di Goffredo Buccini
Corriere della Sera, 23 febbraio 2026
L’ex manager: “Mani Pulite? Non accettavo il “se parli, esci”. Sul referendum solo insulti e bugie. Fermiamoci”. “Ho scritto un’autobiografia perché quelli che non c’erano, i ragazzi, sappiano ciò che è successo”, Sergio Cusani, trent’anni e passa dopo Mani Pulite, un’autobiografia. Perché? “Perché quelli che non c’erano, i ragazzi, sappiano ciò che è successo”. E perché quel titolo, “Il Colpevole”? C’è un filo di vanità, di autocompiacimento? Lo ammetta, su. “Macché. Io sono stato arrestato, incarcerato in via preventiva, processato, condannato, poi ho fatto il carcere definitivo. Lei come lo chiamerebbe uno così?”.
di Marzia Piga
cagliaritoday.it, 23 febbraio 2026
La segretaria regionale del sindacato interviene contro l’ulteriore concentrazione del regime di alta sicurezza nell’isola: “Non contestiamo la legalità, chiediamo equilibrio e investimenti adeguati per personale e sanità penitenziaria”. “La sicurezza è un valore costituzionale. È un pilastro dello Stato di diritto. Ma proprio per questo non può essere affrontata con decisioni sbilanciate o calate dall’alto, senza una valutazione seria dell’impatto sui territori. La Sardegna non può diventare la risposta automatica alle criticità del sistema penitenziario nazionale”.
di Cristina Luca
Ristretti Orizzonti, 23 febbraio 2026
Parla la volontaria di Progetto Jonathan. Mi chiamo Cristina Luca, sono una volontaria e sono la presidente di Progetto Jonathan, Casa di accoglienza di Vicenza per detenuti in pene alternative. Il nostro progetto vuole dare il proprio piccolo contributo, se non alla soluzione, almeno all’indicazione di percorsi possibili affinché chi ha sbagliato possa vedersi concretamente riconosciuto il diritto alla riabilitazione, sia nell’accoglienza della società, sia, più urgentemente, nelle iniziative efficaci di sostegno e accompagnamento verso un’esistenza positiva.
tp24.it, 23 febbraio 2026
Aveva 38 anni, era di Mazara del Vallo. È morto il 21 gennaio 2026 nel carcere di Augusta, dopo giorni di dolori al petto e un ricovero d’urgenza all’ospedale di Siracusa. Oggi la famiglia di Francesco Aliseo chiede giustizia e vuole capire se si poteva intervenire prima. La vicenda scuote Mazara, dove il suo nome era noto per la condanna definitiva per la rapina alla farmacia Lombardo. Ma adesso l’attenzione si concentra sugli ultimi giorni di vita e su quanto accaduto dentro il penitenziario. Secondo quanto ricostruito dai familiari, Francesco Aliseo avrebbe iniziato ad accusare forti dolori al petto già dal 14 gennaio. Più volte sarebbe stato accompagnato in infermeria e visitato dal medico di guardia.
viterbotoday.it, 23 febbraio 2026
I dati del Garante dei detenuti Stefano Anastasia e il monitoraggio della Cisl continuano a far emergere problematiche croniche nel penitenziario di Mammagialla, tra sovraffollamento e mancanza di agenti. Un istituto che viaggia costantemente oltre i propri limiti fisici e organici. La situazione del carcere di Mammagialla emerge in tutta la sua criticità dall’incrocio tra l’ispezione della Cisl e i dati del monitoraggio territoriale. La struttura viterbese deve fare i conti con un doppio squilibrio. Da un lato mancano le braccia per garantire la sicurezza, dall’altro le celle ospitano una popolazione ben superiore a quella consentita. Questo scenario rende la gestione dei reparti un’operazione ad alto rischio per il personale rimasto in servizio.
di Matteo Indice
Il Secolo XIX, 23 febbraio 2026
La vittima preparò il cappio in diretta, davanti alle telecamere, ma nessuno guardava. Lo Stato poteva evitare quella morte in carcere, perché l’avvocato del detenuto che si uccise aveva lanciato l’allarme poco prima e c’era una telecamera nella cella teatro della tragedia, che ha filmato la vittima mentre preparava il cappio. Il tribunale civile di Genova ha quindi condannato il ministero della Giustizia a risarcire con circa 80 mila euro il figlio d’un uomo che, nel giugno 2020, si tolse la vita nel penitenziario di Marassi. I giudici addebitano la “mancata vigilanza” e però il dicastero ha presentato ricorso, ribadendo nella sostanza quel che ha sostenuto nel primo procedimento: la vittima, ancorché fosse già stata sottoposta a perizie psichiatriche e risultasse un tentativo di suicidio non compiutosi, non era sottoposta a sorveglianza specifica.
di Adelia Pantano
La Stampa, 23 febbraio 2026
Il carcere di Alessandria diventerà di massima sicurezza, l’incontro con le associazioni. La coop Fuga di Sapori: “Senza fondi le nostre attività si fermano”. “Il 41 bis è un monumento al tradimento della Costituzione”. Sono le parole di Rita Bernardini, presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, intervenuta il 21 febbraio al dibattito pubblico ospitato al bistrot Fuga di Sapori, in piazza Don Soria ad Alessandria. L’incontro, preceduto al mattino dalla visita alla casa di reclusione San Michele, ha acceso il confronto sulla trasformazione della struttura in carcere di massima sicurezza e con l’arrivo di circa 150 detenuti al 41bis. Al centro il delicato equilibrio tra sicurezza e diritti, ma anche il futuro di un modello di reinserimento sociale costruito negli anni sul territorio.
di Claudia Patrono
Il Secolo XIX, 23 febbraio 2026
L’associazione lancia l’allarme sulla trasformazione del penitenziario: “Impatto devastante per i detenuti trasferiti, avviata un’operazione cinica”. Ogni sezione di carcere duro in regime di 41-bis ha la finalità proclamata dalla norma di recidere i contatti con la criminalità organizzata, ma maschera invece una forma di tortura democratica, alienando dignità umana e diritti fondamentali della persona”. Così la presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, Rita Bernardini, che ad Alessandria per partecipare al convegno “Carcere ex art. 41 bis, qui ed ora”, dedicato alle modifiche penitenziarie che renderanno la struttura detentiva di San Michele un carcere di massima sicurezza.
di Alice D’Este
Corriere del Trentino, 23 febbraio 2026
Prima di Trento era stata aperta la stanza in carcere a Padova. Il colloquio intimo dura due ore. Ed è accessibile solo per detenuti che non abbiano particolari restrizioni per motivi di ordine e sicurezza. Luna di miele in carcere. In una stanza privata, in cui una volta entrati non si viene visti da nessuno. Con due ore a disposizione con la propria moglie, il proprio marito o il compagno/a “lontani” dal mondo. Da tutto, da tutti e soprattutto dagli occhi delle forze di polizia penitenziaria (che solitamente invece, come è ovvio, tengono sotto controllo “a vista” le persone detenute).
ferraratoday.it, 23 febbraio 2026
La città di Ferrara è stata premiata, venerdì 20 a Milano, per il miglior progetto di volontariato ambientale con lo storico riconoscimento nazionale “La città per il verde”, che da anni valorizza le migliori pratiche di gestione, sviluppo e valorizzazione del verde urbano e del paesaggio in Italia. Ferrara ha infatti costruito un “Regolamento per la cura e la riconversione partecipata delle aree verdi” coinvolgendo direttamente e in modo attivo il carcere e molte associazioni del territorio. La riqualificazione riguarda 40 aree verdi pubbliche: parchi urbani, spazi di quartiere, aree marginali periferiche, giardini scolastici sono state individuate dai cittadini volontari e proposte all’amministrazione comunale mediante la stesura di un patto che definisce impegni reciproci. In particolare grazie alla convenzione con il carcere, i detenuti in semilibertà vengono coinvolti in attività non solo di cura delle aree verdi ma anche di socializzazione e possibile inserimento nel mondo del lavoro.
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