di Iuri Maria Prado
L’Unità, 18 agosto 2023
La soluzione sarebbe la destituzione del penalismo carcerario e meno potere giudiziario, che continua a incarcerare mentre è attivo nella riaffermazione della propria autonomia. Scrive Gian Carlo Caselli sulla Stampa di ieri che il carcere “punisce troppo o troppo poco”. Evitiamo di replicare (tanto a che serve?) che il carcere non dovrebbe punire né tanto né poco, se per punizione intendiamo qualcosa che si aggiunge alla pura e semplice - e già spesso ingiustificata - privazione della libertà. Repliche come questa stanno solo nella testa di qualche amico dei mafiosi e dei corrotti, insomma esprimono la tigna del “garantismo farlocco” più volte denunciato dalla prosa chiomata dell’ex magistrato torinese e dalla maggioranza dei suoi colleghi intabarrati di nero.
di Manuela D’Alessandro
agi.it, 18 agosto 2023
Cresce a ritmi record il numero di giovani nei penitenziari. Un direttore, una comandante della polizia penitenziaria, un’avvocata, un pm e una suora spiegano cosa sta succedendo. Il numero dei reclusi di età inferiore ai 30 anni è in costante e rapida ascesa ma il carcere, nella maggior parte dei casi, li ‘ignora’ o non ha a disposizione persone e strumenti per aiutarne il reinserimento e la cura, quando necessario. “Da sette mesi mio figlio, che ha 23 anni e soffre di disturbi psichici, è a Bollate - racconta una madre -. In tutto questo tempo non ha ancora visto un educatore, uno psichiatra o uno psicologo”.
di Francesco Gianfrotta
Corriere della Sera, 18 agosto 2023
C’era una volta il carcere di Torino: un luogo dove lavoravano duramente direttore, polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali, volontari, accomunati dall’idea - confortata da risultati positivi - che una detenzione finalizzata al cambiamento delle persone fosse obiettivo non velleitario ma possibile. Idea condivisa e praticata anche in altre carceri; a Torino, sostenuta dalla città, che investiva importanti risorse; dalla Chiesa, che faceva altrettanto; da altre istituzioni e pezzi della società (scuola e Università organizzavano corsi in carcere; la Regione era impegnata nella formazione; mondo della cooperazione e settori della imprenditoria offrivano occasioni di lavoro): tutti convinti che fosse interesse generale - oltre che dovere costituzionale - che chi sbaglia, oltre a dover pagare, sia posto in condizioni di scegliere una prospettiva diversa dalla recidiva, con vantaggio per l’intera collettività.
di Anna Grazia Stammati*
Ristretti Orizzonti, 18 agosto 2023
Nelle carceri italiane si va lentamente e drammaticamente consumando l’ennesima estate contrassegnata dalla cronaca di un supplizio che continua a essere “giocato” sui corpi dei detenuti e delle detenute, facendo riemergere dall’ombra delle celle la realtà dell’ esecuzione della pena, dalla quale ci si vorrebbe tenere distanti, ma che si ripropone nella sua gravità, nonostante si tenti di derubricare il problema a questione contingente, demandando sempre a qualcosa d’altro la sua soluzione (a una nuova legge, all’edilizia carceraria, al reperimento di spazi ulteriori e più idonei alla detenzione, all’aumento del personale e delle risorse che, però, non arrivano mai e sono sempre insufficienti).
di Fulvio Fulvi
Avvenire, 18 agosto 2023
Parla Giorgio Pieri, coordinatore nazionale delle Comunità Educanti per i Carcerati. Diecimila detenuti in più rispetto ai posti disponibili per regolamento e un sovraffollamento pari al 121%. Celle riempite fino all’inverosimile alle quali corrispondono giornate “vuote” da colmare con “qualcosa da fare” per ognuno dei 57mila reclusi che occupano le 189 carceri italiane. L’attività, il lavoro, la vicinanza umana, dentro e fuori dalle strutture penitenziarie sono le uniche risposte possibili a quel buio della disperazione che rischia di condurre al suicidio, ad atti di autolesionismo o a violenze contro gli altri.
di Chiara Bonetto
semprenews.it, 18 agosto 2023
Intervista a Giorgio Pieri, coordinatore nazionale del progetto CEC (Comunità educante con i carcerati). Il sistema carcere non è un luogo rieducativo, ma violento e senza speranza. Ogni governo propone qualche soluzione, che però non viene poi messa in pratica. La proposta che può dare una svolta: “No alle pene alternative. Sì alle pene educative”.
di Giovanni Fiandaca
Il Foglio, 18 agosto 2023
Più reati e più pene. Il governo Meloni e il ministro Nordio (scavalcato?) non fanno che peggiorare la nevrosi del panpenalismo. Un male vecchio e trasversale della politica italiana incapace di vera giustizia.
di Giovanni M. Jacobazzi
Il Riformista, 18 agosto 2023
“Sono molto contento che anche Ernesto Carbone si sia espresso contro la separazione delle carriere fra Pm e giudici in magistratura, ritenuta da tempo una necessità irrinunciabile se si vuole migliorare il sistema giudiziario del Paese”, afferma l’avvocato genovese Stefano Cavanna, componente laico in quota Lega del Consiglio superiore della magistratura nella scorsa consiliatura. Carbone, avvocato ed attuale componente del Csm per Italia viva, intervistato questa settimana dal Riformista aveva dichiarato che la separazione delle carriere è un “finto problema”, aprendo invece ad una alternanza fra le funzioni. In pratica, un meccanismo per il quale prima di fare il Pm bisogna aver fatto il giudice, meglio ancora il gip che è fondamentale nel sistema processuale penalistico.
di Simona Musco
Il Dubbio, 18 agosto 2023
L’ipotesi Nordio in tema di prescrizione non convince i forzisti. Che aspettano una dichiarazione ufficiale del ministro. “Soluzioni come quella descritta dai giornali sono da Medioevo del diritto”, dice un esponente di primo piano di Forza Italia parlando dell’ipotesi prescrizione attribuita al ministro Carlo Nordio. Ovvero quella descritta da Repubblica, secondo cui il termine comincerebbe a decorrere non dal momento in cui il reato viene commesso, ma dal momento in cui il reato viene scoperto.
di Iuri Maria Prado
Il Dubbio, 18 agosto 2023
Il ministro impone nuovi limiti di lunghezza degli atti: ottantamila caratteri per cause inferiori a 500mila euro. Al di sopra, uno fa quello che gli pare. Con un decreto dell’altro giorno il ministro Nordio ha emesso un regolamento che stabilisce fino a che punto e in quale misura i cittadini possono far valere i propri diritti per iscritto: massimo ottantamila caratteri, ma proprio quando si tratta di inquadrare la causa, insomma all’inizio, quando bisogna spiegare al giudice di che cosa si tratta.
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