualcosa”. Sul tavolo c’erano i 36 Centri per la giustizia riparativa attivati su tutto il territorio nazionale, i circa 15 milioni di euro impegnati, e un sistema che secondo il ministero sta finalmente prendendo forma dopo la riforma Cartabia del 2022. Bello. Anzi, sarebbe bello. Perché a poche settimane da quella conferenza, l’Ufficio del Garante delle persone sottoposte a misure restrittive della Regione Emilia-Romagna ha pubblicato un rapporto che racconta una storia molto diversa.
di Nicolò Delvecchio
Corriere del Mezzogiorno, 24 febbraio 2026
La battaglia di Imma Rizzo, mamma di Noemi Durini, la 16enne di Specchia uccisa dal suo fidanzato Lucio Marzo il 3 settembre 2017, continua. Ieri, la donna si è recata in Cassazione con l’avvocato Valentina Presicce per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare volta a negare i permessi premio per chi commette femminicidi. E proprio ieri, poche ore prima della presentazione della proposta che porta il nome di Noemi, a San Severo è stato arrestato l’imprenditore Ciro Caliendo, accusato di aver ucciso la moglie Lucia Salcone nel settembre 2024.
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